“Scusi, mi dice lei dove devo scendere?”

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Pioveva. Forse era solo brutto tempo. Cercavo le strade sulla mappa di carta e chiedevo informazioni ai capolinea dei bus. “Scusi, ma la fermata tal de tali, dov’è?” e poi speravo sempre che qualcuno rispondesse “guardi, la avviso io quando deve scendere”.

La casa non era gran che, ma nemmeno brutta. Oh, ci son delle case praticamente ineccepibili, ma che ti mettono una tristezza, ma una tristezza, che non sai proprio da dove venga. Me ne ricordo una sulla Tiburtina che aveva tutto: giusti spazi (più o meno), giuste camere, proprietario a modo, buona posizione. Niente, trasudava amarezza da ogni poro delle mattonelle di granito.

Insomma questa casa non era brutta. Un po’ spoglia, ma si vedeva che c’era una certa cura. Tutti lavoratori, mi disse la ragazza che mi fece il colloquio. Non so come, ma mi è tornata in mente l’altro giorno. Non ricordo la faccia, il nome, né dove diamine fosse esattamente la casa. Nomentana qualcosa, non saprei dire a che altezza, ora che a Roma mi oriento discretamente (meglio di alcuni romani, sicuramente). Fu una bella chiacchierata, in quella casa non gran che, ma neanche brutta. E lei fu gentile, ci piacemmo subito. In effetti, più che lei, mi sono tornata in mente io (ancora tu, non mi sorprende, lo sai?). (altro…)

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