Senza interpretazione

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Ti ho regalato una bicicletta. Stanotte, in un sogno. Per il tuo compleanno. Un po’ in anticipo (ma neanche troppo). D’altronde anche l’altra volta ci pensai un bel po’ prima, al regalo che ti avrei fatto. E poi sono così, quando tengo a una persona succede che la ricorrenza diventi solo una scusa per il regalo. Magari neanche uno solo.
Che ci farai, con una bicicletta? Era uguale alla mia, ne avevo una uguale, e parlavamo di questa cosa, di quella borsa blu integrata che poteva essere comoda.
Sarai tu? Non sarai tu? Lo sai meglio di me no, come vanno queste cose dei sogni, che rappresenti una cosa per un’altra. Per me eri tu, senza interpretazioni. Al tuo rosso, al mio blu, ora che scrivo, non ci penso.

Eri tu che mi dicevi cose (ecco, da questo, in effetti, è facile dedurre che fosse un sogno). Ma eri tu per quello che c’era in mezzo, per come mi toccavi, per come ti accarezzavo la faccia.
Per come mi hai detto “queste cose lasciale dire a me” invece, sembravi un po’ meno tu. Ma il resto, la mia testa all’insù, le mie lacrime, il tuo sorrisetto storto di quando ti imbarazzi, quello eri tu.

Adesso in mezzo c’è così tanto tempo che mi spaventa, e lo ritrovo solo nei sogni, e manco son tutti belli così. Usala bene, la mia bicicletta.

Penna e calamaio, pensieri