Si dà il caso che io arrossisca (pratiche di sopravvivenza)
Arrossisco. Spesso e (anche meno) volentieri.
Non è un mondo per arrossitori (per arrosticini sì, ma su questo concordo anch’io). Ciò che più indispettisce chiunque abbia a che fare con suddetta tendenza, è, di norma, la pretesa di chi hai davanti del sapere il perché e il per come il soggetto in questione sia assalito dalla classica vampata di calore. “Aaaahhh-sei-diventata-tutta-rossaaaaa!”. Ma dai, non l’avrei detto. Pensavo che qualcuno mi stesse provando ad accendere le orecchie con un accendino. Ma pensa, mi sembrava Ferragosto e siamo a 0° sulle Alpi.
Dopo anni di rossori che geograficamente si posizionano tra orecchie, guance e area decoltè, ho due parole da spendere a riguardo.
Prontuario per l’arrossitore:
1. Stai sereno, niente è sotto controllo.
2. Più ci pensi, peggio è.
3. Evita di prendere per il collo chiunque te lo faccia notare – di solito succede davanti ad un platea dalla quale cerchi peraltro di risultare trasparente – non capiranno nemmeno perché ti scaldi (in senso stretto e lato).
4. Ti verrà un attacco di stizza e probabilmente pronuncerai un “sìsì lo so” a denti stretti. Lascia perdere, non risolverà comunque.
5. Nel dubbio, fatti una risata.
6. Diffida da chi ti dice “Ohhh, ma è così bello e raro veder qualcuno arrossire ormai…”: se sei una donna, ci stanno provando; se sei un uomo, la donna è convinta che tu abbia qualcosa da nascondere. Se non ti trovi in contesti di ambiguità varie, ti stanno usando una tenerezza per toglierti dall’imbarazzo. Saranno tutti, egualmente e molto democraticamente, insopportabili.

Prontuario per chi trova un arrossito: Read more…
Il ticchettio dei tasti
“Il ticchettio dei tasti è la cosa che più, in assoluto, mi ricorda di te”
Così, secca. Ha detto proprio così Valeria, mentre ero lì che scrivevo non ricordo nemmeno cosa, e lei appallottolata sul divano.
“Davvero! Non è un batter di tasti, è proprio un ticchettio particolare”.
Colpita e affondata. Non solo perché il mio ego volteggiava che neanche Jury Chechi tra gli anelli.
Il giornalismo, per me, è stato un treno preso al volo (lasciate perdere che ora sto cercando di restarci sopra con foga e grazia fantozziana davanti al tram fronte-tangenziale). Ho sempre scritto, ma chi non lo fa? Chi non ha sempre scritto qualcosa? Che poi va visto cosa. E a voler esser precisi, il giornalismo è 20% scrittura e 80% mille altre faccende poco inerenti.
E’ stato un treno, dicevo, e io ci sono salita. Con non pochi complessi (i miei soliti), essendo stata “prelevata” dai banchi di un’università che non ho neanche mai finito. Ciuff-ciuff, e un passo alla volta mi ci sono trovata dentro, con tutti i piedi. Seduta sul regionale, e poi finita a tratti su qualche Eurostar. Gente che parla, casino, quello arrogante che non sta zitto un nano secondo, la puzza delle carrozze e delle tendine pulite poco e male, la borsa di idee ben stretta, ché quando arriva il buio questi scompartimenti chiusi fanno pure paura. Questo treno, stazione dopo stazione, è diventato una scelta. E quel 20% di ticchettio pazzo e disperatissimo, essenza imprescindibile delle mie giornate.
Che io prepari pezzi o meno, s’intende. Grafomane (e tastieromane) compulsiva, senza il ticchettio, non mi passa il tempo. E’ il richiamo che scandisce, organizza, prepara, palesa. Anche quando (spesso), mi trovo davanti il post bianco con solo una frase in testa. Perché le parole scritte hanno tutto un rito, che parte dal pensiero e si articola nella scelta, nel ritmo delle virgole e nella decisione, ferma, dei punti. Perché le parole fanno le cose (Austin). E io mi faccio di parole. E quando la penna si fa tasto, non resta che muovere le mani come su un pianoforte. Tic-tic-tic, nel ticchettio che a qualcuno, per magia, ricorda me.
Il Music Day torna a Roma
Se c’è una cosa che proprio il digitale non ha mai intaccato – anzi, semmai ha rinvigorito – è il collezionismo musicale: dischi in vinile, apparecchiature hi-fi d’epoca, poster, riviste, gadget e memorabilia di varia foggia e specie. Le custodie ingiallite dei dischi, le cartoline autografate con le macchie delle tazzine di caffè sopra: tutte cose il cui fascino non ha fermato nemmeno per un istante gli amanti della musica.
Non è certo un caso infatti, che sia giunta alla sua quinta edizione il “Music Day” giornata del collezionismo musicale, che si svolgerà domenica, dalle 10 alle 19, al Barcelò Aran Hotel di Via Mantegna,130 (zona ex-Fiera). Chi si chiede in cosa si discosti da tutti i mercatini di modernariato, sta facendo una domanda legittima. Tolte le dimensioni e il fatto che si tratti di un evento specializzato, a rendere il Music Day un palco privilegiato ci sono una serie di presentazioni in calendario. Stefano Calvagna darà un assaggio in anteprima del suo film “Multiplex”, a giugno nelle sale (ore 11.30). Sarà presentato anche “Così nuda così violenta” (di Alessandro Tordini – ed. Arcana), una vera e propria enciclopedia con oltre 200 recensioni di colonne sonore di film (ore 12). Alle 14.30 la presentazione del libro “Cuori matti” – Dizionario dei musicarelli anni ’60 di Daniele Magni (ed. Bloodbuster) e alle 15.30 si parlerà del libro “Volo magico – storia illustrata del prog italiano” di Franco Brizi. Edizioni Arcana. Partecipaerà anche Giampiero Mughini, che oltre ad essere un collezionista, ha dedicato al libro uno splendido articolo su “IL” (Sole24Ore).
Alle 16,30 presentazione del secondo numero della rivista “Nuovo Ciao Amici”: il periodico, sempre più seguito da appassionati e collezionisti di musica, si occupa della scena musicale compresa fra gli anni ’50 e gli anni ’70.
(DNews, 17/05/2013)
Mi sono seduta
Sono tornata che pioveva. Quella pioggia che non si capisce, che non apri l’ombrello. Perché fa effetto camminare sotto quella pioggia che sembri figa a non aprirlo, ma in realtà sai che non ti bagni. Poi, quando le gocce si fanno più grosse, chi se ne frega di essere fighi. La strada è pure deserta, ma chi vuoi che mi veda. Io lo apro. ‘Sto ‘mbrelletto da 4 euro, che giusto perché quel giorno diluviava guarda, e giusto che ne ho presi due, se no erano 5 euro l’uno. E giusto perché diluviava, perché non se li meritava proprio, 4 euro. L’altro – quello che ho lasciato a casa – l’ho aperto di fresco che già era tutto storto.
Insomma, tornavo che pioveva. Non avevo – non ho – voglia di parlare. Ce n’era di gente che parlava eh, ma io no.
Quando ho chiuso l’ombrello, la casa puzzava di pesce. Ed era vuota. Mi sembra vuota. Cioè, è vuota, a ben vedere. No, non sto parlando al dottore di quelle che mi sogno. La mia, dico proprio casa mia. Cioè, mia… Quella dove abito. Oh, puzzava di pesce. Giuro.
Quando arriva l’amministratore a ritirare i pagamenti – porca miseria 225 euro di riscaldamento ché questi condomini hanno votato tutti per tenerlo a oltranza – mettono un tavolino. Quando fa l’esattore, o quando fanno le riunioni. Io non partecipo perché non è casa mia. Passo facendo finta di niente, quando la gente sta assiepata nell’ingresso del palazzo a parlare. Faccio come quando cammino sotto la pioggia senza ombrello prima che piova davvero, per capirsi. Beh, allora: Read more…
Raphael Gualazzi: La musica è un patrimonio che merita più visiblità
Difficile trovare qualcuno che non approvi Raphael Gualazzi: quando non piace la sua voce, se ne riconoscono le capacità musicali. Quando non piace il genere (o meglio i generi) che bazzica, se ne apprezzano i modi e ancora una volta competenze e passione. Gente seria, il ciel l’aiuta. L’artista è in tour il suo nuovo album (“Happy Mistake”, Sugar) che contiene i due brani presentati all’ultimo Festival di Sanremo – “Sai (ci basta un sogno)” e “Senza Ritegno” – e farà tappa anche a Roma domenica (Gran Teatro, ore 21.00).
Del precedente disco mi disse che conteneva tante fusioni, partendo dal genere che più ama, lo straight piano…
Il genere a cui mi sono inizialmente ispirato e che amo molto è lo stride piano.
Perdoni la puntigliosità, ma è mio dovere morale quando parlo di musica essere preciso.
Mea culpa. Non tutti i mistakes sono happy. Anche il disco nuovo è un bel mix.
“Happy Mistake” è un progetto che espande ancor di più la natura eclettica del precedente lavoro. È una produzione quasi completamente acustica (a parte 4 brani dove è suonato un basso elettrico). La musica è come una bellissima luce che abbaglia le nostre esistenze e come musicista è bello poterla vivere apprezzando i tanti colori, come i generi che la contraddistinguono.
Quali sono i jazzisti italiani con cui le piacerebbe suonare? Read more…
Simone Cristicchi: torno a Roma con una festa, e con mio zio sul palco
Ci sono gli artisti capaci di mettere se stessi anche in un discorso sull’algebra, e quelli che parlano delle loro canzoni come stupiti dal risultato finale. Come se, dopo averle scritte, fossero rimasti lì a guardare dove se ne andavano, da sole. Per modestia. Simone Cristicchi è uno della seconda specie. E dire che del suo Album di famiglia, potrebbe anche vantarsi. Porterà questo ultimo e denso lavoro in concerto mercoledì 24 aprile all’Auditorium Parco della Musica .
Che tipo di live sarà?
Non suono a Roma da tre anni: ho organizzato una grande festa. Ci saranno i Funk Off, 18 elementi tra fiati e percussioni che hanno arrangiato in modo funky le mie canzoni più movimentate. Poi ci sarà il Coro dei Minatori di Santa Fiora: quasi 40, tutti insieme. E poi c’è mio zio.
Suo zio?
Si chiama Ennio Marucci, è un cantante trasteverino di 80 anni. Canterà due canzoni della tradizione, e una con me: come un passaggio testimone.
Meraviglia! Restiamo in città parliamo de “I matti de Roma”. Read more…
Vinicio Marchioni: Essere attore? Bastasse la bravura…
Piedi per terra, e via andare. Vinicio Marchioni è impegnato come interprete di tre film, ma pensa che la bravura non sia tutto, per un attore. E che fare un serie di successo sia una fortuna, sì, ma che poi scrollarsi di dosso un personaggio, non sia un gioco da ragazzi.
In “Amiche da morire” è solo in mezzo a tre attrici: praticamente un santo.
Sfatati tutti i luoghi comuni del caso: l’atmosfera era divertente e serena e mi sono divertito a farmi prendere in giro.
E ora è in sala con “Passione Sinistra”.
È la storia due coppie, una di sinistra – nella quale sono io -e l’altra di destra, che si incrociano per la compravendita di una villa ereditata dalla mia compagna nella storia, Valentina Lodovini.
Un bel conflitto etico!
Esatto! Sono messi in scena tutti i luoghi comuni, le difficoltà di calare le ideologie nella quotidianità.
Per non farsi mancare nulla, è anche in “Vi perdono”, della Golino. Read more…
Marta sui Tubi: “Indipendenti” ci chiamate voi
Spesso, i musicisti, suonano e basta. Poi arriviamo noi (categoria media), attingiamo alle nostre belle etichette già pronte (altrimenti le inventiamo), et voilà: i gruppi diventano “rivelazioni”, le belle voci “nuove promesse”, quelli che mescolano i generi “eclettici”, e via di seguito. In tutto questo, i musicisti, continuano a suonare. È così che scopri che i Marta sui Tubi – Giovanni Gulino, Carmelo Pipitone, Paolo Pischedda, Mattia Boschi e Ivan Paolini live domani al Blacktout - dopo dieci anni di carriera, e 5 album (“Cinque, la luna e le spine” ora in tour), la definizione «indipendenti» se la sono trovata addosso senza in realtà cercarla. «Non abbiamo mai scelto di appartenere a qualche genere, abbiamo sempre fatto la nostra musica “sminchiata”» dice Gulino.
Che poi a certi indipendenti già non andavate a genio. Chissà dopo Sanremo.
Da qualche anno non siamo nelle grazie di chi segue musica indipendente. Nessuno ci ha mai fatto una copertina, per dire.
E spesso, una copertina non si nega a nessuno.
Uh, gruppi incensati come profeti della musica rock, e poi spariti in una stagione.
E voi, piano piano, all’Ariston.
Portando una canzone che mi pare lontana dagli stereotipi del festival. Credo che ce lo siamo meritati, navigando anche in acque tempestose. Ci siamo indebitati per fare questo lavoro. Io me lo ricordo quando ci prestavano i soldi. Adesso le radio ci passano di più, e ci invitano in tv.
Fazio vi adora, pare.
È un grande!
I nomi di artisti che citate in “Dispari” chi sono per voi?
Oscar Wilde simbolo di eleganza, Malarmè insuperabile poeta. I MotorPsyco hanno inventato un genere, Sonic Youth guidati più dall’ispirazione che dalla tecnica… L’idea era quella di cambiarli di volta in volta a ogni esibizione, ma poi a Sanremo purtroppo tra i due brani è passato l’altro, “Vorrei”.
Mi unisco al purtroppo. Chi avreste citato?
L’idea era di inserire anche altri nomi italiani, oltre a quello di Paolo Benvegnù.
Avete chiuso l’album in tempi stretti: qualche brano a cui tenete di più?
Pezzi e spunti c’erano già, la parte che abbiamo accelerato per promuoverlo al meglio a febbraio è stata quella di finalizzazione. Qualche pezzo ha preso la tangente. “La ladra”, prima di registrarlo, era un pezzo country! Anche “Grandine” ha subito una “riduzione” negli arrangiamenti, fino a restare voce e violoncello. Alle volte per far funzionare un brano è meglio togliere, che aggiungere.
Idee per il live?
Spaccare tutto!
Ah, una cosa di basso profilo.
Chi ci ha visto dal vivo ci può dire di tutto, ma non che ci risparmiamo sul palco. Ci nutriamo dell’energia che manda il pubblico, siano 10 o 100mila persone.
A proposito di novità, che ne pensi dei servizi di musica in streaming?
Deezer e Spotify sono quello che avrebbe dovuto essere Napster anni fa. Le case discografiche all’epoca non hanno ceduto al braccio di ferro, e ora devono svendere per pochi centesimi la musica, che è stata spogliata dei suoi supporti. È di nuovo aria, come nei primi del Novecento: non bisogna fare troppa polemica e seguire le novità.
giov 18 aprile, Via Casilina, 713
Tel. 06 241 5047
(DNews Roma, 17/04/2013)
Nek: riscopro le radici del mio nome, e del suono
Certe cose bisogna sbrigarsele da soli. Certe gioie inspiegabli, certi dolori insopportabili, la musica. Sì, anche quella. Nek il suo nuovo album, l’ha confezionato così, in solitudine. Esce oggi (prodotto da Nek, Alfredo Cerruti e Dado Parisini per Warner Music Italy), è l’undicesimo, e sarà presentato alla Mondadori di Corso Vittorio Emanuele a Milano (Ore 17.30) e il 24 aprile a Roma (Feltrinelli Via Appia Nuova, Ore 18.00).
Dopo 22 anni di carriera, intitola un album con il suo vero nome, “Filippo Neviani”: cerca un distacco?
È il disco più personale che abbia fatto, e suona come un rafforzamento. E poi era una promessa. Mio padre è mancato a giugno scorso. Mi chiese: “Ma prima o poi lo metterai il nome di famiglia su un disco?” “Sì papà, quando riuscirò a fare questo passaggio da Nek a Filippo” gli risposi.
Era giunto il momento.
Sì. Questo disco è collegato a due rapporti: la nascita di mia figlia e la morte di mio padre. Se non ci fosse stata la musica, sarebbe stata dura per me superare quel momento.
Una traccia si intitola “Hey Dio”: che rapporto ha con la fede?
Di crescita e cammino continui. Diciamo che tutte le domande e i dubbi che nel tempo sono nati, hanno trovato un’unica risposta, ovvero che l’amore non ha mai sbagliato un colpo. Quando funziona.
In questo, come in altri brani, noto uno sguardo non troppo ottimista: sbaglio?
Con molta semplicità, vedo quello che vedi anche tu: sono stanco di una certa condizione sociale, ma lo dico in maniera più forte solo perché ho un megafono.
“Dentro l’anima” invece, è per sua figlia Beatrice.
Quando parlavo prima della musica come aiuto, parlavo anche di momenti positivi. Non riuscivo a contenere tutta quella gioia.
Vorrei essere sempre con lei, e cerco di cristallizzare attimi che non torneranno più e starle accanto con la musica.
La ascolta? Read more…
Ecco gli Africa (ri)Unite
Non ci si può distrarre un momento, che passano vent’anni. Tanti ne sono trascorsi dal tour di “Babilonia e Poesia” degli Africa Unite, che hanno deciso di riportarlo in giro per l’Italia. Stessi strumenti di allora, stessi tecnici del suono, stessa formazione. Effetto vintage. Mercoledì 10 saranno sul palco del BlackOut, tutti insieme: Madaski (voce e tastiere) Bunna (voce e chitarra), Papa Nico (percussioni), Sergio Pollone (Disco Inferno, Fratelli di Soledad, Casino Royale, batteria) , Max Casacci (Subsonica, chitarre) Gianluca “Cato” Senatore (The Bluebeaters, basso) Paolo “The Angelo” Parpaglione (The Bluebeaters, sax) – , Mauro Tavella (campionatori).
Madaski, perché scegliere la formazione di allora? Aderenza al senso del tour? Nostalgia?
Era naturale suonare questi brani con la stessa formazione, è alla base del tour stesso, della concezione del riproporre quel repertorio nel modo più fedele possibile. E Poi è un a bellissima esperienza di vita.
Quindi non è stato difficile riunirvi.
Tutt’altro! Tutti entusiasti. L’unico problema sono stati gli impegni individuali, ma siamo riusciti a trovare un periodo buono, conciliando le esigenze di tutti.
Per il vostro pubblico recente, sarà un live stimolante: ma voi, riprendendo in mano quei brani, come vi sentite e vedete? Read more…


