Africa Unite, ritorno al Punto di Partenza

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Per sapere di aver fatto la cosa giusta, tocca prima farla. “Quando abbiamo deciso di mettere il disco in free download non eravamo convintissimi, e ora che in una sola settimana è stato scaricato più di 20mila volte, ne siamo felici”. Gli Africa Unite di esperienza sulle spalle ne hanno a lustri, e nonostante questo non davano per scontato il successo di un album arrivato a qualche anno di distanza dall’ultimo di inediti (in mezzo, c’è stata l’operazione che ha riportato in vita “Babilonia e Poesia”, in un tour con la formazione dell’epoca). “Il Punto di Partenza”, questo è il nome dell’album in questione, è a disposizione online per chi voglia scaricarlo gratuitamente. Oltre che di partenza, queste undici tracce sono anche un modo per la band di fare un punto della situazione e confermare l’abilità di assimilare il linguaggio musicale reggae per poi uscire dagli stilemi che lo contraddistinguono, facendolo proprio. “Noi non siamo a Kingston, noi viviamo nella provincia di Torino – spiega Bunna, con Madaski fondatore della band nel 1981abbiamo sempre cercato di rendere questo tipo di musica un po’ più nostra”.
In questi anni di pausa compositiva Bunna e Madaski non hanno mai pensato di fermarsi: “È stato un disco travagliato rispetto agli altri, ci siamo dilungati nei tempi, ma non abbiamo mai pensato di non fare più dischi – continua Bunna – Da adesso in poi, piuttosto, ci chiediamo se abbia senso fare dischi così come li abbiamo pensati fino ad oggi, cioè con un concept che gli desse un’unità di fondo. Forse, anche considerando le nuove modalità di fruizione, avrebbe più senso far uscire dei pezzi singoli”. Ma intanto, si pensa a questo. “Sono sicuro che molti di quelli che lo hanno scaricato, lo vorranno anche in copia fisica. Per le prime due date del tour (7/05 all’Hiroshima Mon Amour di Torino, 8/05 al Live Club di Trezzo D’Adda ndr) abbiamo previsto di regalarlo con il prezzo del biglietto”. Un’operazione che anche se in apparenza sembrerebbe costare parecchio alla band (“Ma no, ci sembrava una buona idea”), in realtà racconta il punto di forza su cui ha fondato tutto il suo successo, ovvero i live. “Anche se ci sono stati i periodi d’oro delle vendite da 60mila, 80mila copie, il nostro fine ultimo, e quello che ha fatto la nostra sopravvivenza, sono sempre stati i concerti”.
È lì che la formazione ha sempre avuto una marcia in più, tanto ‘far fare il botto’ (così dichiarò Cato nel libro in“Trent’anni in Levare”) anche a un disco dal vivo come ‘In Diretta dal Sole’: “L’emozione del concerto non la puoi inventare – commenta Bunna- O c’eri e hai visto, o non c’eri. Per quello non capisco tutti quelli che stanno in prima fila con il cellulare acceso tutto il tempo pensando ‘poi vado a casa e lo uploado!!!”: ma che t’importa?”.

Anche nei testi, di cui si occupa principalmente Madaski, gli Africa hanno ribadito la loro posizione di“anarchici”: atei, amanti della libertà d’espressione, lontani dai cliché del genere, primo fra tutti la marijuana, e diversi l’uno dall’altro all’interno del gruppo. “Io e Madaski siamo molto diversi, e anche per questo abbiamo trovato un nostro equilibrio. Non è mai stata nostra intenzione accontentare tutti, ma continuiamo a pensare che questo tipo di musica sia un veicolo per far riflettere”.
Gli Africa hanno previsto a breve, l’uscita in vinile de “Il punto di Partenza”. Degne di nota: “L’attacco al tasto”, “Ritratti”.

(Il Fatto Quotidiano, 1/05/2015)

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