Che Tempo Che Fa: piace alla gente che piace

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Per chi si occupa di Spettacoli il passaggio di Fabio Fazio da Rai3 a Rai1 – sotto la gestione Rai di Orfeo – è stata un’occasione ghiotta dal minuto zero. La chiusura di un sodalizio storico con la rete, nuovi compensi da indagare, analisi della tenuta sulla rete ammiraglia: tutto perfetto. Oggi, arrivati al giro di boa del cambio di guardia in Rai, ricominciano le danze.

Se a giugno 2018 Orfeo diceva “La scelta di spostare Fazio su Rai1 la rifarei domani”, da prima delle feste natalizie è cominciato il balletto: e quanto prende il conduttore, e quanto prende l’ospite del conduttore, ma ne varrà davvero la pena, signori facciamoci due domande, qui paghiamo tutto noi, e non è possibile che in prima serata tu stia sotto il 20% di share,  e via di seguito (aggiungere a piacere). Ultima in ordine di tempo, l’interrogazione che Mauro Gasparri (FI) ha presentato insieme a Fratelli d’Italia, come ha annunciato a “L’aria che tira”. L’economista Carlo Cottarelli, si chiedono, quanto costa alla Rai? Come si legge qui l’azienda ha risposto spiegando gli accordi: appalto parziale con la società di produzione Officina che pertanto provvede al compenso dell’ospite (6500 euros, che vanno all’Università Cattolica, dove insegna).

Quali contenuti funzionano

Ho letto un po’ di dati analizzati dalla media research company Cega, forniti da Officina per cercare di capire a chi piace Che Tempo Che Fa, a chi i suoi ospiti e di quale tipo e quanto venga valutato, in termini pubblicitari, il lavoro della trasmissione all’interno dell’azienda stessa. Tanto per cominciare, Cottarelli se la cava sempre bene: l’esordio il 23 settembre 2018 (in scaletta dalle 20:44 alle 21.03) tiene con un numero medio di telespettatori (average minute rating, AMR) di 3.760.000 e uno share di 16,96. Come si vede dalla gallery, Cottarelli ha sempre retto bene, anche nei momenti in cui la trasmissione ha subito lo scossone della controfferta di Canale 5 (con Morandi). Ha retto persino meglio di alcuni ospiti.

 

In effetti, a spulciare un po’ tra picchi e tendenze della stessa trasmissione, sembra che Che Tempo Che Fa funzioni di più quando fa Che Tempo Che Fa. Va bene, il gioco di parole si fa troppo fastidioso, spiego: nella trasmissione funzionano i contenuti maggiormente in linea con quello che ci si aspetta. I picchi – sia di share che di AMR – se li dividono la Littizetto (presenza che chiamare caratterizzante è dir poco) e ospiti che trattano argomenti considerati culturalmente impegnati.  Boeri fa più di Ramazzotti (25 nov), Mimmo Lucano più di tutti all’interno della puntata e rispetto della concorrenza, con picco di AMR (4.349.000 mentre spiega l’importanza del modello Riace). Allo stesso modo Franco Ravera che parla degli sfollati di Genova. La pallavolista Paola Egonu interessa più di Jerry Calà in coppia con la Venier all’interno della stessa puntata, e più della concorrenza (17,6% di share contro il 13,5% della coppia e il 15,1% di Canale 5 in quel momento).

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Sempre Geca, ha elaborato che, rispetto al lo scorso anno (2016-2017), Che Tempo Che Fa è salito sia nel confronto della fascia del prime time (fascia fiction), sia nel paragone con la sua stessa fascia oraria domenicale.

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Piccolo spazio pubblicità

Ora, dopo aver capito che al pubblico di Che Tempo Che Fa piace quando la trasmissione mette il marchio in maniera importante, tocca capire a chi piace il pubblico di Che Tempo Che Fa.
Partiamo dal costo a puntata per una puntata: 409.694 euro (prezzo che comprende compensi e appalto, cioè i soldi necessari a Officina e Rai per realizzare il tutto).  Il dato è stato pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 17 maggio 2018 e riconfermato a dicembre da fonti interne alla casa di produzione.
Capire quanto Rai riesca a guadagnare in termini pubblicitari è possibile soltanto a livello di stime, quindi tocca procedere per ipotesi. Intanto, attraverso il listino pubblico di Rai Pubblicità, sia per le telepromozioni – gli spazi in cui anche il cast del programma ci mette la faccia – sia per la pubblicità canonica.

Per la pubblicità canonica, i listini partono dalla più economica di 55.200,00 euro in fascia C per 15” (dal 2 al 22 dicembre 2018) alla più alta, 100.800,00 euro, cioè quella della fascia A fino al primo di dicembre.

Per quanto riguarda le telepromozioni: 90 secondi di spot durante possono costare dal 406mila ai 435mila euro, mentre 60 secondi da 271mila a 290mila euro. Un asterisco spiega: “La disponibilità dei conduttori alla realizzazione della telepromozione è da verificare. Dalle tariffe sono esclusi i costi di realizzazione e conduzione”.

Notare che nei listini tutti i programmi si chiamano col nome del programma, accanto al quale poi compare quello della conduzione, eccetto che per Che Tempo Che Fa, che riporta la dicitura “Fazio”.

Se la pubblicità viene venduta bene (più alto delle fiction in alcuni casi e con prezzi superiori a Tale e Quale, per dirne una) è perché, evidentemente, il target di riferimento ha un suo potere economico. Chi guarda che tempo che fa? Torno ai dati Geca che, per dovere di cronaca, ricordiamo aver elaborato i dati per Officina. Prendo a esempio i dati del 16 dicembre, gli ultimi a disposizione e rappresentativi.

Il pubblico è adulto e con una predominanza femminile:

(Fonte: Geka)

(Fonte: Geka)

Ma soprattutto, con alto grado di istruzione e potere d’acquisto (“alto eco e basso soc” e “alto eco e soc”):

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Le categorie psicografiche dell’Auditel.

Per un confronto completo, di seguito i dati degli ascolti Rai basati sui profili psicografici, chiamati “stili di vita”, che si aggiungono all’Auditel per una maggiore definizione del target. Come spiega il sito stesso, questi criteri consentono una classificazione legata a fattori psicologici e socio-culturali che integrano i più classici criteri geografici e demografici. I profili, realizzati in collaborazione con Eurisko, rispondono ai seguenti nomi: Le Sognanti, I Ragazzi Evolutivi, La Pre-Élite Progettuale, Le Donne Doppio Ruolo, L’Élite Femminile, L’Élite Maschile, I Protagonisti, Il Lavoratore d’Assalto, Il Lavoro e Svago, Le Frizzanti, Le Solide, Le Resistenti, Le Signore Aperte, Il Maschio Preculturale, Il Signore Equilibrato, L’Anziano da Osteria, Le Insoddisfatte, Le Pacate e infine, Non Classificabile. Qui sono spiegati tutti bene.

Per la puntata del 16 dicembre, qui i dati (SHR), che sembrano confermare la tendenza evidenziata sopra:

Sognanti: 14,09%
Ragazzi Evolutivi: 13,71%
Pre Élite Progettuale: 17,07%
Donne Doppio Ruolo: 16,94%
Élite Femminile: 22,29%
Élite Maschile: 13,03%
Protagonisti: 19,38%
Lavoratore D’Assalto: 17,72%
Lavoro e Svago: 11,82%
Frizzanti: 22,01%
Solide: 16,32%
Resistenti: 16,12%
Signore Aperte: 27,64%
Maschio pre culturale: 13,38%
Signore Equilibrato: 18,67%
Anziano da Osteria: 13,34%
Insoddisfatte: 22,30%
Pacate: 21,46%
Non classificat0: 15%

Ora, riuscire a capire quali siano i parametri esatti di definizione dei cluster su cui si appoggia la vendita pubblicitaria e come vengano effettivamente distribuiti i ricavi non è dato sapere, ma tutti gli indicatori (dai listini al tipo di pubblico coinvolto) fanno pensare che il bilancio sulla trasmissione non sia in perdita.

 

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