Non odio l’estate, ma lei, forse

trani

Succede questa cosa qui: l’estate, da un numero considerevole di anni, mi oppone una certa resistenza.
Non che io sia mai mai stata una di quelle che tre mesi (ma manco uno) al mare e i viaggioni, e decine di falò e sale. Dal liceo in poi anzi, molto caldo, molta Firenze, molto lavoro da banconiera di primo livello (e successivi). Molti saluti in lingua personalizzata in base alla fisionomia e alle parole rubacchiate ai clienti. Mi piaceva, quando li vedevo con la faccia sorpresa davanti al banco dei gelati, come a dire “e come lo hai capito che ero tedesco/francese/inglese?”. E sorridevano.

A seguire estati attaccata alla sedia della redazione per rubare il lavoro con gli occhi e tenersi stretta la sedia (bello). Poi le estati con la pausa da free press, corposa. Non ho strafatto, ma lì ancora reggeva bene, questo periodo dell’anno che non sai mai come prende, e se deluderà le aspettative.
Perché il problema è quello: in nessun’altra stagione vengon riposte altrettante aspettative. Il Natale è per quelli che “io voglio solo esclissarmi in Groenlandia lontano dai parenti” contro chi “fa schifo a tutti, ma io conservo un sano amore per le lucette e i regali, cosa vuoi che ti dica, sarà infantile!”. Entrambi gli schieramenti alla fine faranno la stessa cosa, tutti gli anni. Quindi che vuoi deludere. L’estate no, l’estate è più fine dell’anno di Capodanno. Ti arriva addosso tutto, comincia a fare caldo, la gente non sopporta niente più del solito, i pensieri sudano. Sono lenti, ti si appiccicano, e fai bilanci. Che ho fatto, che ho concluso, come ho speso il mio tempo, oddio ad agosto è tutto fermo e io devo ancora fare questo e quello, e mamma mia il 730 di corsa, o forse è l’Unico, e l’F24? Mai capito niente.

Dopo l’estate in cassa integrazione, un altro paio tranquille, e poi di nuovo, la sfilza di estati angoscia. Inizia così, l’opporre resistenza. Comincia quando salta fuori il contratto di solidarietà e tu inizi a pensare “beh, oh, che fai mo’, vai in ferie? E se a settembre qua chiude tutto? E se non rinnovano l’accordo sindacale?”. Ok, quest’anno allora non parto. E una, e due, e tre. E poi davvero l’accordo non si rinnova più, e crolla tutto, e perdi l’art 1 (l’indeterminato del contratto giornalistico), bello mio.
Le estati in cassa integrazione (aridanghete). E rimani sul pezzo, cerca di scrivere il più possibile, non si sa mai, quando gli altri sono in ferie, i freelance ballano. Formichina Dile, formichina.

E poi io, d’estate, mi mollo. Mi sarò lasciata due volte negli ultimi 4 anni. Due estati fanno media, è oggettivo. Manco a dire che è come quando si è ragazzini, che ci si molla per godersi le ferie baldanzose (no, non rientro nella casistica, e l’aggettivo “baldanzoso” ne è la prova).
Così c’hai l’angoscia del lavoro, e quella del fallimento, delle sparizioni, degli ammattimenti strategici, del vorrei-non vorrei-ma se vuoi facciamo niente. Del macheccazzodici, ma guarda fai come meglio credi (ma credi?).

Poi però c’è Roma in Agosto, ferma, sgombra (sempre meno, ma la differenza si sente), il parcheggio sotto casa, che è quasi una dichiarazione d’amore. Quelli dell’ex Snia che organizzano cose, e consentono il ricambio di auto in zona (torno sul tema, alle dichiarazioni sono sensibile). C’è anche un po’ che il caffè nei paraggi ti sembra una pausa lunghissima, che le ciabatte ti ricordano perché ti piace Piperita Patty, e ti ci senti pure.
C’è che ti sembra che potrai leggere 5 libri (ma de che), e vedere 70 film, che il divano è un tuo diritto, che la sera vai dove c’è fresco, cercalo, trovalo, e prenditelo.

L’anno scorso mi sono fermata poco, pochissimo. Due stop di qualche giorno, pure scaglionati. Belli (Matera con mamma, Madrid con le amiche). In tutto l’anno. Negli ultimi anni. Quest’anno, saltata l’ultima promettente occasione di lavoro agostano, io ho deciso che se l’estate mi odia, peggio per lei. Quest’anno pace i soldi, pace il periodo in cui non è il caso di muoversi, davvero pace tutto, tuttissimo. Io stacco, deciderò poi dove e con chi, vi saluto e vi ringrazio (non tutti) perché l’estate me la riprendo. Io non ti odio, e se tu forse, faremo pace. Ho buone doti di persuasione, ciccia.

 

Mentre vivo