Babbo Natale mi ha portato un regalo d’estate

Non solo credevo a Babbo Natale, ma avevo anche le prove, io.
Quando ero piccola, con i miei il Natale si festeggiava al Renon, altopiano sopra Bolzano dove ho passato molte estati e molti inverni, dai 15 mesi in poi. Proprio lì ho conosciuto la mia amica Anna (per me, “Sore”). Amore a prima vista. Avevo neanche sei anni, lei neanche otto. Era estate, e non avendo ancora sufficiente coscienza per capire come andassimo in giro vestite sul finire degli Ottanta, ci siamo piaciute subito. Lei smilza, bionda. Io guanciottosa, mora. Rapporto epistolare che ha retto per anni, in attesa, ogni anno, delle vacanze. E via di scambi di figurine nelle buste che viaggiavano da Bolzano a Firenze e ritorno. E via di confidenze, articoli di giornale, disegni.
Un giorno poi, sempre tramite lettera, mi disse che in ferie non ci saremmo viste più, ma che sarebbe venuta a trovarmi. Seguì catalogo di pianti autunno-inverno e pure estate. Solo un black out comunicativo, parecchi anni dopo, per un mio brutto periodo coinciso con il suo Erasmus, e poi la fortuna di riaverla a Firenze, mentre inseguiva la specializzazione in Lettere. Gli anni dello scambio, della praticamente convivenza, della simbiosi e di tante difficoltà. Non ci siamo lasciate mai, a costo di Skype, viaggi di 48 ore, messaggini vari.
Tutto molto romantico, non fosse stato per Santa Klaus.

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Un Natale, ero sul sedile posteriore sull’autostrada, ed era già notte. Dovevo aver smesso di chiedere ai miei “quando arriviamo?” (anche se lo dicevo più volte viaggiando verso la Puglia, che era lunga), quando vidi Babbo Natale. Cioè, Babbo Natale sulla slitta, in cima a una montagna, con le renne (nell’età del disincanto, immaginai fossero delle splendide luminarie piantate in alto su un monte). Si capirà: una cosa piuttosto sorprendente. Ma non era tutto: una volta arrivati in albergo, trovai un regalo impacchettato sul letto, ed era una splendida cassaforte giocattolo della Fisher Price. Giuro, nessuno era entrato prima nella stanza.
Babbo Natale sui monti con le renne + pacchetto sul mio letto pochi chilometri dopo = Babbo Natale esiste e mi pensa. È tutto magnifico.

Solo qualche mese dopo, durante una delle nostre passeggiate solitarie nel parco dell’albergo, a parlare di massimi sistemi e relazioni tra adulti, Anna si girò e con faccia quasi di sdegno pronunciò quello che non avrei voluto sentire: “Babbo Natale? Ma Babbo Natale non esiste!”. Gelo. Sulle reazioni immediate, con lei e con il parentame, ha agito persistente la rimozione tipica dei traumi (dovrò chiedere a mia madre  o a mio padre se qualcuno ha memoria di ripercussioni varie).
Qualche giorno fa, prima di rivederla proprio per le feste, ho pensato a quanto bene dovevo volerle (ancora oggi, per la cronaca), per non aver pensato neanche un secondo di toglierle con un colpo di Stato il titolo di amica del cuore. Lei, proprio lei, mi aveva sbattuto in faccia la realtà dei fatti: sono i genitori che portano i regali, e il signore paffuto è solo nell’immaginazione (e in Lapponia).
Con l’età, anche se ancora glielo rinfaccio (e che diamine), ho raggiunto la conclusione che sia stata una fortuna, che me l’abbia detto lei. Di Anna mi son sempre fidata, e la sua parola non l’avrei messa in dubbio. Almeno me l’aveva detto qualcuno che mi voleva bene (anche se di tutto quello sdegno ancora le chiedo conto). Dopotutto, la nostra amicizia me l’ha regalata l’Estate.

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Foto: La prima Renon, 19Boh. La seconda Roma, estate 2014, in un vano tentativo di selfie con reflex e 28mm fisso (no way).

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