E metti che poi vuoi

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Scrivere una cosa diversa da come scrivo perché in effetti io, così, non sono mai stata scritta. Voglio.

E poi metti e prendi che ci ricaschi, in quel ritmo che conosci. È il tuo? Così pare. E questa è casa mia, e qui comando io. Ma va. La mia casa è fatta di cose che lascio in giro, che poi come mi piglia sbrocco, che poi sistemo, che poi butto e poi prenderò qualcosa di nuovo. Sicuro. Ma comandare, ora, mi par davvero eccessivo. Brutte parole, brutte azioni.

Esiste un posto nel mio cuore, dove tira sempre il vento. No, questa non è mia, decisamente (però magari). Nel mio cuore, di posti, uh, altro che vento, burrasca.
Chiaro che mare, che domande.

Ci sono lupi di mare che non sono lupi e ci sono cose che mi fanno sempre ridere. Ci sono cose che mi fanno incazzare, sempre. Qualcuna sempre meno, qualcuna sempre di più.

Scegliere una cosa diversa da quelle scelte perché in effetti io, così, non sono mai stata scelta. Voglio.

Il santiddio delle immagini incollate si nasconde dietro lo scaffale dello sgabuzzino. Tu credevi di prendere l’asse da stiro e invece ti cade addosso quello, il santiddio. Delle cose storte, delle foto che ma chi me l’ha scattata, ma mica son più io.
Mi devo ricordare di buttarlo. Voglio.

Penna e calamaio