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	<title>Diparipasso &#187; twingo</title>
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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>&#8220;Signorina, ma lei non la vede la paletta?&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 00:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certe volte penso che ci siano cose che solo io e la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo possiamo fare. Prendi giovedì sera scorso, sull&#8217;A1 in direzione Firenze (ma dai). Poco dopo Orvieto, mezzanotte passata, parlavo al telefono, dotata ovviamente di auricolare. Presa dal discorso ad un tratto vedo una macchina della polizia che mi affianca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certe volte penso che ci siano cose che solo io e la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo possiamo fare.<br />
Prendi giovedì sera scorso, sull&#8217;A1 in direzione Firenze (ma dai). Poco dopo Orvieto, mezzanotte passata, parlavo al telefono, dotata ovviamente di auricolare. Presa dal discorso ad un tratto vedo una macchina della polizia che mi affianca, senza sirene ma solo con le luci accese. Mi rallenta accanto, ma avendo come abitudine quella di guardare avanti quando guido, non ci faccio caso. Mi si piazza davanti. E io continuo a non capire. E&#8217; notte, e ho il vetro sporco (e il cofano bianco) per via di uno spargisale dietro il quale sono stata per lungo tempo causa strada ghiacciata e prestazioni delle ruote non proprio da rally. &#8220;Ma secondo te, una macchina delle polizia che mi si pianta davanti, vuol dire che mi vogliono controllare?&#8221; dico a chi sta all&#8217;altro capo del telefono. Decido di verificare e metto freccia per il sorpasso. E zac, fanno per bloccarmi. Ok, ho capito, ce l&#8217;hanno con me. Uff, che c&#8217;è ora. Li seguo nella piazzola di sosta.  Accosto, abbasso il finestrino: &#8220;Ah ecco, volevate me&#8221;? (Dile, che cacchio dici)<br />
&#8220;Signorina, ma lei la paletta non la vede?&#8221;<br />
&#8220;No, in realtà no. Con il buio no, e mi stavo chiedendo se quella luce fosse indirizzata verso di me&#8221; (Dile, basta, dì che accosti). &#8220;Accosto eh&#8221;.<br />
&#8220;Sì&#8221;.<br />
(Uff, e ora che vorranno?)<br />
&#8220;Vabbé, vediamo i documenti&#8221;.<br />
Tiro fuori la patente, che ce l&#8217;ho nell&#8217;apposito portafoglio carte nella borsa. &#8220;Ecco&#8221;.<br />
&#8220;E&#8217; sua la macchina&#8221;?<br />
&#8220;No, di mio padre&#8221;<br />
&#8220;Da dove viene?&#8221;<br />
&#8220;Roma&#8221;.<br />
&#8220;Che lavoro fa?&#8221;<br />
&#8220;Giornalista. Sto tornando a casa per il weekend&#8221; (le so, tutteeeee!)<br />
E intanto cerco il borsello del libretto.  Sotto il mio sedile, niente. (Dile, tranquilla, lo tieni sempre allo stesso posto, non è che abbia le gambe, tranquilla, cerca bene).<br />
&#8220;Ehm, aspetti che scendo eh&#8221;.<br />
&#8220;Sì&#8221;.<br />
&#8220;Sa, lo nascondo di solito, che non si sa mai&#8221;.<br />
&#8220;Certo, fa bene, a Roma poi&#8230;&#8221;.<br />
Trovato, era sotto l&#8217;altro sedile.<br />
&#8220;Eccolo&#8221;.<br />
Qualche altra domanda, e poi: &#8220;Signorina, lei ha un faro che non funziona&#8221;.<br />
&#8220;Eh no! Guardi, fa contatto. Ho due lampadine Renault da 20 euro sotto il volante, ma quando stavano per cambiarla, mi hanno detto che fa contatto e basta. Aspetti che provo a dargli una botta&#8221;.<br />
Cerco di aprire il cofano, ma è incastrato.<br />
&#8220;Senta, non mi si apre, può provarci lei&#8221;? E scendo di nuovo dall&#8217;auto.<br />
&#8220;Eh vabbè&#8230;&#8221;<br />
Vado per disincastrare la levetta, ma il cofano è pieno di sale (vedi sopra).<br />
&#8220;Lasci lasci, che si sporca, faccio io&#8221;. Apre, è da due botte al faro. Niente.<br />
&#8220;Vabbè senta, già che c&#8217;è lei, mica me la cambierebbe? Ce le ho nuove, 20 euro di Dio, almeno la mettiamo&#8221;.<br />
&#8220;E mettiamola, mi faccia vedere&#8221;. Prendo la lampadina. &#8220;Mi tenga la torcia su&#8221;.<br />
Fa per cambiarla, e si riaccende quella vecchia.<br />
&#8220;Lo vede, gliel&#8217;avevo detto! Fa difetto, credo che andrò dall&#8217;elettrauto a questo punto&#8221;.<br />
&#8220;Ma guardi lei, dovevo farle la contravvenzione e mi trovo a cambiare lampadine&#8221;. Rido. Che devo fare, rido, in effetti la situazione è comica.<br />
&#8220;E dove lavora lei&#8221;?<br />
&#8220;DNews. E&#8217; di Roma lei?&#8221;<br />
&#8220;No, Orvieto&#8221;.<br />
&#8220;Ah allora non ci conosce, noi siamo su Roma, Milano, Bergamo e Verona&#8221;.<br />
Qualche altra chiacchiera e poi: &#8220;Vabbene via&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Senta, ora che lei va avanti, mi dica se fa problemi il faro eh&#8221;.<br />
&#8220;Va bene, certo che potrebbe almeno offrirci il caffè! &#8221;<br />
&#8220;Ah guardi, io l&#8217;ho già preso, ma se vuole&#8230; &#8221;<br />
&#8220;No no&#8230; &#8221; Stavolta ride lui, mentre quello che è rimasto in macchina ha una faccia perplessa.<br />
&#8220;Arrivederci allora, buona notte&#8221;.<br />
&#8220;Buona notte&#8221;.</p>
<p>E io, con la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo, riprendiamo la strada. E lei ha un musetto che sorride, lo so.</p>
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		<title>Piacere, sono &#8220;Topo&#8221; il camionista</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 23:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani niente tragitto sull&#8217;A1. Viaggio giovedì notte di solito, quando finisco di lavorare. Roma-Firenze (esattamente 270 km da dove sono a dove devo arrivare).  Quello che mi trovo davanti è più o meno la stessa scena. Certe volte sulla bretella che dal raccordo porta al casello, c&#8217;è poco traffico. Dopo Orvieto resto sola con la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo. E poi, lei: l&#8217;immancabile carovana di tir sulla corsia di destra. Grandi, enormi, rispetto a me. Giovedì scorso c&#8217;era nebbia fitta a banchi (che nervoso) e la mia velocità, già mai sostenuta al buio, si è ridotta notevolmente. Dopo la prima ora e mezzo di guida, e il doppio ascolto di un nuovo cd, la noia ha preso il sopravvento. Attacco la radio e becco due speaker che parlano di Facebook. Mi faccio due risate, e poi il segnale si perde tra le colline. Che fare? Nessuno mi chiama, è tardi. Papapaaa, pappapaaa&#8230; fumo. Afferro con la mano destra e con difficoltà un cioccolatino dalla borsa del pranzo ormai vuota che avevo portato al lavoro. Rifumo. Papapaaa, papapaaa. Che faccio? Ammazza che noia. Mi piace guidare (e menomale, sennò sarei fregata), ma sono stanca, e la nebbia fitta rallenta la macchina, e i riflessi.<br />
Lavori in corso, ci deviano sulla carreggiata opposta, mangiando una corsia alle tre d&#8217;orgine in direzione opposta. E si va ancora più lenti. Ad un tratto guardo i mezzi che mi arrivano di fronte: &#8220;Angelo&#8221;, &#8220;Antonio&#8221;. Il sorriso arriva quando leggo &#8220;Gigante&#8221;. Sono i nomi che i tir hanno sul muso.<br />
Ecco, ho trovato il mio passatempo. Cerco di leggerli tutti, e li segno su un taccuino. Il problema è che ci prendo gusto, e ripeto l&#8217;operazione anche quando la deviazioine finisce e torno sulla mia carreggiata. Il che complica l&#8217;operazione. Ho gli occhiali, ma è notte, e la distanza non è poca. Quindi che faccio: con prode mossa da genio rallento ogni volta che dall&#8217;altra parte arriva un tir. La verità è che ho già deciso di coniugare il mio hobby da viaggio con la scrittura di un nuovo post, quindi la questione assume contorni quasi professionali. Insomma, doveva essere un passatempo ed è diventato un lavoro.  Cavallino rampante Ferrari con led rossi, &#8220;Mauro&#8221;, &#8220;Sergio&#8221;, &#8220;Enzo&#8221;, &#8220;Lele&#8221;, &#8220;Roberto&#8221;. Pausa ai nomi reali con appellativi che mi auguro non centrare niente con caratteristiche fisiche tipo &#8220;Topo&#8221; e &#8220;Baby&#8221;. E poi si ritorna ai nomi di battesimo come &#8220;Giuseppe&#8221;, &#8220;Carmine&#8221;, &#8220;Salvo&#8221;, e un immancabile &#8220;Ciro&#8221;.<br />
Finito, Firenze Sud.<br />
Ho sempre creduto che tutti quei led (alcuni davvero improbabili), fossero solo una questione estetica. Che so, uno ci vive sul camion, e decide di imbellettarlo come meglio crede. Insomma saranno anche fatti loro, e a me hanno fatto passare (e perdere) il tempo. Ma dalla fatidica domanda Yahoo di un utente, scopro attraverso la &#8220;risposta migliore&#8221; che quei nomi ai conducenti servono. Sono gli indcatori Cb (common band &#8211; o &#8220;cittadini&#8221; band &#8211; come scrive qualcuno, forse reinterpretando o sbagliando la sigla), frequenze senza licenza che usano per comunicare e darsi consigli sulla rotta.<br />
Ho sempre saputo che ci fosse tutto un mondo dietro quei mostrti che consumano asfalto e che spesso maledico quando stringono in curva o si sorpassano a vicenda con la fila dietro. E nel mio piccolo, nel mio piccolo di una piccola Twingo d&#8217;un nero cattivo, in quel mondo ci sono entrata anche io. Con occhi, carta e penna (e poi tastiera). Lo stesso modo in cui entro tutti i giorni in altri cento mondi.</p>
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		<title>Mia Calimero, non ti tradirò</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 07:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come-come? &#8220;Per Roma vendi la macchina e prendi un motorino, che è meglio&#8221;? Ma siete matti?!?<br />
Premesso che comincio a credere che il suggerimento arrivi da chi mi vuole vedere morta (tiè), ma qui deve esserci una sana dose di follia. Per forza.<br />
Oggi è venuto giù il diluvio, benché a dirla tutta, a Firenze abbia visto di peggio qualche inverno fa, con l&#8217;Arno che sembrava dire &#8220;hei, posso uscire?&#8221;, all&#8217;altezza di Nave a Rovezzano. Comunque oggi il signor cielo si è dato da fare, non c&#8217;è che dire. Tuoni e fulmini e pioggia a vento. Al ritorno dal lavoro (10 min fa), ho trovato fine di via Carlo Pesenti completamente allagata, come aveva giustamente preventivato il collega passato prima di me, Adrian John (che ringraziamo). L&#8217;immissione sulla Tiburtina si paventava impresa più titanica del solito: una pozza immensa d&#8217;acqua come asfalto. Alta, pareva una piscinetta (bleah).<br />
Dopo essere stata tentata dal fingere uno svenimento in mezzo alla strada e rinsavire di corsa per poi  sgommare via (peccato mancasse aderenza) quando gli altri automobilisti sarebbero scesi per  tentare il soccorso, ho inserito la freccia e ho approfittato della prudenza altrui per girare. Sembravamo tutti alla scuola guida, km/h circa 10 per ogni veicolo. Piano piano piano. Vai vai vai, vai così, ok&#8230; olè, carreggiata opposta.<br />
La Tiburtina si è presentata come l&#8217;acqua fan di Riccione in alta stagione. Tutte le macchina sulla linea che divide le carreggiate (con rischio frontale non indifferente), perché ai lati si vedevano saltare delfini e spiaggiare foche monache.<br />
E ora ditemi uno con un cinquantino che chacchio fa in una situazione del genere. Premesso che mai e poi mai abbandonerei la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo, che tra screzi e non screzi continua ad accompagnarmi,  per tradirla così, con un cinquantino (non ne faccio una questione di classe, però&#8230;). Ma poi, se mai volessi rischiermela, proverei il parapendio. O che so, un bungee jumping. &#8220;Lo sai che una volta ho tentato il suicidio&#8221;? &#8220;Ah sì? Lamette?&#8221; &#8220;No, mi sono messa in motorino con la pioggia sulla Tiburtina&#8221;.<br />
Ma stiamo scherzando. Ecco, aveva smesso di piovere, ma ricomincia. Domani guido con pinne, fucile, ed occhiali.</p>
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