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	<title>Diparipasso &#187; rap</title>
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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>Piotta sempre più crossover: cloniamo meno musica e parliamo di cose serie</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 19:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piotta continua a spostare in alto l’asticella. Se il suo penultimo “S(u)ono Diverso” già si era immerso nel crossover, il nuovo “Odio gli indifferenti” (La Grande Onda), nel crossover ci sguazza proprio. Già disponibile su iTunes e in arrivo domani sugli scaffali, è un album che prende posizioni: lo fa musicalmente, scegliendo collaborazioni con Capovilla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/Piotta2-web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1517" title="Piotta2 (web)" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/Piotta2-web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Piotta continua a spostare in alto l’asticella. Se il suo penultimo “S(u)ono Diverso” già si era immerso nel crossover, il nuovo “Odio gli indifferenti” (La Grande Onda), nel crossover ci sguazza proprio. Già disponibile su iTunes e in arrivo domani sugli scaffali, è un album che prende posizioni: lo fa musicalmente, scegliendo collaborazioni con Capovilla (Il Teatro degli Orrori), Bunna (Africa Unite), Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion),   Di Giacomo (BMS) e Rancore &amp; Dj Myke, e lo fa nei testi. Lavoro, acqua pubblica (Goccia Dopo Goccia), politica e proteste (Roma calling, sugli studenti in piazza il 14 dicembre degli scontri).<br />
<strong><em>Io non rido</em> difende la Capitale dal concetto di “Roma ladrona”:  che tempismo.</strong><br />
Incredibile! Ero convinto che alcuni rappresentanti della Lega non fossero estranei a certi comportamenti della politica, ma non pensavo che sarebbero arrivati a tanto.<br />
<strong>Ci piace il crossover, eh.</strong><br />
Ce n’è un sacco in questo lavoro, e forse la batteria suonata dal vivo dall’inizio alla fine  fa emergere ancora di più la parte rock, dando omogeneità.<span id="more-1516"></span><br />
<strong>Il rap suonato con la band funziona.</strong><br />
Mi piace che esistano più stili, sia nei testi che nei suoni. Prima eravamo pochi, e toccava mettere negli album  un po’ tutto insieme: il pezzo più ballabile, quello più impegnato, la ballad, quello più classico. Adesso possiamo permetterci di fare come nel rock: ogni disco, un suono specifico.<br />
<strong>Più rapper, più pluralismo artistico.</strong><br />
Discografia ed emittenti erano molto influenzate da quello che arrivava dall’estero. Tipico difetto italico della clonazione&#8230; Poi qualcuno si è imposto, e adesso è più semplice fare cose diverse.<br />
<strong><em>Piotta è morto</em>: finalmente qualcuno che prende in giro la scena “criticona”.</strong><br />
È un pezzo con più livelli di lettura:  parlo anche delle morti e resurrezioni artistiche continue e sacrosante, e poi sì, me la prendo con i luoghi comuni di un certo hip hop, tutto suv e escort e Moet&#8230;<br />
<strong>A proposito di clonazione&#8230;</strong><br />
Massì,  c’è un hip hop che  è più pop, e ne applica i meccanismi: bellezza, ricchezza, tatoo, donne viste in un certo modo&#8230; cose che poi prendo in giro dall’epoca del “Supercafone”.<br />
<strong>Se solo le persone lo avessero capito, che era ironico&#8230;</strong><br />
Eheh, e dire che mi pareva così chiaro&#8230; succede, e così un disco dal reparto “musica” passa a quello “costume e società”. Comunque adesso credo che sia ben chiaro quello che faccio e i temi che voglio affrontare.<br />
<em><strong>Metto in discussione.</strong></em><br />
Esattamente. Mi piacerebbe che si potesse parlare di coppie di fatto, di eutanasia, di acqua come bene pubblico. Io non sono così ipocrita da dire che i soldi non servono, ma credo che siano utili per avere la libertà di dire quello che si pensa, e non esserne servi. E invece vedo tanti “nomi grossi della musica”, che hanno tutti i mezzi possibili, e poi si spaventano.</p>
<p>(DNews, 16/04/2012)</p>
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		<title>La bambina cresciuta, Mario e i disegni</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 11:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diletta Parlangeli&#62;Roma “La bambina buona” è cresciuta. Si chiama Chiara Rapaccini: artista, illustratrice e scrittrice è davanti a quella che definisce la prova «più paurosa» della sua vita, ovvero il romanzo  edito da Sonzogno di Marsilio Editore e relativa mostra (nell’Atelier del Palazzo delle Esposizioni fino al 30 ottobre). Una sfida paurosa e difficile sin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/10/219-Mario-con-bastone-bn.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1198" title="EPSON scanner image" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/10/219-Mario-con-bastone-bn-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a></p>
<p>Diletta Parlangeli&gt;Roma</p>
<p>“La bambina buona” è cresciuta. Si chiama Chiara Rapaccini: artista, illustratrice e scrittrice è davanti a quella che definisce la prova «più paurosa» della sua vita, ovvero il romanzo  edito da Sonzogno di Marsilio Editore e <a href="http://www.palazzoesposizioni.it/MediaCenter/FE/CategoriaMedia.aspx?idc=565&amp;explicit=SI">relativa mostra</a> (nell’Atelier del Palazzo delle Esposizioni fino al 30 ottobre). Una sfida paurosa e difficile sin dalla creazione: «Ero a metà del lavoro quando è morto Mario, quindi prospettiva è  cambiata in corso d’opera». Mario è proprio quel Mario: Monicelli, suo marito. Può sembrare indelicato non iniziare dalle domande che riguardano il grande regista eppure viene proprio voglia di sapere cosa c’è oltre, in quella donna dall’eleganza innata e la vivacità di sguardo che può avere solo chi tratta con i bambini e li conosce («Lavorare con loro mi ha fatto crescere»).  Basta poco poi per rendersi conto che la figura con cui ha trascorso una vita è  parte del tutto, qualcosa che non si scinde dal resto. Rap (nome d’arte) racconta il suo libro in un pomeriggio di sole a margine del <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2011/08/04/mario-monicelli-e-gli-altri-quando-il-cinema-non-era-una-supercazzola/">Festival di corti Salento Finibus Terrae</a>, che ha omaggiato proprio il grande cineasta: «Mario mi aveva detto riguardo al libro “guai a te se lo fai autobiografico!”». Ma a lei interessava capire quanto conosceva «quella bambina lì». Per una volta non gli altri bambini, ma lei da piccola. Nell’infanzia fiorentina di un’Italia borghese, circondata da personaggi bizzarri: «I personaggi della mia famiglia, così come quelli della famiglia di Mario, li chiamo “gli Adams”. Persone geniali, ma fuori dalle righe. Il soprannome deriva anche dal fatto molti erano suicidi: sono stata circondata da suicidi in effetti, compreso l’ultimo». A legare tutto l’ironia, talvolta amara, e le immagini: «Ci sono foto inedite che io ho lavorato con i miei fumetti».   Da queste nasce la mostra (fino al 30 ottobre) che inaugura il ciclo “A memoria di bimbo”, laboratorio per le famiglie aperto tutti i weekend del prossimo mese sempre nell’Atelier del Palaexpo. La presentazione del libro invece è prevista per il 4 ottobre alle 18 (stesso posto9 e vedrà la partecipazione di David Riondino, Tatti Sanguineti e Paola Vassalli. Un modo per toccare con mano quando possano essere state importanti per l’autrice le donne che più stima: «Claire Bretecher, angelica e perfida illustratrice, Pippi Calzelunghe e Mafalda».<br />
(Palazzo delle Esposizioni, entrata Via Milano 13)</p>
<p>(DNews, 30/09/2011)</p>
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		<title>In giro per Roma &#8220;Corfiatone&#8221;</title>
		<link>http://diparipasso.com/2009/06/22/in-giro-per-roma-corfiatone/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 10:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi ha fatto rap lo sa che su certe strofe ci si arriva col fiato corto. Anzi, Corfiatone. Espressione tutta romana che diventa nome per due attrici (pardon, rapper) tutte romane. I nomi non suoneranno nuovi, e le facce ancor meno: Paola Minaccioni e Federica Cifola. Ma vederle vestite con taglie extra large, cavallo basso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha fatto rap lo sa che su certe strofe ci si arriva col fiato corto. Anzi, Corfiatone. Espressione tutta romana che diventa nome per due attrici (pardon, rapper) tutte romane. I nomi non suoneranno nuovi, e le facce ancor meno: Paola Minaccioni e Federica Cifola. Ma vederle vestite con taglie extra large, cavallo basso e cappellini &#8211; roba da fare invidia ai personaggi della Eeast Coast d’America &#8211; cambia le prospettive, tanto da chiedersi dove finisca la realtà ed inizi la finzione.  «Abbiamo sempre cercato di tenere nascosta questa identità &#8211; spiega infatti Federica &#8211; è ovvio che si tratti di una parodia, anche se l’intento è proprio quello di sembrare vere». Tutto ciò «senza forzare la caricatura per non farla diventare una macchietta». La risata però scappa davanti ai testi di Contromano e l’ultimo Chiamame ‘npò. Basi da ghetto americano e tanto di “bella sorè, bella fratè”, i testi parlano della vita di oggi, dei piccoli grandi drammi dell’uomo medio italiano. Sullo sfondo una Roma che trasuda da ogni rima, dentro ogni parola e slang, e che dà anche lo spunto per affrontare le difficoltà di una metropoli: traffico, palazzoni, e gente che cammina, per l’appunto, contromano. È la gente a cui “glie rode er culo”, per capirsi. «È nato tutto perchè volevamo iniziare lo spettacolo teatrale in modo inaspettato (le due, che corrono sole con vari progetti, sono a tutti gli effetti un duo comico, ndr) &#8211; dice Paola -  e da lì tra u po’ finisce che facciamo  l’album!». Di concerti infatti se n’è già parlato, e alla “coppia aperta” non dispiacerebbe mettere su qualche progetto con artisti che cantano per mestiere. E sembra che qualcuno tra questi si sia anche interessato: «I Corveleno ci hanno chiamato, sono contettissimi di questo progetto e nostri fans» dicono entrambe con entusiasmo. «Ci siamo ispirate a loro per il nome &#8211; incalza Paola &#8211; e l’idea di un featuring live ci intrippa!». E così dagli sketch per  la Gialappas (le finte porno star), a quelli per la Dandini (Paola a Parla con me è Giorgia Meloni) è probabile che presto si vedranno alle prese con qualche live  durante il quale potrebbero urlare (come nelle canzoni) “alza le casse a palla!”. Fanno sul serio: hanno un editore musicale (Luigi Cantini), un regista per i video (Luigi Antonini) e una musicista che ha messo su basi valide (Radiosa Romani).  Nel loro ultimo singolo il dramma è quello dell’uomo moderno: se il cellulare non squilla, è perché l’ha dimenticato a casa o perché nessuno chiama? Nel dubbio, visto che “un giorno c’hai credito, domani stai esaurito”, la regola è portarselo dietro sempre: “Non mi interfaccio mai, senza il mio mobile/come annà in montagna senza portesse un pail”.</p>
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