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	<title>Diparipasso &#187; firenze</title>
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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>Comune 2.0: a Firenze il barcamp è culturale (DNews 19/01/10)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[dnews]]></category>
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		<category><![CDATA[barcamp Firenze]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;antico carcere del capoluogo toscano diventerà rifugio per i bloggers dissidenti Diletta Parlangeli &#62;da Firenze I barcamp sono “non conferenze” (e con questa negazione s’intenda l’assoluto appiattimento delle gerarchie e l’apertura alla partecipazione) nate in Rete dalla volontà di aprire la discussione  &#8211; in maniera rigorosamente orizzontale &#8211; a chiunque sia interessato. È la Rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-593" title="barcamp" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2010/01/DSC_2535-300x199.jpg" alt="barcamp" width="300" height="199" /></p>
<p>L&#8217;antico carcere del capoluogo toscano diventerà rifugio per i bloggers dissidenti</p>
<p>Diletta Parlangeli &gt;da Firenze</p>
<p>I barcamp sono “non conferenze” (e con questa negazione s’intenda l’assoluto appiattimento delle gerarchie e l’apertura alla partecipazione) nate in Rete dalla volontà di aprire la discussione  &#8211; in maniera rigorosamente orizzontale &#8211; a chiunque sia interessato. È la Rete che parla di Rete e per la Rete. Incontri che nascono dal basso e che nel tempo hanno trovato più o meno sponsor. <a href="http://barcamp.org/palazzovecchio">I barcamp di Firenze</a> invece  &#8211; il primo in estate nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, il secondo sabato scorso alle <a href="http://www.lemurate.comune.fi.it/lemurate/">Murate</a>, antico carcere  restituito ora alla città &#8211; nascono per volontà dell’assessorato alla Cultura del Comune. Il che, inevitabilmente, diventa un punto di forza in una città dove gli utenti stessi di internet stentano ad aggregarsi spontaneamente, così come un tallone d’Achille. Cambia lo scenario-tipo di un barcamp, i temi, e le partecipazioni: più addetti ai lavori e meno bloggers, tanto per fare un esempio. E ci può essere chi si fa inibire dal tenore degli interventi, benché siano aperti a tutti (basta iscriversi a barcamp.org) come in ogni non-conferenza che si rispetti. «Sì, le tematiche potrebbero frenare qualcuno  &#8211; spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Giuliano Da Empoli &#8211; ma se così fosse si tratterebbe comunque di un’auto censura, in un certo senso. Il fatto che si affrontino argomenti come questi (fruizione e valorizzazione degli spazi urbani, ndr) è un po’ inevitabile, ma consente anche lo stesso margine di movimento a Palazzo Strozzi così come alla piccola associazione di Sesto Fiorentino». Insomma, una sorta di livella tra gli operatori della cultura (che non è poco). Addetti ai lavori o meno,  la manifestazione di sabato ha registrato una buona affluenza: gli speech partecipati e discussi, la gente venuta a curiosare tra le mura a vita nuova restituite, pure. D’altronde, come tiene a sottolineare il sindaco di Firenze Matteo Renzi (preparato persino sulle domande inerenti ai numeri dei suoi followers sui social network) il barcamp in questo senso ha avuto anche una valenza simbolica: «Basta vedere dove ci troviamo. Questo luogo, simbolo dell’oppressione, diventerà emblema di libertà. Dove c’era l’ora d’aria, ci saranno solo giornate d’aria». All’interno delle Murate infatti, sorgerà il progetto Smart Dissident 2.0: i nuovi spazi saranno un vero e proprio rifugio per attivisti politici e bloggers che attraverso la rete hanno fatto sentire la propria voce pagando con la propria libertà (un po’ come la Maison di Parigi). Se non è partecipazione questa&#8230;</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-595" title="DSC_2559" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2010/01/DSC_2559-300x199.jpg" alt="DSC_2559" width="300" height="199" /></p>
<p>Il secondo barcamp fiorentino si è svolto il 16 gennaio (sabato) all’interno dell’ex carcere Le Murate. Dalle 14 alle 18 si sono alternati all’interno di quattro spazi adibiti gli interventi di chi si è iscritto alla pagina web apposita (barcamp.org/palazzovecchio). È un secondo appuntamento, spiega l’assessore alla Cultura Giuliano da Empoli «nato su temi emersi nell’ambito del primo incontro a Palazzo Vecchio». Primo appuntamento la cui organizzazione aveva visto come protagonista Luca De Biase: «Ci ha instradato» spiega l’assessore. Si è discusso nell’arco della giornata delle trasformazioni dell’area metropolitana fiorentina (Sandro Bini), così come dell’impatto del turismo culturale in città come Newcastle, Edimburgo e Glasgow (Alessandro Colombo), di musica ecosostenibile in città (Nicola Cirillo), della cultura del divertimento e della coabitazione tra italiani e americani (Aaron Craig) fino alle nuove frontiere del design (Elisabetta Cianfanelli) e tanto altro. La serata è proseguita con una serie di eventi, compreso il concerto di Hauschka per Musicus Concentus.<br />
Il carcere delle Murate presto sarà restituito alla città sotto nuove forme: nascerà un caffè letterario, lo spazio rifugio per  il progetto Smart Dissident 2.0 (vedi articolo a lato) e il Suc, uno spazio interdisciplinare aperto al contemporaneo a 360 gradi. Dalle sbarre alla libertà espressiva.<br />
(Foto dell’evento di sabato). D.P.</p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-admin/media.php?action=edit&amp;attachment_id=590">Qui</a> il pdf della pagina</p>
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		<title>&#8220;Signorina, ma lei non la vede la paletta?&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 00:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certe volte penso che ci siano cose che solo io e la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo possiamo fare. Prendi giovedì sera scorso, sull&#8217;A1 in direzione Firenze (ma dai). Poco dopo Orvieto, mezzanotte passata, parlavo al telefono, dotata ovviamente di auricolare. Presa dal discorso ad un tratto vedo una macchina della polizia che mi affianca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certe volte penso che ci siano cose che solo io e la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo possiamo fare.<br />
Prendi giovedì sera scorso, sull&#8217;A1 in direzione Firenze (ma dai). Poco dopo Orvieto, mezzanotte passata, parlavo al telefono, dotata ovviamente di auricolare. Presa dal discorso ad un tratto vedo una macchina della polizia che mi affianca, senza sirene ma solo con le luci accese. Mi rallenta accanto, ma avendo come abitudine quella di guardare avanti quando guido, non ci faccio caso. Mi si piazza davanti. E io continuo a non capire. E&#8217; notte, e ho il vetro sporco (e il cofano bianco) per via di uno spargisale dietro il quale sono stata per lungo tempo causa strada ghiacciata e prestazioni delle ruote non proprio da rally. &#8220;Ma secondo te, una macchina delle polizia che mi si pianta davanti, vuol dire che mi vogliono controllare?&#8221; dico a chi sta all&#8217;altro capo del telefono. Decido di verificare e metto freccia per il sorpasso. E zac, fanno per bloccarmi. Ok, ho capito, ce l&#8217;hanno con me. Uff, che c&#8217;è ora. Li seguo nella piazzola di sosta.  Accosto, abbasso il finestrino: &#8220;Ah ecco, volevate me&#8221;? (Dile, che cacchio dici)<br />
&#8220;Signorina, ma lei la paletta non la vede?&#8221;<br />
&#8220;No, in realtà no. Con il buio no, e mi stavo chiedendo se quella luce fosse indirizzata verso di me&#8221; (Dile, basta, dì che accosti). &#8220;Accosto eh&#8221;.<br />
&#8220;Sì&#8221;.<br />
(Uff, e ora che vorranno?)<br />
&#8220;Vabbé, vediamo i documenti&#8221;.<br />
Tiro fuori la patente, che ce l&#8217;ho nell&#8217;apposito portafoglio carte nella borsa. &#8220;Ecco&#8221;.<br />
&#8220;E&#8217; sua la macchina&#8221;?<br />
&#8220;No, di mio padre&#8221;<br />
&#8220;Da dove viene?&#8221;<br />
&#8220;Roma&#8221;.<br />
&#8220;Che lavoro fa?&#8221;<br />
&#8220;Giornalista. Sto tornando a casa per il weekend&#8221; (le so, tutteeeee!)<br />
E intanto cerco il borsello del libretto.  Sotto il mio sedile, niente. (Dile, tranquilla, lo tieni sempre allo stesso posto, non è che abbia le gambe, tranquilla, cerca bene).<br />
&#8220;Ehm, aspetti che scendo eh&#8221;.<br />
&#8220;Sì&#8221;.<br />
&#8220;Sa, lo nascondo di solito, che non si sa mai&#8221;.<br />
&#8220;Certo, fa bene, a Roma poi&#8230;&#8221;.<br />
Trovato, era sotto l&#8217;altro sedile.<br />
&#8220;Eccolo&#8221;.<br />
Qualche altra domanda, e poi: &#8220;Signorina, lei ha un faro che non funziona&#8221;.<br />
&#8220;Eh no! Guardi, fa contatto. Ho due lampadine Renault da 20 euro sotto il volante, ma quando stavano per cambiarla, mi hanno detto che fa contatto e basta. Aspetti che provo a dargli una botta&#8221;.<br />
Cerco di aprire il cofano, ma è incastrato.<br />
&#8220;Senta, non mi si apre, può provarci lei&#8221;? E scendo di nuovo dall&#8217;auto.<br />
&#8220;Eh vabbè&#8230;&#8221;<br />
Vado per disincastrare la levetta, ma il cofano è pieno di sale (vedi sopra).<br />
&#8220;Lasci lasci, che si sporca, faccio io&#8221;. Apre, è da due botte al faro. Niente.<br />
&#8220;Vabbè senta, già che c&#8217;è lei, mica me la cambierebbe? Ce le ho nuove, 20 euro di Dio, almeno la mettiamo&#8221;.<br />
&#8220;E mettiamola, mi faccia vedere&#8221;. Prendo la lampadina. &#8220;Mi tenga la torcia su&#8221;.<br />
Fa per cambiarla, e si riaccende quella vecchia.<br />
&#8220;Lo vede, gliel&#8217;avevo detto! Fa difetto, credo che andrò dall&#8217;elettrauto a questo punto&#8221;.<br />
&#8220;Ma guardi lei, dovevo farle la contravvenzione e mi trovo a cambiare lampadine&#8221;. Rido. Che devo fare, rido, in effetti la situazione è comica.<br />
&#8220;E dove lavora lei&#8221;?<br />
&#8220;DNews. E&#8217; di Roma lei?&#8221;<br />
&#8220;No, Orvieto&#8221;.<br />
&#8220;Ah allora non ci conosce, noi siamo su Roma, Milano, Bergamo e Verona&#8221;.<br />
Qualche altra chiacchiera e poi: &#8220;Vabbene via&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Senta, ora che lei va avanti, mi dica se fa problemi il faro eh&#8221;.<br />
&#8220;Va bene, certo che potrebbe almeno offrirci il caffè! &#8221;<br />
&#8220;Ah guardi, io l&#8217;ho già preso, ma se vuole&#8230; &#8221;<br />
&#8220;No no&#8230; &#8221; Stavolta ride lui, mentre quello che è rimasto in macchina ha una faccia perplessa.<br />
&#8220;Arrivederci allora, buona notte&#8221;.<br />
&#8220;Buona notte&#8221;.</p>
<p>E io, con la mia Twingo d&#8217;un nero cattivo, riprendiamo la strada. E lei ha un musetto che sorride, lo so.</p>
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		<title>Sono hosì, senza &#8220;c&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 00:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Penna e calamaio]]></category>
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		<category><![CDATA[fiorentini]]></category>
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		<description><![CDATA[Curriculum linguistico Nata a Modena da genitori pugliesi, cresciuta a Firenze, &#8220;abitante&#8221; a Roma. Spiccata propensione ad apprendere dialetti e inflessioni (quindi non è raro che tiri fuori espressioni romanesche, napoletane, e chi più ne ha, metta pure). Questa la premessa, ora la verità: sono fiera di tutte le mie lettere mancanti. Sono approdata tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Curriculum linguistico</strong><br />
Nata a Modena da genitori pugliesi, cresciuta a Firenze, &#8220;abitante&#8221; a Roma. Spiccata propensione ad apprendere dialetti e inflessioni (quindi non è raro che tiri fuori espressioni romanesche, napoletane, e chi più ne ha, metta pure).</p>
<p>Questa la premessa, ora la verità: sono fiera di tutte le mie lettere mancanti. Sono approdata tra le colline con accento modenese, e ne sono uscita (sob) con qualche consonante in meno. La famigerata &#8220;c&#8221; che diventa &#8220;h&#8221; (non sempre, attenzione, ricordare i pari e dispari di Benigni), la &#8220;t&#8221; che diventa &#8220;th&#8221; all&#8217;inglese, la &#8220;q&#8221; che diventa &#8220;hu&#8221;, la &#8220;g&#8221; strascicata. Questo è quanto. E questo è per rispondere alle vessazioni che sono costretta a subire tutti i gioni, da mesi, in redazione. Non voglio comprare né vocali, né consonanti, chiaro?<br />
Se volessi potrei (sì, sembro un po&#8217; artefatta nella pronuncia, ma ce la faccio, giuro), ma non ne ho la minima intenzione. Perché poi? Ho accenti misti che escono quando meno te l&#8217;aspetti, e capisco più di un dialetto (il ché è un vantaggio).<br />
Mi arrabbio in salentino, che uso anche in casa e al telefono con nonna, con amici e parenti pugliesi.<br />
Per tutto il resto, oltre a Mastercard, c&#8217;è il fiorentino. Togli qualche lettera, e il gioco è fatto.<br />
Non si tratta di mero campanilismo, ma di natura (eee, lo so che i fiorentini &#8220;puri&#8221; mi sgamano sempre, ma tant&#8217;è). Giocare &#8220;fuori casa&#8221; poi, come in tutte le cose, rafforza le provenienze. Quindi è normale che io parli come parli.<br />
&#8220;Non si dice hasa, ma Casa&#8221;! &#8220;Non si dice &#8220;hosa&#8221;, ma Cosa&#8221;! Ma credete che non lo sappia? Che poi sai che puristi, con le loro parlate sembra di essere a rotazione al Vomero e poi a Porta Portese passando per Rebibbia. A Firenze si direbbe &#8220;ma vai &#8216;ia vai!&#8221;.<br />
Senza eccedere nell&#8217;estremismo da curva Fiesole (visto che sono pure della Juve), mi sembra giusto quantomeno ottenere un po&#8217; di rispetto per tutte le mie pecorelle smarrite, ovvero le consonanti che si sono perse e ancora non tornano.<br />
Quindi care, sappiate che vi aspetto, ma nel contempo, sono contenta hosì. Ops, così.</p>
<p>Per chi volesse farsi un&#8217;idea un po&#8217; più articolata, consiglio <a href="http://www.polistampa.com/asp/sl.asp?id=3318"><em>&#8220;A Firenze si parla così&#8221; di Renzo Raddi</em></a>.</p>
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