<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Diparipasso &#187; dottori</title>
	<atom:link href="http://diparipasso.com/tag/dottori/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://diparipasso.com</link>
	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 12:42:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Un verosimile Pronto Soccorso</title>
		<link>http://diparipasso.com/2009/03/10/un-verosimile-pronto-soccorso/</link>
		<comments>http://diparipasso.com/2009/03/10/un-verosimile-pronto-soccorso/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 01:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[dottoresse]]></category>
		<category><![CDATA[dottori]]></category>
		<category><![CDATA[infermiere]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale Pertini]]></category>
		<category><![CDATA[pronto soccorso]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti dalla Capitale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://diparipasso.com/?p=326</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;ultima volta che ho sentito questo genere di dolore ero una bambina, e ricordo ancora l&#8217;ascensore che si chiudeva con dentro me, un&#8217;infermiera, e mia madre, prima del ricovero per una pleurite. Ovvio che mi sono preoccupata. Per questo stamattina sono andata al pronto soccorso dell&#8217;ospedale Pertini, in via dei Monti Tiburtini (la rima non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima volta che ho sentito questo genere di dolore ero una bambina, e ricordo ancora l&#8217;ascensore che si chiudeva con dentro me, un&#8217;infermiera, e mia madre, prima del ricovero per una pleurite.<br />
Ovvio che mi sono preoccupata. Per questo stamattina sono andata al pronto soccorso dell&#8217;ospedale Pertini, in via dei Monti Tiburtini (la rima non era calcolata). Mi ha dato uno strappo il coinqui Gianluca stamattina, e in pochi minuti mi sono ritrovata nel corridoio a riempire il modulo e a farmi dare un braccialetto tipo quelli da open bar discotecaro con un codice sopra (spazio ringraziamenti, che vanno anche a chi ha mantenuto stretto contatto sms).</p>
<p>Insomma, mi siedo in sala d&#8217;attesa. Davanti a me una signora che accompagnava la suocera con la protesi che dopo 12 anni faceva storie, e dato che anche lei aveva un piede rotto, nessuno ha notato che fosse una parente accompagnatrice (in tal caso non sarebbe potuta restare lì).<br />
Ad un tratto arrriva un bambino con tutta la faccia rossa e gli occhi gonfi per un insolazione, e le tre donne cominciano a parlare di tutto. Un ragazzo, che sembra indiano, mi fissa dall&#8217;altro capo della stanza. L&#8217;infermiera chiama un nome, e la signora sulla sedia a rotelle lo guarda: &lt;Ccche sei te?&gt; Lui fa di no con la testa, e lei continua con le due &lt;Che ne so, quello è scuro, po&#8217; esse&#8217; che c&#8217;ha un cognome strano&gt;&#8230; Per fortuna cala il silenzio subito dopo inizia un altro di scorso, sotto i sorrisetti imbarazzati della nuora dal piede rotto.<br />
Attesa, attesa. Poi mi chiamano. Entro in &#8220;Accettazione donne&#8221;: c&#8217;è una dottoressa con il musetto che mostra tutta la sua rigidità. Capelli biondo scuri rossi, stetoscopio verde acido (bello, ammetto) come gli occhiali, e posto di comando: pc, oltre dieci mazzetti di fogli posizionati sulla scrivania, telefono squillante e stampante bollente.<br />
&lt;Malattie gravi?&gt;<br />
&lt;Ehm no&#8230; un ricovero per pleurite da piccola, per il resto&#8230; quelle normali infettive&#8230;.&gt;<br />
&lt;Allergie?&gt;<br />
&lt;Dunque da piccola&#8230;.&gt;<br />
&lt;Parlo di età adultà!&gt; mi interrompe la topina dottoressa [e, tanto per la cronaca, vorrei quasi farle notare che per me, l'età adulta, almeno anagraficamente, mica è iniziata da molto...]<br />
Ad ogni modo, dice all&#8217;infermiera di farmi i prelievi emo, labo, figo, ala, mela: nomi di questo tipo, che ovviamente non ricordo, e mi stendo sul lettino.<br />
Mi infilano un ago di qua e uno di là. Poi arriva un gentil dottore, capelli e sopracciglia bianchi, faccia lunga e occhiali. Mi visita e fa domande, ed è sempre meglio della dottoressa topolina. Almeno non mi guarda storto e non mi chiede perché non sono andata dal medico di base (anzi mi guarda con comprensione e mi dice &lt;Guardi, se va alla asl che avrà vicino casa, gliene danno uno&#8230;&gt;). [Io il mio non lo lascerò mai, chiaro? Solo che sta un po' lontano, ma vabbè].<br />
Carinamente mi chiede se ho preso botte, come mai sono a Roma e che lavoro faccio. A quel punto, sranamente, anche la dottoressa sembra essere lievemente meno rude, ma solo per un attimo quando rispondo &lt;giornalista&gt;.<br />
Il buon dottor e l&#8217;infermiera bionda dall&#8217;occhio azzurro scherzano un po&#8217; su eventuali articoli in merito al Pronto Soccorso.<br />
Poi mi siedo, e aspetto. Aspetto le analisi, aspetto che mi portino a fare la lastra e poi aspetto che me la consegnino. Ad attendere con me, il resto del mondo chiuso dentro e subito fuori quella stanza quadrata. Sono tutte signore piuttosto anziane, eccetto una ragazza magrissima con tacco argentato, jeans e giacchetta nera con camicia che credo sia lì per delle sorta di palpitazioni. E un&#8217;altra, più grande, che sembra peruviana, che ha la sensazione che qualcuno le stia tirando i capelli fortissimo.<br />
Aspettiamo, e intanto girano barelle, entrano ed escono e vengono manovrate con destrezza nello spazio ristretto.<br />
I parenti fuori dalla porta cercano di entrare, ma la dottoressa rigida e inflessibile li riprende:  &lt;Scusi lei dove va?&gt;. &lt;Ma&#8230; &#8211; balbettano i malcapitati &#8211; c&#8217;è mia madre, volevo salutarla&gt;. &lt;Eh, entri&#8230; ma uno alla volta, uno alla volta!&gt;.<br />
Ad un certo punto un&#8217;infermiera rimane sola in sala, e le pazienti tutte &#8220;over&#8221; qualsiasi numero dopo il 65 (e credo anche 70), hanno le loro richieste da fare. Chi ha sete, chi ha fatto un bisogno un po&#8217; sopra le aspettative, chi dice che è abituata al suo terrazzino di casa e se non ci va non respira più, chi sta zitta e si guarda intorno impaurita, e chi a più riprese gridacchia qualcosa di incomprendibile tipo &lt;testa&gt; e poi &lt;quella stupida!&gt;. Il figlio della signora in questione è giù uscito sconsolato dopo il colloquio con topolina: &lt;Sua madre viene per?&gt; &lt;Beh dunque, ha un po&#8217; di diabete, questo e quello e spesso ha degli scatti un po&#8217;&#8230; &gt; e muove la mano all&#8217;insù ruotandola, tipo mossa di ballo popolare. &lt;Un po&#8217; ?!?&gt; richiede topolina. &lt;Eh, un po&#8217;&#8230;.&gt; tentenna il signore. Non ce la fa a dirlo, anche se lo pensa e la cosa lo affligge. Gli si legge in faccia che vorrebbe urlare: &lt;Ma non la vede? Ha quasi 90 anni e dice cose senza senso, inveisce con le persone a caso, a volte. Mi aiuti, non so come fare&gt;. Ma si controlla, e davanti agli occhi della dottoressa, che si vedono lontani dietro gli occhiali poggiati al bordo del naso, risponde: &lt;Ha degli scatti&#8230; diciamo d&#8217;ira&gt;, chiude. E&#8217; quasi sollevato di aver trovato una parola che non offendesse. L&#8217;ha detto veloce, per farsi sentire il meno possibile.<br />
Ma poi, dopo aver schedato anche questa paziente, la dottoressa ha fretta, ha cose da fare. &lt;Sì accomodi fuori, la chiameremo&gt;. &lt;Ma come funziona?&gt; prova a chiedere dettagli lui. &lt;Eh, lei vada, noi se abbiamo bisogno la chiamiamo, appena abbiamo novità&gt;. Lui sembra guardarmi velocemente mentre parla tra sé e sé uscendo dalla stanza&#8230;&lt;Ma quando? Oggi? Domani? Tra un giorno? Tra un anno?&gt;. Borbottando, se ne va.</p>
<p>Io sto lì, aspetto e guardo. Mando mail alla redazione e in giro per l&#8217;Italia ai collaboratori. Ma guardo.<br />
Quando arrivano anche i risultati delle lastre, mi dicono che gli esami non mostrano niente di grave, che si tratta di una toracoalgia di verosimile origine osteoarticolare. Quel &#8220;verosimile&#8221; mi convince poco, ma tant&#8217;è. Decido di non rimanere in osservazione (ipotesi paventata dai medici) per le 24 ore. E&#8217; comparsa una nuova dottoressa, che mentre mi toglie l&#8217;ago mi dice: &lt;Stia tranquilla&gt;. Sorride, mentre la topolina continua a macinare fogli e conversazioni telefoniche e imperativi a destra e a manca. Quel &#8220;verosimile&#8221; non mi piace, manco pensavo si usasse nelle diagnosi (ma a quanto pare è verosimile). Io esco, e mi avvio alla metro, verosimilmente vicina, torno a casa e poi al lavoro. Ora, dopo quelle 4 ore e la giornata lavorativa, sono verosimilmente stanca e ho ancora quel dolore verosimile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://diparipasso.com/2009/03/10/un-verosimile-pronto-soccorso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

