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Pubblicità e informazione: in Media stat veritas (volendo)

Posted by Diletta Parlangeli on gen 21, 2012 in Senza categoria

Dire che la pubblicità non influisce sulla linea editoriale di un giornale è come dire che ad agosto è impossibile girare in bermuda. Negare l’evidenza mi pare eccessivo.
Sostenere che la linea editoriale di un giornale sia totalmente dettata dagli inserzionisti, per contro,  è come ridurre le nostre testate nazionali, grandi e piccole, a un volantino delle offerte del supermercato recapitate nella buca delle lettere (con tutto il rispetto, sono un’altra cosa).
Il campione intervistato per conto dell’Ordine dei Giornalisti in collaborazione con il gruppo di lavoro del Consiglio nazionale “Qualità dell’informazione e pubblicità” coordinato da Pino Rea, si è spaccato in due, come illustra Giovanni Boccia Artieri. C’è un 4% di incerti che mi auguro non abbiano sospeso il giudizio, ma siano rimasti in mezzo dopo aver valutato l’enorme complessità del tema.

Letto il post, ho girato la testa: sulla libreria i manuali del Centro di Documentazione Giornalistica, quelli da studiare per affrontare l’esame per accedere all’albo dei Professionisti.  Nel volume “I doveri del giornalista”, ho ritrovato il capitolo a cura di Giuseppe Morello intitolato “Informazione e pubblicità”: “E’ stato giustamente rilevato che il ‘rapporto tra informazione e pubblicità – un rapporto difficile  - è uno dei principali problemi della professione giornalistica”.  Ecco, tanto per cominciare.

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Planet Funk, Alex Neri: “Il tour anni ’70″ (Extended Version)

Posted by Diletta Parlangeli on gen 20, 2012 in dnews, musica

Altro che “Illogical Consequence”. Quando non ci si affanna a sfornare singoli per assediare le charts, in realtà le conseguenze sono molto chiare: dischi di successo e gusto (di chi fa, e di chi ascolta). Per i Planet Funk, fino a richiesta di smentita, funziona così da più di 10 anni. Saranno sul palco dell’Orion  sabato 21 gennaio, dopo una serie di date che hanno seguito l’uscita di “The Great Shake”. «Un tour un po’ anni Settanta»  spiega dj Alex Neri, anima del gruppo.
In che senso?
Abbiamo suonato i nuovi brani prima dell’uscita dell’album: i singoli sono cresciuti in pratica davanti al pubblico. Read more…

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Paola Maugeri: tra libro e cappelli, vi racconto il mio rock

Posted by Diletta Parlangeli on gen 20, 2012 in dnews

Più che una dj, una guida all’ascolto. La tutto-fare Paola Maugeri (storica voce della radio, veejay nei ruggenti anni di Mtv e volto della televisione a tutto tondo; stilista per Borsalino, scrittrice, e via di seguito) porta una “selezione musicale/reading” davanti al pubblico  del Rising Love di Roma (oggi, ore 22).
«Il mio programma “Music History”  su Virgin Radio va bene, vengono scaricati 90mila podcast al mese: voglio portare un po’ in giro questa formula, facendo ascoltare dei brani e raccontando delle storie».
La gente ne è affamata.
Sì, io ho iniziato a fare questo lavoro perché volevo conoscere e raccontare storie. Mi piacciono quelle d’amicizia: spiegare la grande famiglia che sono i Red Hot Chili Peppers, oppure l’aiuto di Iggy Pop a David Bowie…
Le lezioni rock di Castaldo-Assante fanno da sempre il pienone, i download di Music History anche… c’è voglia di imparare in giro.
Molta. I ragazzi in particolar modo si appassionano ai musicisti reali, a quelli che hanno fatto tanti dischi lontani dalle logiche del singolo “one shot” che c’è adesso.
E il rock tira sempre. Read more…

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Maxxi App, il museo nello smartphone

Posted by Diletta Parlangeli on gen 19, 2012 in dnews

Non chiederti quello che tu puoi fare per un’app, ma quello che un’app può fare per te. La “Maxxi App” è stata creata per facilitare la visita del Museo Nazionale delle Arti  del XXI secolo di Roma rendendola più “social” possibile. In download gratuito per gli utenti Android ed Apple,  è divisa in cinque sezioni: Calendario che comprende esposizioni, eventi, appuntamenti; Collezioni, con le  schede di approfondimento con immagini e video delle opere.

E ancora Tour, per suggerimenti e informazioni su possibili percorsi tra le gallerie per chi si trova all’interno del museo con tanto di “Naviga Museo” con selezione del piano e funzione di ricerca e  Info (dalla mappa del luogo agli orari, passando per il programma di Membership. Tranne quest’ultima quasi tutte le sezioni rimandano a pagine web esterne (del sito ufficiale), consentendo di condividere contenuti e lasciare commenti sulle esposizioni e le altre attività della struttura. Interessante e dinamica anche la sezione More, che fa da collante con tutte le altre presenze online sui social network site del Maxxi: profilo Facebook, Twitter, Youtube, Flickr.

L’applicazione per smartphone e tablet è frutto della collaborazione tra Fondazione Maxxi e Fondazione IBM Italia (alla Corporation è tra l’altro dedicata una mostra al Maxxi B.a.s.e fino al 3 febbraio).  Altra forma di partecipazione la offrono i vari   QRcode (codici a barre bidimensionali) presenti in tutte le aree del museo, attraverso i quali i visitatori potranno accedere a contenuti multimediali inerenti il museo, le opere, le promozioni e le iniziative in corso. Non resta che app-licarsi.

(DNews, 19/91/2012)

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Davide Ferrario: ho suonato per i big, ora canto solo (ma cambio idea)

Posted by Diletta Parlangeli on gen 18, 2012 in dnews, musica

Prendete i musicisti, quelli che-sanno-tutto perché come -toccano-le-corde-loro- nessuno-mai, e dimenticateveli. Poi prendete gli interpreti, quelli che  più che cantare, si parlano addosso, e archiviateli. Giusto il tempo di un’intervista. E anche gli autori, quelli che non scrivono testi, ma trasmettono messaggi, perché comporre canzoni solamente non è abbastanza intellettuale. Fuori anche quelli: se l’operazione è stata fatta in modo corretto, dovrebbe essere rimasto presente qualcuno che assomiglia a Davide Ferrario. Ex frontman degli Fsc, chitarrista di artisti come Franco Battiato e Gianna Nannini, affronta l’uscita del suo primo disco solista “F” (Novunque/Self).

Tra pop elettronico e più  leggero, qui dentro c’è di  tutto: che vogliamo fare?
È una cosa che mi rappresenta tantissimo, questa schizofrenia nelle cose che faccio. Sono uno che cambia idea ogni cinque minuti.
E in questi 5 in che categoria sta “F”?
A metà strada, come hanno detto, tra il mainstream e l’alternative. Se è un mondo che non esiste beh, meglio: vuol dire che va riempito. Read more…

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Carofiglio: tra teatro e cinema senza moralismo (che fa solo danni)

Posted by Diletta Parlangeli on gen 18, 2012 in dnews

Ognuno ha i propri conti in sospeso. Con il passato, per definizione. Gianrico Carofiglio, per esempio, ne aveva più d’uno con un celebre fumetto. Ha iniziato a pareggiare i conti con un’“intervista impossibile” qualche anno fa e continua attraverso spettacolo della compagnia Teatro Kismet Opera in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino al 22 gennaio: “Il paradosso del poliziotto e Tex Willer”, con Augusto Masiello, Michele Cipriani e Giulio De Leo (adattamento e regia di Teresa Ludovico). Due atti unici che mettono al centro il dialogo. Perché forse aveva ragione Moretti: le parole sono importanti. «Più che mai – spiega il magistrato autore della  serie di romanzi dell’avvocato Guerrieri -sono strumenti di senso. Lo creano e lo restituiscono alla società civile».

Perché proprio il ranger-navajo?
Ha ossessionato la mia infanzia, anche come modello maschile irrealizzabile, e per questo frustrante. Era in ballottaggio con il Rick di Casablanca, che infatti sono riuscito a citare a margine. Read more…

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Cristina Donà: il mio live rock e i nuovi progetti

Posted by Diletta Parlangeli on gen 13, 2012 in dnews

“Non sempre rispondo”, recita il titolo di un suo brano. Nello specifico non è che Cristina Donà proprio non risponda: è che la linea difetta. «Io ti sento, tu?» (silenzio) (fruscii) (…) «Ok, mi fermo: è un evidente messaggio: o telefoni, o guidi» scherza. Ed eccola lì, pacata anche in mezzo al traffico, delicata come riesce ad essere anche nei suoi brani che di delicatezza non parlano, raffinata anche quando reindossa gli abiti rock delle prime produzioni. Sabato 14 sarà all’Orion di Ciampino, per una nuova data dopo l’uscita del suo “Torno a casa a piedi” (Emi), lavoro  che ha già portato in giro nel 2011.
L’ultima volta all’Auditorium  non scendeva più dal palco.
Ho un ottimo ricordo di quella data! Questa parte di tour è pensata per i locali. Sarà un altro tipo di spettacolo del quale faranno parte  anche molte canzoni del mio passato, quelle che non faccio quasi più dal vivo, come “Tregua”. Ci sarà anche una versione ridotta della band.
No! Niente sezioni di fiati che sidimena anche in balletti?
Solo per il momento! Pensa che le prime volte che suonavamo non mi ero accorta, dandogli le spalle, che facessero le coreografie. Quando l’ho realizzato, ho partecipato!
Quindi sarà un live più rock.
Sì, perché oltre al piacere di suonare e portare il disco dal vivo davanti alla gente, dopo un po’ ho bisogno di reinventarmi.  Ho rispolverato cose che avevo voglia di riprendere: l’inizio è sicuramente d’impatto.
Progetti vari?
Continuo con Saverio e Marco Lanza a collaborare al loro “Xxpastis” (relativo sito, ndr) progetti di musica e video. Un esempio è quello realizzato per il brano  “Sono io, che torno a casa a piedi”. Adesso però sto lavorando a brani totalmente svincolati dalle logiche della produzione di nuovi singoli, anche perché…
Anche perché?
Anche perché i grandi network non mi hanno mai passato, quindi non vedo perché dovrebbero farlo adesso e io dovrei iniziare a produrre canzoni in quell’ottica lì. I Lanza mi mandano le immagini, e io compongo. Sto sperimentando e mi piace.
Feat. o lavori autorali in vista?
Adesso comporre per gli altri mi interesserebbe; ho sempre pensato di non avere abbastanza competenza. Ho accantonato l’idea di cantare in coppia per non diventare il prezzemolo dei duetti italiani, partecipando solo al prossimo disco di Pacifico, davvero valido.

(DNews 12/01/2011)

Qui la mia intervista alla Donà di qualche mese fa per il Corriere Fiorentino.

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Muro del Canto: il romanesco che non senti in tv (Extended version)

Posted by Diletta Parlangeli on gen 11, 2012 in Senza categoria

Quel che si dice “fare di necessità virtù”. Daniele Coccia, già voce dei Surgery, era alle prese con un pezzo che proprio non riusciva ad arrangiare come avrebbe voluto. L’unica formazione con la quale è nata una versione convincente è stata quella con Alessandro Pieravanti, Ludovico Lamarra, Eric Caldironi, Giancarlo Barbati, Alessandro Marinelli.
A quel punto, la lampadina si è accesa: perché non sfruttare le capacità del gruppo? Ed ecco fatti i “Muro del Canto”, che dopo  singolo ed ep arrivano allo scoglio del primo album  intitolato “L’ammazzasette” (Goodfellas), che sarà presentato sabato 14 gennaio all’Init di Roma per poi partire in tournée.
Non proprio una band costruita a tavolino, diciamo.
Ci siamo accorti che funzionava e abbiamo preso la palla al balzo.
Folk rock popolare, cantato in romanesco: perché funziona?
Io credo che a Roma ci sia attenzione perché dopo i grandi nomi del passato come Gabriella Ferri e Lando Fiorini, c’è stato un vuoto totale.
A riempirlo però ci sono già Ardecore e Mannarino per gli inediti, l’Orchestraccia per la tradizione…
Io ho scelto il romano perché è l’approccio immediato alla scrittura che ho, quello che riesce a farmi esprimere al cento per cento. Se dovessi fare quest’intervista in italiano, pe’ fa ’n esempio, avrei delle difficoltà.
Ma no, c’è di peggio. E comunque premia anche il dialetto stretto: Sud Sound System, Van De Sfroos.
Sì, nel secondo ci vedo pure un intento un po’ politico… ma lasciamo perdere. Il romano bene o male riesci a portarlo ovunque, anche se ormai tra televisione, radio e cabaret se ne fa un uso sbagliato.
Quello un po’ coatto… E a chi vi ispirate voi, invece? Gioacchino Belli?
Lui è troppo importante. Un richiamo  chiaro è nel titolo del brano “Chi Mistica Mastica”, ma per il resto tutta la poesia del ’900 è fondamentale: italiana, americana… Il romano è solo un linguaggio. Parliamo di qualsiasi metropoli, con il rapporto di odio/amore che ha chiunque viva in una città difficile.
A questo punto chiariamo anche che non è necessario definire “pasoliniano” qualsiasi ragionamento  inerente le difficoltà della  capitale, per favore.
Ma sì! Anche perché la Roma pasoliniana è sparita. Lui dipingeva una realtà della borgata che non esiste più. La periferia di oggi non credo offra grandi spunti.
Grazie. E il progetto video?
Per la regia di Carlo Roberti usciranno una serie di video-film nei quali si articoleranno  storie che avranno per protagonisti sempre gli stessi personaggi. Sono già stati presentati nel primo videoclip “La spina”.

(DNews, 11.01.2012)

“BONUS TRACK”

A margine di questo articolo, una considerazione e un consiglio. La considerazione – che mi piacerebbe si articolasse con chi legge – è che la risposta sulla composizione in romanesco mi ha fatto venire in mente quella – quasi identica – esposta da Mannarino in questa intervista. Sull’”esportabilità” del dialetto invece avevo ragionato con Nando Popu dei Sud Sound System, band mai ostacolata dalla scrittura in salentino stretto. Anzi, son vent’anni che portano il loro reggae allegramente in giro. Nello specifico, i Sud io li capisco anche, ma se penso ad altre composizioni in un dialetto che non mi è familiare, mi rendo conto di avvertirlo come un limite. Eppure anche Van De Sfroos, intervistato per il Corriere Fiorentino, mi ha smentito su tutta la linea: “E’ sempre stato un acceleratore, più che un freno a mano. La gente lo percepisce come un qualcosa di esotico e se avvertono il sound genuino e lo vogliono, fanno propria una canzone comunque. Dopo tutto quando è arrivato Bregovic mica ci siamo posti il problema! Che poi lo stesso discorso vale per i Metallica o gli U2: non è mica vero che conosciamo tutti i testi! E’ una questione che ha a che fare anche la credibilità”.

Il consiglio è il brano “San Lorenzo” dell’album “L’ammazzasette”, di cui sopra.

 
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Le cose che

Posted by Diletta Parlangeli on gen 8, 2012 in Mentre vivo, Senza categoria

Le cose che non vuoi le vedi prima degli altri. Perché la paura fa guardare avanti, non indietro.
Quelle cose lì le nascondi, le schiacci come i piumoni messi via per il cambio di stagione, le spingi sul fondo di una borsa e quando saltano fuori  dopo mesi dici: “No no, ma questa non è mica roba mia e chissà qui come ci è finita no-no-no”.
Ti torturano i pensieri e così tu poi  ti torturi-le-mani-apri-e-chiudi- le-penne-serri-i-denti-stropicci-il-cuscino-getti-le-cose-sbatti le-porte-e-i-telefoni-alzi-il-volume-stringi-i-pugni-urli-nella-cornetta-trattieni-la-nausea-mordi. Mordi forte il labbro inferiore. Nella lotta rabbiosa per la difesa, nel tentativo di oppore loro una qualche resistenza.
Fin quando non sanguinano: i tuoi pensieri, e il tuo labbro inferiore.

 
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Il giorno dopo oggi

Posted by Diletta Parlangeli on dic 31, 2011 in Mentre vivo, Penna e calamaio, pensieri

Non credo di aver voglia di fare bilanci. Dopotutto cosa vuoi bilanciare, se domani sarà il giorno dopo oggi.
Magari ecco, magari sì, ecco, facciamo che pondero.
Soppeserò come faccio sempre, ma non mi peserò. Figurati, dopo Natale poi.
Guarderò questo sole di Roma che fugge via presto e si mangia la sera in un boccone dopo le cinque appena.
Guarderò fuori dalla finestra chiedendomi fuori da quale finestra guarderò tra un po’.
I miei errori, la maggior parte almeno, li ho già guardati negli occhi, quindi posso rimandare.

Smetterò. Non so di fare cosa, ma qualche cosa smetterò, dai. E magari comincerò, perché bisogna controbilanciare. “Controponderare” mi risulta non esistere. Una cosa in meno da fare.
Al massimo controcanterò, e mi passerà.
Nuoterò nell’esistenza liquida (fosse solo la società…) come mi trovassi nel mare della Puglia a luglio. Farò come quando speri di trovare un materassino al largo: vuoi mettere dondolare appoggiato a qualcosa? Tutt’altra storia.
Resti sospeso, ma almeno stai comodo.
Sognerò il lavoro che faccio, fatto al meglio. Sognerò l’amore, amato al meglio. Sognerò la vita, vissuta al meglio.
Non penserò di parlare al futuro per rimandare, ma per continuare a pensare.

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