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Donni e dintorni #4

Posted by Diletta on Gen 28, 2010 in Donni & Dintorni

La massima
“Senti, pensavo una cosa che potrebbe tranquillizzare gli uomini: sai che sono terrorizzati dall’idea dell’anello, no?”
“Beh sì, a meno che non sia quello della Durex”…

Planning
“Io non ho mica capito queli sono i tuoi programmi”
“Eh, quali sono i miei programmi?”
“Ah, nnamo bbene”

L’aggiornamento
“Ah, oggi ho sentito il demente. Freddissimo, ma forse dovrei mettermi nei suoi panni”
“Quale dei tanti? (di dementi, intendo)”

La svista
“Ecco, magari dimostra un po’ più dell’età che ha, se proprio vogliamo guardare il pelo nell’uomo…ops, nell’uovo”

La puntata precedente

 
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Luca Bizzarri: ‘Con Paolo da vent’anni. Il segreto della coppia? Stare zitti’ (DNews 27/01/10)

Posted by Diletta on Gen 27, 2010 in dnews

Luca e Paolo ritratto

Diletta Parlangeli>Roma

Chiamateli pure coppia di fatto. Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, leggi Luca e Paolo, si conoscono da vent’anni e la lista delle avventure artistiche che hanno affrontato insieme rischierebbe di annoiare – solo per lunghezza, s’intende – quanto  le istruzioni di un frullatore. L’attualità invece è più che avvincente e li vede, oltre che a Le Iene, in giro per l’Italia per il secondo anno con La passione secondo Luca e Paolo, scritto dai due protagonisti con Michele Serra e Martino Clericetti. Per la regia di Mauro Gallione, è in scena al Teatro Nuovo di Milano fino al 31 gennaio per poi proseguire.
Luca, è uno spettacolo che affronta il tema della morte, a suo modo.
Sì, la storia inizia con un resoconto di quello che potrebbero essersi detti i due ladroni, che di fatto sono stati i primi due esseri umani messi davanti al dubbio di credere o non credere. Non avevano ragioni così forti come ‘quello che stava in mezzo’.
Una sorta di nuovo punto di vista, dunque. Come nasce l’idea?
È nata da alcune cose che avevo scritto, con la stessa amarezza di fondo sul tema. Sentii un’intervista a Margherita Hack, che adoro e che da atea convinta rispose alla domanda ‘cosa c’è dopo?’ con un «Niente». Accidenti, «niente»: non è facile da accettare, anche se la scienza dice proprio questo.
Il pubblico si stupisce ancora della vostra veste teatrale?
Sì, nessuno si aspetta una roba del genere, molto diversa dal nostro solito: sono spiazzati, ma alla fine apprezzano.
Tv e teatro: cosa butta giù dalla torre?
Mi butto io.
La vita è fatta di priorità.
Il nostro lavoro è sempre lo stesso, sempre bello. È il mezzo di espressione che cambia.È bene non fossilizzarsi mai (e lo dice uno che son dieci anni che fa la stessa cosa).
Una coppia del passato a cui vi ispirate e una del presente degna di nota.
Mi vengono in mente Lionello e Tognazzi, Franco e Ingrassia… nel passato ce ne sono tante. In questo momento trovo bravissimi  Lucas e Williams di Little Britain.
Qual è il segreto per non scannarsi?
Stare zitti.
Ah, ecco.
Quando ti vedi tutti i giorni da vent’anni è come avere una fidanzata, bisogna imparare a tacere quando si deve e parlare quando è il momento. Grazie a dio non sono un grande parlatore.
È molto attivo sui social network, qual è il suo rapporto con internet?
Amorevole e costante. Lo uso molto per informarmi e divertirmi, e per fare un sacco di altre cose.
Che detta così…
Sa com’è, io sono un ragazzo solo… e internet non delude mai.
Non so se lo scriverò.
Ma no, non c’è niente di cui vergognarsi (ride, ndr).

 
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Sono un poeta, cara: il web mi ha aiutato a scrivere per lavoro (DNews, 22/01/10)

Posted by Diletta on Gen 26, 2010 in dnews

guido_catalano

Diletta Parlangeli>Roma

Secondo me le poesie vanno lette a voce alta. Non è essenziale essere nudi, ma a voce alta sì. Anche se si è soli. Anzi meglio” scriveva nel 2000 Guido Catalano nell’introduzione alla prima edizione (tre in tutto) de I cani hanno sempre ragione , a cui sono seguiti Sono un poeta, cara e Motosega. Per fortuna che lui a voce alta le legge in pubblico, le poesie che scrive. Un poeta decisamente 2.0, attivo sul suo blog, così come su Facebook, ha fatto della rete un punto di forza.  Ospite domani della prima puntata di Barbareschi Sciock  (ore 21, La 7), ha un passato da cantante e una cospicua gavetta in giro nei locali con i suoi reading (ormai due o tre a settimana:  «Ora è il mio lavoro» dice).
È sempre stato un poeta blogger?
Nel 2003-2004 avevo un blog su una piattaforma, poi ne ho scoperto le potenzialità e ho messo su un dominio. È leggibile  da chiunque, viene linkato su altri blog. Non parliamo poi di come siano aumentate le possibilità di promuoversi con Facebook, di trovare contatti per nuove serate. Quasi non uso più le mail. Insomma, io all’inizio andavo in giro con secchio e colla ad attaccare i manifesti degli spettacoli, direi che le cose sono cambiate.
Esiste l’ispirazione?
Sì. Io ad esempio non ho una metodologia scientifica nella scrittura. Capita che non scriva anche per un mese, ma poi mi viene l’ansia.
L’ansia di aver perso “il dono”?
No, però se non scrivo per un po’ mi manca: è una forma di auto psicanalisi pazzesca.
E come ne esce da queste “sedute”’?
Bene direi. Solo alle volte ho delle sensazioni strane, come quando il pubblico ride per cose che io non avevo considerato affatto comiche, o il contrario. Spesso il significato di quello che scrivo arriva dopo. Alle volte sono cose così oniriche che le capisco solo  con il tempo.
Strano, molto strano.
(Silenzio, ndr) Tutto bene?
Sì.
L’interpretazione è parte fondamentale delle sue poesie. Vantaggio o pericolo?
Mi è stato fatto notare più volte che  cambino completamente se lette anziché ascoltate. Io spero che chiunque le legga goda a sufficienza, ma è anche giusto che siano legate ad un’interpretazione specifica e originale. Anche perché è la mia, non ho mai studiato recitazione.
Una delle sezioni del libro si intitola ‘Non ditelo ai bambini’: cos’è che non  gli si dovrebbe  dire?
Il titolo nasce da una poesia che racconta, tra il resto, di Qui Quo e Qua che hanno un fratello nato senza becco che tengono chiuso in cantina.  Io penso che ai bambini si possa dire tutto. Anzi, no: io se avessi saputo quella storia ci sarei rimasto malissimo, come quando mi dissero che Babbo Natale non esiste.

Foto di Valentina Fontanella

 
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Barbareschi Sciock(a) la Rete: ‘Ho copiato da Spinoza.it? Scacco!’ (DNews, 26/01/10)

Posted by Diletta on Gen 26, 2010 in dnews

Diletta Parlangeli>Roma
Mai sottovalutare la Rete. Questo hanno pensato gli iscritti del blog (serissimo) Spinoza.it quando hanno risentito nella nuova trasmissione di La 7, Barbareschi Sciock, alcune delle battute che erano state pubblicate sul sito nei giorni precedenti. Una community cospicua (il blog ha vinto il primo premio alla BlogFest del 2009) che in un batter d’occhio ha fatto rimbalzare la notizia. In effetti più che una sottovalutazione quella del deputato Pdl sembra una scelta oculata. Come sono andate le cose? «Molto semplice – spiega il conduttore – la rete ha sempre saccheggiato dalla generalista per trovare contenuti e io faccio esattamente l’opposto. Io prendo tantissimo dalla rete, basta guardare il programma, che è crossmediale». «Sono loro che hanno sempre dichiarato che il web è libero, no? Com’è che quando ero io a dire che si dovesse pagare il diritto d’autore non andava bene? Questo si chiama scacco al re». «Usare l’alibi della libertà del web per fare il proprio comodo denota mancanza di educazione e di rispetto del lavoro altrui – replica Stefano Andreoli responsabile con Alessandro Bonino di Spinoza -  Ci sono comunque delle regole di base. Non siamo a un buffet». Stessa cosa pensano tutti gli utenti che ieri hanno fatto rimbalzare  la notizia su Friendfeed corredata dai più svariati commenti. «La base è la citazione -continua Stark  -   che è l’attestazione minima del lavoro altrui. Su YouTube tutti gli spezzoni di trasmissioni tv che vengono pubblicati riportano da dove vengono. E chi mette un filmato  non lo spaccia per proprio, cosa che Barbareschi ha fatto».  Su una cosa i due si sono trovati d’accordo:  che quattro degli autori di Barbareschi Sciok siano anche iscritti a Spinoza non ha una rilevanza fondamentale («Spinoza ha circa 4mila “autori”, considerando sia gli iscritti al forum sia chi invia le battute via mail o per altri canali (per tacere dei 27mila fan su Facebook) – spiega Stark – essere iscritti al forum di un sito non  dà la libertà di fare quel che ti pare coi suoi contenuti»).
«Internet in Italia l’ho portato io anni fa insieme a pochissimi altri – continua il deputato – lo conosco bene sotto ogni punto di vista.  Io porto la rete in tv: l’idea di base è che possano interagire in diretta». «La mia è una provocazione -chiosa – chissà che tra qualche anno, dopo questo, esisterà una regolamentazione». Ora, per onorare lo sharing,  a Spinoza toccherà fare battute  su Barbareschi Sciock.

 
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Lillo & Greg prigionieri del teatro: la nostra attualità è il regno dell’assurdo (DNews 19/01/10)

Posted by Diletta on Gen 19, 2010 in dnews

lillo&greg

Diletta Parlangeli>Roma

Trovarsi imprigionati, anche se nel proprio ambiente naturale, non deve essere bello. Chiusi, murati vivi in una scenografia che non è quella del proprio spettacolo, e non sapere come uscirne. Questa la nuova prova (teatrale e non) di Lillo & Greg, coppia di comici ormai rodata – innumerevoli ormai i loro show, così come l’attività a “Le Iene”, la musica de Latte & i Suoi Derivati e “106″ a Radio2 – che porta in scena da questa sera al 7 febbraio al Brancaccio di Roma la prima di “Intrappolati nella commedia”.
«Io e Greg (Paquale Petrolo e Claudio Gregori, ndr) nella trama ci troviamo a teatro per un sopralluogo e non riusciremo più a uscire». Una situazione ai limiti dell’assurdo dunque, con cui Lillo & Greg confermano la loro lontananza dalla comicità all’italiana che porta avanti la su vizi e virtù dei propri compaesani.

Continua il carattere paradossale della vostra comicità.
È una questione di predisposizione naturale al surreale per raccontare le cose. Di base partiamo da situazioni che ci fanno divertire e nonostante tutto anche in questo modo si va sempre a toccare qualche corda di attualità.
Una ricerca non voluta, comunque.
Esatto, non è mai diretta. In qualche modo nascono dei riferimenti, ma non sono mai calcolati, non ci preoccupiamo di questo. Ed è per altro il motivo per cui molte nostre commedie sono rappresentate anche altrove – è successo di recente con la Spagna – : non perchè siamo particolarmente bravi, ma solo perché vanno bene per tutti. Merito delle geometrie surreali.
“Aspettando Godot” docet.
Non a caso è un’opera per cui impazziamo entrambi! Ma non esageriamo, quello è un capolavoro, noi siamo più “cazzari”, e dai! (ride, ndr).
A proposito di commedie riuscite, la storia di “Work in regress” ha un che di Inglorious basterds:  la storia si ribalta.
Sì, parla di una compagnia senza una lira che trova un finanziatore che la costringe a cambiare la storia facendo diventare buoni i tedeschi. Ecco un esempio di come si possono toccare temi reali partendo dalla fantasia: quella vicenda riporta  all’attualità, a cosa tocca fare alle volte per il denaro, quando la velleità artistica va a farsi benedire.
Tu e Greg fate tv, cinema, teatro, radio: qualcos’altro? A quando il web?
Il web lo fanno gli altri per noi! Abbiamo pagine di nostri sketch su Youtube, e la trovo una cosa bellissima, perché chiunque può soddisfare gratis la propria curiosità. Ci diverte l’idea di partecipare con vari mezzi, anche se bisogna stare attenti a come lo si fa, perché ognuno di essi richiede una scrittura diversa. La radio, ad esempio, è perfetta per il nostro genere di umorismo, che punta più all’assurdità delle situazioni che alla battuta in sè.

 
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Comune 2.0: a Firenze il barcamp è culturale (DNews 19/01/10)

Posted by Diletta on Gen 19, 2010 in dnews

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L’antico carcere del capoluogo toscano diventerà rifugio per i bloggers dissidenti

Diletta Parlangeli >da Firenze

I barcamp sono “non conferenze” (e con questa negazione s’intenda l’assoluto appiattimento delle gerarchie e l’apertura alla partecipazione) nate in Rete dalla volontà di aprire la discussione  – in maniera rigorosamente orizzontale – a chiunque sia interessato. È la Rete che parla di Rete e per la Rete. Incontri che nascono dal basso e che nel tempo hanno trovato più o meno sponsor. I barcamp di Firenze invece  – il primo in estate nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, il secondo sabato scorso alle Murate, antico carcere  restituito ora alla città – nascono per volontà dell’assessorato alla Cultura del Comune. Il che, inevitabilmente, diventa un punto di forza in una città dove gli utenti stessi di internet stentano ad aggregarsi spontaneamente, così come un tallone d’Achille. Cambia lo scenario-tipo di un barcamp, i temi, e le partecipazioni: più addetti ai lavori e meno bloggers, tanto per fare un esempio. E ci può essere chi si fa inibire dal tenore degli interventi, benché siano aperti a tutti (basta iscriversi a barcamp.org) come in ogni non-conferenza che si rispetti. «Sì, le tematiche potrebbero frenare qualcuno  – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Giuliano Da Empoli – ma se così fosse si tratterebbe comunque di un’auto censura, in un certo senso. Il fatto che si affrontino argomenti come questi (fruizione e valorizzazione degli spazi urbani, ndr) è un po’ inevitabile, ma consente anche lo stesso margine di movimento a Palazzo Strozzi così come alla piccola associazione di Sesto Fiorentino». Insomma, una sorta di livella tra gli operatori della cultura (che non è poco). Addetti ai lavori o meno,  la manifestazione di sabato ha registrato una buona affluenza: gli speech partecipati e discussi, la gente venuta a curiosare tra le mura a vita nuova restituite, pure. D’altronde, come tiene a sottolineare il sindaco di Firenze Matteo Renzi (preparato persino sulle domande inerenti ai numeri dei suoi followers sui social network) il barcamp in questo senso ha avuto anche una valenza simbolica: «Basta vedere dove ci troviamo. Questo luogo, simbolo dell’oppressione, diventerà emblema di libertà. Dove c’era l’ora d’aria, ci saranno solo giornate d’aria». All’interno delle Murate infatti, sorgerà il progetto Smart Dissident 2.0: i nuovi spazi saranno un vero e proprio rifugio per attivisti politici e bloggers che attraverso la rete hanno fatto sentire la propria voce pagando con la propria libertà (un po’ come la Maison di Parigi). Se non è partecipazione questa…

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Il secondo barcamp fiorentino si è svolto il 16 gennaio (sabato) all’interno dell’ex carcere Le Murate. Dalle 14 alle 18 si sono alternati all’interno di quattro spazi adibiti gli interventi di chi si è iscritto alla pagina web apposita (barcamp.org/palazzovecchio). È un secondo appuntamento, spiega l’assessore alla Cultura Giuliano da Empoli «nato su temi emersi nell’ambito del primo incontro a Palazzo Vecchio». Primo appuntamento la cui organizzazione aveva visto come protagonista Luca De Biase: «Ci ha instradato» spiega l’assessore. Si è discusso nell’arco della giornata delle trasformazioni dell’area metropolitana fiorentina (Sandro Bini), così come dell’impatto del turismo culturale in città come Newcastle, Edimburgo e Glasgow (Alessandro Colombo), di musica ecosostenibile in città (Nicola Cirillo), della cultura del divertimento e della coabitazione tra italiani e americani (Aaron Craig) fino alle nuove frontiere del design (Elisabetta Cianfanelli) e tanto altro. La serata è proseguita con una serie di eventi, compreso il concerto di Hauschka per Musicus Concentus.
Il carcere delle Murate presto sarà restituito alla città sotto nuove forme: nascerà un caffè letterario, lo spazio rifugio per  il progetto Smart Dissident 2.0 (vedi articolo a lato) e il Suc, uno spazio interdisciplinare aperto al contemporaneo a 360 gradi. Dalle sbarre alla libertà espressiva.
(Foto dell’evento di sabato). D.P.

Qui il pdf della pagina

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L’arena concerti è in soggiorno mostre e spettacoli a domicilio (DNews, 14/01/10)

Posted by Diletta on Gen 18, 2010 in dnews

On demand> L’arte in tutte le sue forme nelle case private: come risponde l’Italia

Diletta Parlangeli>Roma
L’artista suona sempre due volte (il campanello). Concerti, mostre d’arte, spettacoli teatrali: tutto arriva  a domicilio, come la spesa ordinata su internet, o quasi. I progetti attualmente in piedi sono molti, per un sistema iniziato qualche anno fa  che continua, con non pochi intoppi (Gianni Morandi è riuscito a farci una trasmissione, “Grazie a tutti”, ma non vale per chiunque). Se Oltreoceano infatti tutto fila liscio, qui in Italia non sempre è semplice mandare avanti “la baracca”. Lo sa bene Claudio Ripoli, ideatore insieme a Paola Iafelice di SalottoLive, il primo progetto che ha portato nella Penisola la tendenza de concerti nelle case, ormai un marchio. «È partito tutto nel febbraio del 2007 – racconta – sotto la spinta di una musicista americana che ben conosceva gli house concert. Negli Usa è un meccanismo che funziona e gli artisti lì riescono a pagarsi la data successiva con i soldi di quella precedente, grazie alle offerte». In Italia il meccanismo del contributo volontario ha riservato spiacevoli sorprese per tanto il prezzo, almeno per gli eventi SalottoLive, va dai 20 ai 30 euro.  Quello che basta a coprire le spese. Gli artisti non percepiscono compenso e l’organizzazione non ci guadagna. «Sembrano tanti -spiega Ripoli – ma in realtà, se tutti quelli coinvolti venissero pagati,    il prezzo sarebbe molto più alto». Adesso SalottoLive è un multibrand e mette in piedi anche eventi paralleli, ma mancando di sponsor, è fuori dalle logiche commerciali che decretano la sopravvivenza eterna (o quasi), delle cose. «Bisogna capire fino a quando ci sarà possibilità di farlo  – continua – essendo un prodotto meramente culturale, ha la scadenza». Un prodotto che ha dato però i suoi (buoni) frutti: grandi ospiti (Patrizia Laquidara, Simone Cristicchi, Niccolò Fabi, Raiz, Riccardo Sinigallia, per dirne alcuni), collaborazioni e un cd, uscito l’anno scorso e distribuito da Universal.
Prima che la formula fosse strutturata da organizzazioni (adesso di “similari” ce ne sono abbastanza), c’è stato qualche artista che ha portato in giro l’idea in solitario. Primo tra tutti Paolo Benvegnù, che con la sua band tre anni fa mise in piedi la “trilogia dei lavori”. «Abbiamo portato nelle case “Idraulici”, ”marinai” e “camerieri”, vestendoci ogni volta in modo adeguato al mestiere. Erano appartamenti in condomini, oppure piccole dependance; una volta persino un ristorante. La scelta era casuale, a seconda delle disponibilità: Morandi lo accoglie chiunque, ma per i Paolo Benvegnù è un po’ più difficile!».
Le case, oltre che “arene”, diventano anche gallerie. Così è stato per Gemito, triangolazioni d’arte che ha portato tra il 2007 e il 2008 33 artisti in giro per gli appartamenti tra Genova o Private Flat, una tre giorni che ospita in una rete di case esposizioni di arte contemporanea a Firenze. Per non parlare delle abitazioni che diventano teatro. Ne sa qualcosa Saverio Tommasi, che “consegna”  a domicilio lo spettacolo Georgofili, una via una strage uno show nato 3 anni fa aggiornato in tempo reale nella parte finale. «È una forma diretta di comunicazione che non avevo mai provato; apre spazio al dialogo, ed il senso è proprio quello: dopo l’ora e mezza circa di spettacolo ci si ferma a chiacchierare sulla questione».

 
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Il turismo online in Italia fa le valigie (DNews, 13/01/10)

Posted by Diletta on Gen 13, 2010 in dnews

Lo studio. L’offerta del settore sul web non risponde alle esigenze degli utenti. Così capita che si comprino vacanze nostrane su siti stranieri

Diletta Parlangeli>Roma

Si sa, c’è sempre qualcuno che ama più dell’altro, e i tempi non coincidono mai. Prendi gli italiani e il turismo online: la voglia dei cittadini di organizzare i propri viaggi su internet ci sarebbe anche, ma il sistema non risponde, o comunque non lo fa in maniera adeguata rispetto a ciò che accade nel resto del mondo, Stati Uniti in testa. L’eCommerce italiano (spiega uno studio NetComm incluso in una più ampia analisi dell’Università di Genova-Campus di Savona) in realtà  in questi anni  è cresciuto ad un tasso medio annuo che per quanto consistente  (fino al 30%),  non basterebbe a colmare la distanza dai Paesi più sviluppati.   «Siamo molto indietro rispetto ai principali paesi europei e agli Usa – spiega Roberta Milano, docente di Marketing e Web Marketing Turistico Territoriale al Campus di Savona -  Se, ad esempio, per l’Italia si può parlare di un tasso di penetrazione intorno solo al 10%, per gli Stati Uniti è già avvenuto nel 2008 il sorpasso dell’online verso l’offline».
Paragoni
Quindi, mentre in America sono di più quelli che prenotano le ferie online  di quelli che lo fanno nelle agenzie, in Italia «nonostante il turismo rappresenti più del 50% dell’intero e-commerce italiano (56% per l’esattezza secondo una ricerca del Politecnico di Milano “L’eCommerce B2c in Italia. Una crescita che sfida la crisi”) , è enorme  il gap che ci separa dal resto d’Europa».  Questo, essenzialmente, per due ragioni:  «La scarsa propensione all’innovazione delle nostre aziende determina una carenza di offerta. Intendo dire che la domanda dei turisti, anche italiani, è superiore; gli utenti italiani sono mediamente più evoluti degli operatori turistici, si informano e prenotano online le loro vacanze o i loro viaggi d’affari. Spesso, però, ci troviamo di fronte al paradosso:  italiani che comprano mete italiane ma su siti esteri. Un’ analisi della Bocconi quantifica questo tipo di mercato come almeno due volte superiore a quello domestico». La seconda ragione «è più culturale e riguarda la scarsa considerazione del web come strumento di promozione e commercializzazione.  Viene sottovalutata l’importanza del cosiddetto info-commerce,  il processo di acquisizione delle informazioni che poi portano ad effettuare una scelta d’acquisto, processo che oggi avviene principalmente online. Poco importa poi che questa scelta venga completata per mail o per telefono o  in agenzia».
Le aziende presenti online dal canto loro appaiono spaccati nelle opinioni. Secondo Casaleggio Associati (altra fonte dello studio di cui sopra), il 44% trova “soddisfacente” la promozione  web del proprio marchio, mentre il 43% la ritiene “difficoltosa” definendosi in “continua sperimentazione”. Il 13%  la definisce “insoddisfacente”.
Interessante “test” lo ha fatto nel 2007 il Centro Studi del Touring Club Italiano (esperimento bissato poi in forma ridotta dagli studenti del Master di Savona): fingendosi un turista, è stato messo alla prova l’atteggiamento degli uffici turistici delle Regioni e di 31 città italiane davanti a richieste via mail. A dar riscontro maggiore sono stati gli uffici delle Regioni italiane (la prima Alto Adige Informazioni con la provincia di Bolzano) con un tasso medio di risposta tra italiani e stranieri pari al 66,7%, percentuale che scende al 57,1% per le risposte agli stranieri, forse per una scarsa conoscenza dell’inglese.  A distanza di due anni non sembra essere cambiato molto e   secondo l’esperimento universitario, la più virtuosa in termini di rapidità (si parla di pochi minuti addirittura) è stata l’Umbria.
Tornando alla verifica del Tci, la cortesia è stato l’aspetto più critico (risposte frettolose e scarsa attitudine alla strutturazione corretta della mail). La risposta migliore, caso unico, è stata inoltrata ad un finto turista straniero, a cui uno degli uffici ha risposto, “We suggest you to contact a travel agency. Distinti Saluti”. E buone vacanze.

Come si muovono le ricerche nella Rete

Dove va principalmente un utente della Rete quando si vuole informare sulle mete turistiche? Secondo uno studio di Synovate per Google (ripreso dall’Università di Genova-Campus di Savona, vedi articolo a lato) i primi siti consultati sono quelli del Ministero del Turismo e di promozione turistica delle Regioni, seguiti da quelli di foto e video. Le guide online sono al terzo posto seguite dai siti di recensioni dei consumatori e quelli di comparazione prezzi con link.  «Le persone che organizzano la propria vacanza raccolgono informazioni, le incrociano, le paragonano. E, soprattutto, cercano e si fidano delle esperienze altrui. Le recensioni di viaggio o di hotel che possiamo trovare sui blog o sui vari social network – sia generici come Facebook, che specializzati come TripAdvisor –    influenzano in maniera determinante il comportamento d’acquisto -  spiega Roberta Milano – Le persone “conversano” in rete e uno degli argomenti più gettonati sono le proprio le vacanze». Le stesse persone che ovviamente lasciano il contributo sul web delle ferie trascorse: «Esiste online una miriade di contenuti generati dagli utenti legati al turismo: foto, video, racconti,… Se ci si pensa bene nulla di diverso da quanto succede offline dove l’argomento vacanze occupa gran parte dei nostri discorsi in alcuni periodi dell’anno». D.p.

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Festival delle Scienze, il primo concerto delle pulsar. Hack: “La voce della galassia” (DNews, 13/01/10)

Posted by Diletta on Gen 13, 2010 in dnews

Margherita_Hack_foto_Musacchio

Diletta Parlangeli>Roma
E quindi uscimmo a riveder (suonare) le stelle. Nessuna citazione forzata: al Festival delle Scienze 2010, in corso da oggi a domenica all’Auditorium Parco della Musica di Roma, tra la serie innumerevole di eventi, ci sarà anche la prima italiana de Le Noir de l’Étoile di Gérard Grisey, un concerto che farà ascoltare il suono delle pulsar. L’evento organizzato da Musica per Roma e Istituzione Universitaria dei Concerti avrà anche un’ospite speciale, Margherita Hack. L’astrofisica farà una chiacchierata  sul tema, illustrando quello che avverà sul palco (venerdì 15 e sabato 16 gennaio alle 21,  Teatro Studio). «Spiegherò cosa sono i rumori dei corpi celesti che noi percepiamo solo come luce, ma in realtà emettono delle radiazioni – racconta  – le pulsar sono stelle dense, piccole, del diametro di qualche decina di chilometri che emettono rumori pulsanti. Si sentiranno le registrazioni del radiotelescopio dalla Stazione Radioastronomica di Medicina  di Bologna e quelle dell’Osservatorio Astronomico di Trieste. Si sentirà la voce della Galassia». Le produzioni scientifiche si uniranno nella partitura per percussioni che il compositore Grisey aveva pensato come strumenti ideali per riprodurre il lampeggiamento della pulsar.
Questo uno degli eventi della kermesse che torna con la formula dei grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale: Ilaria Capua, David Wolpert, Enrico Bellone, Luigi Luca Cavalli-Sforza e molti altri. Si parlerà di internet con Juan Carlos de Martin, Luca De Biase, Alberto Oliviero, Luca Sofri,  Paolo Ferri, Nicholas Negroponte, Giuseppe Granieri e Riccardo Luna. E si tenterà di indagare il legame tra scienza e tecnologia, su cui la Hack ha le idee chiare: «La scienza pura ha lo scopo di studiare senza particolari fini. È mossa dalla curiosità, dalla voglia di scoprire le regole del pianeta e del corpo.  La tecnologia riguarda le applicazioni a fini pratici. Certe scoperte sono avvenute addirittura per caso e poi qualche geniaccio ne ha trovato lo scopo reale. Si tratta solo di attitudini diverse». Fino a domenica ci sarà spazio per farsi un’opinione a riguardo tra  lezioni magistrali,  conferenze, incontri, laboratori e nuove esperienze musicali. Oltre al Nero delle Stelle infatti, questa sera alle 21 in Sala Sinopoli i Motel Connection presentano il nuovo progetto crossmediale H.e.r.o.i.n. Human Environmental Return of Output/Input Network.
Il titolo dell’edizione 2010 Tra Possibile e Immaginario richiama ad un rapporto sempiterno tra quello che si vorrebbe e quello che si può nel concreto, legame immutato nel corso dei secoli. «Si sono sempre immaginate cose che non si conoscevano e che poi si sono scoperte» dice la Hack. Della serie, viva l’immaginazione. «Beh, basta pensare  a quanti scrittori e poeti antichi hanno fantasticato sulla luna e la sua luce, e poi sulla luna ci siamo andati davvero». Perchè ci siamo andati. «E certo che ci siamo andati!» (sorride, ndr). Ora, andiamo a sentire come suona.

 
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Torno subito

Posted by Diletta on Gen 5, 2010 in Mentre vivo

Ogni tanto ci sono, e poi mi vedi sparire. Ogni tanto non è che non ci sono, è che sparisco. Che prendo me stessa per mano e me ne vado in giro. Su e giù per il mio corpo, cercando qualche spazio libero (che vista la stazza, è dura). Ogni tanto me ne vado, ma poi torno, quasi sempre. Le volte che non sono più tornata non ricordo nemmeno se mi abbiano richiamata. E’ che dentro, io, sono peggio delle strade di Roma: le consolari principali per orientarsi, e intorno il casino. Posti dove perdersi è un attimo, e i sensi cambiano di continuo. Basta non accorgersi di una svolta, e ti tocca rifare tutto il giro. Curve? Molte. Rettilinei? Pochi: troppo contorta per trovarmi lineare.
E’ che quando mi perdo sono come la nebbia, non vedi più niente, e se accendi gli abbaglianti  è peggio, c’è il rischio che faccia muro.
Non ho ancora capito se temo il mio perdermi, ma di sicuro mi fa meno paura che perdere qualcun altro. Io alla fine mi ritrovo, sono come Pollicino, mi lascio appresso le briciole e poi le ripesco. Nessuno le prende al posto mio, perché nessuno va nei miei posti.

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