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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>Il mentalista Tesei: stupisco con la realtà, non con la fantasia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lui non muove, smuove. Per qualcuno   una “s” in più o in meno sarà questione di sfumature, ma è sulle cose  piccole all’apparenza, che si muove un mentalista. Francesco Tesei oggi al Brancaccio porterà in scena  “Mind Juggler”, leggi comunicazione subliminale e illusionismo psicologico (entro settembre un libro per Rizzoli). Parliamoci chiaro: devo stare attenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Wallpaper-High.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1565" title="Wallpaper High" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Wallpaper-High-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>Lui non muove, smuove. Per qualcuno   una “s” in più o in meno sarà questione di sfumature, ma è sulle cose  piccole all’apparenza, che si muove un mentalista. Francesco Tesei oggi al Brancaccio porterà in scena  “Mind Juggler”, leggi comunicazione subliminale e illusionismo psicologico (entro settembre un libro per Rizzoli).<br />
<strong>Parliamoci chiaro: devo stare attenta ?</strong><br />
Ahaha! No, per telefono sono come una pistola con i proiettili bagnati.<br />
<strong>Iuff. E sul palco che fa?</strong><br />
Sono oltre due ore di show, un viaggio giocoso in cui vengono coinvolti circa 30 spettatori. Mi piace l’idea di attivare riflessioni sulla loro mente, spinte che li mettano in contatto con l’inconscio.<br />
<strong> E ci riesce, anche in un contesto del genere?</strong><br />
Il gioco è dimostrare come possiamo essere soggetti a pressione manipolatoria. Fargli fare delle scelte e poi mostrare che io le guidavo in partenza. Comunque ci sono tecniche più strutturate che considerano la situazione, e altre molto semplici ed efficaci nella vita reale.<br />
<strong>Mamma che  incubo  deve essere  vivere con lei.</strong><br />
EhEh,  mia moglie all’inizio mi chiedeva le cose,  e dopo la mia risposta  si fermava: “Ma l’ho scelto io, o sei stato tu?”.<br />
<strong>Ecco, appunto.</strong><br />
Ok, ma io per fare il mentalista ho dovuto studiare, mentre le donne hanno una predisposizione naturale!<br />
<strong>Come è arrivato a questo?</strong><span id="more-1564"></span><br />
Ho fatto per 15 anni illusionismo,  poi ho cercato un altro modo per coniugare la mia indole di persona a cui piace il palco al confronto con la mente e la psicologia. Mi piace la magia intesa come stupore. Non voglio portare le persone nella fantasia, ma  fargli vedere come  non sia importante quello che accade, ma il significato che gli diamo. La realtà fatta di parole.<br />
<strong>Che sono importanti.</strong><br />
Esatto. È dimostrato che abbiano un potere performativo e che costruiscono il mondo in cui viviamo, condizionandolo.<br />
<strong>Cosa pensa di serie come “The Mentalist”?</strong><br />
Beh, mi ha permesso di sdoganare anche qui il termine mentalista, che prima forse credevano fosse un esperto di menta.<br />
<strong>O di moijto.</strong><br />
Che significa “piccolo incantesimo”.<br />
<strong>Tutto torna!</strong><br />
Sì! Per quanto fiction, si vede che gli autori si sono avvalsi di consulenze sul tema. Io nello show cito “Lie to me”.</p>
<p>(DNews 16/05/2012)</p>
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		<title>Vecchioni: Nuovo album? Non ne vale la pena, ma l&#8217;anno prossimo, magari&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sogno di ogni fan che si rispetti è sentire il proprio artista preferito interpretare, live, un suo the best of. Esattamente quello che farà Roberto Vecchioni domani sera al Teatro Sistina, dove porterà i brani de “I colori del buio”, raccolta delle sue migliori opere (e due inediti). Ma non ci saranno solo brani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/foto-prof1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1558" title="foto prof" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/foto-prof1-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Il sogno di ogni fan che si rispetti è sentire il proprio artista preferito interpretare, live, un suo the best of. Esattamente quello che farà Roberto Vecchioni domani sera al Teatro Sistina, dove porterà i brani de “I colori del buio”, raccolta delle sue migliori opere (e due inediti).<br />
<strong>Ma non ci saranno solo brani, vero?</strong><br />
No, anzi. Si parla a lungo toccando molti argomenti, dalle facezie all’attualità, anche ridendo. Per quanto io non sia né Grillo, né Crozza.<br />
<strong>Purtroppo, o per fortuna?</strong><br />
È solo un altro mestiere, il loro.<br />
Oddio, quello di Grillo non so quale sia adesso.<span id="more-1556"></span><br />
<strong>Ecco, stavo giusto per dirlo.</strong><br />
Diciamo che è comunque un altro mestiere. Lo spettacolo è strutturato così per ricordare che andare a cantare davanti al pubblico non significa sottrarsi, ma anzi stare insieme.<br />
<strong>Ed essere compresi.</strong><br />
E identificarsi. Io lo so che quando canto, mica canto le mie canzoni, ma le loro. Ognuno ci ha messo dentro la sua storia: è questo il bello.<br />
<strong>Nel cd due inediti: due bilanci.</strong><br />
Oggi non vale la pena fare un album di inediti, e ho inserito questi che sono bilanci abbastanza precisi. “I colori del buio”, è un riassunto schematico di tutti i colori della mia vita, dai più belli ai più brutti. “Un lungo addio” parla di mia figlia che si sposa e quindi si allontana, un tema raramente affrontato anche perché si presta ad essere retorico e lacrimoso&#8230; ci ho scherzato molto su volutamente.<br />
<strong>In che senso “non vale più la pena”?</strong><br />
Io tengo a tutte le canzoni che scrivo, ma quando faccio un album poi è sempre la più semplice a diventare la più vincente ed entrare nei circuiti.<br />
<strong>Sta dicendo che non farà più nuovi cd?</strong><br />
No. Ho qualcosa da parte, altro posso ancora fare. Serve almeno un anno.<br />
Le rimproverano una “sovra esposizione” mediatica post Sanremo.<br />
L’ho voluta, l’ho fatto apposta. Alle volte mi sono divertito, altre meno. E poi non è che le trasmissioni cambiano te, ma al massimo l’inverso.<br />
<strong>Non lo dica a me, che difendo il concetto “le persone cambiano i mezzi”, non viceversa</strong>.<br />
Certo. Ma sai, il pubblico è tostissimo, e può essere geloso. Ma si deve abituare, perché è giusto espandersi e non chiudersi in una stanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Trio Medusa: I talent in Italia nascono dalle tv private</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/trio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1553" title="trio" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/trio-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Se la sintonia tra il Trio Medusa e Laura Barriales stasera in tv fosse la stessa trasmessa nell’intervista, sarebbero un po’ tutti cavallo: loro, e il pubblico. Questo  “tre + uno” supera i confini di telefoni connessi in viva-voce, risposte che si sentono poco e  tra  un photocall e l’altro comunica  il divertimento che sta provando nella preparazione di “Coast2Coast”, da oggi su Rai2.<br />
<strong> Beh, come va? Parlate uno alla volta</strong>.<br />
<em>Laura</em>: Hanno lo squaraus!!!<br />
<strong>Prego?</strong><br />
<em>Trio</em>: Ecco, diciamo che Laura ha imparato poche parole in italiano, tra cui questa&#8230;<br />
<strong>E cosa c’è da farsela so&#8230; , pardon, da preoccuparsi:    prima serata, che sarà mai!</strong><br />
<em>Trio</em>: Ma infatti! Sono i momenti di paura che ci rendono vivi!<br />
<strong>Che farete in queste quattro puntate?</strong><br />
<em>T</em>: Noi dallo studio guidiamo un viaggio di video attraverso le realtà delle tv locali, radio e web  e i loro personaggi migliori.<br />
<strong>Spero non in ottica “pagliacciate”</strong>.<br />
<em>T</em>: Niente fenomeni da baraccone. Certo, qualcuno che ha dubbie capacità artistiche c’è, ma il viaggio mostrerà anche come i talent in Italia esistano da trent’anni. “Il protagonista sei tu” non è altro che “Italia’s got talent”.<br />
<em> L</em>: Quando c’è la domanda per me avvisami, eh!<br />
<strong>Risponde chi vuole, ma tu cosa farai?</strong><br />
<em>L</em>: Presenterò dei filmati e farò  delle domande a loro: arrivando dalla Spagna non avevo idea che esistessero così tante realtà locali. Comunque: poco copione e molta improvvisazione.<br />
<strong>Bene! Gli ospiti chi sono e che fanno?</strong><br />
<em>T</em>: Stasera Abatantuono e Boldi.  Poi forse viene Fiorello.<br />
<strong> Fiorello? Dai non ditemi scemenze, ché poi le scrivo.</strong><br />
<em>T</em>: Ma no, ci ha mandato un video di in bocca al lupo. Comunque Laura teneva ad una domanda che non le hai fatto.<br />
<strong>Prego.</strong><br />
<em>T</em>: Laura tu, da ex modella, cosa sogni?<br />
<em>L</em>: La pace nel mondo.<br />
<strong>Ti facevo più sensibile. Perché non “ che i bambini non muoiano di fame”? </strong><br />
<em>Trio</em>: Un concetto alla volta, se no si confonde.</p>
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		<title>Joe Barbieri: la vita è arte dell&#8217;incontro, così come la musica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 18:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Barbieri_2012_low_8.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1547" title="Barbieri_2012_low_8" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Barbieri_2012_low_8-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a>In un panorama di machi, e se non machi, almeno virili urlatori, e  se  non urlatori, concorrenti della gara a chi fa più l’indie, uno come Joe Barbieri ci vuole. Rilassa, stuzzica. Sfizioso come “Zenzero e cannella”, swingante come “Diamoci del tu”, delicato, ma non noioso. Oggi all’Auditorium Parco della Musica in Sala Petrassi porta live il suo ultimo  “Respiro”.<br />
<strong>Davvero è stato registrato in quello che  fu set di Matrimonio all’italiana?</strong><br />
Sì, credo di essere stato il primo ad aver inciso lì un album. E’ un appartamento bellissimo e ampio nel cuore di Napoli: in  parte sede di una distribuzione per il cinema, e in parte studio.<br />
<strong>Scelta coraggiosa quella di fare la versione in vinile.</strong><br />
Anche in questo caso c’entra  lo studio, dove c’è un mixer analogico anni ’70, manuale. Beh, il suono con quell’oggetto aveva una tridimensionalità e una profondità tale che meritava il vinile. Supporto che  peraltro io adoro, e uso persino come complemento d’arredo a casa mia.<br />
<strong>Che poi pensandoci, ora come ora, nella lotta all’mp3 ha più senso il vinile rispetto a quella via di mezzo che è il cd.</strong><br />
Noi abbiamo fatto una tiratura solo per collezionisti. Il cd ha tanti pregi, anche se certo,  riportare la vastità del suono a 44 kb è come metterla in un imbuto!<br />
<strong>L’album sta uscendo in tutto il mondo&#8230;</strong><span id="more-1546"></span><br />
Torniamo adesso dal Giappone, e  siamo estasiati. Arrivare in una sala gremita e vedere il pubblico che ascolta ad occhi chiusi quello che canti, come se ne comprendesse il senso più profondo, quando invece sai che non capiscono affatto la tua lingua, è davvero incredibile.<br />
<strong>Che effetto fa a “un italiano non mainstream”?</strong><br />
Devo ancora metabolizzare. Finché te lo dicono e vedi i dati di vendita, non realizzi. Toccarlo da vicino  ha fatto tornare me e tutta la band con un senso di grande eccitazione e al tempo stesso di scoramento: non funziona ovunque così.<br />
<strong>Anni fa il duetto con Omara Portuondo: che energia.</strong><br />
Hai centrato il punto: ha il sacro fuoco che le scorre nelle vene. Era davvero emozionata: proprio vero che i più grandi sono i più semplici.<br />
<strong>In questo album invece Bollani, Testa, Drexler, Bosso&#8230; tutti grandi.</strong><br />
Ehehe, mia madre mi diceva sempre, in napoletano, “fattela con quelli migliori di te”. Io cerco di condividere la mia musica con i più grandi. E poi in questo sono filo-brasiliano: credo che la vita sia l’arte dell’incontro. E così la musica.</p>
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		<title>Aspettando l&#8217;incubatore, ecco come i makers hanno conquistato Passera</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 18:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Anche su DNews ho scritto finalmente di makers, e di come già nell'ambito del World Wide Rome fosse chiara l'attenzione del Governo nei confronti delle start up innovative] Cosa succede se al posto della sveglia che segna i gradi esterni, appeso al muro c’è un termostato di design di ultima generazione, connesso al mondo? Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Anche su DNews ho scritto finalmente di makers, e di come già nell'ambito del World Wide Rome fosse chiara l'attenzione del Governo nei confronti delle start up innovative]</p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/dnews_makers1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" title="dnews_makers" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/dnews_makers1-293x300.jpg" alt="" width="293" height="300" /></a>Cosa succede se al posto della sveglia che segna i gradi esterni, appeso al muro c’è un termostato di design di ultima generazione, connesso al mondo? Se la bilancia riconosce chi decide di pesarsi e calcola i progressi del fisico e se ancora una stampante, invece di sfornare pagine di inchiostro &#8211; nel migliore dei casi a colori &#8211; stampa, per dire, una spada giocattolo? O un finto fossile? O, perché no, una casa? Niente, succede che il futuro è arrivato, e si chiama presente. Tutti gli oggetti appena citati esistono, e tutte le cose elencate si possono fare per davvero. Sono frutto delle menti di chi probabilmente al tempo ha fatto quelle che Massimo Banzi, l’ideatore di Arduino chiama «scelte illogiche», e che adesso viene guardato ad occhi sgranati e bocche spalancate. Per il progresso, dopo, lo applaudono tutti. Il problema è prima, quando nasce nelle idee dei visionari e non riconosciuto. Il che gli impedisce di diventare “makers”, ovvero innovatori. Quelli che stanno al centro di eventi come “World Wide Rome”, che li ha ospitati all’Acquario Romano e gli ha permesso di raccontarsi. Così i Kent’s Strapper hanno mostrato la loro stampan- te 3d che produce oggetti della natura più disparata e sta tentando di approdare nelle scuole (loro sono una famiglia intera che si è lanciata nel progetto), ed Enrico Dini ha mostrato il suo D-Shape, la stampante 3d che stampa forme di qualsiasi dimensione, strato dopo strato trasformando la sabbia in roccia. In quel contesto Alessandro Fusacchia, consigliere del Ministro Passera per gli affari europei e i giovani, ha portato la testimonianza di interesse da parte del dicastero (dello sviluppo economico) nei confronti dei makers. Il primo gesto di una voglia di aiutare il progresso che poi si è tradotta nella creazione della task force per le start up innovative (coordinata da Fusacchia).</p>
<p><strong>Stefano Venditti: &#8220;Un&#8217;officina di innovatori presto nella capitale&#8221;</strong></p>
<p>Presidente di Asset Camera, crede molto nei “makers” italiani: «Sentirli parlare è una sorta di massaggio cerebrale collettivo &#8211; ha detto a margine del Worl Wide Rome &#8211; Noi abbiamo la missione di produrre economia, aiutare le imprese. La rete per noi è stata una scommessa sin dall’inizio, e adesso con Polo Tecnologico e sistema camerale di Roma vogliamo costruire un incubatore, un Fablab romano dell’innovazione».</p>
<p>(DNews, 20 aprile 2012)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Per chi avesse voglia, sul Corriere Fiorentino è uscito un mio <a href="http://diparipasso.com/2012/03/11/il-futuro-e-in-3d-formato-famiglia-corriere-fiorentino/">approfondimento sugli innovatori toscani</a>]</p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/CORRIERE_FIRENZE2012_03_11_Page9.pdf">_Pdf Corriere Firenze (2012_03_11)</a></p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/2004_DNEW_MILA_003_S.pdf">Pdf DNEWS</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Offlaga Disco Pax: Gioco di società</title>
		<link>http://diparipasso.com/2012/04/19/offlaga-disco-pax-gioco-di-societa/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 18:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli indipendenti duri e puri sono come una certa sinistra: gente rara quanto i panda, praticamente. Tra questi “strani” soggetti in via di estinzione ci sono gli Offlaga Disco Pax  questa sera al Brancaleone con il loro nuovo album “Gioco di società” (Venus). La terza prova di studio del trio &#8211; Enrico Fontanelli, Daniele Carretti  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/odp_foto1_leggera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="odp_foto1_leggera" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/odp_foto1_leggera-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a><br class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="odp_foto1_leggera" />Gli indipendenti duri e puri sono come una certa sinistra: gente rara quanto i panda, praticamente. Tra questi “strani” soggetti in via di estinzione ci sono gli Offlaga Disco Pax  questa sera al Brancaleone con il loro nuovo album “Gioco di società” (Venus). La terza prova di studio del trio &#8211; Enrico Fontanelli, Daniele Carretti  e Max Collini &#8211; sono 8 tracce (più un’intro) che trasudano Reggio Emilia, la loro città, e un po’ di passato. Ma non troppo: «Molti dei contenuti del disco rivivono esperienze legate al passato  &#8211; spiega Collini, autore dei testi e voce &#8211; Il presente c’è nel non detto, nella sottrazione». Anche perché lo scopo non è mai il messaggio: «È raro che sia diretto. Sono in difficoltà nell’affrontare l’attualità in modo palese: è una cosa che espone molto facilmente alla retorica». Per mettersi sul pulpito a sparare opinioni  «serve un gruppo più kombat». Loro, invece, preferiscono essere più ermetici. La politica, al massimo, passa invece attraverso i muri di “Palazzo Masdoni”, edificio &#8211; e relativa canzone &#8211; un tempo sede del Pci: «È il nostro equivalente di Botteghe Oscure, un palazzo antico e nobile che prima era fruibile dalla comunità, e da anni invece è chiuso, proprietà privata. Io da ragazzino sognavo di abitarci». Così come sognava di andare al concerto dei Police del 1980, raccontanto in “Respinti all’uscio”: «Non avevo né l’età giusta, né i soldi per partecipare, all’epoca. Mi sono tolto la soddisfazione 28 anni dopo, andando al concerto della reunion». Gli Offlaga, una factory che cura tutto, compreso l’art work delle opere, appannaggio di Fontanelli, porta nella capitale il suo live dai suoni elettronici e i testi parlati più che cantati.</p>
<p>(DNews, 19/04/2012)</p>
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		<title>Piotta sempre più crossover: cloniamo meno musica e parliamo di cose serie</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 19:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piotta continua a spostare in alto l’asticella. Se il suo penultimo “S(u)ono Diverso” già si era immerso nel crossover, il nuovo “Odio gli indifferenti” (La Grande Onda), nel crossover ci sguazza proprio. Già disponibile su iTunes e in arrivo domani sugli scaffali, è un album che prende posizioni: lo fa musicalmente, scegliendo collaborazioni con Capovilla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/Piotta2-web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1517" title="Piotta2 (web)" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/Piotta2-web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Piotta continua a spostare in alto l’asticella. Se il suo penultimo “S(u)ono Diverso” già si era immerso nel crossover, il nuovo “Odio gli indifferenti” (La Grande Onda), nel crossover ci sguazza proprio. Già disponibile su iTunes e in arrivo domani sugli scaffali, è un album che prende posizioni: lo fa musicalmente, scegliendo collaborazioni con Capovilla (Il Teatro degli Orrori), Bunna (Africa Unite), Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion),   Di Giacomo (BMS) e Rancore &amp; Dj Myke, e lo fa nei testi. Lavoro, acqua pubblica (Goccia Dopo Goccia), politica e proteste (Roma calling, sugli studenti in piazza il 14 dicembre degli scontri).<br />
<strong><em>Io non rido</em> difende la Capitale dal concetto di “Roma ladrona”:  che tempismo.</strong><br />
Incredibile! Ero convinto che alcuni rappresentanti della Lega non fossero estranei a certi comportamenti della politica, ma non pensavo che sarebbero arrivati a tanto.<br />
<strong>Ci piace il crossover, eh.</strong><br />
Ce n’è un sacco in questo lavoro, e forse la batteria suonata dal vivo dall’inizio alla fine  fa emergere ancora di più la parte rock, dando omogeneità.<span id="more-1516"></span><br />
<strong>Il rap suonato con la band funziona.</strong><br />
Mi piace che esistano più stili, sia nei testi che nei suoni. Prima eravamo pochi, e toccava mettere negli album  un po’ tutto insieme: il pezzo più ballabile, quello più impegnato, la ballad, quello più classico. Adesso possiamo permetterci di fare come nel rock: ogni disco, un suono specifico.<br />
<strong>Più rapper, più pluralismo artistico.</strong><br />
Discografia ed emittenti erano molto influenzate da quello che arrivava dall’estero. Tipico difetto italico della clonazione&#8230; Poi qualcuno si è imposto, e adesso è più semplice fare cose diverse.<br />
<strong><em>Piotta è morto</em>: finalmente qualcuno che prende in giro la scena “criticona”.</strong><br />
È un pezzo con più livelli di lettura:  parlo anche delle morti e resurrezioni artistiche continue e sacrosante, e poi sì, me la prendo con i luoghi comuni di un certo hip hop, tutto suv e escort e Moet&#8230;<br />
<strong>A proposito di clonazione&#8230;</strong><br />
Massì,  c’è un hip hop che  è più pop, e ne applica i meccanismi: bellezza, ricchezza, tatoo, donne viste in un certo modo&#8230; cose che poi prendo in giro dall’epoca del “Supercafone”.<br />
<strong>Se solo le persone lo avessero capito, che era ironico&#8230;</strong><br />
Eheh, e dire che mi pareva così chiaro&#8230; succede, e così un disco dal reparto “musica” passa a quello “costume e società”. Comunque adesso credo che sia ben chiaro quello che faccio e i temi che voglio affrontare.<br />
<em><strong>Metto in discussione.</strong></em><br />
Esattamente. Mi piacerebbe che si potesse parlare di coppie di fatto, di eutanasia, di acqua come bene pubblico. Io non sono così ipocrita da dire che i soldi non servono, ma credo che siano utili per avere la libertà di dire quello che si pensa, e non esserne servi. E invece vedo tanti “nomi grossi della musica”, che hanno tutti i mezzi possibili, e poi si spaventano.</p>
<p>(DNews, 16/04/2012)</p>
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		<title>E giri. E giri. E giri. Il parcheggio a Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 18:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno ce la mette poi tutta, a Roma, per mantenere quella calma dignitosa delle persone per bene. Ci son quei giorni però, in cui costa parecchio non accendere le quattro frecce, tirare il freno a mano e lasciare la macchina lì, ovunque si trovi. Anzi, meglio, nel bel mezzo dell&#8217;incrocio più affollato che esista: così, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno ce la mette poi tutta, a Roma, per mantenere quella calma dignitosa delle persone per bene. Ci son quei giorni però, in cui costa parecchio non accendere le quattro frecce, tirare il freno a mano e lasciare la macchina lì, ovunque si trovi. Anzi, meglio, nel bel mezzo dell&#8217;incrocio più affollato che esista: così, per divertimento. In una sequenza cinematografica il conducente (cioè io), tirerebbe su con nonchalance la borsa dal sedile passeggero e pronuncerebbe un &#8220;e adesso prendetevela pure e portatevela un po&#8217; dove accidenti vi pare&#8221;.<br />
Uno di quei giorni tipo oggi, in cui devi incastrare due appuntamenti. Magari il primo a Prati, il secondo nei pressi di via Po.  Arrivi al primo con una dose di immotivato ottimismo, sperando che il fato ti veda da lontano e ti conduca con un karma da parcheggiatore abusivo al primo posto libero disponibile. Il navigatore perde la ricezione col satellite ogni 6 secondi, si impalla, non reagisce, ma tu non perdi la calma. Vai dritta, tranquilla per la tua strada, calcoli con grazia millimetrica i soffi che ti separano dai camioncini in seconda fila e dai motorini che si piazzano dietro cercando un varco. E giri.</p>
<p>E giri.<br />
E giri.<br />
E giri.<br />
Ininterrottamente, per quasi un&#8217;ora. Vai così in automatico che nel contempo rispondi a chiamate di lavoro (con l&#8217;auricolare), e ti viene anche di essere simpatica, nonostante tutto.  Fin quando l&#8217;orologio non perdona e ti rassegni al parcheggio a ore: un&#8217;ora e mezzo, sette euro.<br />
Quelli con cui avresti comprato il pranzo e dai quali sarebbe avanzato un lauto resto. Però ti dici che dai, alla prossima andrà meglio, dopo tutto sei in anticipo di un&#8217;altra ora e mezzo.<br />
Paghi, riprendi l&#8217;auto, e via. Il navigatore ripete gli stessi errori,  ma una volta in zona ti orienti e con le mappe del cellulare individui la retta via. La guardi e capisci che no, non andrà meglio. E giri.</p>
<p>E giri.<br />
E giri.<br />
E giri.</p>
<p>Dopo un&#8217;ora, con i nervi a pezzetti, le capriole per evitare le macchine in seconda fila che questa volta sono piazzate in spazi ancora più stretti, aver aspettato i comodi del signore con la Ford familiare in curva che vede che non ci passi, ma aspetta l&#8217;amico corpulento quanto gli pare e piace, vedi un varco. Piccolo, ma c&#8217;è. Su una strada trafficata e tra una collezione di motorini che occupano impropriamente le strisce blu. Ma tu sai, speri, che sia il tuo posto. Davanti ai motorini un&#8217;altra auto abbandonata ti fa calcolare che la sterzata dovrà essere di un&#8217;angolatura che non perdona e che ti dovrai quasi piazzare in mezzo alla strada per iniziare la manovra, ma se ci riesci, <em>quel posto sarà tuo. </em>Intanto accosti e metti la freccia a sinistra.<br />
E&#8217; a quel punto che un signore in Smart ti si mette dietro. Non è che non abbia capito, è che non ti crede: lui sa che tu lì non riuscirai ad entrare, e vuole farlo lui. Ma non ti lascia il beneficio del dubbio: per lui le cose andranno così. Non esiste alternativa.<br />
La gara psicologica di resistenza ha inizio. Pianti la retromarcia, in modo che non si avvicini ulteriormente, e lo guardi dal retrovisore.  Sussurri anche qualcosa tipo &#8220;aspetta&#8221;, nel tuo abitacolo. Lui non molla, sta lì e ti guarda pensando &#8220;se ti metto anche ansia, non ce la farai proprio mai, desisterai, e io entrerò con la mia supercitycar nel posto adatto a te, sguazzandoci come l&#8217;ultima acciuga nel vasetto sottolio&#8221;.<br />
Lui non ha considerato una cosa: tu non mollerai. Inizi la manovra e senza toccare nessuno dei due motorini, ti posizioni in modo che sia chiaro, palese, a lui e a tutti i negozianti della strada, che tu, proprio tu, in quel posto <em>ci entri perfettamente.</em><br />
Non ci vuole credere, si avvicina, cerca di guardare se davvero ci sei riuscita. Quando vede che mancano solo un paio di assessastamenti, sconfitto, se ne va. Tu, in un misto di giubilo per aver retto la pressione e posto fine all&#8217;agonia della ricerca (per un totale di due ore su 5), te la godi: lasci in folle, esci, e sposti anche delicatamente uno dei due motorini, per starci larga. Finisci il parcheggio ed esci dalla macchina camminando sul marciapiede come fosse un red carpet.<br />
A sera, mentre scrivi, pensi a questo corto, e alla sua totale genialità.</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CKe8e1ByZ_g?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/CKe8e1ByZ_g?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Ben L&#8217;Oncle Soul: come Otis Redding porto il rock nel soul</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 15:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci sono molti dubbi su quello che fa Benjamin Duterde. Il suo nome d’arte è Ben L’Oncle Soul, e il suo ultimo singolo “Soul Man”. Meglio di così. L’artista, classe 1984, è arrivato al grande pubblico con il remake di “Seven Nation Army” (esatto, “poporopopopopo”) e adesso è a un passo dall’arrivo in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/ben.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1507" title="ben" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/ben-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Non ci sono molti dubbi su quello che fa Benjamin Duterde. Il suo nome d’arte è Ben L’Oncle Soul, e il suo ultimo singolo “Soul Man”. Meglio di così. L’artista, classe 1984, è arrivato al grande pubblico con il remake di “Seven Nation Army” (esatto, “poporopopopopo”) e adesso è a un passo dall’arrivo in Italia con l’album (26 marzo, Universal) che in Francia, paese d’origine, si è già accaparrato 4 dischi di platino. Sabato 24 marzo sarà lui ad inaugurare il Festival Suona Francese ( Auditorium Parco della Musica) con un live a tutto motown.<br />
<strong>Com’è che un soul man sceglie un brano come “Seven Nation Army”?</strong><br />
Ho pensato  a &#8220;Satisfaction&#8221; dei Rolling Stones. Otis Redding fece una cover soul di quella canzone, che amo.  Mi sono chiesto quale inno rock potesse rappresentare oggi ciò che quel brano rappresentava al tempo. Ho cercato di fare con &#8220;Seven Nation Army&#8221; quello che Otis ha fatto con &#8220;Satisfaction&#8221;.<br />
<strong>È difficile per un francese arrivare in Italia?</strong><br />
Ho fatto qualche concerto in Italia e sono stati grandi momenti. Ho visto persone reattiva alla mia musica, in francese o in inglese. Non so se sia difficile, ma sono contento di condividere i miei brani qui.<br />
<strong>Ha pensato a featuring con artisti nostrani?</strong><br />
Perché no. Non ne conosco molti, ma fin tanto che qualcuno fa  Soul, io sarò contento di collaborare.<br />
<strong>Notevole cover anche “Crazy”: cos’altro ci dobbiamo aspettare?</strong><br />
“Soul Wash” era un side project, tutto di cover, e non pensavo che avrebbe così tanto attratto l’attenzione. Di solito compongono canzoni mie e continuerò con quelle.<br />
<strong>Fil rouge dell’album?</strong><br />
Credo che l’unico filo conduttore riguardi le  influenze musicali che ho subito. Ondeggiano sempre tra la musica soul anni Sessanta e qualche sonorità moderna. A quale delle mie canzoni sono più affezionato? Le amo tutte. “Soul Man” è stata quella più ascoltata, ma  &#8220;L&#8217;ombre d&#8217;un homme&#8221;, ad esempio, rappresenta un momento sempre emozionante durante i live.</p>
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		<title>Fabio Concato: Sono un finto serio&#8230;&#8221;Tutto qua&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 19:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 24ore dall&#8217;uscita del nuovo album, Fabio Concato è già nella top5 di iTunes. Ecco la mia intervista uscita su DNews, con qualche integrazione vista la piacevolissima chiacchierata con lui. &#160; &#8220;Ti ricordo ancora”, questa volta, lo dirà il pubblico. Fabio Concato torna a 11 anni dall’ultimo disco di inediti, e che il tempo sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/copertina-concato_def.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1504" title="copertina concato_def" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/copertina-concato_def-1024x913.jpg" alt="" width="376" height="334" /></a></p>
<p>A 24ore dall&#8217;uscita del nuovo album, Fabio Concato è già nella top5 di iTunes. Ecco la mia intervista uscita su DNews, con qualche integrazione vista la piacevolissima chiacchierata con lui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Ti ricordo ancora”, questa volta, lo dirà il pubblico. Fabio Concato torna a 11 anni dall’ultimo disco di inediti, e che il tempo sia trascorso, più che dalla musica (non tradisce le aspettative), lo si capisce dalla copertina di “Tutto Qua”: la sua immagine dietro un Qr Code (codice a barre bidimensionale, foto in alto).<br />
<strong>Mastica tecnologia?</strong><br />
La verità? Zero!<br />
<strong>Allora la seguono bene.</strong><br />
Sì, e da anni. Sono stato forse uno dei primi autori con un sito degno di questo nome.<br />
<strong>Il video che annunciava il disco era molto buffo.</strong><br />
Io sono un finto serio. Non riuscirei a fare altrimenti. E poi sì,  con il Mac  mi diverto a fare ’ste robe&#8230; (scherza storpiando gli accenti inglesi, stile “A Dean Martin”, ndr): “chiuaaar code, aiii pad, aii phone”&#8230;)</p>
<p><strong>Si diverte parecchio, per essere uno che non se ne intende.</strong><br />
In effetti mi sono molto aperto in merito, cosa che non faccio di solito. Devo aver capito che è comunque utile, e che senza questi mezzi non vai da nessuna parte. Certo, ormai c&#8217;è una vera e propria orgia di immagini, video e suoni. Un po&#8217; mi inquieta. Un mese fa ho ricevuto un amico che sta scrivendo una biografia, e due giorni dopo in rete girava la copertina del libro.<br />
<strong>Sì, ma questo è un problema della comunicazione. L&#8217;infiltrarsi nelle vite private dei vip nasce da moooolto prima della rete.<br />
</strong>Vero. Mi ha dato molto fastidio, mi sono sentito violato. Insomma, spero che quando faccio pipì non mi veda nessuno.</p>
<p><strong>Fughiamo le ansie: è il suo ultimo disco/tour/etc?</strong><span id="more-1503"></span><br />
Ma no! Per carità! In questi  anni ho avuto da suonare, da stare con la mia famiglia, ma non è trascorsa una sola giornata senza musica. Ma vengo sempre prima io dell’artista. Non posso permettere che un disco abbia il sopravvento su di me. Però c’è anche da vivere, e io non avevo niente da dire.  L’unico dispiacere è di non aver dato a chi mi vuole bene qualcosa di nuovo prima.<br />
<strong>Cosa si aspetta da loro?</strong><br />
Sono molto curioso. Sai, nel frattempo sono cambiate un sacco di cose. È cambiato il modo di fruire la musica, anche. In questo periodo alternandomi tra jazz,  sinfonica,  e formazioni varie spero di aver acquisito nuovi spettatori.<br />
<strong>Ha avuto tutto il tempo, in undici anni, di guadagnarseli, così come di fare un buon prodotto: quanto ci ha messo?</strong><br />
In trenta giorni undici tracce, e giusto perché mi hanno fermato, altrimenti&#8230;<br />
<strong>“Breve racconto di Moto”: è una passione?</strong><br />
Sì, ho parlato di Celestina, una mia vecchia moto. Volevo raccontare la gioia delle due ruote, che ti fanno scorrere il passaggio sotto gli occhi mostrando come lo stanno distruggendo, ma regalandoti anche dei panorami stupendi, dietro una curva. Ho citato anche un po’ Jannacci quando dico “Mi fa sentire un po’ ragassso&#8230;”.<br />
<strong>Come mai un brano dedicato a “Sant’Anna (di Stazzema) ”?</strong><br />
Avendo casa in Versilia mi è capitato di passare di là, e di vedere il cartello.  Ho svoltato e ci sono andato, parlando con le persone e capendo un po&#8217; di più di quello che è rimasto di quella tragedia: è una questione irrisolta, un ricordo ancora vivo. Ho avuto un brivido.<br />
<strong> Nel disco c’è Bollani.</strong><br />
Un monellaccio vero! Un’enciclopedia musicale vivente. Abbiamo fatto “Se non fosse per la musica” tre volte, ne abbiamo scelta una, e via! Gli ho chiesto di partecipare dopo aver preso parte alla sua trasmissione radio. Pensa che prima di andare, gli ho chiesto: &#8220;Cosa vuoi che facciamo, cosa conosci?&#8221; e lui: &#8220;Tutto!&#8221;. Non ci credevo, ma era vero: mi ha tirato fuori delle canzoni mie degli anni Settanta.<br />
<strong>Ha un modo tutto suo di cantare l’amore: quanto è cambiato?</strong><br />
Eccome: basta pensare che esistono trasmissioni che raccontano l’amore crudele. Nel brano &#8220;Stazione Nord&#8221; racconto di questa coppia ed è come se guardando lui gli dicessi che quel dolore che prova, un giorno lo potrà trasformare in una storia meravigliosa. E invece adesso quando due persone si lasciano l&#8217;uomo non solo decidi che la tua donna non deve avere mai più un altro, ma fai anche di peggio.<br />
<strong>Già.</strong><br />
Ci siamo impoveriti tutti, e questo è il risultato della poca attenzione per gli uomini. Se ci rimettessimo al centro, capendo di nuovo quanto siamo preziosi&#8230; Dovrebbe essere rifondato tutto. Come diceva Gaber, non possiamo far finta di essere sani&#8230;</p>
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