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	<title>Diparipasso &#187; Mentre vivo</title>
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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>Le cose che</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 19:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>
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		<description><![CDATA[Le cose che non vuoi le vedi prima degli altri. Perché la paura fa guardare avanti, non indietro. Quelle cose lì le nascondi, le schiacci come i piumoni messi via per il cambio di stagione, le spingi sul fondo di una borsa e quando saltano fuori  dopo mesi dici: &#8220;No no, ma questa non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">Le cose che non vuoi le vedi prima degli altri. Perché la paura fa guardare avanti, non indietro.<br />
Quelle cose lì le nascondi, le schiacci come i piumoni messi via per il  cambio di stagione, le spingi sul fondo di una borsa e quando saltano  fuori  dopo mesi dici: &#8220;No no, ma questa non è mica roba mia e chissà  qui come ci è finita no-no-no&#8221;.<br />
Ti torturano i pensieri e così tu poi  ti torturi-le-mani-apri-e-chiudi-  le-penne-serri-i-denti-stropicci-il-cuscino-getti-le-cose-sbatti  le-porte-e-i-telefoni-alzi-il-volume-stringi-i-pugni-urli-nella-cornetta-trattieni-la-nausea-mordi.  Mordi forte il labbro inferiore. Nella lotta rabbiosa per la difesa,  nel tentativo di oppore loro una qualche resistenza.<br />
Fin quando non sanguinano: i tuoi pensieri, e il tuo labbro inferiore.</span></p>
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		<title>Il giorno dopo oggi</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 13:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>
		<category><![CDATA[Penna e calamaio]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non credo di aver voglia di fare bilanci. Dopotutto cosa vuoi bilanciare, se domani sarà il giorno dopo oggi. Magari ecco, magari sì, ecco, facciamo che pondero. Soppeserò come faccio sempre, ma non mi peserò. Figurati, dopo Natale poi. Guarderò questo sole di Roma che fugge via presto e si mangia la sera in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo di aver voglia di fare bilanci. Dopotutto cosa vuoi bilanciare, se domani sarà il giorno dopo oggi.<br />
Magari ecco, magari sì, ecco, facciamo che pondero.<br />
Soppeserò come faccio sempre, ma non mi peserò. Figurati, dopo Natale poi.<br />
Guarderò questo sole di Roma che fugge via presto e si mangia la sera in un boccone dopo le cinque appena.<br />
Guarderò fuori dalla finestra chiedendomi fuori da quale finestra guarderò tra un po&#8217;.<br />
I miei errori, la maggior parte almeno, li ho già guardati negli occhi, quindi posso rimandare.</p>
<p>Smetterò. Non so di fare cosa, ma qualche cosa smetterò, dai. E magari comincerò, perché bisogna controbilanciare. &#8220;Controponderare&#8221; mi risulta non esistere. Una cosa in meno da fare.<br />
Al massimo controcanterò, e mi passerà.<br />
Nuoterò nell&#8217;esistenza liquida (fosse solo la società&#8230;) come mi trovassi nel mare della Puglia a luglio. Farò come quando speri di trovare un materassino al largo: vuoi mettere dondolare appoggiato a qualcosa? Tutt&#8217;altra storia.<br />
Resti sospeso, ma almeno stai comodo.<br />
Sognerò il lavoro che faccio, fatto al meglio. Sognerò l&#8217;amore, amato al meglio. Sognerò la vita, vissuta al meglio.<br />
Non penserò di parlare al futuro per rimandare, ma per continuare a pensare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I MacCanismi di un genio</title>
		<link>http://diparipasso.com/2011/10/06/i-maccanismi-di-un-genio/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 19:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[steve jobs]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho nessuna intenzione di vendere fuffa: il primo prodotto Apple che ho acquistato* è stato un&#8217;iPhone (4), preso dopo sei ore di fila a Roma Est, una mattina &#8211; o meglio un&#8217;alba &#8211; del luglio 2010. Lo desideravo da mesi e dopo una chiacchierata illuminante qualche sera prima della sua uscita in Italia non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho nessuna intenzione di vendere fuffa: il primo prodotto Apple che ho acquistato* è stato un&#8217;iPhone (4), preso dopo sei ore di fila a Roma Est, una mattina &#8211; o meglio un&#8217;alba &#8211; del luglio 2010. Lo desideravo da mesi e dopo una chiacchierata illuminante qualche sera prima della sua uscita in Italia non ho più avuto dubbi: doveva essere mio. Dopo un anno esatto ho fatto l&#8217;altro &#8220;salto&#8221;: addio ai pc, si passa al Mac (BookPro).<br />
Non sono esperta e detesto chi lo fa quando non lo è, per cui chi è capitato qui aspettandosi un post rivelatore sulle immense capacità tecniche delle invenzioni di Steve Jobs o aneddoti sulla sua esistenza, può anche procedere oltre (quit).</p>
<p>Chi è rimasto ora si starà legittimamente chiedendo cosa stia cercando di scrivere. Non lo so, esattamente come un anno fa davanti all&#8217;Apple Store: nessuno me l&#8217;aveva ordinato e forse non lo sapevo nemmeno io perché avevo aspettato tutte quelle ore per essere lì, ma al tempo stesso sapevo che volevo <em>esattamente</em> essere lì.<br />
Cerco di condividere alcune delle cose migliori che ho visto e letto su Steve Jobs oggi, il giorno della sua morte. Perché non sarò feticista della mela (ricordo che posseggo tutt&#8217;ora un blackberry) né conoscitrice dei grandi segreti dell&#8217;azienda, ma tendo ad osservare le cose. E oggi vedo questo, in mezzo al retweet facile e lacrimoso degli &#8220;addio a&#8221; e allo share compulsivo dei video: quando qualcosa entra di prepotenza nella tua vita cambiandone le abitudini (di scrittura, condivisione e quindi interazione) la o le persone che l&#8217;hanno inventata ti sembra un po&#8217; di conoscerli. E ai geni, quando il mondo ha la fortuna di riconoscerli per tempo, va anche un po&#8217; dato merito.<br />
Dopo tutto succede la stessa cosa con un artista che si ama. Di che stupirsi. E di che indignarsi poi se in tanti si uniscono al coro: con tutto il rispetto per i morti di cui non si parla abbastanza &#8211; capisco e condivido &#8211; volendo essere cinici si leggono tante di quelle cazzate ogni giorno, che possiamo pure permetterci di essere monotematici, per una volta.</p>
<p>Una delle migliori analisi di tutti i meccanismi scardinati da Jobs l&#8217;ha fatta <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/10/06/news/influenza_capitalismo-22772061/?ref=HREA-1">Federico Rampini su Repubblica</a> (consigliata la lettura a quelli che &#8220;eh vabbeh, solo perché fa oggetti fighi che costano il doppio degli altri&#8221;) raccontando come abbia spostato i confini dell&#8217;informatica dal punto di vista tecnico, del design applicandolo all&#8217;informatica, della musica rendendola un tutt&#8217;uno con iPod e iTunes, e sì, pure della comunicazione aziendale. Il rapportocon i giornalisti era pessimo a causa di una rigida segretezza: assoluta e non opinabile (chi sovvertiva, pagava caro). Così tanto parossistica da generare adesso il sospetto che  possa essere stata sfruttata anche davanti alla sua scomparsa, troppo ravvicinata secondo le malelingue alla presentazione dell&#8217;iPhone 4s, come racconta Bruno Ruffili in un altro calzante <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=357">bilancio</a>, questa volta su La Stampa.<br />
Un mago del marketing, per giunta, sulla bocca di tutti  da prima che spuntassero coccodrilli come funghi. Lo ricordava la settimana scorsa Marco Patuano (ad di Telecom) dividendo il mondo in &#8220;Pre e post Steve Jobs&#8221;: &#8220;Prima se si rompeva il computer era colpa di chi lo usava. Fu lui  per primo a pensare: &#8216;Così non può funzionare, il prodotto deve essere perfetto e se il cliente dice che è una ciofeca allora non funziona, basta&#8217;&#8221;.</p>
<p>Visionario. Questa è la parola che più ho letto oggi, anche in alcune bellissime <a href="http://www.poynter.org/latest-news/top-stories/148438/apple-tech-blogs-news-sites-pay-tribute-to-steve-jobs/">prime pagine di tutto il mondo</a>.  In effetti la più calzante. Non lo sapeva nemmeno lui, prima di vederne i frutti. Nel discorso che fece ai laureandi di Standford (<a href="http://news.stanford.edu/news/2005/june15/jobs-061505.html">qui</a> in versione integrale in inglese, per chi volesse il cartaceo domani la trova su Il Fatto Quotidiano) raccontava  come aveva &#8220;unito i puntini&#8221; solo nel tempo. Ci sono tante frasi degne di considerazione al di là del motto &#8220;Stay hungry, stay foolish&#8221; (che lui aveva adottato, come spiega), diventato subito il titolo-manifesto di quell&#8217;intervento.</p>
<p>Per fare qualche esempio:</p>
<p><em>&#8220;You can&#8217;t connect the dots looking forward; you can only connect them  looking backwards.  So you have to trust that the dots will somehow  connect in your future.  <span style="text-decoration: underline;">You have to trust in something — your gut,  destiny, life, karma, whatever</span>.  This approach has never let me down,  and it has made all the difference in my life&#8221;.<br />
</em></p>
<p><em>&#8220;And the only way to do great work is to love what you do.  If you haven&#8217;t found it yet, <span style="text-decoration: underline;">keep looking</span>. Don&#8217;t settle&#8221;. </em></p>
<p><em>&#8220;I&#8217;m convinced that the only thing that kept me going was that I loved  what I did.  <span style="text-decoration: underline;">You&#8217;ve got to find what you love</span>.  And that is as true for  your work as it is for your lovers&#8221;. </em></p>
<p>[mia personalissima sintesi, ripetizioni volute: Non puoi sapere come andrà a finire prima della fine, quindi bisogna che tu creda in quello che credi. E siccome non è affatto facile sapere ciò che ami, quando hai il sospetto di averlo capito, credici].</p>
<p>Chi le vede o avverte come frasi d&#8217;effetto e meramente motivazionali, consideri che sono pronunciate da una persona che ha assemblato il suo futuro &#8211; e a cascata quello di molti altri &#8211; in un garage. Da uno che nessuno sta paragonando a Ghandi (anzi, pare avesse un discreto caratterino), che è stato confuso come tutti i ragazzi della sua età, irresponsabile come molti figli, stronzo, probabilmente, come molti leader e chissà quante altre cose.</p>
<p>Leggendo l&#8217;articolo di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/steve-jobs-vive-negli-affamati-e-folli/162500/">Federico Mello</a> facevo attenzione al virgolettato: &#8220;Se hai un&#8217;idea devi alzare la voce&#8221;.  La fiducia nelle proprie azioni, o meglio nel loro risvolto futuro, è propria dei grandi geni. Quest&#8217;estate ho chiesto a Chiara Rapaccini quale fosse il più grande insegnamento che le aveva dato suo marito Mario Monicelli. Mi ha risposto: &#8220;Fare sempre sempre il passo più lungo della gamba. Esprimere sempre le proprie idee&#8221;.</p>
<p>Per essere una che non voleva dir nulla, forse ho detto abbastanza. Ultime segnalazioni: la puntata speciale di <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html?cid=PublishingBlock-eedb4649-b6c4-4892-a5a9-e2ca63b54bd8&amp;channel=Rai%2520Tre#cid=PublishingBlock-eedb4649-b6c4-4892-a5a9-e2ca63b54bd8">Agorà</a> su Rai3 (ore 21),  un <a href="http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2011/10/06/video-in-memoria-di-steve-jobs.html?utm_source=twitter&amp;utm_medium=marketing&amp;utm_content=video">buon video</a> e una <a href="http://danielelepido.blog.ilsole24ore.com/i-bastioni-di-orione/2011/10/steve-jobs-come-einstein-e-chaplin.html">vignetta</a> segnalato da Daniele Lepido. E su Smamma<a href="http://www.smamma.net/2011/10/chiedi-chi-era-steve-jobs/"> un post delicato ed efficace</a>, come avrei voluto fosse il mio.</p>
<p><em>*dovere di cronaca: ho precisato &#8220;acquistato&#8221; perché mi sono stati regalati negli anni precedenti due iPod. Uno &#8211; bellissimo, era dei primi belli spessi &#8211; giace sulle rotaie della metro di Roma. L&#8217;altro è un limited edition rosso. Ho avuto poco a che fare con entrambi perché non volevo ricorrere alla formattazione&gt; non avevo ancora un Mac e loro invece erano stati programmati con la mela.<br />
</em></p>
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		<title>Per quando pioverà</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 18:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Potrebbe piovere”. “Potrebbe sempre piovere” “In effetti”. “Che poi è già venuto giù il mondo, se non ci avessi fatto caso” “Sì, ma potrebbe piovere di più” “Ci saranno ombrelli più grandi” “Divelti dal vento?” “Qualcuno, ma mica tutti” “C’è dell’ottimismo” “Sì chiama calcolo delle probabilità, a dire il vero” “Quindi quando piove dovrei cercare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Potrebbe piovere”.<br />
“Potrebbe sempre piovere”<br />
“In effetti”.<br />
“Che poi è già venuto giù il mondo, se non ci avessi fatto caso”<br />
“Sì, ma potrebbe piovere di più”<br />
“Ci saranno ombrelli più grandi”<br />
“Divelti dal vento?”<br />
“Qualcuno, ma mica tutti”<br />
“C’è dell’ottimismo”<br />
“Sì chiama calcolo delle probabilità, a dire il vero”</p>
<p>“Quindi quando piove dovrei cercare ombrelli più grandi”<br />
“Ho detto che ci saranno, non che dovrai cercarli”<br />
“Credo che questo calcolo delle probabilità cominci ad irritarmi”<br />
“E allora bagnati”<br />
“Se ci tieni…”<br />
“Io tengo a quegli spazi dove ci si entra in due, anche stretti. Di quelli dove ci si sta soli ne ho a sufficienza. E’ pieno il mondo”<br />
“Anche quanto piove?”<br />
“A maggior ragione”<br />
“Mah”<br />
“Ascolta, gli ombrelli grandi sono come le soluzioni: se esistono, basta aspettare che si facciano trovare. Certe volte neanche serve cercarle”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>De Magistris e Marino piacciono all&#8217;Italia di domani (e a quella di oggi)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 12:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piazza del Popolo a Pesaro si scalda subito. Il dibattito nell&#8217;ambito della Festa nazionale del Pd 2011, il 3 settembre, si intitola &#8220;L&#8217;Italia di domani&#8221;, ma a vedere tutta quella gente che partecipa vien da dire che va benissimo l&#8217;Italia di oggi. Sul palco, moderati da Tommaso Labate de Il Riformista, ci sono Ignazio Marino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piazza del Popolo a Pesaro si scalda subito. Il dibattito nell&#8217;ambito della Festa nazionale del Pd 2011, il 3 settembre, si intitola &#8220;L&#8217;Italia di domani&#8221;, ma a vedere tutta quella gente che partecipa vien da dire che va benissimo l&#8217;Italia di oggi.</p>
<p><a href="http://www.festademocratica.it/doc/215588/litalia-di-domani.htm">Sul palco</a>, moderati da Tommaso Labate de Il Riformista, ci sono Ignazio Marino e Luigi De Magistris. Per il sindaco di Napoli (Idv) gli applausi partono subito e non diminuiscono di un decibel ogni volta che finisce una frase.<br />
Inutile dire che la discussione muove i passi dalla Manovra per approdare al caso Penati e le frizioni all&#8217;interno del Partito Democratico.<br />
Parlano chiaro entrambi: più chiaro di quanto siamo abituati a veder fare da chiunque ricopra una carica istituzionale. E non dicono quello che si dovrebbe fare &#8211; o meglio, non solo &#8211; ma quello che già si fa. Un bel passo avanti.<br />
Parla chiaro Marino quando dice che  &#8221;l&#8217;Italia spende 29 miliardi di euro in spese militari, e nessuno le tocca, quelle&#8221; e che &#8220;non dobbiamo essere timidi, ma abolire le Province recuperando così 2 miliardi di euro&#8221;. &#8220;Sono venuti a chiedermi di raccogliere firme contro lo sciopero della Cgil: ma siamo diventati pazzi? Ma lo hanno visto o no che il capitolo 8 della Manovra va totalmente contro l&#8217;art.18 della Costituzione?&#8221; continua.<br />
Il suo appello migliore ai vertici del partito, leggi Bersani: &#8220;<em>Ma perché il Pd deve sempre prendere posizioni poco chiare? Perché non siamo in grado di dire dei &#8220;sì&#8221; che siano &#8220;sì&#8221; e dei &#8220;no&#8221; che siano &#8220;no&#8221;, netti, che li capisca anche mia madre che ha 92 anni? &#8211; incalza &#8211; e sul testamento biologico abbiamo &#8220;una posizione preponderante&#8221;, e sulle unioni di fatto siamo &#8220;diversamente favorevoli&#8230;.&#8221; : parliamo chiaro</em>&#8220;.<br />
Il pubblico apprezza (&#8220;Ah, io 6/7 mesi fa mi sono riproposto di dire in queste sedi tutto quello che penso. Se poi non vi piace&#8230;&#8221;). Così come apprezza il primo cittadino di Napoli in tutte le sue manifestazioni (<em>&#8220;Sono più di sinistra io di molti collocati a sinistra&#8221;</em>) che fanno appello alla società e all&#8217;opposizione civile più che politica.<br />
Lui, dice, vede un&#8217;aria nuova. L&#8217;ha rintracciata in tutte le manifestazioni di piazza dell&#8217;ultimo anno (ne indica tre su tutte che sono quella del 6 dicembre 2010 della Fiom, quella delle donne e quella del mondo dell&#8217;Istruzione contro il ministro Gelmini) e nell&#8217;entusiasmo dei giovani: &#8220;Non è vero che sono disinteressati. Se ho vinto le elezioni io lo devo alla fascia d&#8217;età che va dai 18 ai 35&#8243;. &#8220;L&#8217;opposizione si fa nelle assemblee di popolo, nelle piazze, nei sindacati, nei movimenti e nei centri sociali &#8211; e sottolinea &#8211; non possiamo aspettare che la sola opposizione in Parlamento faccia il suo corso&#8221;.<br />
E così come richiama ad un &#8220;senso istituzionale&#8221; dell&#8217;opposizione, così emerge la questione morale: &#8220;Quando sono arrivato in Comune ho trovato 120 contratti di consulenze esterne: li ho stracciati tutti&#8221;. Boato.  &#8221;Dobbiamo essere all&#8217;altezza, dimostrare di essere diversi&#8221;.<br />
&#8220;Serve essere lontani dalla destra del malaffare &#8211; continua Marino in riferimento allo scandalo Penati &#8211; e per questo da senatore ho sempre votato &#8220;sì&#8221; alle richieste dalla magistratura&#8221;.</p>
<p>Finito il dibattito De Magistris si allontana con il codazzo di persone che lo insegue e una ragazzina nel pubblico, seduta in braccio al padre commenta &#8220;mi è piaciuta molto questa intervista&#8221;. L&#8217;Italia di domani.</p>
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		<title>La libreria</title>
		<link>http://diparipasso.com/2011/09/01/la-libreria/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 22:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[“Adesso sarai contenta”. Si fermò guardandola negli occhi mentre toglieva i volumi dalla libreria, interrompendo la finta attenzione con cui cercava di ricordare quali fossero i suoi per separarli dagli altri. Erano quelli, più di ogni altro oggetto, a mettere un muro definitivo. Erano pareti di parole che segnavano la fine delle parole. Muri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Adesso sarai contenta”.</p>
<p>Si fermò guardandola negli occhi mentre toglieva i volumi dalla libreria, interrompendo la finta attenzione con cui cercava di ricordare quali fossero i suoi per separarli dagli altri. Erano quelli, più di ogni altro oggetto, a mettere un muro definitivo. Erano pareti di parole che segnavano la fine delle parole. Muri di frasi, dove frasi non ne esistevano più.<br />
I muscoli della faccia serrati nell’attesa.</p>
<p>Lei fece come per dire qualcosa che invece non uscì. “Non hai capito proprio niente”: al posto della voce le espressioni intorno agli occhi feriti e fieri, lo dissero.<br />
Tanto, quando non ci si capisce più, c’è poco da capire. Quando si cambia troppo, ci si riconosce in quello che non si conosce e si pensa un futuro troppo lontano, forse si può solo alzare le mani. O le spalle; che non è proprio la stessa cosa.</p>
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		<title>Geometrie</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 14:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dimmi quello che sai. Elenca le verità, farò finta che ne esistano. Fammi bere le tue bugie. Raccontami i posti dove sei stato, le persone che hai visto in tutti quegli spazi dove non c&#8217;ero. Le infinite possibilità che ti sei lasciato alle spalle, e quelle finite per diventare possibilità quando non ci credevi più. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dimmi quello che sai. Elenca le verità, farò finta che ne esistano.<br />
Fammi bere le tue bugie.</p>
<p>Raccontami i posti dove sei stato, le persone che hai visto in tutti<br />
quegli spazi dove non c&#8217;ero.<br />
Le infinite possibilità che ti sei lasciato alle spalle, e quelle<br />
finite per diventare possibilità quando non ci credevi più.</p>
<p>Ci sarà fiducia, anche dove pensavi di non trovarne. E forza, quanta ne servirà.</p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/07/mare.jpg"><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/07/mare1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1158" title="mare" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/07/mare1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><br />
</a></p>
<p>Come quella volta davanti al mare, a cercar parole da mettere in fila<br />
e frasi che si tenessero per mano. Facevo ridere, lo so, ma quelle<br />
correvano sole, come bambini che scattano veloci a trovare il<br />
nascondiglio migliore mentre il cervello comincia a contare, per poi<br />
stanarli.<br />
I numeri sono cose che non conosco. Parlamene, se sai. Anche se non<br />
sai: ne verremo pur fuori. Quando voglio mi impegno, ma il calcolo non<br />
è affar mio. C&#8217;è troppo senso, e io ho solo quello di volontà. E ogni<br />
tanto quello buono.</p>
<p>Le geometrie si fanno benissimo anche con le parole. Anzi, le parole<br />
se ci pensi sono le più belle geometrie. Certe volte, facci caso, sono<br />
diverse nella forma e nei percorsi, ma speculari. Incredibilmente<br />
vicine nel significato, terribilmente uguali nel messaggio. Eppure<br />
distanti.</p>
<p>Vengono da posti lontani e lì ritornano. Hanno famiglie ingarbugliate<br />
fatte di conquistatori spietati e di sacrifici al miglior offerente.<br />
Le hanno influenzate, fatte nascere e persino torturate. Le hanno<br />
fatte faticare, e loro per riflesso si sono reinventate, per girare.<br />
Spesso solo pochi chilometri, ma non conta. Sono vive e pulsano di<br />
passati attorcigliati.</p>
<p>Ecco, prova a prenderle, quelle parole esistite per conto loro.<br />
Accostale: sono identiche. Due gocce d&#8217;acqua, dentro. Le sagome non<br />
valgono, quelle danno forma all&#8217;acqua che trovano. Guardaci dentro. La<br />
differenza sta nelle sfumature che le rendono belle. E basta.</p>
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		<title>Due</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 10:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo due. La testa fa male, quando stringi le mascelle. Non c&#8217;è spazio, né tempo, e io ritaglio pezzetti di carta che diventano lenzuola immense, stese ad asciugare al sole. Come nella fantasia dei bimbi, con le mani impiastricciate di colla, ogni cosa può diventare qualcos&#8217;altro e prendere forma. E prendere strade, diverse, ogni istante. Che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo due. La testa fa male, quando stringi le mascelle.<br />
Non c&#8217;è spazio, né tempo, e io ritaglio pezzetti di carta che diventano lenzuola immense, stese ad asciugare al sole.<br />
Come nella fantasia dei bimbi, con le mani impiastricciate di colla, ogni cosa può diventare qualcos&#8217;altro e prendere forma. E prendere strade, diverse, ogni istante. Che ripassano da qui, in questo terreno dissestato che sono io. Sconnesso, pieno di salite e sassi appuntiti, di buche profonde dove l&#8217;acqua stagna dopo la pioggia.<br />
Questo cumulo di polvere e cocci che sono io. Io, sola. O solamente io, se può bastare.</p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/07/4979979868_67cab13650_b.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1136" title="4979979868_67cab13650_b" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/07/4979979868_67cab13650_b-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><br />
Non è tuo ciò che rubi, e non tutto quello che ti finisce nelle tasche l&#8217;hai rubato. Hai preso cose senza volere, te le sei trovate in tasca, o nelle borse. Quando fai il conto delle cose lo vedi subito, che non sono tue. Eppure stanno lì, te le sei portate dietro. Forse non hai nemmeno a chi restituirle e te le tieni. Le hai trovate, o loro hanno trovato te. Ti immagini che se qualcuno te ne dovesse chieder conto, non avresti il coraggio di dire che sono tue. Allora finisce che le guardi sempre come se dovesse arrivare qualcuno a chiedertele indietro. Le porti in giro con quel senso di colpa di chi se l&#8217;è intascate, anche quando non è vero. Le hai trovate.<br />
Per una ragione strana ti ci affezioni ancora di più che alle altre, e hai paura di perderle più delle altre. E quando ti alzi al bar e butti l&#8217;occhio indietro per vedere se hai lasciato qualcosa, le cerchi più delle altre. Quando non le trovi più, ci rimani male più di quando non trovi le altre. Se qualcuno se le è perse, non le vuoi perdere tu.<br />
Un po&#8217; sorridi, un po&#8217; ridi, un po&#8217; stringi le mascelle. E ti salgono agli occhi le lacrime. Ma solo due.</p>
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		<title>5 libri, un&#8217;iniziativa e le (mie) conclusioni</title>
		<link>http://diparipasso.com/2011/05/26/5-libri-uniniziativa-e-le-mie-conclusioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[bol.it]]></category>
		<category><![CDATA[danila satragno]]></category>
		<category><![CDATA[donabol]]></category>
		<category><![CDATA[intervista danila satragno]]></category>
		<category><![CDATA[salone del libro 2011]]></category>
		<category><![CDATA[salone del libro torino]]></category>
		<category><![CDATA[voglio cantare danila satragno]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrivo al rush finale per parlare un po&#8217; di DonaBol, iniziativa di cui sono venuta a conoscenza nel corso  dell&#8217;ultimo Salone del Libro (Torino, 12-16 maggio) durante il quale ho presentato,  proprio nell&#8217;ambito di una serie di eventi correlati al progetto nello stand di Bol.it, il libro &#8220;Voglio Cantare&#8221;  (Sperling &#38; Kupfer, 19 euro) di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo al rush finale per parlare un po&#8217; di DonaBol, iniziativa di cui sono venuta a conoscenza nel corso  dell&#8217;ultimo Salone del Libro (Torino, 12-16 maggio) durante il quale ho presentato,  proprio nell&#8217;ambito di una serie di eventi correlati al progetto nello stand di Bol.it, il libro &#8220;Voglio Cantare&#8221;  (Sperling &amp; Kupfer, 19 euro) di Danila Satragno.</p>
<p><a href="http://salone.bol.it/it/charity/cos-e-donabol/index">Bol.it donerà 4800 libri a 4 scuole</a> ( o meglio alle loro biblioteche) selezionate in Italia, e ha chiesto a chiunque volesse (compresi personaggi famosi, <a href="http://salone.bol.it/it/charity/schede/3948/mariagrazia/page/1#content">ecco chi ha partecipato</a>) di stilare una lista dei propri 5 libri della vita, quelli che ognuno sente di individuare come formativi per il proprio percorso (ecco <a href="http://salone.bol.it/it/charity/classifica/index#content">i più votati</a>, con qualche scelta che non coincide con le mie, ma tant&#8217;è).</p>
<p>Dal Bookcrossing in poi &#8211; proprio l&#8217;altro giorno per il quartiere dove abito si aggiravano ragazzi che elargivano libri &#8211; qualcunque iniziativa mirata alla diffusione di testi mi pare un&#8217;ottima idea, specie se questi volumi finiscono nelle scuole, dove i fondi sono sempre meno e probabilmente le biblioteche affannanno (tra i soldi che mancano per rinnovarle, i libri che sono usciti da quelli scaffali e mai restituiti, ect). Detto questo, chi vuole si informerà e parlerà oltre della specifica campagna.<br />
Per quanto concerne la presentazione del libro,  benché tenda a vergognarmi della prova canora finale,  lascio qui sotto il video, in modo che chi vuole possa ascoltare le parole di Danila, jazzista che ha collaborato con i grandi nomi della musica, da Uri Caine a Bollani e che ha dedicato anni della sua vita alla creazione del metodo <em>Vocal Care,</em> non solo per chi ha fatto della musica un mestiere,  ma anche per chi  vuole imparare a parlare in pubblico o destreggiarsi meglio nell&#8217;esposizione orale.  Ora,  posto che questo genere di lezioni vorrei prenderle io per prima &#8211; direi che servono &#8211; è stato divertente fare a Danila qualche domanda e vederla all&#8217;opera (a proposito, gran voce). That&#8217;s it.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">http://salone.bol.it/it/charity/cos-e-donabol/indexBol.it</div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EVGWT8KvH9Y?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/v/EVGWT8KvH9Y?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Quel poco che basta</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 23:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mentre vivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Succede sempre così, in una frazione di tempo, sempre in quel tempo con gli spazi che si assomigliano. I letti che non sono di nessuno, zone franche dove rinfrancarsi. Ci leniamo i dolori a vicenda, ognuno a modo suo. Recuperiamo il tempo che non ha  forma di tempo, che scade, ma non passa, che passa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Succede sempre così, in una frazione di tempo, sempre in quel tempo con gli spazi che si assomigliano. I letti che non sono di nessuno, zone franche dove rinfrancarsi. Ci leniamo i dolori a vicenda, ognuno a modo suo. Recuperiamo il tempo che non ha  forma di tempo, che scade, ma non passa, che passa senza fermarsi.<br />
Ci scambiamo i passati a pezzetti, come titoli di libri, concedendo un po&#8217; più di amarezza, ogni nuova volta, per ciò che succede fuori da quelle zone franche e che invece un tempo ce l&#8217;ha. E ha pure uno spazio, anche se io lo mangio in fretta e giro veloce lo sguardo.<br />
Sparpaglio le parole, alcune addirittura me le porto sotto al cuscino insieme alla mano, mentre alle altre concedo la calma di girare per la stanza e incastrarsi nelle persiane. Stanno lì a  trovare l&#8217;ordine, ci servono, individuano il bisogno e lo descrivono tra un silenzio e l&#8217;altro.<br />
Succede sempre così, nella morsa delle ore che accendono piano il giorno e nella curva delle braccia strette per poco; quel poco che basta.</p>
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