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	<title>Diparipasso &#187; dnews</title>
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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>Planet Funk, Alex Neri: &#8220;Il tour anni &#8217;70&#8243; (Extended Version)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Altro che “Illogical Consequence”. Quando non ci si affanna a sfornare singoli per assediare le charts, in realtà le conseguenze sono molto chiare: dischi di successo e gusto (di chi fa, e di chi ascolta). Per i Planet Funk, fino a richiesta di smentita, funziona così da più di 10 anni. Saranno sul palco dell’Orion  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/Planet-Funk-®FabioLovino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1423" title="Planet Funk-®FabioLovino" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/Planet-Funk-®FabioLovino-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Altro che “Illogical Consequence”. Quando non ci si affanna a sfornare singoli per assediare le charts, in realtà le conseguenze sono molto chiare: dischi di successo e gusto (di chi fa, e di chi ascolta). Per i Planet Funk, fino a richiesta di smentita, funziona così da più di 10 anni. Saranno sul palco dell’Orion  sabato 21 gennaio, dopo una serie di date che hanno seguito l’uscita di “The Great Shake”. «Un tour un po’ anni Settanta»  spiega dj Alex Neri, anima del gruppo.<br />
<strong>In che senso?</strong><br />
Abbiamo suonato i nuovi brani prima dell’uscita dell’album: i singoli sono cresciuti in pratica davanti al pubblico. <span id="more-1422"></span><br />
<strong>Che, deduco, abbia apprezzato la nuova voce. </strong><br />
Alexander Uhlmann ha cancellato ben presto il nostro passato, e di una cosa sono  contento: i cantanti si sentono sempre insostituibili. Il suo arrivo ha dimostrato che non è così : quello che rimane, alla fine, è la musica.<br />
<strong>Oddio, qualche gruppo  italiano che non ha retto bene l ’addio del cantante, a me sovviene.</strong><br />
Vero, ma sono generi diversi e anche  il fatto di essere  un collettivo ci  ha premiato: per noi il cantante è la ciliegina sulla torta.<br />
<strong>Con le collaborazioni italiane siete selettivi?</strong><br />
Più che altro siamo 4 fuori di testa, per cui non esiste che ci svegliamo pianificando qualcosa. Certo, devi avere anche c**o ad avere Jovanotti in un cd, ma sono partecipazioni  spontanee.<br />
<strong>Spontaneità, ma  anche molta cura: la vostra discografia “lenta” parla piuttosto chiaro.</strong><br />
Abbiamo sempre approcciato questo gruppo con molta onestà. Facciamo un disco quando c’è la vibra giusta. Ecco perché tante pause.<br />
<strong>Se la major dice: “O mi fai 3 dischi in 5 anni, o ciao”, poi l’ispirazione tocca farsela venire.</strong><br />
Eheh, certamente. Ognuno di noi ha un’altra attività: chi produttore, chi dj come me.<br />
<strong>Uh, i dj: nuovi “miti” della musica! </strong><br />
Le nuove rockstar. Di oggi però, non di domani. A me il dj che riempie gli stadi non piace. Vado contro il mio interesse, ma per farti capire quanto sono annoiato: mi sono messo a suonare le tastiere.</p>
<p><strong>[*Bonus Track]</strong></p>
<p><strong>Beh, e se lo dici tu.<br />
</strong>Sì, vado contro me stesso. Non sono un grande fan di questi fenomeni commerciali, anche se alcuni riconosco che valgano, mentre altri sono montati dai media. Alla fine sono convinto che un dj set sia  asettico, per questo non meriti le arene. Le arene sono per un gruppo di musicisti. Tornando al mestiere, c&#8217;è anche da dire che ormai con il computer è davvero molto facile per tutti fare i dj.<strong><br />
Come per chiunque essere un reporter. Non è un problema, quanto un cambio di prospettiva: il mio lavoro diventerà la selezione e la verifica delle fonti, il tuo far valere esperienza e competenze.<br />
</strong>Come in tutte le cose la maggiore accessibilità cambia il panorama. Io credo che chiunque abbia dentro un po&#8217; d&#8217;arte, ma anche che non tutti siano adatti a comunicare qualcosa. Che poi, in realtà, io sono anche contento che ci sia stata una &#8220;riscossa dei giovani&#8221;.<strong><br />
Secondo me non fa che rafforzare il bagaglio che ha chi ha lavorato tanto.</strong><br />
Sì, io che ormai sono &#8220;old school&#8221; me ne rendo conto. Se vuoi lanciare un locale, portare in un club gente che balla, ti rivolgi ai nomi di esperienza.<strong><br />
Appunto.</strong><br />
Che poi,  l&#8217;atteggiamento &#8220;il mercato lo riprendiamo noi giovani, perché ci avete rotto il c***o&#8221; a me va benissimo. In un Paese come questo, sono felice che succeda. Va solo detto  che non si può radere tutto al suolo e che sarebbe bello trovare una via di mezzo tra le due cose.</p>
<p>*Quelle con Alex dovevano essere semplicemente due battute a corredo di un pezzo. Lo spazio non era molto. Visto però che ho avuto il piacere di intrattenermi con lui in una piacevole chiacchierata,  ho aggiunto qualche altra considerazione che abbiamo fatto insieme per l&#8217;Exended version di questa intervista.</p>
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		<title>Paola Maugeri: tra libro e cappelli, vi racconto il mio rock</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più che una dj, una guida all’ascolto. La tutto-fare Paola Maugeri (storica voce della radio, veejay nei ruggenti anni di Mtv e volto della televisione a tutto tondo; stilista per Borsalino, scrittrice, e via di seguito) porta una “selezione musicale/reading” davanti al pubblico  del Rising Love di Roma (oggi, ore 22). «Il mio programma “Music [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/image002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1419" title="image002" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/image002-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Più che una dj, una guida all’ascolto. La tutto-fare Paola Maugeri (storica voce della radio, veejay nei ruggenti anni di Mtv e volto della televisione a tutto tondo; stilista per Borsalino, scrittrice, e via di seguito) porta una “selezione musicale/reading” davanti al pubblico  del Rising Love di Roma (oggi, ore 22).<br />
«Il mio programma “Music History”  su Virgin Radio va bene, vengono scaricati 90mila podcast al mese: voglio portare un po’ in giro questa formula, facendo ascoltare dei brani e raccontando delle storie».<br />
<strong>La gente ne è affamata. </strong><br />
Sì, io ho iniziato a fare questo lavoro perché volevo conoscere e raccontare storie. Mi piacciono quelle d’amicizia: spiegare la grande famiglia che sono i Red Hot Chili Peppers, oppure l’aiuto di Iggy Pop a David Bowie&#8230;<br />
<strong>Le lezioni rock di Castaldo-Assante fanno da sempre il pienone, i download di Music History anche&#8230; c’è voglia di imparare in giro.</strong><br />
Molta. I ragazzi in particolar modo si appassionano ai musicisti reali, a quelli che hanno fatto tanti dischi lontani dalle logiche del singolo “one shot” che c’è adesso.<br />
<strong>E il rock tira sempre.<span id="more-1418"></span></strong><br />
Is alive and kicking, direi. Certo, negli anni Settanta c’era un’esigenza espressiva più cocente: adesso esprime altro, ma ci sono delle chicche che meritano. Non parlerà più della guerra in Vietnam, ma solo qualche anno fa sono stati i Green Day a raccontarci cosa significava vivere nell’era Bush nelle loro canzoni.<br />
<strong>1200 interviste all’attivo: qualcuno che  le è sfuggito?</strong><br />
Prince, il mio grande rammarico. Non rilascia interviste da anni ormai, e quando sono andata in tour con i Coldplay mi sono trovata a Minneapolis&#8230; stare lì e sapere che in una di quelle case poteva esserci lui&#8230;beh, un po’ di sangue amaro mi è venuto.<br />
<strong>Com’è finita la storia della vita a impatto zero?</strong><br />
Sto scrivendo un libro per Mondadori in merito a quell’esperienza di tre mesi documentata da Rai3. Per il resto continuo la mia militanza  regolando i consumi, mangiando a km0, andando in bicicletta, non usando imballaggi di plastica&#8230;<br />
<strong>Rapporto con le nuove tecnologie?</strong><br />
Mi sono opposta-opposta-opposta fin quando non ho più potuto. Ho fatto come i cavalieri nei confronti del motore a scoppio.<br />
<strong>Ok, non certo un’addicted. E i cappelli per Borsalino?</strong><br />
Appena finita la collezione estiva, si chiama “Kiss my hat” e rappresentano ognuno un bacio che darei alle varie rockstar. Sta andando forte in Russia.</p>
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		<title>Maxxi App, il museo nello smartphone</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non chiederti quello che tu puoi fare per un’app, ma quello che un’app può fare per te. La “Maxxi App” è stata creata per facilitare la visita del Museo Nazionale delle Arti  del XXI secolo di Roma rendendola più “social” possibile. In download gratuito per gli utenti Android ed Apple,  è divisa in cinque sezioni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/fotomaxxi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1416" title="fotomaxxi" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/fotomaxxi-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Non chiederti quello che tu puoi fare per un’app, ma quello che un’app può fare per te. La “Maxxi App” è stata creata per facilitare la visita del Museo Nazionale delle Arti  del XXI secolo di Roma rendendola più “social” possibile. In download gratuito per gli utenti Android ed Apple,  è divisa in cinque sezioni: <em>Calendario </em>che comprende esposizioni, eventi, appuntamenti;<em> Collezioni</em>, con le  schede di approfondimento con immagini e video delle opere.</p>
<p>E ancora <em>Tour</em>, per suggerimenti e informazioni su possibili percorsi tra le gallerie per chi si trova all’interno del museo con tanto di “Naviga Museo” con selezione del piano e funzione di ricerca e  <em>Info</em> (dalla mappa del luogo agli orari, passando per il programma di Membership. Tranne quest’ultima quasi tutte le sezioni rimandano a pagine web esterne (del sito ufficiale), consentendo di condividere contenuti e lasciare commenti sulle esposizioni e le altre attività della struttura. Interessante e dinamica anche la sezione More, che fa da collante con tutte le altre presenze online sui social network site del Maxxi: profilo Facebook, Twitter, Youtube, Flickr.</p>
<p>L’applicazione per smartphone e tablet è frutto della collaborazione tra Fondazione Maxxi e Fondazione IBM Italia (alla Corporation è tra l’altro dedicata una mostra al Maxxi B.a.s.e fino al 3 febbraio).  Altra forma di partecipazione la offrono i vari   QRcode (codici a barre bidimensionali) presenti in tutte le aree del museo, attraverso i quali i visitatori potranno accedere a contenuti multimediali inerenti il museo, le opere, le promozioni e le iniziative in corso. Non resta che app-licarsi.</p>
<p>(DNews, 19/91/2012)</p>
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		<title>Davide Ferrario: ho suonato per i big, ora canto solo (ma cambio idea)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 18:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendete i musicisti, quelli che-sanno-tutto perché come -toccano-le-corde-loro- nessuno-mai, e dimenticateveli. Poi prendete gli interpreti, quelli che  più che cantare, si parlano addosso, e archiviateli. Giusto il tempo di un’intervista. E anche gli autori, quelli che non scrivono testi, ma trasmettono messaggi, perché comporre canzoni solamente non è abbastanza intellettuale. Fuori anche quelli: se l’operazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/davideferrario4-foto-di-Francesca-Bottazzin.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1408" title="davideferrario4 - foto di Francesca Bottazzin" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/davideferrario4-foto-di-Francesca-Bottazzin-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Prendete i musicisti, quelli <em>che-sanno-tutto perché come -toccano-le-corde-loro- nessuno-mai</em>,  e dimenticateveli. Poi prendete gli interpreti, quelli che  più che  cantare, si parlano addosso, e archiviateli. Giusto il tempo di  un’intervista. E anche gli autori, quelli che non scrivono testi, ma <em> trasmettono messaggi</em>, perché comporre canzoni solamente non è abbastanza  intellettuale. Fuori anche quelli: se l’operazione è stata fatta in modo corretto,  dovrebbe essere rimasto presente qualcuno che assomiglia a Davide Ferrario.  Ex frontman degli Fsc, chitarrista di artisti come Franco Battiato e  Gianna Nannini, affronta l’uscita del suo primo disco solista “F”  (Novunque/Self).</p>
<div id=":p5"><strong>Tra pop elettronico e più  leggero, qui dentro c’è di  tutto: che vogliamo fare?</strong><br />
È  una cosa che mi rappresenta tantissimo, questa schizofrenia nelle cose  che faccio. Sono uno che cambia idea ogni cinque minuti.<br />
<strong>E in questi 5 in che categoria sta “F”?</strong><br />
A metà strada, come  hanno detto, tra il mainstream e l’alternative. Se è un mondo che non  esiste beh, meglio: vuol dire che va riempito.<span id="more-1407"></span><br />
<strong>Una definizione che proprio invece non c’entrava niente?</strong><br />
Mi hanno detto che è “terribilmente italiano”: il che non mi dispiace in  senso assoluto, ma perché conoscendo me e la musica che seguo, mi pare   strano.<br />
<strong>“Io qui ci sono già stato” è  «molto poco italiano», per dirla con Boris.</strong><br />
Mi sono ispirato a “Intermission” dei Blur, nell’album “Modern Life is  Rubbish”. C’è tutto un pensiero dietro, ed è stato messo lì apposta come  intervallo strumentale, per spezzare il disco: nel contempo uno può  andare in bagno o accendersi una sigaretta.<br />
<strong>O ascoltarlo, dato che  vale. Sempre “low profile” Davide, eh?</strong><br />
Sono uno che si vende molto male.<br />
<strong>Capisco. Nei testi leggo parecchia disillusione: ma che è successo?</strong><br />
Ma  no, non così tanta. In alcuni brani semplicemente rifletto su quanto  sia difficile ritrovare l’entusiasmo per le cose semplici dopo aver  iniziato una carriera in modo “esagerato”.<br />
<strong>Tipo Sanremo con gli Fsc?</strong><br />
Anche. Quell’esperienza mi ha  insegnato tante cose, ma quando parti in quel modo, è come entrare in  fissa con un album: lo senti 11 mesi di fila, poi ti dà la nausea. È  un’indigestione.<br />
<strong>Quindi, vade retro  mainstream ?</strong><br />
Non proprio: ovvio che da un  punto di vista professionale non mi dispiacerebbe, ma già faccio quello  che mi piace e va bene così.<br />
<strong>Chitarrista o solista?</strong><br />
Io sono nato facendo componendo, la chitarra non è mai stato il mio fine.<br />
<strong>Ok, era davvero una domanda di una banalità epocale.</strong><br />
Ma no! Che c***o devi chiedere a uno che canta? Registriamo le canzoni e le cantiamo.</p>
<p>Ora, dopo aver letto quest&#8217;intervista (DNews, 18/01/2012), vi prego di guardare il video qui sotto. Riuscirò a commentarlo quando avrò smesso di ridere.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pMXjjXJmnCg?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/pMXjjXJmnCg?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>(foto Francesca Bottazin)</p>
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		<title>Carofiglio: tra teatro e cinema senza moralismo (che fa solo danni)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 12:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ognuno ha i propri conti in sospeso. Con il passato, per definizione. Gianrico Carofiglio, per esempio, ne aveva più d’uno con un celebre fumetto. Ha iniziato a pareggiare i conti con un’“intervista impossibile” qualche anno fa e continua attraverso spettacolo della compagnia Teatro Kismet Opera in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino al 22 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno ha i propri conti in sospeso. Con il passato, per definizione. Gianrico Carofiglio, per esempio, ne aveva più d’uno con un celebre fumetto. Ha iniziato a pareggiare i conti con un’“intervista impossibile” qualche anno fa e continua attraverso spettacolo della compagnia Teatro Kismet Opera in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino al 22 gennaio: &#8220;Il paradosso del poliziotto e Tex Willer&#8221;, con Augusto Masiello, Michele Cipriani e Giulio De Leo (adattamento e regia di Teresa Ludovico). Due atti unici che mettono al centro il dialogo. Perché forse aveva ragione Moretti: le parole sono importanti. «Più che mai &#8211; spiega il magistrato autore della  serie di romanzi dell’avvocato Guerrieri -sono strumenti di senso. Lo creano e lo restituiscono alla società civile».</p>
<p><strong>Perché proprio il ranger-navajo?</strong><br />
Ha ossessionato la mia infanzia, anche come modello maschile irrealizzabile, e per questo frustrante. Era in ballottaggio con il Rick di Casablanca, che infatti sono riuscito a citare a margine.<strong><span id="more-1402"></span><br />
Soddisfatto della resa dei conti?</strong><br />
“Soddisfatto” è un termine che non uso mai nei confronti delle cose che scrivo perché penso che base della scrittura sia invece  l’insoddisfazione.<strong><br />
Non certo quella di  chi legge: i suoi libri sono tradotti  con successo.</strong><br />
Una chicca è la traduzione “Il testimone inconsapevole” in swahili, per un progetto di insegnamento di lettura.<strong><br />
Alle volte leggendo i suoi libri si ha la sensazione che la giustizia possa essere perseguita in modo ingiusto.</strong><br />
Non c’è niente di peggio delle buone intenzioni. Gli investigatori moralisti sono la peggior specie. Nell’attività giudiziaria, l’unico modo per rendere tollerabile la decisione di privare qualcuno della  libertà, è far diventare il processo più “tecnico” possibile.<br />
<strong>Sospendere il giudizio, per giudicare?</strong><br />
Chi vuol fare la morale, fa male il giudice. Il moralista nasconde un’attenzione torbida nei confronti delle cose di cui si occupa.<br />
<strong>Altre trasposizioni, magari al cinema?</strong><br />
Sto lavorando alla sceneggiatura de “Le perfezioni provvisorie”, ma  è l’anno del teatro: a febbraio debutto a Ravenna (poi Milano) con “La manomissione delle parole” e Ottavia Piccolo porta in scena “L’arte del dubbio”.<br />
<strong>Alcuni dettagli ricorrono nelle sue opere: autocitazioni consapevoli?</strong><br />
Mi piace che alcuni spunti ritornino: sono modi per sottolineare i concetti. Che  accada  sotto la superficie della coscienza, o meno.<br />
<strong>Un po’ come le arti marziali&#8230;</strong><br />
Pratico il karate, e senza nessuna enfasi sul suo carattere filosofico -  non amo mai l’enfasi &#8211; ha cambiato  la mia vita. Senza contare gli spunti narrativi che offre. A proposito di cinema, aspetto che qualcuno mi chieda di portare su schermo “Il maestro di bastone”, una sorta di “Karate Kid” delle Murge anni Settanta. Quello sì, che è molto autobiografico.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CjB_LCxZxx0?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/CjB_LCxZxx0?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>(DNews, 17/01/2012)</p>
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		<title>Cristina Donà: il mio live rock e i nuovi progetti</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 12:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Non sempre rispondo”, recita il titolo di un suo brano. Nello specifico non è che Cristina Donà proprio non risponda: è che la linea difetta. «Io ti sento, tu?» (silenzio) (fruscii) (&#8230;) «Ok, mi fermo: è un evidente messaggio: o telefoni, o guidi» scherza. Ed eccola lì, pacata anche in mezzo al traffico, delicata come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/Foto-manifesto_media.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1399" title="Cristina Donà_intervista" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/01/Foto-manifesto_media-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a> “Non sempre rispondo”, recita il titolo di un suo brano. Nello specifico non è che Cristina Donà proprio non risponda: è che la linea difetta. «Io ti sento, tu?» (silenzio) (fruscii) (&#8230;) «Ok, mi fermo: è un evidente messaggio: o telefoni, o guidi» scherza. Ed eccola lì, pacata anche in mezzo al traffico, delicata come riesce ad essere anche nei suoi brani che di delicatezza non parlano, raffinata anche quando reindossa gli abiti rock delle prime produzioni. Sabato 14 sarà all’Orion di Ciampino, per una nuova data dopo l’uscita del suo “Torno a casa a piedi” (Emi), lavoro  che ha già portato in giro nel 2011.<br />
<strong>L’ultima volta all’Auditorium  non scendeva più dal palco.</strong><br />
Ho un ottimo ricordo di quella data! Questa parte di tour è pensata per i locali. Sarà un altro tipo di spettacolo del quale faranno parte  anche molte canzoni del mio passato, quelle che non faccio quasi più dal vivo, come “Tregua”. Ci sarà anche una versione ridotta della band.<br />
<strong>No! Niente sezioni di fiati che sidimena anche in balletti?</strong><br />
Solo per il momento! Pensa che le prime volte che suonavamo non mi ero accorta, dandogli le spalle, che facessero le coreografie. Quando l’ho realizzato, ho partecipato!<br />
<strong>Quindi sarà un live più rock.</strong><br />
Sì, perché oltre al piacere di suonare e portare il disco dal vivo davanti alla gente, dopo un po’ ho bisogno di reinventarmi.  Ho rispolverato cose che avevo voglia di riprendere: l’inizio è sicuramente d’impatto.<br />
<strong>Progetti vari?</strong><br />
Continuo con Saverio e Marco Lanza a collaborare al loro “Xxpastis” (relativo sito, ndr) progetti di musica e video. Un esempio è quello realizzato per il brano  “Sono io, che torno a casa a piedi”. Adesso però sto lavorando a brani totalmente svincolati dalle logiche della produzione di nuovi singoli, anche perché&#8230;<br />
<strong>Anche perché?</strong><br />
Anche perché i grandi network non mi hanno mai passato, quindi non vedo perché dovrebbero farlo adesso e io dovrei iniziare a produrre canzoni in quell’ottica lì. I Lanza mi mandano le immagini, e io compongo. Sto sperimentando e mi piace.<br />
<strong>Feat. o lavori autorali in vista?</strong><br />
Adesso comporre per gli altri mi interesserebbe; ho sempre pensato di non avere abbastanza competenza. Ho accantonato l’idea di cantare in coppia per non diventare il prezzemolo dei duetti italiani, partecipando solo al prossimo disco di Pacifico, davvero valido.</p>
<p>(DNews 12/01/2011)</p>
<p><a href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/spettacoli/2011/31-marzo-2011/mamma-incantautrice-arriva-cristina-dona-190346553325.shtml">Qui la mia intervista alla Donà</a> di qualche mese fa per il Corriere Fiorentino.</p>
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		<title>&#8220;Year in Hashtag&#8221;, quello che i giornali non sanno della rete</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 16:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul ruolo della rete nell’informazione, il citizen journalism, la cronaca attraverso i social network sites, si legge di tutto. Poi, in mezzo a discussioni-fuffa e  progetti-farsa, salta fuori qualcosa di estremamente chiaro ed efficace: “Year In Hashtag” (yearinhashtag.com) è un archivio delle notizie dell’anno che sta per finire. Non una semplice raccolta, ma  la selezione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/12/year.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1372" title="year" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/12/year-300x132.jpg" alt="" width="300" height="132" /></a>Sul ruolo della rete nell’informazione, il citizen journalism, la cronaca attraverso i social network sites, si legge di tutto. Poi, in mezzo a discussioni-fuffa e  progetti-farsa, salta fuori qualcosa di estremamente chiaro ed efficace: <a href="http://yearinhashtag.com/">“Year In Hashtag”</a> (yearinhashtag.com) è un archivio delle notizie dell’anno che sta per finire. Non una semplice raccolta, ma  la selezione, come spiega l’ideatrice Claudia Vago (@tigella) «delle notizie che sono arrivate prima dalla rete,     o che su internet sono state affrontate in un modo specifico, un taglio particolare». <span id="more-1371"></span></p>
<p>Per questo, divisi per Paesi e mesi,  si trovano i contenuti riguardanti della cattura di Gheddafi (#Gaddafi), la morte di Steve Jobs (#iSad), l’occupazione di Wall Street (#OccupyWallStreet), il matrimonio di William e Kate (#Royalwedding), la “giornata della collera” in Libia (#feb17),  le dimissioni di Silvio Berlusconi (#aeiouy &#8211; dalla canzone “disco samba”). L’hashtag (#) al fianco di una parola, serve a rintracciare tutti i contenuti pubblicati su uno stesso argomento in rete. Ogni notizia sul sito è corredata da un testo che illustra il materiale raccolto sulle varie piattaforme, con foto e video da Luca Alagna (@ezekiel), Marina Petrillo (@alaskaRP), Maximiliano Bianchi (@strelnik) e Mehdi Tekaya (@mehditek): «Abbiamo scelto immagini da Flickr, qualcosa da G+ e anche Facebook, per quanto la ricerca lì sia più difficoltosa» continua la Vago. Tutto nato dalla condivisione delle informazioni in rete. E la verifica delle fonti? «Non è sempre facile. Dalla Siria ad esempio escono molti video, ma per verificarne la veridicità seguiamo Ahmed, che per la Npr si occupa di questo».</p>
<p>A questo articolo che ho scritto per DNews, aggiungo qualche considerazione ancora più personale. Nel corso della breve chiamata per qualche informazione in più, Claudia mi spiegava che aveva ricevuto molti complimenti per la passione che traspariva da questo progetto: &#8220;Se fosse stato fatto come lavoro in una redazione, non sarebbe venuto fuori uguale&#8221;.<br />
Credo che sia vero. Il fatto è che il progetto affianca la notizia al racconto della notizia stessa. Dà la reale misura di come la rete &#8211; attraverso i suoi protagonisti più autorevoli, e non solo  -  costruisce, apprende, rilancia e commenta i fatti di cronaca, dal costume alla politica. Questo rende finalmente protagonista &#8220;la rete&#8221;, quella che di solito viene solo citata per riempire i tagli bassi e le spallette dei quotidiani (sì, scusate, questa è una mia fissa).<br />
Ufficializza l&#8217;hashtag come strumento di ricerca, e chi non lo conosce sarà quantomeno costretto, leggendo il titolo o l&#8217;url, a chiedersi cosa sia (perché mica crederete che sia scontato, vero?). E&#8217; un lavoro della rete, che non serve però solo alla rete. Va nella direzione opposta all&#8217;autoreferenza diffusa in più ambiti, giornalismo incluso.</p>
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		<title>Fiorello &#8220;asso piglia tutto&#8221;: per #weS oltre 13milioni di spettatori</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 15:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Botto aveva annunciato, e botto è stato: con l’ultima puntata de #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend Fiorello ha portato a casa 50,23% di share con 13 milioni e 401mila spettatori. «Poca cosa i numeri, basta che la gente si sia divertita» ha commentato al Tg1. “Poca cosa” non saranno certamente né per gli investitori (Sipra ha commentato con entusiasmo gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Botto aveva annunciato, e botto è stato: con l’ultima puntata de #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend Fiorello ha portato a casa 50,23% di share con 13 milioni e 401mila spettatori. «Poca cosa i numeri, basta che la gente si sia divertita» ha commentato al Tg1.</p>
<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/12/fiorescritta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1361" title="fiorescritta" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/12/fiorescritta-300x91.jpg" alt="" width="300" height="91" /></a>“Poca cosa” non saranno certamente né per gli investitori (Sipra ha commentato con entusiasmo gli ascolti inauditi anche durante le pause pubblicitarie), né per la direttrice generale della Rai Lorenza Lei, che, ringraziando, ha già teso una mano per il futuro: «Si riposi il giusto, ma ritorni presto.</p>
<p><span id="more-1360"></span></p>
<p>La Rai e gli spettatori lo aspettano a braccia aperte». E ci mancherebbe.I picchi, di oltre 16 milioni, li ha registrati l’ospitata del premio Oscar Roberto Benigni, convinto da Fiorello, alla fine di un intervento sotto tono rispetto al solito, a intonare dopo 30 anni “L’inno del corpo sciolto”. Altra storia i duetti con Jovanotti: i due, affiatati e divertenti, hanno intonato “Tanto tanto tanto”sulle note di “Eri piccola” di Buscaglione e “La mia moto” su quelle di “Perdere l’amore” di Ranieri. Buone idee, buon feeling: una coppia che dovrebbe pensare ad un programma co-condotto seriamente. Durante la serata anche il Baudo nazionale, si è prestato<br />
agli scherzi dello showman, mentre hanno avuto poco da ridere “Famiglia Cristiana”, Moig  e  telespettatori cattolici (Aiart). Loro le lamentele sul messaggio di pubblica utilità sull’uso del profilattico («salvapischelli») lanciato dal conduttore.<br />
E se in diretta ha annunciato un futuro tutto “divano e cioce”, su Twitter &#8211; dove la trasmissione diventa “#weS” &#8211; tiene fede alla promessa: “m o’ pennica! Anzi, pennicone!!!”.</p>
<p>(DNews, 7 dicembre 2011)</p>
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		<title>&#8216;Rapporto Carelli&#8217;: &#8220;Nel cuore della politica, lontani dalla politica&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma: «Nel cuore della politica, ma con una linea editoriale indipendente»: una bella sfida quella che lancia Emilio Carelli, fondatore di SkyTg24 che proprio sulla rete all news parte con  “Rapporto Carelli”, questa sera alle 20.35 (ogni martedì e mercoledì, con repliche su Sky Tg24 Eventi alle 21.30 e alle 22.15 e in esclusiva free su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-1332 alignleft" style="margin: 8px;" title="Rapporto Carelli-1" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/11/Rapporto-Carelli-1-300x200.jpg" alt="" width="240" height="160" /></p>
<p>Roma: «Nel cuore della politica, ma con una linea editoriale indipendente»: una bella sfida quella che lancia Emilio Carelli, fondatore di SkyTg24 che proprio sulla rete all news parte con  “Rapporto Carelli”, questa sera alle 20.35 (ogni martedì e mercoledì, con repliche su</p>
<p>Sky Tg24 Eventi alle 21.30 e alle 22.15 e in esclusiva free su Cielo alle 23.00). L’ennesimo talk show per dar voce ai burrascosi dibattiti delle opposte fazioni? Proprio il contrario, assicura il protagonista: «Sarà un’ora per dar voce all’Italia di qualità, agli amministratori che si dimostrano adatti, agli stranieri che guardano con occhi differenti le cose che succedono, ai giovani. Molto spazio ai volti nuovi». Si parlerà di politica, da una location particolare: «Lontano dalle sue sezioni, ma su un terrazzo che affaccia su Piazza Venezia».</p>
<p><span id="more-1330"></span></p>
<p>Ogni puntata inizierà con un reportage d’apertura intorno al quale ruoteranno poi gli interventi degli ospiti e l’interazione con i social network: «Vorremmo che il rapporto con i telespettatori fosse molto stretto, anche perché cerchiamo di rivolgerci ad un pubblico di giovani. Nella prima puntata di oggi (titolo “L’Italia di Monti”, ndr) avremo un collegamento due dottorandi de La Fonderia di Oxford, nata per l’incontro periodico di confronto sulla politica italiana». Oltre ad Emanuele Ferragina e Martina Di Simplicio oggi ci saranno anche Rachel Donadio, corrispondente da Roma del New York Times e, sicuramente non annoverato tra i nuovi volti, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro. Tra gli interventi e le previste incursioni degli Sgommati, Carelli punta a «trovare ricette per risolvere la crisi e fari da seguire». Ogni promessa è debito. Ma visto il periodo, facciamo anche solo promessa.</p>
<p>(DNews, 30/11/2011)</p>
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		<title>Bruno Barbieri: &#8220;Chef si nasce&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 20:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-1312 alignleft" style="margin: 8px;" title="masterchef" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2011/11/masterchef-300x199.jpg" alt="i cuochi giurati di mastechef cracco, barbieri, Bastianich" width="300" height="199" /></p>
<p>C&#8217;è chi dice che Masterchef Italia sia il miglior programma del 2011. Senza ombra di dubbio sta facendo la fortuna del canale Cielo, del digitale terrestre. Così, mentre sui social network va in onda il live blogging della puntata, io rispolvero l&#8217;articolo a mia firma con intervista a Barbieri uscito su DNews prima che iniziasse la trasmissione.</p>
<p>Nel panorama dei talent show ce n&#8217;è uno i cui frutti sicuramente non andranno sprecati. Al massimo mangiati. Si chiama Masterchef Italia e va in onda ogni mercoledì (quindi oggi) in prima tv su Cielo (DTT 26) e in daytime dal lunedì al venerdì alle ore 11.30 (in replica alle 14.00 e alle 18.45). Rispettando i parametri del talent (concorrenti non ancora professionisti, vari tipe di prove, etc), coinvolge una giuria sulla quale nessuno avrà da ridire: i pezzi da novanta sono Carlo Cracco (il suo ristorante milanese è tra i 50 migliori al mondo), Bruno Barbieri (lo chef italiano che ha il maggior numero di stelle Michelin insieme a Marchesi) e Joe Bastianich, bandiera della gastronomia italiana negli Stati Uniti (tanto per dare numeri: 20 ristoranti italiani da Los Angeles a New York). Il format, che ha riscosso successo in tutto il mondo, finalmente è arrivato in chiaro anche in quella che dovrebbe essere la patria del buon cibo.</p>
<p><span id="more-1311"></span></p>
<p>Probabilmente terreno fertile allo scopo sono state tutte le trasmissioni di cucina presenti ormai ad ogni ora e su ogni rete nella tv italiana: «Sicuramente &#8211; annuisce un entusiasta Bruno Barbieri (a sinistra in foto, ndr) &#8211; è che qui si arriva dopo in tutto! Finalmente però ce l&#8217;abbiamo fatta e si è presentata davvero un sacco di gente, comprese persone con altri lavori già avviati». E questo non induca in errore sulla facilità della professione: «È un mestiere che bisogna guadagnarsi, non ti puoi svegliare la mattina e aprire un ristorante, com&#8217;è successo negli anni Ottanta a molti. Il mio motto è &#8220;Dentro il piatto ci deve essere il tuo io&#8221;». Il che serve &#8211; sul piatto, appunto &#8211; quella che per Barbieri è una regola: «Chef si nasce, non si diventa».</p>
<p>Il vincitore del talent riceverà un premio in denaro e l’opportunità di pubblicare un libro (RCS Rizzoli) con le proprie ricette originali.<br />
Per gli appassionati, intanto, c&#8217;è un concorso &#8220;A Tavola con Masterchef&#8221;  (regolamento su <a href="www.masterchef.cielotv.it">sito</a> e <a href="https://www.facebook.com/MasterChefItalia">pagina Facebook</a>). Non poteva mancare l&#8217;<a href="http://twitter.com/#!/masterchef_it">account Twitter</a>.</p>
<p>Ogni puntata anche<strong> </strong>MASTERCHEF TRIVIA, il quiz dedicato ai telespettatori. Anche in questo caso i dettagli nella <a href=" http://www.masterchef.cielotv.it/masterchef_experience/masterchef_trivia.html">sezione dedicata del sito</a>.</p>
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