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	<title>Diparipasso &#187; dnews</title>
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	<description>Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti</description>
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		<title>Luca Sapio: blues, genio e faccia tosta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 12:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dice che in America l’italian touch, alla fine dei conti, piace. Chissà se si è reso conto che il suo però, più che un “tocco”, è uno schiaffo in piena faccia. Una bella sberla a chi ha lasciato perdere i propri sogni e non se li è andati a riacchiappare in motorino, da una parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/luca-sapio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1570" title="luca sapio" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/luca-sapio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Dice che in America l’italian touch, alla fine dei conti, piace. Chissà se si è reso conto che il suo però, più che un “tocco”, è uno schiaffo in piena faccia. Una bella sberla a chi ha lasciato perdere i propri sogni e non se li è andati a riacchiappare in motorino, da una parte all’altra degli States, come ha fatto lui. Luca Sapio, basettone da rocker  vecchio stampo e sicurezza made in Rome è tornato in Italia tenendo tra le mani il suo  “Who Knows” &#8211; che presenterà giovedì 24 maggio alla Locanda Atlantide  &#8211; prodotto da Thomas “TNT” Brenneck ( Mary J. Blige,   Ronson,   Bradley,  Winehouse). Nove brani  e 2 cover (“Rosey” e “Who Knows”) di un soul  blues  buono, forte, sudato (piaciuto anche al sito del Letterman Show).<br />
<strong>Un’altra vittima dell’american dream?</strong><br />
La prima volta avevo 23 anni, ed ero sicuro di voler stare a Los Angeles. Poi mi sono accorto che l’America che mi interessava non era quella dei circuiti hype, ma anzi la Downtown. E che non era il caso di cercare di passare per americano.<br />
<strong>E perché?</strong><br />
Perché l’italian touch è molto apprezzato.<br />
<strong>Ma infatti: perché tornare a Roma?</strong><br />
Avevo accumulato un bel bagaglio, e lì non concludevo più molto. Avevo  cose in sospeso.<br />
<strong>La lingua è rimasta l’inglese però.</strong><span id="more-1569"></span><br />
Il blues richiede un modo di scrivere essenziale, semplice, diretto. È esorcismo di un disagio,  spirituale o sociale che sia. Con l’italiano alle volte è facile nascondersi dietro gli orpelli. Si vive nel tripudio dell’artefatto: per me  “less is more”.<br />
<strong>Avevo intuito. E dove lo mettiamo il rischio di rendere i testi troppo scarni?</strong><br />
Esiste una via di mezzo.<br />
<strong>Quella di Sapio?</strong><br />
Ma no, io credo solo che la musica debba essere onesta e vera. Bisogna considerare il peso delle parole. C’è una tendenza, specie in certi lavori indie, ad usare parole che “fa figo” cantare, ma che allontanano dal senso.<br />
<strong>Nei testi  “diavolo” e “signore”: credente?</strong><br />
Più che altro appassionato di Sacre Scritture. Collezioni edizioni della  Bibbia,  ho anche un’app.<br />
<strong>Se non vedo, non credo.</strong><br />
Eccola (Holy Bible app sullo smartphone: è vero, ndr).<br />
<strong>E ora veniamo a Thomas Brenneck.</strong><br />
Un amico comune gli aveva parlato di me, ma non riuscivamo a beccarci. L’ho inseguito in una data di Bradley, che io consideravo meno affollata: Aversa.<br />
<strong>E..?</strong><br />
Al mio arrivo, 800 persone fuori. Ho preso una copia di Rolling Stone, mi sono finto un giornalista, ho fatto un’ora di intervista a Bradley, e poi gli ho chiesto di poter parlare con Thomas.<br />
<strong>Ma no, dai.</strong><br />
Parlavo bene l’inglese e mi hanno creduto. Poi quando ho incontrato Brenncek, lui ha sentito i primi due brani del demo e mi ha dato appuntamento negli studi di Brooklyn.<br />
<strong>Genio e faccia tosta.</strong><br />
E alla fine mi hanno anche pubblicato l’intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(DNews, 21/05/2012)</p>
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		<title>Il mentalista Tesei: stupisco con la realtà, non con la fantasia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lui non muove, smuove. Per qualcuno   una “s” in più o in meno sarà questione di sfumature, ma è sulle cose  piccole all’apparenza, che si muove un mentalista. Francesco Tesei oggi al Brancaccio porterà in scena  “Mind Juggler”, leggi comunicazione subliminale e illusionismo psicologico (entro settembre un libro per Rizzoli). Parliamoci chiaro: devo stare attenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Wallpaper-High.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1565" title="Wallpaper High" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Wallpaper-High-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>Lui non muove, smuove. Per qualcuno   una “s” in più o in meno sarà questione di sfumature, ma è sulle cose  piccole all’apparenza, che si muove un mentalista. Francesco Tesei oggi al Brancaccio porterà in scena  “Mind Juggler”, leggi comunicazione subliminale e illusionismo psicologico (entro settembre un libro per Rizzoli).<br />
<strong>Parliamoci chiaro: devo stare attenta ?</strong><br />
Ahaha! No, per telefono sono come una pistola con i proiettili bagnati.<br />
<strong>Iuff. E sul palco che fa?</strong><br />
Sono oltre due ore di show, un viaggio giocoso in cui vengono coinvolti circa 30 spettatori. Mi piace l’idea di attivare riflessioni sulla loro mente, spinte che li mettano in contatto con l’inconscio.<br />
<strong> E ci riesce, anche in un contesto del genere?</strong><br />
Il gioco è dimostrare come possiamo essere soggetti a pressione manipolatoria. Fargli fare delle scelte e poi mostrare che io le guidavo in partenza. Comunque ci sono tecniche più strutturate che considerano la situazione, e altre molto semplici ed efficaci nella vita reale.<br />
<strong>Mamma che  incubo  deve essere  vivere con lei.</strong><br />
EhEh,  mia moglie all’inizio mi chiedeva le cose,  e dopo la mia risposta  si fermava: “Ma l’ho scelto io, o sei stato tu?”.<br />
<strong>Ecco, appunto.</strong><br />
Ok, ma io per fare il mentalista ho dovuto studiare, mentre le donne hanno una predisposizione naturale!<br />
<strong>Come è arrivato a questo?</strong><span id="more-1564"></span><br />
Ho fatto per 15 anni illusionismo,  poi ho cercato un altro modo per coniugare la mia indole di persona a cui piace il palco al confronto con la mente e la psicologia. Mi piace la magia intesa come stupore. Non voglio portare le persone nella fantasia, ma  fargli vedere come  non sia importante quello che accade, ma il significato che gli diamo. La realtà fatta di parole.<br />
<strong>Che sono importanti.</strong><br />
Esatto. È dimostrato che abbiano un potere performativo e che costruiscono il mondo in cui viviamo, condizionandolo.<br />
<strong>Cosa pensa di serie come “The Mentalist”?</strong><br />
Beh, mi ha permesso di sdoganare anche qui il termine mentalista, che prima forse credevano fosse un esperto di menta.<br />
<strong>O di moijto.</strong><br />
Che significa “piccolo incantesimo”.<br />
<strong>Tutto torna!</strong><br />
Sì! Per quanto fiction, si vede che gli autori si sono avvalsi di consulenze sul tema. Io nello show cito “Lie to me”.</p>
<p>(DNews 16/05/2012)</p>
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		<title>Vecchioni: Nuovo album? Non ne vale la pena, ma l&#8217;anno prossimo, magari&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sogno di ogni fan che si rispetti è sentire il proprio artista preferito interpretare, live, un suo the best of. Esattamente quello che farà Roberto Vecchioni domani sera al Teatro Sistina, dove porterà i brani de “I colori del buio”, raccolta delle sue migliori opere (e due inediti). Ma non ci saranno solo brani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/foto-prof1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1558" title="foto prof" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/foto-prof1-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Il sogno di ogni fan che si rispetti è sentire il proprio artista preferito interpretare, live, un suo the best of. Esattamente quello che farà Roberto Vecchioni domani sera al Teatro Sistina, dove porterà i brani de “I colori del buio”, raccolta delle sue migliori opere (e due inediti).<br />
<strong>Ma non ci saranno solo brani, vero?</strong><br />
No, anzi. Si parla a lungo toccando molti argomenti, dalle facezie all’attualità, anche ridendo. Per quanto io non sia né Grillo, né Crozza.<br />
<strong>Purtroppo, o per fortuna?</strong><br />
È solo un altro mestiere, il loro.<br />
Oddio, quello di Grillo non so quale sia adesso.<span id="more-1556"></span><br />
<strong>Ecco, stavo giusto per dirlo.</strong><br />
Diciamo che è comunque un altro mestiere. Lo spettacolo è strutturato così per ricordare che andare a cantare davanti al pubblico non significa sottrarsi, ma anzi stare insieme.<br />
<strong>Ed essere compresi.</strong><br />
E identificarsi. Io lo so che quando canto, mica canto le mie canzoni, ma le loro. Ognuno ci ha messo dentro la sua storia: è questo il bello.<br />
<strong>Nel cd due inediti: due bilanci.</strong><br />
Oggi non vale la pena fare un album di inediti, e ho inserito questi che sono bilanci abbastanza precisi. “I colori del buio”, è un riassunto schematico di tutti i colori della mia vita, dai più belli ai più brutti. “Un lungo addio” parla di mia figlia che si sposa e quindi si allontana, un tema raramente affrontato anche perché si presta ad essere retorico e lacrimoso&#8230; ci ho scherzato molto su volutamente.<br />
<strong>In che senso “non vale più la pena”?</strong><br />
Io tengo a tutte le canzoni che scrivo, ma quando faccio un album poi è sempre la più semplice a diventare la più vincente ed entrare nei circuiti.<br />
<strong>Sta dicendo che non farà più nuovi cd?</strong><br />
No. Ho qualcosa da parte, altro posso ancora fare. Serve almeno un anno.<br />
Le rimproverano una “sovra esposizione” mediatica post Sanremo.<br />
L’ho voluta, l’ho fatto apposta. Alle volte mi sono divertito, altre meno. E poi non è che le trasmissioni cambiano te, ma al massimo l’inverso.<br />
<strong>Non lo dica a me, che difendo il concetto “le persone cambiano i mezzi”, non viceversa</strong>.<br />
Certo. Ma sai, il pubblico è tostissimo, e può essere geloso. Ma si deve abituare, perché è giusto espandersi e non chiudersi in una stanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Trio Medusa: I talent in Italia nascono dalle tv private</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la sintonia tra il Trio Medusa e Laura Barriales stasera in tv fosse la stessa trasmessa nell’intervista, sarebbero un po’ tutti cavallo: loro, e il pubblico. Questo  “tre + uno” supera i confini di telefoni connessi in viva-voce, risposte che si sentono poco e  tra  un photocall e l’altro comunica  il divertimento che sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/trio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1553" title="trio" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/trio-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Se la sintonia tra il Trio Medusa e Laura Barriales stasera in tv fosse la stessa trasmessa nell’intervista, sarebbero un po’ tutti cavallo: loro, e il pubblico. Questo  “tre + uno” supera i confini di telefoni connessi in viva-voce, risposte che si sentono poco e  tra  un photocall e l’altro comunica  il divertimento che sta provando nella preparazione di “Coast2Coast”, da oggi su Rai2.<br />
<strong> Beh, come va? Parlate uno alla volta</strong>.<br />
<em>Laura</em>: Hanno lo squaraus!!!<br />
<strong>Prego?</strong><br />
<em>Trio</em>: Ecco, diciamo che Laura ha imparato poche parole in italiano, tra cui questa&#8230;<br />
<strong>E cosa c’è da farsela so&#8230; , pardon, da preoccuparsi:    prima serata, che sarà mai!</strong><br />
<em>Trio</em>: Ma infatti! Sono i momenti di paura che ci rendono vivi!<br />
<strong>Che farete in queste quattro puntate?</strong><br />
<em>T</em>: Noi dallo studio guidiamo un viaggio di video attraverso le realtà delle tv locali, radio e web  e i loro personaggi migliori.<br />
<strong>Spero non in ottica “pagliacciate”</strong>.<br />
<em>T</em>: Niente fenomeni da baraccone. Certo, qualcuno che ha dubbie capacità artistiche c’è, ma il viaggio mostrerà anche come i talent in Italia esistano da trent’anni. “Il protagonista sei tu” non è altro che “Italia’s got talent”.<br />
<em> L</em>: Quando c’è la domanda per me avvisami, eh!<br />
<strong>Risponde chi vuole, ma tu cosa farai?</strong><br />
<em>L</em>: Presenterò dei filmati e farò  delle domande a loro: arrivando dalla Spagna non avevo idea che esistessero così tante realtà locali. Comunque: poco copione e molta improvvisazione.<br />
<strong>Bene! Gli ospiti chi sono e che fanno?</strong><br />
<em>T</em>: Stasera Abatantuono e Boldi.  Poi forse viene Fiorello.<br />
<strong> Fiorello? Dai non ditemi scemenze, ché poi le scrivo.</strong><br />
<em>T</em>: Ma no, ci ha mandato un video di in bocca al lupo. Comunque Laura teneva ad una domanda che non le hai fatto.<br />
<strong>Prego.</strong><br />
<em>T</em>: Laura tu, da ex modella, cosa sogni?<br />
<em>L</em>: La pace nel mondo.<br />
<strong>Ti facevo più sensibile. Perché non “ che i bambini non muoiano di fame”? </strong><br />
<em>Trio</em>: Un concetto alla volta, se no si confonde.</p>
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		<title>Joe Barbieri: la vita è arte dell&#8217;incontro, così come la musica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 18:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Barbieri_2012_low_8.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1547" title="Barbieri_2012_low_8" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/05/Barbieri_2012_low_8-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a>In un panorama di machi, e se non machi, almeno virili urlatori, e  se  non urlatori, concorrenti della gara a chi fa più l’indie, uno come Joe Barbieri ci vuole. Rilassa, stuzzica. Sfizioso come “Zenzero e cannella”, swingante come “Diamoci del tu”, delicato, ma non noioso. Oggi all’Auditorium Parco della Musica in Sala Petrassi porta live il suo ultimo  “Respiro”.<br />
<strong>Davvero è stato registrato in quello che  fu set di Matrimonio all’italiana?</strong><br />
Sì, credo di essere stato il primo ad aver inciso lì un album. E’ un appartamento bellissimo e ampio nel cuore di Napoli: in  parte sede di una distribuzione per il cinema, e in parte studio.<br />
<strong>Scelta coraggiosa quella di fare la versione in vinile.</strong><br />
Anche in questo caso c’entra  lo studio, dove c’è un mixer analogico anni ’70, manuale. Beh, il suono con quell’oggetto aveva una tridimensionalità e una profondità tale che meritava il vinile. Supporto che  peraltro io adoro, e uso persino come complemento d’arredo a casa mia.<br />
<strong>Che poi pensandoci, ora come ora, nella lotta all’mp3 ha più senso il vinile rispetto a quella via di mezzo che è il cd.</strong><br />
Noi abbiamo fatto una tiratura solo per collezionisti. Il cd ha tanti pregi, anche se certo,  riportare la vastità del suono a 44 kb è come metterla in un imbuto!<br />
<strong>L’album sta uscendo in tutto il mondo&#8230;</strong><span id="more-1546"></span><br />
Torniamo adesso dal Giappone, e  siamo estasiati. Arrivare in una sala gremita e vedere il pubblico che ascolta ad occhi chiusi quello che canti, come se ne comprendesse il senso più profondo, quando invece sai che non capiscono affatto la tua lingua, è davvero incredibile.<br />
<strong>Che effetto fa a “un italiano non mainstream”?</strong><br />
Devo ancora metabolizzare. Finché te lo dicono e vedi i dati di vendita, non realizzi. Toccarlo da vicino  ha fatto tornare me e tutta la band con un senso di grande eccitazione e al tempo stesso di scoramento: non funziona ovunque così.<br />
<strong>Anni fa il duetto con Omara Portuondo: che energia.</strong><br />
Hai centrato il punto: ha il sacro fuoco che le scorre nelle vene. Era davvero emozionata: proprio vero che i più grandi sono i più semplici.<br />
<strong>In questo album invece Bollani, Testa, Drexler, Bosso&#8230; tutti grandi.</strong><br />
Ehehe, mia madre mi diceva sempre, in napoletano, “fattela con quelli migliori di te”. Io cerco di condividere la mia musica con i più grandi. E poi in questo sono filo-brasiliano: credo che la vita sia l’arte dell’incontro. E così la musica.</p>
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		<title>Offlaga Disco Pax: Gioco di società</title>
		<link>http://diparipasso.com/2012/04/19/offlaga-disco-pax-gioco-di-societa/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 18:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli indipendenti duri e puri sono come una certa sinistra: gente rara quanto i panda, praticamente. Tra questi “strani” soggetti in via di estinzione ci sono gli Offlaga Disco Pax  questa sera al Brancaleone con il loro nuovo album “Gioco di società” (Venus). La terza prova di studio del trio &#8211; Enrico Fontanelli, Daniele Carretti  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/odp_foto1_leggera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="odp_foto1_leggera" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/odp_foto1_leggera-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a><br class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="odp_foto1_leggera" />Gli indipendenti duri e puri sono come una certa sinistra: gente rara quanto i panda, praticamente. Tra questi “strani” soggetti in via di estinzione ci sono gli Offlaga Disco Pax  questa sera al Brancaleone con il loro nuovo album “Gioco di società” (Venus). La terza prova di studio del trio &#8211; Enrico Fontanelli, Daniele Carretti  e Max Collini &#8211; sono 8 tracce (più un’intro) che trasudano Reggio Emilia, la loro città, e un po’ di passato. Ma non troppo: «Molti dei contenuti del disco rivivono esperienze legate al passato  &#8211; spiega Collini, autore dei testi e voce &#8211; Il presente c’è nel non detto, nella sottrazione». Anche perché lo scopo non è mai il messaggio: «È raro che sia diretto. Sono in difficoltà nell’affrontare l’attualità in modo palese: è una cosa che espone molto facilmente alla retorica». Per mettersi sul pulpito a sparare opinioni  «serve un gruppo più kombat». Loro, invece, preferiscono essere più ermetici. La politica, al massimo, passa invece attraverso i muri di “Palazzo Masdoni”, edificio &#8211; e relativa canzone &#8211; un tempo sede del Pci: «È il nostro equivalente di Botteghe Oscure, un palazzo antico e nobile che prima era fruibile dalla comunità, e da anni invece è chiuso, proprietà privata. Io da ragazzino sognavo di abitarci». Così come sognava di andare al concerto dei Police del 1980, raccontanto in “Respinti all’uscio”: «Non avevo né l’età giusta, né i soldi per partecipare, all’epoca. Mi sono tolto la soddisfazione 28 anni dopo, andando al concerto della reunion». Gli Offlaga, una factory che cura tutto, compreso l’art work delle opere, appannaggio di Fontanelli, porta nella capitale il suo live dai suoni elettronici e i testi parlati più che cantati.</p>
<p>(DNews, 19/04/2012)</p>
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		<title>Piotta sempre più crossover: cloniamo meno musica e parliamo di cose serie</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 19:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piotta continua a spostare in alto l’asticella. Se il suo penultimo “S(u)ono Diverso” già si era immerso nel crossover, il nuovo “Odio gli indifferenti” (La Grande Onda), nel crossover ci sguazza proprio. Già disponibile su iTunes e in arrivo domani sugli scaffali, è un album che prende posizioni: lo fa musicalmente, scegliendo collaborazioni con Capovilla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/Piotta2-web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1517" title="Piotta2 (web)" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/04/Piotta2-web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Piotta continua a spostare in alto l’asticella. Se il suo penultimo “S(u)ono Diverso” già si era immerso nel crossover, il nuovo “Odio gli indifferenti” (La Grande Onda), nel crossover ci sguazza proprio. Già disponibile su iTunes e in arrivo domani sugli scaffali, è un album che prende posizioni: lo fa musicalmente, scegliendo collaborazioni con Capovilla (Il Teatro degli Orrori), Bunna (Africa Unite), Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion),   Di Giacomo (BMS) e Rancore &amp; Dj Myke, e lo fa nei testi. Lavoro, acqua pubblica (Goccia Dopo Goccia), politica e proteste (Roma calling, sugli studenti in piazza il 14 dicembre degli scontri).<br />
<strong><em>Io non rido</em> difende la Capitale dal concetto di “Roma ladrona”:  che tempismo.</strong><br />
Incredibile! Ero convinto che alcuni rappresentanti della Lega non fossero estranei a certi comportamenti della politica, ma non pensavo che sarebbero arrivati a tanto.<br />
<strong>Ci piace il crossover, eh.</strong><br />
Ce n’è un sacco in questo lavoro, e forse la batteria suonata dal vivo dall’inizio alla fine  fa emergere ancora di più la parte rock, dando omogeneità.<span id="more-1516"></span><br />
<strong>Il rap suonato con la band funziona.</strong><br />
Mi piace che esistano più stili, sia nei testi che nei suoni. Prima eravamo pochi, e toccava mettere negli album  un po’ tutto insieme: il pezzo più ballabile, quello più impegnato, la ballad, quello più classico. Adesso possiamo permetterci di fare come nel rock: ogni disco, un suono specifico.<br />
<strong>Più rapper, più pluralismo artistico.</strong><br />
Discografia ed emittenti erano molto influenzate da quello che arrivava dall’estero. Tipico difetto italico della clonazione&#8230; Poi qualcuno si è imposto, e adesso è più semplice fare cose diverse.<br />
<strong><em>Piotta è morto</em>: finalmente qualcuno che prende in giro la scena “criticona”.</strong><br />
È un pezzo con più livelli di lettura:  parlo anche delle morti e resurrezioni artistiche continue e sacrosante, e poi sì, me la prendo con i luoghi comuni di un certo hip hop, tutto suv e escort e Moet&#8230;<br />
<strong>A proposito di clonazione&#8230;</strong><br />
Massì,  c’è un hip hop che  è più pop, e ne applica i meccanismi: bellezza, ricchezza, tatoo, donne viste in un certo modo&#8230; cose che poi prendo in giro dall’epoca del “Supercafone”.<br />
<strong>Se solo le persone lo avessero capito, che era ironico&#8230;</strong><br />
Eheh, e dire che mi pareva così chiaro&#8230; succede, e così un disco dal reparto “musica” passa a quello “costume e società”. Comunque adesso credo che sia ben chiaro quello che faccio e i temi che voglio affrontare.<br />
<em><strong>Metto in discussione.</strong></em><br />
Esattamente. Mi piacerebbe che si potesse parlare di coppie di fatto, di eutanasia, di acqua come bene pubblico. Io non sono così ipocrita da dire che i soldi non servono, ma credo che siano utili per avere la libertà di dire quello che si pensa, e non esserne servi. E invece vedo tanti “nomi grossi della musica”, che hanno tutti i mezzi possibili, e poi si spaventano.</p>
<p>(DNews, 16/04/2012)</p>
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		<title>Ben L&#8217;Oncle Soul: come Otis Redding porto il rock nel soul</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 15:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci sono molti dubbi su quello che fa Benjamin Duterde. Il suo nome d’arte è Ben L’Oncle Soul, e il suo ultimo singolo “Soul Man”. Meglio di così. L’artista, classe 1984, è arrivato al grande pubblico con il remake di “Seven Nation Army” (esatto, “poporopopopopo”) e adesso è a un passo dall’arrivo in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/ben.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1507" title="ben" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/ben-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Non ci sono molti dubbi su quello che fa Benjamin Duterde. Il suo nome d’arte è Ben L’Oncle Soul, e il suo ultimo singolo “Soul Man”. Meglio di così. L’artista, classe 1984, è arrivato al grande pubblico con il remake di “Seven Nation Army” (esatto, “poporopopopopo”) e adesso è a un passo dall’arrivo in Italia con l’album (26 marzo, Universal) che in Francia, paese d’origine, si è già accaparrato 4 dischi di platino. Sabato 24 marzo sarà lui ad inaugurare il Festival Suona Francese ( Auditorium Parco della Musica) con un live a tutto motown.<br />
<strong>Com’è che un soul man sceglie un brano come “Seven Nation Army”?</strong><br />
Ho pensato  a &#8220;Satisfaction&#8221; dei Rolling Stones. Otis Redding fece una cover soul di quella canzone, che amo.  Mi sono chiesto quale inno rock potesse rappresentare oggi ciò che quel brano rappresentava al tempo. Ho cercato di fare con &#8220;Seven Nation Army&#8221; quello che Otis ha fatto con &#8220;Satisfaction&#8221;.<br />
<strong>È difficile per un francese arrivare in Italia?</strong><br />
Ho fatto qualche concerto in Italia e sono stati grandi momenti. Ho visto persone reattiva alla mia musica, in francese o in inglese. Non so se sia difficile, ma sono contento di condividere i miei brani qui.<br />
<strong>Ha pensato a featuring con artisti nostrani?</strong><br />
Perché no. Non ne conosco molti, ma fin tanto che qualcuno fa  Soul, io sarò contento di collaborare.<br />
<strong>Notevole cover anche “Crazy”: cos’altro ci dobbiamo aspettare?</strong><br />
“Soul Wash” era un side project, tutto di cover, e non pensavo che avrebbe così tanto attratto l’attenzione. Di solito compongono canzoni mie e continuerò con quelle.<br />
<strong>Fil rouge dell’album?</strong><br />
Credo che l’unico filo conduttore riguardi le  influenze musicali che ho subito. Ondeggiano sempre tra la musica soul anni Sessanta e qualche sonorità moderna. A quale delle mie canzoni sono più affezionato? Le amo tutte. “Soul Man” è stata quella più ascoltata, ma  &#8220;L&#8217;ombre d&#8217;un homme&#8221;, ad esempio, rappresenta un momento sempre emozionante durante i live.</p>
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		<title>Biondi: duetto con Al Jarreau e arrivo dove i discografici non riescono</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 18:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Curriculum vitae di Mario Biondi, in estrema sintesi: gavetta,  tour di nicchia, spalla nei live dei “big” (vedi Rey Charles). Svolta nel 2004 con il singolo che apre la strada all’ascesa totale. Gigante dei numeri di vendita e botteghino, collaborazioni internazionali, presenza all’estero dove semina sold out. Dal 7 marzo a Roma (Auditorium Parco della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/biondi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1489" title="biondi" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/03/biondi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Curriculum vitae di Mario Biondi, in estrema sintesi: gavetta,  tour di nicchia, spalla nei live dei “big” (vedi Rey Charles). Svolta nel 2004 con il singolo che apre la strada all’ascesa totale. Gigante dei numeri di vendita e botteghino, collaborazioni internazionali, presenza all’estero dove semina sold out. Dal 7 marzo a Roma (Auditorium Parco della Musica) è partito il nuovo tour italiano,  doppio: “Due &#8211; The Unexpected Glimpes”, con tutti i protagonisti dell’omonimo album  e “Jazz Set &#8211; The italian Jazz Palyers”, in formazione ridotta.<br />
<strong>Avviso: non userò la parola “crooner” in questo pezzo.</strong><br />
Ahah! Ormai fa parte dei luoghi comuni&#8230;<br />
<strong>Mi rifiuto.</strong><br />
Ci sono anche “ voce come Barry White”, la domanda sui miei figli e “a quando la canzone italiana”?<br />
<strong>Quesito pratico: doppio tour anti-monotonia?</strong><br />
Diciamo che a livello logistico era impossibile portare ovunque tutti gli artisti di “Due” (talent album con 20 artisti della scena internazionale, ndr). Faremo con loro le tappe di Roma e Milano  (all’Arcimboldi  il 4 aprile e di nuovo il 10 aprile a Roma) e per le altre date porteremo il Jazz Club nei teatri italiani, come è successo a Londra e Instanbul.<br />
<strong>Gia, due sold out: gli italiani all’estero funzionano&#8230;</strong><br />
Il problema è di barriere manageriali. Non lo dico io, ma i discografici italiani:  ammettono di valere come il due di spade quando la briscola è a mazze, all’estero. La beffa è che nel mondo chiedono di noi, ma poi tutto si inceppa. <span id="more-1488"></span><br />
<strong>Il digitale non aiuta?</strong><br />
Certo, ma sulla promozione e la presenza sul territorio serve un’altra struttura. Io, onestamente, faccio il cantante. Però sì, quella è la strada.<br />
<strong>E lei come fa, allora?</strong><br />
Noi andiamo alla fonte, rompiamo le balle, prendiamo i nostri strumenti e andiamo a suonare dove ci è chiesto di farlo. Che poi, io  mica voglio diventare il nuovo Lady Gaga &#8211; non ho manco più l’età &#8211; ma almeno soddisfare la richiesta che arriva&#8230; quello sì. Muoversi da solo diventa ostico, ma non raccontiamoci le bugie di Pinocchio: noi lavoriamo e siamo riconosciuti.<br />
<strong>“Due” è un talent album. Ce ne sarà un altro?</strong><br />
Diciamo che visto il supporto di massmedia e radio, se dovessi farne un altro sarà con le spalle un po’ più coperte.<br />
<strong>Molto chiaro. Ce l’ha fatta a duettare con Al Jarreau?</strong><br />
Ci siamo incontrati a Los Angeles, farà parte del prossimo lavoro. E’ andato tutto in porto.<br />
<strong>E io che pensavo l’avesse incontrato qui dopo Sanremo&#8230;</strong><br />
Anche in questo caso, sono andato alla fonte.</p>
<p>(DNews, 7 marzo 2012)</p>
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		<title>Giordana Angi: arriva senza etichetta, esce con la major</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 18:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diletta Parlangeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora non ci crede che sarà sul palco dell’Ariston a giorni, magli  occhi   parlano chiaro: sa di meritarlo. Giordana Angi è una da “pane al pane e vino al vino”: sarà che ha passato le selezioni di Sanremo Social presentandosì senza etichette né  produttori, sarà che il mondo della musica (quello del business) ancora non l’ha risucchiata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/02/giordana_Angi_seppia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1464" title="giordana_Angi_seppia" src="http://diparipasso.com/wp-content/uploads/2012/02/giordana_Angi_seppia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ancora non ci crede che sarà sul palco dell’Ariston a giorni, magli  occhi   parlano chiaro: sa di meritarlo. Giordana Angi è una da “pane al pane e vino al vino”: sarà che ha passato le selezioni di Sanremo Social presentandosì senza etichette né  produttori, sarà che il mondo della musica (quello del business) ancora non l’ha risucchiata. O sarà che ha 18 anni &#8211; neanche da molto &#8211; ma le idee più chiare di molte persone con il doppio della sua età. Nata in Bretagna, accento di Latina, compone da quando aveva 14 anni.<br />
<strong>Sanremo non era previsto, dunque.</strong><br />
L’ho sempre vista come una cosa impossibile&#8230; Una mia amica di Latina mi ha detto che quest’anno  le selezioni sarebbero avvenute via Facebook, e allora ho registrato il mio brano al volo e l’ho spedito.<br />
<strong>E poi?</strong><br />
Quando mi hanno chiamata  non ci volevo credere. Gli ho detto: “Vi do il codice fiscale, siete sicuri che sia io? Non ho pagato nessuno, giuro!”<br />
<strong>A proposito di “social”: abituata alla promozione online?<span id="more-1463"></span></strong><br />
MySpace ce l’ho, ma è vuoto. Avevo messo qualcosa su Youtube, ma è un’arma a doppio taglio.<br />
<strong>Mmm.</strong><br />
C’è un lato positivo, ma io sono una che preferisce comprare dischi piuttosto che ascoltarli su Youtube. Poi non capisco perché debbano influenzare i gusti spingendo la musica  più vista.<br />
<strong>Quello succede anche nelle scelte di scaffale dei grandi store&#8230;</strong><br />
Infatti! Oggi per piacere a tutti devi essere nel mezzo, e spesso se stai nel mezzo vuol dire che sei mediocre. Nina Simone non ha venduto milioni di copie, eppure&#8230;<br />
<strong>A proposito, complimenti per la cover di “Feeling good”. Anima blues?</strong><br />
Il brano “Incognita poesia” (quello in gara, ndr) è un pop melodico, ma se senti il piano sotto, l’armonia è blues. Cerco di andare un po’ da tutte le parti.<br />
<strong>Morandi  alle audizioni era estasiato.</strong><br />
Mi ha stupito, ha detto di aver visto un fuoco nei miei occhi, ha parlato molto di me in quella sede: ero persino imbarazzata.<br />
<strong>Come dargli torto. Non è stato l’unico a notarti: la Warner ti ha vista lì.</strong><br />
Sì, mi si è avvicinato un tipo, e io che ne sapevo chi fosse, se un paninaro o il discografico&#8230; mi ha fatto qualche domanda, e  dopo l’esibizione mi ha detto che con o senza Sanremo avrebbe voluto lavorare  con me. Era Marcello Balestra!<br />
<strong>Niente male&#8230;</strong><br />
Ora sembra ruffiano dirlo, ma è un’etichetta che ho sempre stimato per la selezione dei progetti. E io vorrò  fare un album con gli attributi. Che poi, dopo le audizioni devi vede’ in quanti si son rifatti vivi&#8230; persone a cui mi ero proposta che non avevano una lira, e poi improvvisamente avevano trovato i soldi&#8230;</p>
<p>(PHOTO: <a href="http://www.flickr.com/photos/blogs4biz/with/6809113727/">Alessio Jacona</a>)</p>
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