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Posts by Diletta Parlangeli:

 
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Twitter rapido e dunque emotivo? L’equazione non regge

on mar 20, 2012 in internet, Opinioni, Senza categoria

Premessa: è piuttosto difficile replicare – specie quando nessuno te l’ha chiesto – a qualcuno che ha un modo delizioso di esprimere le proprie opinioni. Specialmente se nel farlo anticipa gli intenti e chiarifica le posizioni.

Più che una replica, infatti, posso definirla una risposta aperta, come si conviene alla miglior tradizione della rete. Francesco Piccolo nell’ultimo numero de “La lettura”, inserto del Corriere della Sera, ha scritto un editoriale che hanno intitolato “La rapidità di Twitter? Emotiva e sopravvalutata”. Lo riporta per intero Tutti a Zanzibar qui.

Lo scrittore, autore e sceneggiatore ha posto l’attenzione su tre problemi di fondo riscontrati in Twitter:

1) I 140 caratteri, che definisce una “gabbia”:  “Non riesco a non pensare che la brevità è un punto di arrivo e non un punto di partenza”.

E’ vero che la sintesi di solito è un risultato finale, ma è paltrattanto plausibile che per iniziare un ragionamento,  si parta da un qualche (s)punto, seppur breve. Io dubito che le persone parlino, anche de visu, solo quando hanno un’argomentazione enciclopedica alle spalle.
Peraltro, il modo più utile per usare Twitter è sfruttarne le caratteristiche, segnalando informazioni che rimandino ad altri contenuti (questa volta estesi), e che diano modo a chi legge di aggiungere qualcosa in merito. Così si possono costruire argomentazioni. Twitter non è fine a se stesso.

2) Il secondo punto critico, secondo Piccolo, è l’immediatezza: “Ha introdotto una specie di  parificazione tra un giudizio argomentato e una reazione emotiva”.

Innanzitutto, ancora una volta non viene considerato il mezzo come collettore di brevi rimandi a lunghe disquisizioni (sembrerà strano, ma esistono i link), ma come macchina spara palline da allenamento sportivo: un tweet>un giudizio inviolabile>fine del pensiero.
Anche volendo considerare  la rapidità causa diretta della reazione emotiva, l’equazione non regge.
Per quale ragione la velocità di scrittura dovrebbe equivalere ad un’approssimazione inevitabile?
“Non mi convince che qualcuno esca dal cinema e scriva a persone che conosce e non conosce: mi è paciuto. Mi sembra leggermente riduttivo”, aggiunge Piccolo. E perché mai? Non è esattamente la prima cosa che si fa mentre si chiacchiera all’uscita davanti a quelli ancora in fila che si tappano le orecchie per evitare l’effetto spoiler?

3) La terza argomentazione parte dalla differenza che lui fa tra chi conosce, e chi non conosce: “In pratica tra vita privata e vita pubblica. Twitter abbatte questa barriera” e ancora “Uso un linguaggio diverso con mia madre, con il mio amico, con un collega, con un mio lettore, con un estraneo. Non riesco a dire che sono felice al direttore di un giornale, e ho pudore di mandare un articolo a mia sorella”.

Bene. Legittimo e sacrosanto. Eppure, il grande equivoco di tutto il ragionamento a me pare uno e uno solo: che si stia sempre a guardare il mezzo, e mai chi lo usa.
Prendi la tv, ormai la cosa meno innovativa che abbiamo a portata di mano, così fughiamo i dubbi. E’ un luogo dove si abbattono i confini tra pubblico e privato in continuazione, facendo carne da macello delle sfere private di chiunque capiti a tiro (salvo che quel chiunque non ci sia andato apposta proprio per dare spettacolo di sé).
E perché dunque adesso uno strumento che io scelgo consapevolmente di usare come e quando voglio, dovrebbe violare la mia intimità?
E’ lo stesso “problema” delle app con la geolocalizzazione, che terrorizzano perché “poi-tutti-sanno-dove-sono”. E chi diamine l’ha detto? Sono opzioni, condivisibili o meno, e disattivabili come e quando crediamo.

Insomma, siamo sempre allo stesso punto. La teoria del proiettile magico: passano le ere, ma ogni nuovo media, e adesso ogni nuovo social media, se la becca. I mezzi cambiano le persone, sembra essere l’assunto. Nessuno pensa mai che le persone cambino i mezzi. Per comunicare alla velocità che il mondo richiede, per condividere, restare in contatto. Fermo restando che sono scelte reversibili all’occorrenza.
Non osanno Twitter, o chi per lui: cerco solo di andare al di là dell’accusa indiscriminata che non considera l’insieme. Come se i social network site fossero posti dove la gente approda e facesse cose staccando il cervello. Succede, ma succede nel mondo, e quindi anche in rete.
Il mancato riconoscimento dei contesti che qualcuno individua in rete,  è un reale problema della vita offline.

Volendo ribaltare le cose, quando più persone capiranno che il web è una banca dati immensa, e che se la carta canta, il web incide a imperitura memoria, forse ci sarà una maggiore consapevolezza d’azione.

 

 

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Biondi: duetto con Al Jarreau e arrivo dove i discografici non riescono

on mar 19, 2012 in dnews

Curriculum vitae di Mario Biondi, in estrema sintesi: gavetta,  tour di nicchia, spalla nei live dei “big” (vedi Rey Charles). Svolta nel 2004 con il singolo che apre la strada all’ascesa totale. Gigante dei numeri di vendita e botteghino, collaborazioni internazionali, presenza all’estero dove semina sold out. Dal 7 marzo a Roma (Auditorium Parco della [...]

 
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Il futuro è in 3d, formato famiglia

on mar 11, 2012 in internet, Senza categoria

Una piccola impresa fiorentina a conduzione familiare e un creativo. Fin qui, tutto nella norma. Anche il fatto che abbiano una particolare propensione per le stampanti, potrebbe non essere strano. De gustibus. Solo che non riproducono fogli, ma oggetti in 3D: di qualsiasi tipo i primi, case il secondo. Sono i makers di «World Wide [...]

 
 
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Giordana Angi: “Nell’era digitale, preferisco i cd”

on feb 15, 2012 in musica, video interviste

Questa sera sul palco dell’Ariston (sperando che Celentano plachi i bollenti spiriti e lasci spazio a chi deve cantare) ci saranno in gara i giovani che hanno superato le selezioni di “Sanremo Social”, ovvero quelle avvenute con le votazioni via Facebook. Sospendo il giudizio sull’entità davvero social di tutta la faccenda, e parlo di musica. [...]

 
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Quanti Valentini, e nemmeno un Santo

La festa degli innamorati, dovrebbe in teoria essere ogni giorno. Sono innamorati. Altrimenti che lo sarebbero a fare. San Valentino, piuttosto, dovrebbe essere la festa di quei Valentini che un po’ tutti hanno incontrato, quelli che tutto erano meno che Santi, senza i quali però ognuno avrebbe imparato un po’ meno a stare al mondo [...]

 
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Giordana Angi: arriva senza etichetta, esce con la major

on feb 13, 2012 in dnews, musica

Ancora non ci crede che sarà sul palco dell’Ariston a giorni, magli  occhi   parlano chiaro: sa di meritarlo. Giordana Angi è una da “pane al pane e vino al vino”: sarà che ha passato le selezioni di Sanremo Social presentandosì senza etichette né  produttori, sarà che il mondo della musica (quello del business) ancora non l’ha risucchiata. [...]

 
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E dopo i BarCamp, ecco i Twitter Tips&Tricks

on feb 1, 2012 in internet, Opinioni

Durante le vacanze di Natale mi hanno segnalato con un tweet il “Twitter Tips &Tricks” di dicembre: se fossi stata in zona avrei potuto partecipare all’evento a Lecce, alla libreria Ergot. I TTT sono una serie di incontri per quello che mi piace definire “un uso consapevole di Twitter”. In quell’occasione non potevo presenziare, ma [...]

 
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Social media e giornalismo: chi si fida, chi li snobba, e chi ci prova davvero

Come scrivevo in “Ma in fondo, che tweetimporta?” i media italiani stanno attingendo a piene mani dal social network più in voga del momento, ma questo non ha modificato le loro abitudini di interazione. O meglio, di non interazione. Parte del mio ragionamento trova conferma nei dati che ho appena ricevuto da Lewis Pr. L’agenzia [...]

 
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Pubblicità e informazione: in Media stat veritas (volendo)

on gen 21, 2012 in Senza categoria

Dire che la pubblicità non influisce sulla linea editoriale di un giornale è come dire che ad agosto è impossibile girare in bermuda. Negare l’evidenza mi pare eccessivo. Sostenere che la linea editoriale di un giornale sia totalmente dettata dagli inserzionisti, per contro,  è come ridurre le nostre testate nazionali, grandi e piccole, a un [...]

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