La quiete dopo il fenomeno

“Nonna, non me le voglio mettere le infradito”
“E portale a mano a’ nonna”
.
Brusio, richieste.
“Eh no, domani ho da fare mille cose, siamo venuti oggi al mare”.
Replica.
“Eh, ma oggi dovevamo mangiare le polpette al sugo”.
L’argomentazione regge. Zittiti tutti, si allontanano.
Arriva una coppia. Si sono lasciati, ma i due figli piccoli stanno arrivando poco dietro, sgangherati, coi palloni a mano e i costumi a boxer.
“T’o ‘o dico, nun devi comincia’ co’ le bbbattutine che mo’ che non stiamo insieme me guardo attorno, perché t’o ‘o dico, io, acchiappa e me ne vado. Chiaro?”.
Lei tace. Per fortuna i bambini non sentono, sono rimasti indietro.

Poi eccolo, il fenomeno. L’ottico di Centocelle, che oggi fa il mare con i poveri, a Ostia. A piedi da Torvaianica fino al Secondo Cancello per ammorbare gli astanti. Lui fenomeno, lui che va in pensione a gennaio, che ha curato oltre quattromila persone, che tra loro c’è la ggente dello spettacolo (di cui sciorina i nomi), perché a lui poi piace anche l’intrattenimento. Gli eventi, li organizza. E non prende fiato un secondo, lui che è qui da quarant’anni e discetta su come si fanno i matrimoni e le comunioni. Lui, dice, quando ha fatto da mediatore. Non si sa di cosa, ma non importa, perché continua, e scherza con la bambina che avrà nemmeno 8 anni. “E tuo padre me lo tira un pugno?”. E lei fa “no” con la testa. “Qualsiasi cosa io dica?”. Negativo. “Brava!”, le fa.

E la moglie rinomata pediatra, che all’opposto di lui, dice, non dice mai niente. E quella statua greca che fece girare tutta la spiaggia quella volta e pensa, che caso, tutti voltati e che lei saluta proprio lui, l’ottico numero uno: era una cliente. I casi, alle volte.

La bambina fa ginnastica ritmica dalle “suorine del Sacro Cuore”, come le chiama lui. E chi è la sua insegnante, vuole sapere. E lo vuole sapere così tanto che alza il telefono che non prende e chiama Carlo, ciao Carlo so’ Robberto otticatiziocaio.it numerouno, seeeenti. E cade la linea. Richiama. E di nuovo Seeeenti, l’ottica numero, sto qua coi poveri oggi, tu stai a Ladispoli? Cade la linea. E richiama e ‘spetta che metto il viva voce, sto qua c’è questa bella ragazzina che fa la ritmica e voglio sape’ come se chiama l’insegnante sua.
E Carlo non lo sa, ma che gli importa. Niente di fatto. Però Carlo passa in settimana che ci prendiamo un caffè.

Con lui c’è un ragazzo, non si sa chi sia, ma ha accompagnato l’ottico numero uno a stordire di risposte senza domande questo padre con figlia e compagna, Sara, che se ne stavo tanto tranquilli sotto l’ombrellone. A un certo punto la quota maschile – ottico numero uno, amico suo e padre della bimba – se ne vanno al bar.
Silenzio.
La bambina guarda Sara e a bassa voce, con il sorriso dell’imbarazzo di chi ha capito tutto, ma non sa se si può dire, le chiede: “Ma quel signore è sempre così?”. La risposta non si sente, sembra sbrigativa. Però hanno capito tutti. Quando torna il padre, Sara gli dice che se ne restasse al bar, l’ottico numero uno. Quello ride che non sa che pesci prendere, ride dicendo “eeeeh ma non sai che sta a combina’ al bar” cercando di renderlo simpatico. No, non lo è. I tre si stendono, dormono, e continuano a farlo (o a fare finta), finché quando numero uno torna, il fenomeno, se ne va solo e sconsolato, senza più un pubblico.

Grazie bambina, che ci hai salvati tutti.

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