Psicodiario di un isolamento, Cap I

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Caro psicodiario, ti rendo pubblico perché tanto non ti allucchettavo neanche da piccola, figuriamoci adesso che chi vuoi che ti legga: siamo chiusi in casa da più di un mese e ancora la gatta con cui vivo non dà segni di aver appreso le arti della lettura (però va molto meglio l’addestramento della mia tigre).

Una persona saggia mi ha detto che questo isolamento forzato a causa del Covid-19 ci deve rendere migliori, e quindi mi impegno.

Ci provo, a prenderla così. Prima di tutto queste settimane mi hanno trasformato in un’ossessionata dell’allenamento: gli squat non mi fanno più paura, quando trovo le scale da fare, le poche volte che esco, mi brillano gli occhi, ho persino preso in simpatia le voci lente delle app per lo yoga (vabbé, quelle non sempre) e ogni tanto mentre cammino per casa faccio dei piegamenti sulle gambe, per tenere su i muscoli. E poi le foto del fitness acchiappano un sacco online.

Sono spesso in diretta sui social, e quando Instagram e quando Facebook. La lucetta della webcam mi ricorda il tally di quando facevo la tivvù, solo che invece che rossa, è verde. Poco male. Cucino un sacco di verdure, ma per la china da salutista indefessa ci devo ancora lavorare. Sento solo chi voglio sentire, caro psicodiario: è un ottimo momento per fare pulizia. A proposito, la sindrome del procione mi fa pulire con frequenza questo luogo che abito, ma non mi sono ancora dedicata alla fuga delle mattonelle. C’è tempo.
E ora, permettimi due parole a questo virus impalpabile che ci sta togliendo l’entusiasmo:

Covid 19, perché caro proprio no, ti odio. Volevo dirti che non ti perdonerò mai per tutte le persone che ci hai tolto, per gli orari e le fatiche a cui stai costringendo medici e infermieri e cassieri e corrieri e colleghi e personale addetto alla sicurezza, fisica e non.
Mi fai abbastanza schifo e visto che non ti ho visto, sappi che non è una questione estetica. Ti odio anche perché nel mio piccolo mi stai tenendo lontano dai miei genitori e dai miei amici più cari. Non mi stai neanche facendo limonare duro, e sai quanto io apprezzi.

Se adesso per favore ti potessi accomodare nell’oblio, te ne saremmo tutti grati. Tutta questa bella gente che rispetta l’isolamento e che si fa in quattro per dare una mano agli altri e non mollare io, francamente, la voglio andare ad abbracciare parecchio forte.

[ho letto questo pezzo in radio a “Prendila Così”, in onda tutti i fine settimana su RaiRadio2. Per riascoltare, RaiPlayRadio]

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