“Scusi, mi dice lei dove devo scendere?”

mindthegap

Pioveva. Forse era solo brutto tempo. Cercavo le strade sulla mappa di carta e chiedevo informazioni ai capolinea dei bus. “Scusi, ma la fermata tal de tali, dov’è?” e poi speravo sempre che qualcuno rispondesse “guardi, la avviso io quando deve scendere”.

La casa non era gran che, ma nemmeno brutta. Oh, ci son delle case praticamente ineccepibili, ma che ti mettono una tristezza, ma una tristezza, che non sai proprio da dove venga. Me ne ricordo una sulla Tiburtina che aveva tutto: giusti spazi (più o meno), giuste camere, proprietario a modo, buona posizione. Niente, trasudava amarezza da ogni poro delle mattonelle di granito.

Insomma questa casa non era brutta. Un po’ spoglia, ma si vedeva che c’era una certa cura. Tutti lavoratori, mi disse la ragazza che mi fece il colloquio. Non so come, ma mi è tornata in mente l’altro giorno. Non ricordo la faccia, il nome, né dove diamine fosse esattamente la casa. Nomentana qualcosa, non saprei dire a che altezza, ora che a Roma mi oriento discretamente (meglio di alcuni romani, sicuramente). Fu una bella chiacchierata, in quella casa non gran che, ma neanche brutta. E lei fu gentile, ci piacemmo subito. In effetti, più che lei, mi sono tornata in mente io (ancora tu, non mi sorprende, lo sai?).

Io che girellavo su gambette che mi sembrano così piccole, a pensarci ora. Mi sono tornata in mente che stavo al computer a scrivere, niente di speciale.

Mi sono sembrata così lontana, eppure così brava, a fare quelle cose sola soletta. Come quella volta che pur di scappare dalla Scozia presi in mano tutta l’incoscienza che mai ho avuto e me ne andai nella notte, a inventarmi voli senza uno smartphone (non lo rifarei ora, con tutto che hanno tolto il roaming), a correre per una strada di Glasgow col rischio di restarci, a dormire per terra in aeroporto, a far la muffa in quello di Lubecca (mah). Vabbé, avevo voglia di scappare parecchio, in tutta onestà.

La mente fa questa cosa assurda qui: certi giorni ti sembra di non aver ancora fatto niente per cui darti delle gran pacche sulle spalle. O meglio, non ti viene in mente niente per cui non dovresti aver paura di fare qualcosa. Eppure pensi che non sarai capace, che non sarai all’altezza. Ecco, essere alla fottuta altezza, questo ti viene in mente. A me la storia del tipo “se ce l’ha fatto tizio o caia, ce la fanno tutti”, non ha mai convinto. Mica uno guarda quelli che ritiene mediocri a far qualcosa e dice “ah beh, allora siamo a cavallo”.
Poi invece, certi giorni, ti chiedi come diamine hai fatto, prima, a fare tante cose, esserti lanciata, aver superato, averla portata a casa, come si suol dire. E come fai ora ad avere paura. Perché lì nessuno te lo può dire, dove devi scendere (francamente, non gli daresti neanche retta).
Mi viene come l’impressione che sia lo stesso pensiero, solo preso da due lati diversi. Ne verrò a capo.

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