Metterla giù così

lucisfocatecrop

Buffo, davvero buffo. La sensazione di una vulnerabilità invincibile, come. Di un vecchio pericolo scampato. Come se non ci avessi mai pensato, a metterla giù così. E se la metti giù così, fa inspiegabilmente più paura di prima che lo scampassi. Buffo, davvero buffo.

Vuoi alzare il telefono e dire cose. Che non fosse notte e temessi di prenderti della pazza (o una denuncia), sarebbe da fare, dalla voglia che ti viene. Scrivere, scrivere cose bellissime. Fermarti in un punto a caso della città, anche quello più brutto (oggettivamente brutto), solo per respirare, e vederti lì, immobile. Pure piangere, già che ci siamo, che è sempre una roba scenografica, in fondo. Perché non è che si possa capire tutto.

A ben vedere, si capisce davvero poco di ogni cosa, ma ora a scrivere fa più scena metterla giù così, che non si può mica comprendere il senso delle singole faccende, e gli avvenimenti, e i dolori, e le relazioni, e le risate, e un panino alla mortadella.

Alla fine, dipende anche un po’ da come le metti giù, le cose. Che andrebbero messe su, ma che devo fare se si dice così.

Per esempio, oggi c’era la pioggia messa da parte dalle spazzole, le luci delle auto in coda che dentro alle gocce sembravano come quelle fuori fuoco nelle foto notturne. C’ero uno spazio piccolo, ma sapevo che ci sarei passata. E se ci fossi passata io, di sicuro non ci sarebbe entrato nessun altro, davvero. Prima di sterzare però, non so perché, visto che non avevo auto dietro, e non vedevo fanali di motorini, ho guardato a destra. Ho fermato il piede prima di inserire la marcia, perché  è comparsa questa bici con una sagoma piuttosto imponente sopra, con tanto di caschetto e guance rosse. Lei non so perché lo aveva capito, quello che stavo per fare (passare) e che non stavo più facendo (per agevolare il passaggio a lei). Mi ha ringraziato (che io neanche so come l’abbia capito), e mi ha sorriso. E io che ancora mica capivo ho sorriso con lei, che porcaeva ogni tanto la gentilezza viene riconosciuta (deriva alla signoramia, ho finito, pardon). Messa giù così, come l’avevo messa io, c’era da farsi un sorriso, per aver “aiutato” una ragazza con le guance rosse sotto la pioggia in mezzo al traffico (per la quale, a questo punto è evidente, nutrivo una spiccata simpatia e un’ingente dose di identificazione proiettiva). Due semafori dopo, l’ho vista fare una manovra sulla curva di Terme di Caracalla verso viale Aventino che manco Robin Thicke nel video di “When I get you alone”. Spericolata, tagliava la strada a un Bmw più grande della mia cucina. Vedi, a metter giù le cose in un certo modo, che poi ti si sovvertono due passaggi pedonali più in là. Lei è andata spedita, sotto la pioggia. Pure io, a scampare il mio pericolo. Buffo, davvero buffo.

Mentre vivo, Penna e calamaio