Fabi Silvestri Gazzè: tutti per tre, nessuno per uno

Il rischio era altissimo. La difficoltà di unire tre cantautori di successo in un progetto comune (il fatto che fossero riusciti a sfornare un disco ottimo, “Il Padrone della Festa”, non garantiva automaticamente la riuscita del live), lo sdrucciolevole terreno dell’operazione-nostalgia. Senza considerare il preciso dosaggio tra la produzione attuale e il repertorio storico che i fan si aspettano di sentire.
Fabi-Silvestri-Gazzè sono la dimostrazione che per fare una cosa le cui percentuali di riuscita sono tante quante quelle di fallimento, l’unica soluzione è buttarcisi dentro con tutte le scarpe. Un bagno in mare a mezzanotte, vestiti (o completamente nudi). O la fai bene, o non la fai proprio.
Lo spettacolo andato in scena martedì (18 novembre) al PalaLottomatica di Roma – prima delle due date nella Capitale del tour italiano che prosegue fino a dicembre – è stato un manuale di tutto quello che dovrebbe succedere quando le luci sul pubblico si abbassano, e si apre il sipario sul palco.
Il segreto, a giudicare dal modo in cui si rapportano l’un l’altro i tre, dietro le quinte e non, sembra stare tutto in una delle frasi della title track: “Ciò che ti riguarda mi riguarda, come ciò che lo riguarda, ti riguarda”.  Il che, non è difficile intuire, non è delegabile solo a questioni di magiche alchimie tra persone. Quelle fanno l’amicizia, persino la complicità, ma non tutto il resto. Sono le scelte ponderate e lo sforzo per andare nella stessa direzione, a far procedere bene le cose. “Quello che ci accomuna – spiega Niccolò Fabi – è non essere “cantanti”, dove per cantanti si intende anche un certo profilo psicologico che accompagna chi fa il nostro mestiere. Bisogna scendere da quella torre d’avorio sulla quale certi abitano”. Il primo passo è stato mettersi a nudo davanti agli altri (due), nella fase di composizione e registrazione del disco. E la prima scelta vincente è stata lì, nel non pretendere di cantare e suonare tutto insieme. Alcuni brani corrispondono maggiormente a uno dei tre (in maniera piuttosto netta), e poi ci sono quelli corali. “Siamo una band, più che un “trio” – prosegue Fabi – termine che ha un che di leggermente impomatato”.
Il secondo gradino è stato il tour europeo, con numerose date sold out, portato in giro da soli, on the road. “È stata anche quella una scelta, per ritornare un po’ da dove siamo partirti, e cominciare anche a rodarci e sperimentarci”. Perché un conto è la fase in studio – per quanto delicata – e un conto condividere tutto, su un pulmino in giro per l’Europa, quando di anni non se ne hanno più venti (e nemmeno trenta). “Anche adesso che sul palco siamo in 9, abbiamo scelto di muoverci su un pullman – aggiunge DanieleSilvestri – Di 50 posti, ma sempre un pullman. Proprio perché il concetto è quello di stare insieme, perché il viaggio è una parte del concerto, è il momento in cui ci si scambiano opinioni, e si studia”. “Bisogna godersi il viaggio” chiude Gazzè. Vallo a dire a tutti quelli che arrivano sparpagliati, e ai frontman che non si “mischiano” con il resto del gruppo.
Insomma, c’è odore di Traveling Wilburys (Dylan, Lyne, Orbison, Petty e Harrison) anche se questa band italiana, per quanto faccia del gioco un elemento essenziale della condivisione, prende le cose molto sul serio. I brutti momenti non sono mancati: l’altra sera a Roma sono stati svuotati sia il furgone del merchandise ufficiale, sia quello dell’ONG Medici con l’Africa Cuamm.

Lo spettacolo (dietro c’è la mano di Giancarlo Sforza) si apre con “Alzo le mani” (prima canzone dell’album) e i tre soli sul palco. Tra i momenti più divertenti, la messa in scena de “L’Avversario” e il l’amarcord con i video dei tre negli anni Novanta. Puntuali i medley dei successi storici. Il presenzialismo viene messo da parte, e alcuni brani vengono eseguiti da uno solo degli artisti. Non mancano “Vento d’estate” , “L’autostrada”,“Favolo di Adamo ed Eva”, e “Costruire” (“Una delle più belle canzoni degli ultimi vent’anni, te la invidio, e lo dico ora poi non te lo dico più”, dice Silvestri rivolto a Fabi sul palco).

Sul palco per il tour italiano la scelta dei musicisti è di prim’ordine: Roberto (Bob) Angelini, Dedo, Gianluca Misiti, Piero Monterisi, José Ramon Caraballo Armas e Adriano Viterbini.

Fabi, Silvestri e Gazzè, restituiscono al pubblico l’atmosfera che si respira sentendoli parlare nel backstage: si passano la palla, si aiutano (Fabi sul palco aggiusta il microfono di Gazzè al volo, suonando), si concentrano. C’è tutto l’impegno della penna di Silvestri, la grande capacità emotiva di Fabi, la poesia sospesa di Gazzè: “Lui è quello della ricerca delle geometrie”, lo prendono in giro, “Asimmetriche però, ché secondo me Euclide ha rovinato il mondo” replica.
“Il collettivo vince sul singolo” dice Fabi dal palco. Un buon esempio.

 

(Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2014)

Ph credit: Simone Cecchetti

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