Sono tornati Tokio Motel

I Tokio Hotel sono la dimostrazione che tocca fare attenzione a chiedersi, di tanto in tanto, che fine abbia fatto qualche artista. Perché certi tornano. Loro, ad esempio. Parliamo di una band da 7 milioni di copie vendute nel mondo, 160 dischi d’oro e 63 dischi di Platino in 68 paesi, oltre 100 premi nazionali e internazionali, e palazzetti e arene riempite, e orde di ragazzine svenute. Per cui inutile star lì a fare gli schizzinosi.

Dopo il silenzio che aveva fatto credere – male- ai più che i fratelli Kaulitz si fossero infilzati a vicenda con le creste emo (eh lo so, una volta erano dei punk), si son ripresentati. Dice che sono cambiati, e per sbattercelo in faccia (o sbattercela, viste le scelte fotografiche del singolo di cui sotto) sono tornati in questa versione – estetica- che in molti hanno definito shock (o meglio, così ce li hanno presentati, e tutti appresso a riproporre la stessa formula).

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Andiamo al punto: il singolo di lancio (via pagina Facebook ufficiale, viralità, belle cose, etc), “Love who loves you back”, il cui messaggio sarebbe pure positivo (amiamo chi ci ama, e chi non ci ama se la pigliasse in saccoccia), ha colpito, chiaramente, per un altro motivo. I giovani tedeschi hanno girato questo video orgiastico in cui il frontman, ora biondo e pieno di piercing in ogni dove (fino a quale ogni, non lo vogliamo sapere) si fa allisciare da una quantità considerevole di fanciulle, le bacia, le tocca, e gira dispensando parole al suo intorno. Intorno nel quale tutti baciano tutti, qualcuno fa sesso contro un muro, e via dicendo, con tutte le digressioni immaginabili.

E quindi? E quindi niente.

Il cambio di look non sconvolge nessuno: chiunque ha attraversato varie fasi, e il leader, nello specifico, non si è mai fatto alcun problema a eccedere con capelli, trucco, abiti di scena, e via di seguito. Son passati anni, e grazie e Dio che non ti vesti ancora come un emo, altrimenti avremmo dovuto consigliarti uno bravo (ce l’abbiamo, in caso).

Il video-orgia: oh, contento tu. Sembri la versione scema di Miley Cirus (che già),  e sei pure arrivato in ritardo, ma non sarà un po’ di sesso in discoteca a scioccare le folle. Peraltro, che i giovanotti fossero sensibili al tema, non l’hanno mai nascosto. Nel 2009, quando li incontrai con altri colleghi in un hotel di Roma, parlarono delle fan nostrane: “Hanno un grande temperamento – disse Tom – ci mostrano i cartelli con scritto “Prendimi!” (e versioni meno “eleganti”, ndr) e questo ci piace».

Certo, esasperare i concetti è una cosa che non trovo sempre funzionale: non bastasse il video, ci avete mostrato una patata-mouse. Il che, francamente, rimarca inutilmente un concetto già espresso (e scusate, ma fa pure schifo graficamente).

Ma passi pure questo, andiamo oltre. Avete 25 anni, e ci mostrate che fate sesso, che sapete “provocare”. Fantastico. Ma se la sottesa richiesta era “adesso potete trattarci da adulti quali siamo (vedete, facciamo anche lezioni di sessualità)”, allora da grandi, se ce lo chiedete, vi ci trattiamo. Ebbene, figliuoli. Non era il video che dovevate fare da grandi, ma il disco. Perché questo fate: canzoni. E allora, parlando di “Kings of Suburbia”, non ci siamo. Posto che quanto ve la siete sentita calla (come si dice a Roma) a presentarvi con 15 tracce (oh, quindici). Ma fossero almeno degne. Il singolo nel quale sembrate proporre una nuova modalità alla wannabe Daft Punk (è iperbolico, fermi tutti), non trova una corrispondenza nel resto dell’album manco a pagare. Qualcosina si salva, qualcosina (tipo “Girl got a gun”, è quella tamarreide che resta in resta, nonostante il video orendo). I numeroni il disco lo farà lo stesso, vi stavano aspettando. I live ci saranno, e via così.
Ma se restiamo sul pezzo, si stava meglio quando si stava che voi provavate a fare rock (pop, ma più incazzati) e non vi cimentavate in troppe strade diverse senza dare coerenza al filo totale del disco, insistendo su elettronica e dance, col solo risultato di partorire tracce che puzzano di naftalina. Ma visto che è anche (soprattutto?) sbagliando, che si cresce, possiamo stare tutti tranquilli.

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(ph: Tokio-Hotel-(c)-2014-lado-alexi)

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