Un’altra volta

 

ricci

Ciuffi arricciati, le tue molle. Ci salti sopra, e gli occhi seguono. Veloci-veloci. Vieni qui, dove vai. I colori sono tutti lì, sul copriletto. Non lo vedi che è una tavolozza? Prendili e impiastricciati le mani. Mischiali, giocaci: non ci sono regole. Suonami, ché anche io ho le corde. Sulle righe, su quelle scrivo io, lasciale a me.

Vieni-qui-io-me-ne-vado. Sto andando sento la testa che va e boh non lo so dove se ne va ma se ne va mi sto perdendo.

E tu corri, inseguila. No anzi fermati, stai qua. Tanto torna, dove vuoi che vada. Ha bisogno di una casa, che poi saresti tu. Se non erro. Falla uscire, falle prendere aria, insomma lasciala anche un po’ libera, checcazzo. Nessuno mai vuole stare costretto. Cioè qualcuno sì, ma son quelli che non stanno bene, lascia perdere.

Io? Vabeh io ora predico, lasciami predicare. Razzolare è una fatica. Ma mi ci impegno, sai. Giro vado faccio brigo ritorno e razzolo. Ah sì, razzolo una bellezza.

Il mio razzolare non è raffazzonato. Non qui, almeno.

Saltano le molle saltano gli occhi di qua e di là. Mi piace seguirli, così seguo te. No, non voglio inseguire, ma seguire. È differente. Pensaci, e mi capirai.

C’è tutta una roba là da seguire, e nessuno sa cos’è. Quello è il bello: se no, sai che noia infinita. Metti che qualcuno lo sapesse, cos’è e dov’è, che fa, che pensa, dove si fermerà, perché e per come (dimmi quando quando quando). Una noia mortalissima.

 

Non mi annoio in genere. Io sono una di quelle che si ferma, non che si annoia. Comunque questa è un’altra storia. C’è un tempo per tutto, ci sarà anche quello. Te lo vorrei raccontare, di quando mi fermo. Facciamo un’altra volta. Adesso non mi va.

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