Un giro. Tondo. Casca la giacca.

L’altro giorno sono entrata in un fiore, tutto colorato. Cosa vuoi che m’importi se non mi credi. Era una gerbera arancione, il mio fiore preferito. Credo.
Anzi, sì: è il mio fiore preferito. È simpatico e caldo. Mai superficiale. Forte, slanciato, senza foglie, coi petali fitti, spessi, corposi. Ti fa venir voglia di mangiarlo. Ci ho fatto un giro. C’era il sole, e poi non c’era più. Nuvole a sfare, buttate là a manciate. C’erano quelle brizzolate,  quelle bianche, quelle indecise, quelle che si vergognavano, in seconda fila. Un buon odore, di cose nuove.

Poi boh, a un certo punto mi son trovata che camminavo per strada, e non mi fregava niente di inciampare nella gonna, e uno mi è caduto davanti in bici, ma si è rialzato così veloce che non gli ho chiesto nulla anche perché forse era ubriaco e poi che faccio offro aiuto a uno che cade mentre piango dai, c’è da mettersi a ridere. E insomma camminavo con questi auricolari spenti nelle orecchie e ho sentito urlare qualcosa mi son girata e una ragazza stava gesticolando, ché mi era caduta la giacca. “Menomale che mi hai sentito con le cuffie”, mi sorride, “ah, sono spente”. Non sono inciampata nella gonna, ma mi è caduta la giacca.

 

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