Lo Stato Sociale: quanto è facile parlare alla pancia

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Due cose buone del nuovo disco de Lo Stato Sociale: l’ultima traccia, e la scelta di devolvere le royalties delle prime due settimane di vendita a Emergency.
Per il resto, “L’Italia Peggiore”, in uscita il 2 giugno, è un generatore automatico di sentimenti contrastanti. Una serie di editoriali cantati – parlati, soprattutto – che fanno appello alla polemica di pancia di grillina memoria che ruffianeggia fastidiosamente. “A chi non crede alle favole e ti fa sempre la morale”, “A chi non vota mai e ti dà sempre un voto” per citare stralci di “C’eravamo tanto sbagliati”. Non si può non essere d’accordo, non si può non tenere il tempo di questo electro pop ibridato, ma come dire: troppo facile. Per usare le parole di Francesco Farabegoli, sul blog Bastonate: “Una riga di testo che mi apre la testa, in mezzo a dieci che magari fan venir voglia di staccarla a qualcuno”. I cinque di Bologna replicano il modello del precedente “Turisti della democrazia”, ma lo stato – delle cose, stavolta – immutato. “Istant classic”, con Caterina Guzzanti, è un troppo facile biasimo alla prassi dell’autoscatto condiviso in rete. “Questo è un grande paese”, con Piotta, ha un ritornello pronto all’uso per i remix estitvi. “Linea 30”, onore al merito, racconta la Strage di Bologna attraverso lo sguardo di un autista del bus (il padre di chi canta). Quasi un documento storico. Ne avessero fatti di più.

(Il Fatto Quotidiano, 30/05/2014)

ph credit: Luca Reggiani

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