Gnut, il merito è andare avanti

Gnut 01 (photo Alessandra Finelli)

 

È che la roba di qualità si riconosce subito. “Prenditi quello che meriti” è il titolo dell’album di Gnut. E il primo che deve prendersi qualcosa (il merito) è proprio lui, Claudio Domestico. A oltre 4 anni dall’ultimo lavoro, torna a proporre un cantautorato ricco, dolcissimo e “tostissimo”, con una ricerca sonora che, pur non tradendo le origini, è una spanna avanti a quella dell’ultimo “Il rumore della luce”.
C’è aria che arriva da Oltreoceano, dal blues (loro, e nostro), dall’Africa. Un’aria che cambia di traccia in traccia, che passa per le accordature (citate) di Drake e arriva a “Passione” (anni Trenta, Bovio). E quando sei lì che pensi che alcuni brani evochino atmosfere de “La vista concessa” di Bob Angelini, ti accorgi che nei credits non c’è solo lui, ma anche un’altra serie di altri talenti italiani (Forni, Boschi, Gulino, Graziano, etc). Preferite: “Non è tardi”, “Estate in Dadgad”, “Dimmi cosa resta”, “Fiume lento”.

(Il Fatto Quotidiano 11/04/2014)

Aggiungo un commento, dopo aver visto Gnut live alla Locanda Atlantide (15 maggio): non vedevo un concerto così intenso da molto tempo. Nonostante io destreggi parole tutti i giorni-tutto il giorno, fatico a trovarne di adeguate (o forse voglio tenerle per me). Qui non c’è solo tecnica e ricerca di un suono nuovo, che parla difficile per chi è capace di capirlo, e parla molto semplicemente per chi ha solo pancia, quando ascolta. C’è un altissimo livello di interpretazione, di affiatamento sul palco (che ve lo dico a fare, tra gli altri c’era Mattia Boschi sul palco), di qualità indubbia di testi e musica (questo l’ho già scritto, però). Chi può, lo vada a vedere e se lo somministri in cuffia più volte al giorno.

 

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