#beautyis [Dove]

Se c’è una cosa che è il contrario della bellezza, è la retorica (ok, ce ne sono tante altre, ma mi serviva questa). Il rischio che si corre quando si parla di cosa sia la bellezza per ognuno di noi, invece, è di essere altamente retorici.

Per questo quando mi hanno chiesto di esprimere il mio parere sul tema, in occasione della campagna “Dove” #Beautyis, ho storto il naso (che, i selfie insegnano, pare essere invece una “pratica aiuta-bellezza”).
Quest’anno l’azienda ha veicolato il suo messaggio sulla bellezza con un video, Patches: hanno chiesto a 7 donne di indossare per 15 giorni  un cerotto che avrebbe dovuto aumentare la percezione della propria bellezza. In quel cerotto non c’era niente, eppure quelle loro si sono sentite molto più a loro agio (dicono).

Il video l’ho appena visto, e scrivo di getto, perché non voglio pensarci troppo. Dove (avverbio, e non brand) ho visto la bellezza? Nelle loro facce attonite, imbarazzate, davanti a chi gli spiegava che in quel cerotto non c’era nessuna strana sostanza: “nothing”, niente di niente.

Prevedibile? Strappalacrime? Forse. Ma ecco cos’è bello, per me: bello quell’imbarazzo di chi ha scritto in faccia “posso essere stata così idiota da crederci?”, di chi si vergogna (detto da una che arrossisce ogni 6 secondi, e ancora deve farci pace). Di chi capisce che sì, bisogna star bene da un’altra parte che non sta nello specchio, per vedere meglio il resto, e sa anche che l’indomani ripeterà lo stesso errore, per vedersi di nuovo inadeguata, stropicciata, fuori contesto, fuori da una qualche forma.
Mi piace l’idea di mettere al centro la testa, non tanto perché si è belli dentro (concetto assai sopravvalutato), quanto perché è lì che o va, o non va qualcosa. Qualsiasi cosa. E allora ben vengano i montaggi video che esaltano i sorrisi stupiti che vorrebbero nascondersi, e la lacrimuccia di chi sa che ha una debolezza. La bellezza è prendersela tutta, quella debolezza, e portarsela a spasso, ché tanto chiunque si incontri per strada, avrà la propria appresso.

È una campagna pensata per le donne, ma quel timore lì, quello che ti fa abbassare un attimo la testa e chiudere gli occhi,  poi te li fa sgranare, e poi ti avvampa il viso, quello è di tutti.

 

ps. E scusate(mi) la retorica.

 

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