Miley Cirus e il dilemma del pelo pubico

miley_foto  “Ho dato questo titolo all’album, “Bangerz” (cannonate), perché volevo che la gente sapesse subito cosa stava ascoltando”, dice Miley Cirus. Le cannonate la gente gliele ha restituite dopo aver visto, più che sentito, le sue esibizioni hot agli Mtv Music Awards e il video “Wrecking Ball”, tra nudità e allusioni alla fellatio. Illustri colleghe e giornali, chi facendo il suo nome e chi no, urlano alla pornografia. Lei se ne sbatte e risponde a tono. Solito dilemma da pelo pubico. Se è mio lo mostro, o forse no, adesso o dopo, vedo o non vedo. Posto che ci sarebbe da interrogarsi su cosa c’entri il testo di una canzone d’amore con una ragazza che lecca un martello, il punto è un altro. Ciò che più mette in crisi un essere umano, specie quando non adulto (e il pubblico della ex star di Hannah Montana non è certo di over 30), è l’ambiguità. Meglio una scena palesemente violenta, di una che lascia sospesi nel terrore di ciò che potrebbe accadere. La sessualità, che non fa paura e deve essere libera, resta tuttavia un ambito che necessita educazione e chiarezza. I richiami, le allusioni, i martelli lecca-lecca, meglio giocarseli altrove. Il disco regge lo stesso, è di quel pop che non schiodi dalla classifica neanche a cannonate, appunto, e i sei milioni di singoli venduti con “Wrecking Ball” e “We can’t stop”, alla cara Miley, non li leva comunque nessuno.

(Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2013)

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