Vinicio Marchioni: Essere attore? Bastasse la bravura…

sul set di "Passione sinistra" con Valentina Lodovini

sul set di “Passione sinistra” con Valentina Lodovini

Piedi per terra, e via andare. Vinicio Marchioni è impegnato come interprete di tre film, ma pensa che la bravura non sia tutto, per un attore. E che fare un serie di successo sia una fortuna, sì,  ma che poi scrollarsi di dosso un personaggio, non sia un gioco da ragazzi.
In “Amiche da morire” è solo in mezzo a tre attrici: praticamente un santo.
Sfatati tutti i luoghi comuni del caso: l’atmosfera era divertente e serena e mi sono divertito a farmi prendere in giro.
E ora è in sala con “Passione Sinistra”.
È la storia due coppie, una di sinistra – nella quale sono io -e l’altra di destra, che si incrociano per la compravendita di una villa ereditata dalla mia compagna nella storia, Valentina Lodovini.
Un bel conflitto etico!
Esatto! Sono messi in scena tutti i luoghi comuni, le difficoltà di calare le ideologie nella quotidianità.
Per non farsi mancare nulla, è  anche in “Vi perdono”, della Golino.
Una piccola partecipazione di cui sono fiero. Con questa pellicola, che tratta l’eutanasia da un punto di vista inedito – che non susciterà polemiche, ma solo riflessioni – l’Italia ha guadagnato una grande regista.
Lei ne ha fatta una teatrale, no?
Sì: ho scritto, diretto e interpretato uno spettacolo su Dino Campana, “La più lunga ora”. Me lo hanno chiesto  alcuni teatri, ma non ho avuto tempo ancora di portarlo in giro.
A teatro ha lavorato molto con Marini, si trova bene?
È stato il mio insegnate di recitazione qui a Roma, una delle più importanti della mia esperienza umana e professionale. Con lui ho condiviso l’entusiasmo e la passione dell’inizio.
Poi che succede?
Sai cos’è? Piano piano ti rendi conto che la carriera di attore è influenzata da 20miliardi di cose. Serve mantenere passione, fare tutto nel modo migliore. Ma poi è roba da congiunzione astrale.
O della cosidetta botta di.
La mia è stata nel 2008, con Romanzo Criminale (la serie, ndr). Ma dopo il lavoro per costruire una carriera più solida, bisogna impegnarsi il più possibile.
Ecco, io non so come dirglielo, ma dopo cd,  accendini,  eventi, non se ne poteva più.
Anche noi non ce la facevamo più! Ma spesso la stampa per prima ce lo ficca sempre dentro, anche perché è più comodo per tutti, ha appeal. Su molte di quelle cose, per inciso, noi protagonisti non prendiamo una lira. Da un punto di vista che un gruppo di attori entri nell’immaginario collettivo è una cosa enorme, davvero. Dall’altro è un tipo di popolarità, che ti macchia, se non sei molto bravo a uscirne.

(DNews, 18/4/2013)

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