Nek: riscopro le radici del mio nome, e del suono

nekCerte cose bisogna sbrigarsele da soli. Certe gioie inspiegabli, certi dolori insopportabili, la musica. Sì, anche quella. Nek il suo nuovo album, l’ha confezionato così, in solitudine. Esce oggi (prodotto da Nek, Alfredo Cerruti e Dado Parisini per Warner Music Italy), è l’undicesimo, e sarà presentato  alla Mondadori di Corso Vittorio Emanuele a Milano (Ore 17.30) e il 24 aprile a Roma (Feltrinelli Via Appia Nuova, Ore 18.00).
Dopo 22 anni di carriera, intitola  un album con il suo vero nome, “Filippo Neviani”: cerca un distacco?
È il disco più personale che abbia fatto, e suona come un rafforzamento. E poi era una promessa. Mio padre è mancato a giugno scorso. Mi chiese: “Ma prima o poi lo metterai il nome di famiglia su un disco?” “Sì papà, quando riuscirò a fare questo passaggio da Nek a Filippo” gli risposi.
Era giunto il momento.
Sì. Questo disco è collegato a due rapporti: la nascita di mia figlia e la morte di mio padre. Se non ci fosse stata la musica, sarebbe stata dura per me superare quel momento.
Una traccia si intitola “Hey Dio”: che rapporto ha con la fede?
Di crescita e cammino continui. Diciamo che tutte le domande e i dubbi che nel tempo sono nati, hanno trovato un’unica risposta, ovvero che l’amore non ha mai sbagliato un colpo. Quando funziona.
In questo, come in altri brani, noto uno sguardo non troppo ottimista: sbaglio?
Con molta semplicità, vedo quello che vedi anche tu: sono stanco di una certa condizione sociale, ma lo dico in maniera più forte solo perché ho un megafono.
“Dentro l’anima” invece, è per sua figlia Beatrice.
Quando parlavo prima della musica come aiuto, parlavo anche di momenti positivi. Non riuscivo a contenere tutta quella gioia.
Vorrei essere sempre con lei, e cerco di cristallizzare attimi che non torneranno più e starle accanto con la musica.
La ascolta?
Quando entra in macchina mi dice: “Canta papà!”
E chiamala scema!
Vuole sempre sentire la prima parte di “Dentro l’anima”, dove si sente il battito del suo cuore registrato. Sa assolutamente di cosa parliamo. Le piace molto “Congiunzione astrale”, il che mi rende orgoglioso, avendolo scelto come primo singolo.
Opinioni sui servizi di musica in streaming?
Una buona risposta alla pirateria, e un bel modo di evolversi. L’importante è che passi l’idea che come non entro in un negozio, prendo un disco e me ne vado senza pagare, così non si deve fare online.
Per i live, qualcosa in vista?
Tour estivo e invernale, con la riconferma della formazione  Quartet Experience: sento l’esigenza di tornare al rock.
Tra la realizzazione del disco e i concerti, potremmo dire: “less is more!”
È stato un piacere quadruplo suonare questo disco da solo, un percorso che  consiglierei a chiunque. Vai all’essenza del pezzo, sei produttore e sei fonico…
Chi fa da sè…
Sì, in un certo qual senso fa per tre.

(DNews, 16/04/2013)

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