Ecco gli Africa (ri)Unite

Africa UniteNon ci si può distrarre un momento, che passano vent’anni. Tanti ne sono trascorsi dal tour di “Babilonia e Poesia” degli Africa Unite, che hanno deciso di riportarlo in giro per l’Italia. Stessi strumenti di allora, stessi tecnici del suono, stessa formazione. Effetto vintage. Mercoledì 10 saranno sul palco del BlackOut, tutti insieme: Madaski (voce e tastiere) Bunna (voce e chitarra), Papa Nico (percussioni), Sergio Pollone (Disco Inferno, Fratelli di Soledad, Casino Royale, batteria) , Max Casacci (Subsonica, chitarre)  Gianluca “Cato” Senatore (The Bluebeaters, basso) Paolo “The Angelo” Parpaglione (The Bluebeaters, sax) – , Mauro Tavella (campionatori).
Madaski, perché scegliere la formazione di allora? Aderenza al senso del tour? Nostalgia?
Era naturale suonare questi brani con la stessa formazione, è alla base del tour stesso, della concezione del riproporre quel repertorio nel modo più fedele possibile. E Poi è un a bellissima esperienza di vita.
Quindi non è  stato difficile riunirvi.
Tutt’altro! Tutti entusiasti. L’unico problema sono stati gli impegni individuali, ma siamo riusciti a trovare un periodo buono, conciliando le esigenze di tutti.
Per il vostro pubblico recente, sarà un live stimolante: ma voi, riprendendo in mano quei brani, come vi sentite e vedete?
Sono cambiate la nostra esperienza e  la tecnica. L’entusiasmo invece, è davvero lo stesso: chi non ci crede venga a vedere…
All’epoca suonaste in Giamaica.
Non mi piacciono la Giamaica e il reggae attuale: il bello di questa formazione è che si allontana molto dai clichè di questa musica. Ciò che abbiamo sempre cercato è l’elaborazione di un sound assolutamente nostro, negli anni 90 l’esigenza crossover si sentiva moltissimo. Come tanti altre band del periodo l’abbiamo fatta nostra, partendo dal ritmo in levare, ma arrivando ad altre soluzione sonore che ci rappresentano sicuramente di più.
Sono previste registrazioni di questo tour per un cd o dvd?
Stiamo registrando tutte le date sia audio, sia video, poi vedremo…
Qualcuno di valido tra le nuove leve?
Ci piacciono i Mellow Mood, Rapahel, con i suoi Eazy Skankers. C’è un buon movimento dub, in tutta la penisola. Ci sono cose interessanti anche se servirebbe originalità maggiore:il reggae si è troppo ripiegato su se stesso scimmiottando stili e anche tante stronzate pseudo filosofiche giamaicane, ci si dovrebbe render conto che copiare non porta a nulla, solo ad essere uno dei tanti……
Via Casilina, 713 – Roma

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