8 marzo, la festa diventa sagra del manzo

Una modella nuda di spalle, cinta a sé da un uomo vestito di tutto punto intento in una vigorosa palpata al suo fondoschiena, oppure la foto di un bel mazzo di mimose? Le grandi marche che offrono promo ad hoc alle donne al volante, o la pagina de La Domenica del Corriere con le rappresentanti della Costituente?
Capire che cosa sia, o meglio come venga comunicata la festa delle donne online, è più complesso di quanto sembri. Se è vero che la separazione “vita virtuale/vita reale” – con tanto di “get a life!” urlato dai luddisti della prima e ultim’ora – abbia ormai fatto la muffa, è altrettanto vero che la rete, o social network nello specifico, siano amplificatori di contrapposizioni, teorie, lotte, e reticenze che aleggiano ogni anno (e inevitabilmente), intorno alla ricorrenza.
Vista da Facebook, la “festa” assume spesso i contorni della “sagra del manzo” ad uso e consumo del gentil sesso.
Gli eventi vanno dalla cena con “Sexy animation” rigorosamente al maschile a quella a Somma Vesuviana dove il flyer digitale è tutto un programma: due ragazzi palestrati promettono un cena a base di “aperitivo della Venere, cocktail mimosa” e il “risotto della donna d’oggi”, con chissà quali magici ingredienti rispetto alla donna di ieri. Clou della serata, ancora lo spogliarello. Anche i brand non si risparmiano: nota marca di gelati offre una rosa di gelato al cioccolato (contestata per il fatto che non sembri esattamente un fiore, ma altro); una nota casa automobilistica offre “sensori di parcheggio su tutta la gamma” e subito i commentatori gridano al #fail; altra nota marca di detergenti per la persona manda in giro la foto “sei bella come sei”. Vien voglia di riaccettare i sani mazzi di fiori che muoiono dopo 3 giorni o i sempiterni cioccolatini. Vale comunque sempre l’adagio per cui i contenuti che trovi dipendono dalla qualità delle persone che li producono, e che si hanno tra i propri contatti. Qualcuno segnala, proprio per l’8 marzo, la pubblicità delle serata a tema di una discoteca di Arezzo: la modella palpeggiata dall’uomo (sarebbe quella la festa?) finisce dritta nella gallery creata su Pinterest da Roberta Milano, docente dell’università di Genova, che denuncia come venga rappresentata la donna negli spot. “Immagine della donna nella pubblicità” è il nome sotto il quale vengono raccolte la serie di scatti emblematici: chiunque voglia può segnalare e contribuire e aiutare alla diffusione di una maggior coscienza, non solo di genere.
Su Twitter gli spunti sono molteplici. Ribalzano link ad articoli/post classici: ‘ancora credete alla bufala delle operaie arse vive nella fabbrica di New York’? ‘Ecco le contro-teorie socialiste sull’origine vera della festa’ e ‘ma a che serve, se siamo donne tutto l’anno’?
Amnesty Italia, come altri, ne approfitta per ricordare in questa data l’importanza della sensibilizzazione contro il “femminicidio”.
E mentre gli adulti si dividono sulle posizioni, fa sorridere lo sguardo sul futuro, e senza differenze di genere di una bimba. Emanuela Carelli su Fb scrive: “Mia figlia, 6 anni: Mamma, ma quando c’è la festa degli uomini?”

 

(Il Fatto Quotidiano, 9/3/2013)

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