“Capitali coraggiosi” e la campagna elettorale a suon di start up

Gianmarco Carnovale

Di seguito un po’ quello che è successo ieri nel corso di “Capitali Coraggiosi”, investor day che si è svolto nella sala congressi di Eataly, Roma.

 

Start Up, la sfida per il futuro

Cittadelle dell’innovazione, incubatori d’impresa nelle stazioni: c’è aria di campagna elettorale in città, e bisogna stare attenti, perché  ci si può imbattere in un duello politico a suon di rete e start up quando meno ce lo si aspetta. Di innovazione hanno parlato  nella Sala Congressi di Eataly   il sindaco di Roma Gianni Alemanno ed il presidente della Provincia Nicola Zingaretti nell’ambito di “Capitali Coraggiosi”. Risiede lì la  scommessa del Paese e, spiega Zingaretti, «non si parla più di un settore del modello produttivo, ma di un possibile nuovo modello di sviluppo». Non solo: “Far diventare Roma la Capitale delle start up significa darci un brand, scommettere sui giovani». E a proposito di giovani, Alemanno si chiede cosa la città faccia per loro: «Dobbiamo creare un terreno fertile  – dice  – C’è una possibilità di creare un incubatore e abbiamo scelto per ospitarlo la stazione Tiburtina». Una delle strutture ‘sospese’ della nuova opera  sarebbe a disposizione del Comune   e «verrà destinata  attraverso un bando a start di innovazione tecnologica».
L’associazione Roma Start Up avrebbe invece già fatto  simulazioni visive per una “Cittadella dell’innovazione”: «Non si può fare ecosistema senza territorio – spiega Gianmarco Carnovale, presidente  – e con questo progetto vorremmo portare qui i player internazionali».
Zingaretti ha raccolto la richiesta degli innovatori romani lanciando l’idea di creare «luoghi della produzione e dell’incontro» a partire dallo sfruttamento del Palazzo della Zecca per arrivare allo sfruttamento di aree extraurbane rurali (sul modello delle fattorie della conoscenza già riuscite in Veneto con Riccardo Donadon). «Non bastano più le avventure pionieristiche delle amministrazioni e le punte di eccellenza – prosegue Zingaretti  – bisogna chiudere un modello di investimenti ed aprirne un altro». L’ultimo affondo  in chiusura è di Alemanno, che annuncia: «Stiamo facendo molto per le ict nella struttura comunale, e il prossimo passo di  digit Roma offrirà una  serie di servizi al cittadino attraverso l’uso del wi Fi». E, per gli scettici, aggiunge: «Ci stiamo lavorando da un anno».

 

Pubblico

Enlabs, per chi comincia

Roma non sarà la Silicon Valley, ma si difende. Negli ultimi due anni   la Capitale è diventata aggregatore di idee made in Italy per lo  sviluppo tecnologico. EnLabs, ieri protagonista al fianco di Telecom Italia della giornata “Capitali Coraggiosi”  organizzata dall’Associazione Roma Start Up,  si gioca il primato di Open Incubator & Accelerator d’impresa in Italia che mira alla creazione e allo sviluppo di nuove startup. Fondato a novembre 2010 da Luigi Capello, EnLabs  occupa un ufficio di 400 mq a un passo da Termini. Via Montebello è la sede per circa 20 startup e 50 postazioni di lavoro: oltre al programma di accelerazione  ospita anche spazi di co-working. Quando arriva un progetto valido  viene offerta per sei mesi alle startup  una serie di servizi, tra cui un corso di imprenditoria ed  un investimento in cambio dell’acquisto di partecipazione. Ieri Enlabs ha portato alcuni  progetti davanti al pubblico di potenziali investitori. Al fianco di Bulsara Advertising, InteractiveProject, NextStyler, Qurami, RisparmioSuper, SoundReef e Urlist, che hanno fatto parte del primo programma di accelerazione, c’erano Canvace,  piattaforma per game developers che accelera lo sviluppo di giochi in HTML5, CoContest, una piattaforma web di crowdsourcing rivolta al mondo dell’architettura, per giovani architetti o imprese che operano nel mercato immobiliare   per esternalizzare progetti a costi contenuti, Geomefree, applicazione che permette di geolocalizzare gli eventi gratuiti (che, di questi tempi, è cosa a dir poco gradita).  E ancora Mindigno,   app che consente di esprimere la propria indignazione  su fatti   di qualsiasi tipo, e Atooma – a touch of magic, app che permette di combinare creativamente   le feature del telefono con le app esterne.

Qualche domanda a Luigi Capello (fondatore Enlabs)

Come selezionate i progetti?
Ci sono delle chiamate aperte (la prossima scade il 30 settembre), quelle che noi chiamiamo “call”  e senza alcuna distinzione né restrizione, chi ha l’idea più brillante vince.
Bando alle mode: cosa deve davvero fare una start up?
Le start up, bisogna ricordarlo, creano occupazione. Negli States il 40 per cento del pil è generato da società nate negli ultimi 30 anni. Dietro le start up ci sono sviluppo e occupazione.
È un buon momento?
Assolutamente! È un momento ottimo! Abbiamo competenze tecniche, ottime capacità imprenditoriali e capitali.
E le istituzioni, sono attente? Ultimamente c’è stata un po’ di polemica…
C’è sempre qualche polemica! Io invece di Passera dico che finalmente c’è una persona che ci capisce qualcosa!
E Roma è una buona fucina?
È la città universitaria più grande d’Europa, con 280mila studenti, il 10 per cento dei quali internazionale… Con le disgrazie che stiamo vivendo in questo momento, l’unica soluzione è  fare gli imprenditori di se stessi.
Tre segreti per essere uno start upper.
Primo,  trovare un team forte. Secondo, avere una buona idea. Terzo, se posso… Beh, venire da Enlabs.

(DNews, 27/09/2012)

 

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