Bandajorona: “Cantare la Roma di oggi, con i ritmi della tradizione”

“Mamma Roma addio”, vale solo come titolo: in realtà i volti della musica popolare made in Rome sono tutt’altro che sulla via del congedo dalla capitale, dove anzi fioriscono e acquistano terreno di anno in anno. Tra le altre prove, l’album  (Goodfellas) che prende nome dalla celebre canzone di Remo  Remotti e l’omonima serata del 7 luglio a Villa Ada. Sul Palco di “Roma incontra il mondo” saliranno gli Ardecore, I Muro del Canto e la Bandajorona. Proprio quest’ultima particolare realtà musicale è uscita  con il nuovo cd “Mettece sopra”. Ne parla Bianca Giovannini, voce dell’ensemble (gli altri sono Daniele Ercoli, Ludovica Valori, Désirée Infascelli).
Lei è “la Jorona”: cosa fate?
Partiamo da una ricerca sulla musica tradizionale, e da una domanda che personalmente, in questi 12 anni di percorso, mi ha sempre ossessionato.
Che sarebbe?
Cos’è adesso la canzone romana. Voglio dire, bisogna  smarcarsi da quelli che ti chiedono di fare sempre “Lella”: se sei musicista, io dico che due domande te le devi porre.
Anche tre. Un gruppo di donne, in prevalenza.
Sì, e credo traspaia anche da quello quanto siamo legati alla questione femminile.
Interessante frizione con la tradizione questa, o no?
Diciamo che si cerca di uscire dal cliché del passato della donna che si suicida per amore.
 Una missione…
Io sono una vecchia femminista! Preferisco promuovere testi come “So’ nata sfortunata” (“Noi semo donne e nun tremamo”, ndr).
Altri stereotipi del passato  che non sopporta?
Non mi piace  il modo in cui viene usata Gabriella Ferri, sia da parte di alcuni giornalisti, che da parte di alcune interpreti che si dicono sue eredi. Ma per favore… e poi mal sopporto l’attaccamento a una Roma che non esiste più.
Racconta quella di oggi, infatti. Penso a  “La Regina del Pigneto”.
È un pezzo che prende in giro la parte un po’ radical chic del quartiere, che resta però uno di quelli che si difende meglio. È ancora molto popolare.
Con gli opportuni distinguo tra chi sperimenta e chi fa solo intrattenimento, chi canta in romanesco e chi no, non le pare che ci sia  un bel movimento di musica popolare romana?
Sicuramente negli ultimi 15 anni c’è stata una riscoperta del folk, e su Roma e Lazio una serie di ondate del genere. Io credo che in sostanza si utilizzino strumenti familiari per esprimere le cose. Prendi il folk e gli dai nuova vita. È lo strumento di espressione più vicino a te. L’importante è rimanere se stessi,  con lo strumento che più ci appartiene. E se poi c’è un po’ di effetto moda, chi se ne importa!

(DNews, 2/7/2012)

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