Il futuro è in 3d, formato famiglia

Una piccola impresa fiorentina a conduzione familiare e un creativo. Fin qui, tutto nella norma. Anche il fatto che abbiano una particolare propensione per le stampanti, potrebbe non essere strano. De gustibus. Solo che non riproducono fogli, ma oggetti in 3D: di qualsiasi tipo i primi, case il secondo. Sono i makers di «World Wide Rome», gli innovatori che hanno rappresentato la Toscana a pieno titolo nell’ambito del- l’evento dedicato alla Rete a Roma.

La famiglia Cantini è al completo: a presentare il loro lavoro ci sono i due fratelli nerd, padre e zio. Il resto della ciurma è a Firenze, incollata al pc per seguire l’evento in streaming. Sono la «Kent’s Strapper»: progettano e producono macchine per la stampa in 3D. Partiti dall’assemblag gio di un pantografo Cnc, adesso parlano di due diversi «rami d’azienda» (uno per le scuole, l’altro professionale). Lorenzo, 21 anni, è la «pecora ne- ra», quello che ogni tanto in famiglia tira fuori qualche proposta bizzarra. Ha costruito la prima stampante partendo dai Lego, poi si è lanciato, insieme al fratello, a Bologna, dove un signore non riusciva ad attivarne una. «Non siamo inventori, facciamo funzionare le cose» dice, mostrando spade giocattolo, pezzi da modellismo, mezzi busti personalizzati per badge tridimensionali, e molti altri oggetti che riproducono la realtà. Salta fuori persino una statuetta di Saffo. E un (simil) fossile. Gli studenti ne vanno matti. Uno di loro, 14enne, li ha chiamati offrendosi volontariamente di occuparsi della promozione online. «Un giorno ci ha invitati nella sua scuola a Catanzaro, dove nessuno aveva creduto alla nostra storia — racconta Luciano — Siamo stati circondati da 350 ragazzi che volevano conoscere tutti i dettagli». «Lo faccia- mo per passione, non siamo venditori di lavatrici» proseguono i fratelli, sognando una dimostrazione pubblica a Firenze. «Ora il costo della stampante si aggira intorno ai 600 euro, ma il progetto è di scendere sotto i 400, per renderla più accessibile». Per la ricerca serve denaro. «Siamo stati contattati dalla Camera di Commercio, poi abbiamo avuto colloquio con la banca, e insomma, in 6 giorni sono arrivati 300 mila euro».

Enrico Dini invece, è nato a Ponte- dera. Lo chiamano lo «stampatore di case», e lui si definisce un «creativo». Un passato nei «bassifondi dell’automazione», sentenzia: «Il 3D ha dato

un senso a tutto quello che ho fatto in questi 40 anni di formazione eclet- tica». L’ingegnere ha creato, in que- sto caso con tanto di brevetto, una stampante in grado di plasmare for- me di qualsiasi dimensione. In scala 1:1, ovvero a dimensione reale. Con «D-Shape» realizza muri, altari di chiese moderne, «templi laici della bellezza». Come Radiolaria, che aspetta da tempo di essere destinato ad una rotatoria di Pontedera. Il materiale di partenza è la sabbia, la stessa con cui da bambino costruiva sulle spiagge della Toscana, e che adesso, unita ad un bicomponente ecosostenibile, dà vita ai suoi sogni. «Ad oggi il progetto è costato due milioni di euro, ma al 90 per cento è stato costruito con 50mila euro» spiega raccontando i fallimenti iniziali, gli incontri e i consulenti sbagliati, e il grande freno della crisi. Adesso però scorre le mail dallo smartphone: Amsterdam, Cali- fornia, Iran, India, Ucraina. Il mondo si è accorto di lui e a Londra ha studia- to il concept per una casa sulla Luna. «Prima non mi ascoltavano, mentre adesso, anche grazie a iniziative co- me queste (dice riferendosi all’evento romano, voluto da Asset Camera e Tecnopolo ndr) il 3Dd printing non è più un’idea peregrina». Geniacci toscani.

(Corriere Fiorentino)

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