“Year in Hashtag”, quello che i giornali non sanno della rete

Sul ruolo della rete nell’informazione, il citizen journalism, la cronaca attraverso i social network sites, si legge di tutto. Poi, in mezzo a discussioni-fuffa e  progetti-farsa, salta fuori qualcosa di estremamente chiaro ed efficace: “Year In Hashtag” (yearinhashtag.com) è un archivio delle notizie dell’anno che sta per finire. Non una semplice raccolta, ma  la selezione, come spiega l’ideatrice Claudia Vago (@tigella) «delle notizie che sono arrivate prima dalla rete,     o che su internet sono state affrontate in un modo specifico, un taglio particolare».

Per questo, divisi per Paesi e mesi,  si trovano i contenuti riguardanti della cattura di Gheddafi (#Gaddafi), la morte di Steve Jobs (#iSad), l’occupazione di Wall Street (#OccupyWallStreet), il matrimonio di William e Kate (#Royalwedding), la “giornata della collera” in Libia (#feb17),  le dimissioni di Silvio Berlusconi (#aeiouy – dalla canzone “disco samba”). L’hashtag (#) al fianco di una parola, serve a rintracciare tutti i contenuti pubblicati su uno stesso argomento in rete. Ogni notizia sul sito è corredata da un testo che illustra il materiale raccolto sulle varie piattaforme, con foto e video da Luca Alagna (@ezekiel), Marina Petrillo (@alaskaRP), Maximiliano Bianchi (@strelnik) e Mehdi Tekaya (@mehditek): «Abbiamo scelto immagini da Flickr, qualcosa da G+ e anche Facebook, per quanto la ricerca lì sia più difficoltosa» continua la Vago. Tutto nato dalla condivisione delle informazioni in rete. E la verifica delle fonti? «Non è sempre facile. Dalla Siria ad esempio escono molti video, ma per verificarne la veridicità seguiamo Ahmed, che per la Npr si occupa di questo».

A questo articolo che ho scritto per DNews, aggiungo qualche considerazione ancora più personale. Nel corso della breve chiamata per qualche informazione in più, Claudia mi spiegava che aveva ricevuto molti complimenti per la passione che traspariva da questo progetto: “Se fosse stato fatto come lavoro in una redazione, non sarebbe venuto fuori uguale”.
Credo che sia vero. Il fatto è che il progetto affianca la notizia al racconto della notizia stessa. Dà la reale misura di come la rete – attraverso i suoi protagonisti più autorevoli, e non solo  –  costruisce, apprende, rilancia e commenta i fatti di cronaca, dal costume alla politica. Questo rende finalmente protagonista “la rete”, quella che di solito viene solo citata per riempire i tagli bassi e le spallette dei quotidiani (sì, scusate, questa è una mia fissa).
Ufficializza l’hashtag come strumento di ricerca, e chi non lo conosce sarà quantomeno costretto, leggendo il titolo o l’url, a chiedersi cosa sia (perché mica crederete che sia scontato, vero?). E’ un lavoro della rete, che non serve però solo alla rete. Va nella direzione opposta all’autoreferenza diffusa in più ambiti, giornalismo incluso.

dnews, internet, Opinioni, Senza categoria