“Hanno occupato il Valle, e io il 3d in Italia” (intervista a Francesco Gasperoni)

Posted by Diletta Parlangeli on Ott 13, 2011 in Senza categoria, dnews |

Diletta Parlangeli>Roma
Milioni su milioni per girare in 3d quando bastavano dei  Lego (sì, la Lego dei mattoncini)  e due webcam. E chi l’avrebbe detto. Di sicuro Francesco Gasperoni, regista del film “Parking Lot”, in sala dal 21  ottobre (prima proiezione il 19 ottobre prossimo a Roma, ore 11, sala 2 del The Space Cinema Moderno, piazza Augusto Imperatore).
La protagonista e sceneggiatrice Harriet MacMasters-Green dopo un pomeriggio di compere in un centro commerciale, non riesce più a trovare l’auto nel parcheggio. Nella ricerca si perde ed esausta sviene: questo l’angosciante inizio del thriller psicologico.
“Il primo film italiano in 3d”: ma non era quello di Ezio Greggio?
Se proprio vogliamo essere precisi, il primo fu un cartone delle Winx, ma stiamo parlando di 3d nativo, girato direttamente in tre dimensioni. Il nostro è il primo in Italia ed è già stato  presentato  a Taormina con pubblico pagante (1500 persone). Credo che non tutti lo sapessero, onestamente.
Ok. Ora resta  solo la questione “ansia da parcheggio sotteraneo”.
Eheh, ma no. Ogni giorno 3 milioni di persone dimenticano dove hanno lasciato l’auto. A me e alla protagonista è successo  una sera, verso l’ora di chiusura del centro commerciale. Ci siamo detti “senti un po’,  visto che facciamo film e non grattachecche (granite, ndr), perché non penare una storia?”. Lei ha scritto la sceneggiatura ed io ho fatto la macchina.
Era necessario il 3d?
È come chiedersi se sono obbligatori sonoro e colori. Il tema è questo: al momento è la tecnologia che offre maggior capacità espressiva. Per rispondere alla domanda direttamente: «Sì, ma solo per i bei film»!
Come ha fatto a realizzarlo low cost?
Volevo spendere di più, ma non ci son riuscito! Sono serviti 400mila euro, ovvero più di dodici volte in meno del 3d più economico girato fin oggi. Sono partito da un’analisi accurata: affittare gli strumenti comportava costi imbarazzanti e per di più le cineprese erano enormi, molto evolute all’interno, ma pesantissime. Mi son detto “oh, ma che è, ’na punizione”?
E quindi?
Quindi mi sono andato in un negozio, ho comprato un Lego Technic e due webcam e ho costruito il prototipo col saldatore. Poi l’ho brevettato.
Difficoltà a trovare distribuzione?
I distributori grossi non ci credevano, poi quando siamo arrivati davvero, son rimasti terrorizzati. Sarà in una cinquantina di sale grazie a Microcinema, un network interessante. Vogliamo fare una cosa a tappeto.
La sento carico.
Sì. È un prodotto a gestione familiare, un “3d off”: abbiamo occupato il 3d come hanno fatto con il  Teatro Valle!

(DNews, 12/10/2011)

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