Lenny Kravitz: “Chi vuole droga la trova in 3 minuti, ma io preferisco la natura”

Posted by Diletta Parlangeli on set 20, 2011 in dnews, musica |

Diletta Parlangeli>Roma
Occhiale nero d’ordinanza, giacchetta e maglia scuri, anfibi nuovi di pacca, collane pendenti. L’aria un po’ stanca e malinconica della rockstar c’è tutta, forse persino un po’ annoiata. Si fatica  ad immaginarselo in modalità “vita in roulotte e Bahamas”, eppure Lenny Kravitz  l’ha composto proprio in un ambiente così il suo ultimo album “Black & White America” (Roadrunner Music/Warner). Lo ha raccontato ieri alla stampa (il tour toccherà Milano il 21 novembre prossimo al Mediolanum Forum): «Dicendo che questo album mi ha fatto accettare delle parti di me con cui ho avuto problemi in passato, intendo che quando resti isolato, le cose vengono fuori: dal silenzio, dal contatto con la natura, dall’ambiente. Giorno dopo giorno ho rielaborato lutti, relazioni, paure. Non so scendere nel dettaglio e descrivere un processo in realtà astratto: so solo che un giorno mi sono svegliato ed ero più felice. Così è nata “Life Aint’ Ever Been Better Than It Is Now”».  Il titolo del lavoro è  tratto dall’omonimo brano  autobiografico che racconta la storia dei suoi genitori (coppia mista negli anni Sessanta) e la copertina  lo ritrae bambino nel cortile di scuola con il simbolo della pace dipinto in testa. Ma non si tratta di un concept: «La canzone è nata dopo aver visto un documentario su alcuni razzisti americani. Se l’ho scelto come titolo è perché si tratta di un tema con cui faccio i conti da sempre. Ma mica è solo quello tra bianchi e neri eh. C’è persino quello musicale, per il quale alcune stazioni radio non passano un pezzo perché c’è troppa chitarra, o un altro perché ci sono troppi fiati, perché un pezzo è troppo funky e un altro troppo rock…». A proposito di suoni, le tracce del disco sono intrise di influenze anni ‘60 e ‘70 (il singolo “Stand” da questo punto di vista è poco rappresentativo per l’album, che contiene brani migliori), ma non c’è da stupirsi: «Non sono abituato a ripartire la musica in modo così netto, la mia musica prende dal soul di quegli anni, così come da cose più recenti, anche se sicuramente, eccetto esempi come Laurin Hill ed Erykah Badu, adesso è dura reggere il confronto con certe epoche».  E infatti, anche parlando di un artista come Jackson, fa notare: «Il mio peridio preferito era quello dei Jackson 5: era un bimbo ed era un genio capace di cantare con la stessa intensità di Franklin e Brown».
E tornando alla vita rockstar, l’immancabile classico: fa rima con droga? «La droga ormai è ovunque: nel nostro mondo gira e gli spacciatori lo sanno benissimo: se io volessi trovarla a qualsiasi ora e in qualsiasi posto del mondo, ci metterei 3 minuti. Ad ogni modo, non ne faccio uso. Aiuterà anche a comporre, ma è distruttiva».

(DNews 19/09/2011)

Postilla post showcase a Rds Roma: dal vivo grande carica. Ha fatto un mini live versione “juke box” accogliendo le richieste del pubblico nonostante fosse lì quasi esclusivamente per presentare il nuovo album (Black & White America, appunto). Le mie foto del live su Flickr.

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