Arisa: la mia “bacchetta” da giudice di X Factor sarà quella magica
Diletta Parlangeli>Roma
Hai capito Arisa. C’era da aspettarselo che da quel look da fumetto venisse fuori qualche magia da supereroina. La voce però è vera, ed è quella che porta in giro con lo “ Special Tour Victor Victoria”, dal titolo della trasmissione dove ha fatto assaggiare al pubblico una serie di cover notevoli, tutte famosissime e riarrangiate al fianco del pianista Giuseppe Barbera, che lei chiama «il genio della lampada». Domani sera (28 luglio) chiuderà la stagione de “I concerti nel parco” (ore 21.15, spostato da Villa Pamphilj al Teatro Vascello a causa del maltempo) mentre si prepara ad essere giudice per X Factor.
Ha aperto qualche concerto a Battiato: niente di suo in repertorio?
No, i suoi brani hanno una struttura difficile, anche da modificare. E le cover non devono essere uguali alle originali. Ad esempio la versione di “Toxic”…
Uh, bella. Non so come abbia fatto.
È stata messa sul tema della Carmen di Bizet: nella vita normale non ti aspetteresti mai di sentire un pezzo così truzzo al fianco di una cosa del genere.
Con rispetto, tutto ciò tira fuori un’Arisa che non si era ancora vista.
Devo ringraziare Vicky (Victoria Cabello, ndr) per questo: la gente credeva che cantassi canzoncine… che poi, in realtà, io amo la comunicazione. In un testo come quello di “Sincerità” uno ci si trova sempre. “Malamorenò” era contro il terrorismo mediatico. Sai, gli esercizi di stile non mi piacciono, li fanno tutti… Poi lo so che nel mio repertorio ho molte cose buone, ma anche alcune di valore medio.
Luoghi comuni: l’aria naif. Ci è o ci fa?
Strano, non me l’ha chiesto nessuno!
Eh, immagino, ma restava il dubbio.
Comunque sono così. Ci gioco un po’ perché mi piace che quando la gente mi incontra per strada veda su di me cose che non metterebbe mai.
Ora sul palco, poi ad X Factor in cattedra con la bacchetta in mano.
Bacchetta magica però.
In pieno stile Arisa.
Io credo nel “laboratorio” e anche se mi sento la Hilton quando lo dico, non vado lì per fare la guerra. Vorrei dei giudici non protagonisti (me compresa).
Che categoria vorrebbe seguire?
Mi piacerebbe lavorare con i ragazzi, vado già di mio nei posti più sperduti per fare seminari. Meglio se donne.
Perché? Empatia?
Mi piacciono di più le voci femminili. O meglio: se fai il cantautore, puoi cantare anche con il megafono (come Silvestri che, lo scriva, io amo). Altrimenti adoro le sfumature nobili, alla Mengoni.
Quindi sarà buona.
Senti, riguardavo dei provini online… certi giudici li avrei ammazzati. I due minuti che (ci) danno sono pochi, non è facile… ognuno ha una sua musicalità. Non tutti, ma riprendi Battiato: non canta in modo accademico, eppure è un grandissimo comunicatore.
(DNews, 27/07/2011)
