Te l’avevo detto (Mannarino Live @Rock in Roma)
Questo post non era preventivato; diciamo che è indotto. Obbligato dal mal di schiena che ho oggi e dalla voglia, nonostante questo, di continuare a scatenarmi. E’ londa buona che ti investe quando hai visto un concerto dopante (e mi dispiace per i detrattori, ma sono costretta a dire “ve l’avevo detto”). Ieri sera (23.06.2011) sono uscita dall’Ippodromo delle Capannelle con i capelli bagnati come fossi appena uscita dalla doccia (eh, oh). Ho sgomitato per guadagnare posti e fare foto decenti, mi sono dimenata in una pizzica sulle note di “Scetate vajo’” stretta come una sardina tra la gente con indosso due borse e la giacchetta appesa e la reflex in mano, ho guadagnato a fatica la transenna, ho scattato compulsivamente, ho cantato e mi è pure uscito un “vai alessandroooooo” quando il pubblico si era placato (per un momento, non di più).
Me lo immaginavo che Mannarino l’avrebbe sentito tutto, il peso di un palco come quello di Rock in Roma. Doveva tornare nella sua città dopo aver riempito la scorsa estate l’Auditorium Parco della Musica, ma questa era un’altra sfida. Sta andando forte ovunque, ma i confini della Capitale sono i più pericolosi. E’ un po’ come l’ultimo esame con il professore che ti ha chiesto di fargli da assistente, come un pezzo a cui tieni mostrato a chi ti ha fatto da maestro. L’ha sentito, sì, il peso. E’ partito basso, quasi in punta dei piedi. I primi brani suonati bene, ma tenuti. Poi basta. Il pubblico (5mila persone, per le info in mio possesso al momento) era con lui. Quindi via con la scaletta, un mix tra le canzoni del primo “Bar della Rabbia” e del secondo “Supersantos”. Arrangiamenti notevoli (aveva ragione, notevole quello su “Marylou”, che io adoro) che sono arrivati fino a qualche accenno di elettronica e non hanno tolto nulla, anzi semmai aggiunto, alla versione in studio. Rivalutate dal vivo “La strega e il diamante” e “Merlo Rosso” (che ammetto di non amare moltissimo) .
Ha lasciato per il bis “Me so ‘mbriacato” (come non farlo?) anche se la gente continuava ad intonare il ritornello di “Serenata lacrimosa” ogni volta che gli artisti (una decina, bravissime anche le voci femminili di Simona Sciacca e Claudia Angelucci) lasciavano il palco. Tanto che alla fine, nel mezzo dell’inchino, sono corsi di scatto a imbracciare di nuovo gli strumenti per rifarla.
Soddisfazione piena. Ora resta solo il mal di schiena, ma ci ballerò su.
Qui le mie foto del live (comprese le due qui sopra).

