I miei appunti (a penna) sul futuro della scrittura (su internet)

Posted by Diletta Parlangeli on giu 10, 2011 in internet, Opinioni, Senza categoria |

Ieri a Milano sono arrivata per le 9. Ho preso tutti i tipi di mezzi esistenti in questa città non so quante volte ognuno, ho diviso il tempo tra colazioni, saluti, incontri, caffè e qualche persona l’ho vista praticamente il tempo necessario a masticare una caramella.Proprio per questo, nonostante la stanchezza e le poche ore di sonno, mi sono fiondata  al Teatro Dal Verme, dove si teneva “Word Live, il futuro della scrittur” nell’ambito di “Meet The Media Guru” . C’erano gli amici (in senso fisico), c’era la mia più cara amica (la scrittura). Che altro volere.

Tutti gli ospiti della serata, senza che sbrodoli anche io oltre il dovuto, sono qui. Non avendo compreso dove volesse andare a parare l’intervento di Janet Murray (la sequenza di video presentati dalla guru, che con molta gentilezza scandiva forzatamente le parole in americano accompagnandole con una mimica fantasiosa, mi è parso dimostrassero come piccoli fattori di cambiamento in una cornice pressoché invariata possano cambiare il corso delle cose) , mi limiterò a riportare su web qualche appunto preso nel corso della presentazione del primo ospite della serata (tra gli altri, peccato per i soli 5 minuti di.  Li trascrivo perché li ho presi su un blocchetto, sia per l?abitudine che ho di farlo per lavoro, sia perché non ho la stessa velocità nel riportare sulla tastiera i concetti espressi dal relatore (o interlocutore, in altri casi). Arrivando alla fine del discorso di Derrick De Kerckhove, forse, dietro la scelta di penna e carta ci sono dietro anche altre ragioni, oltre la praticità soggettiva.

Ma partiamo dall’inizio. Il quadro storico che ha presentato il sociologo che fu allievo di Mc Luhan e insegna anche alla Federico II di Napoli, è questo:

Siamo passati dalla tradizione orale (molto potente sul corpo delle persone e capace di creare società) a 300 generazioni di scrittura, nelle quali il linguaggio ha anche assunto la sua dimensione silenziosa. Se prima era l’uomo a controllare il linguaggio, nella seconda fase il rapporto di forza si è ribaltato.
Dopo di che siamo passati per 35 generazioni di stampa e 10 di tecnologia: è qui che il linguaggio si è fatto globale e la “macchina” ha iniziato ad esercitare il suo potere sull’uomo.

“Più che del diritto d’autore, si tratta del diritto di essere” ha commentato De Kerckhove in merito alla scrittura in rete (multimendiale, continuamente ipertestuale, veloce, iconica).
Citazioni obbligate allo “Screttore” di Memmot e a Talan Manovich: “Database e narrativa sono nemici naturali”.

Pasrtendo da Twitter (“Dà il polso reale della situazione”), passando dall’”Alzheimer digitale” di Fiedler (come spengo il mio dispositivo dimentico tutto), fino ad approdare al ritorno del Logos, credo che il succo della questione dell’intervento del professore sia questo: “Il libro è e resterà l’unico posto dove la parola si forma e che si presta alla protezione dell’identità privata. E’ un medium personale e non personalizzato, traendo forza dal fatto di non essere interattivo. Non sappiamo ancora bene come si svilupperà il suo futuro, ma non è in pericolo”.

Questo mi tranquillizza molto sul fatto che io ci tenga a prendere gli appunti a penna.

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