Sud Sound System: “Ecco i nostri primi vent’anni”

Posted by Diletta Parlangeli on mag 19, 2011 in dnews, musica |

Diletta Parlangeli>Roma

Musica comu mare ca bagna tante scogliere, de terre e de populi te ogne culure”. Era il 1999 quando i Sud Sound System raccontavano un mare portatore di nuove culture. Un brano dell’album “Reggae Party” più attuale che mai,  a pensarci bene, e che già sanciva la loro presenza sulle scene da otto anni. Quest’anno il gruppo  salentino (su tutti Nandu Popu, Don Rico e Terron Fabio), di anni ne compie venti e festeggia con un tour che ha in scaletta oltre 40 brani – domani al Live Club di Trezzo sull’Adda, ore 23.30, 12 euro: “1991-2011: 20 anni di reggae music e tradizione”.  Per non parlare delle altre novità in cantiere (compreso un album con collaborazioni come Riva Starr, Grido e altri).
Nandu Popu, si parla di un documentario su di voi.
È di Alessandro Torsello: un mix di  nostri racconti  e di ricostruzioni storiche con documenti di archivio. Abbiamo ritrovato davvero un sacco di cose che avevamo  rimosso. È una grande lezione rivedersi.
Che abbiate presidiato  la scena è indiscutibile.
Pensare che all’inizio ci dicevano “ma dove andate con il dialetto!?”… Chi l’avrebbe mai detto. D’altra parte il dialetto è quello che per i nostri nonni è stata la taranta.
Ovvero?
Forse non siamo stati noi a scegliere, quanto la natura ad impossessarsi di noi. In un momento in cui il dialetto si stava perdendo e la globalizzazione invece avanzava, l’uomo ha usato dei codici per eludere la repressione. La musica irrompe e  solleva il corpo  – anche attraverso il ballo – dal lavoro, dalle leggi ingiuste, dal padrone e via dicendo.
A proposito, i vostri testi  spesso e volentieri sono  impegnati.
Il nostro modo di scrivere lo abbiamo imparato dai jamaicani. L’improvvisazione non è la sfida tra due cantanti, ma significa recitare la cronaca. La musica è denuncia, specie quando lo Stato se ne sbatte. Durante i live ci si deve sentire uniti, trovare una speranza per andare avanti. Io  questo distacco di cui dicono di aver bisogno gli artisti non lo vedo.
Le assicuro che esiste, invece.
Mah, forse è gente che guadagna qualche zero più di me, però mettiamola così: io trovo gusto ad usare le parole come lametta, mentre qualcuno utilizza penne senza inchiostro.
Fate parte del progetto regionale Puglia Sounds, che sostiene i musicisti.
Ne siamo felici. È un modello come ne esistono un sacco in Europa, mentre qui ovviamente no. Diciamo che è una risposta a chi invece taglia a man bassa. Noi tentiamo di spronare anche i giovani.
Che alle volte sono i primi a stare fermi.
È normale! Se gli adulti sono dei ragazzini, ovvio che i ragazzini saranno costretti a fare i grandi. L’Italia è il paese che si vanta di avere il miglior modello di famiglia, e poi quello è proprio il posto dove si compiono più reati e dove nascono più patologie mentali. Ai ragazzi va dato spazio, compresi i centri sociali: come dice il nome, sono posti dove si possono imparare un sacco di cose. Che poi siano stati politicizzati, anche in quel caso, è colpa degli adulti.

(DNews Milano, 19/05/2011)

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