Paolo Benvegnù: da “cantante di canzoni tristi” mi diverto ad inventare leggende
Diletta Parlangeli>Roma
Nei suoi piani c’è quello di fare un altro paio di buoni pezzi e poi chissà, magari andare a fare il «benzinaio in provincia di Arezzo». Nel contempo, Paolo Benvegnù lascia alla musica un nuovo disco di inediti intolato “Hermann” (La Pioggia Dischi/Venus) : «Come è cambiato il mio suono? – dice – non saprei, questo è un disco corale. Io ho scritto delle cose e poi ho proposto un contenitore».
Modesto… ancora ‘cantante di canzoni tristi’?
Di più ancora! Qui la tristezza lascia spazio alla visione. Ho solo un barlume di ottimismo.
Dovuto a cosa?
All’alba e ai bambini che giocano negli asili.
Quelli ci son sempre stati…
Appunto. Io la penso sempre allo stesso modo, solo che a differenza di prima, invece di rivolgere la sciabolata verso di me, la rivolgo verso gli altri.
Mi pareva che l’interlocutore non fosse più uno solo.
Parlo alla moltitudine, che però è ognuno di noi. È stato un tentativo bislacco di fare una sorta di romanzo di gesta partendo da alcuni archetipi. Volevo che vedendomi, invece di dire “ecco il buono e sottovalutato Paolo”, la gente dicesse “t’oh, quell’idiota di Paolo”.
Ma quando mai! Le pesa il “buono e sottovalutato”?
No, il sottovalutato no. Il buono sì, perché la bontà sta dentro alla giustezza, e io cerco di essere giusto, come le persone di cui mi circondo: ciniche, divertenti, sarcastiche e giuste.
Su, che scrive belle canzoni.
I testi sono importanti e l’essere umano, invece di annoiarsi, dovrebbe rendersi conto che il vero miracolo è la pulsione di vita che già c’è nell’utero. Perché credi che gli uomini scrivano canzoni? Perché non hanno la possibilità di creare naturalmente!
Torniamo al “romanzo”: cosa c’entra il film?
Quale film?
Ah non so, leggevo in giro.
Non c’è nessun film! Io ho detto che “Hermann” era la colonna sonora di una pellicola che non sarà mai girata. Così come ho detto cose assurde sulla nascita di questo album, che per altro certi suoi colleghi hanno riportato pari pari.
Mi ragguagli.
Avevo scritto di aver incontrato una notte in preda ad una crisi mistica, a Lucignano, una bimba che mi aveva dato un manoscritto di Fulgenzio Innocenti, padre della scrittura ottica.
Mah.
Ahah! Bisogna dare le notizie sbagliate, è un meccanismo di difesa dell’uomo, come dire “tengo famiglia” e “me l’hanno ordinato” per giustificare i propri errori.
Ne ho un’altra, di queste scuse: “Ho solo 25 anni”.
Ma non ci credo! Ma questa è davvero la migliore di tutte!
Eh… Passiamo oltre. Giusy Ferreri vuole un suo brano.
Non credo che lo farò.
Per Marina Rei però era pronto a Sanremo.
Le ho scritto questa canzone, ma Morandi ha detto che era troppo difficile. Aveva ragione.
E Vecchioni?
Bello il suo brano nella sua semplicità. E poi cantava con la voce di un uomo perché è un uomo. Molti degli altri solo fiere in cerca di spazio.
(DNews, 24/02/2011)
