Non rimanere mai indietro, non proiettarsi troppo avanti

Ardecore: anche il rock è musica popolare

(foto Carlo Roberti)

Diletta Parlangeli>Roma

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. In questo caso il gatto è la musica tradizionale, e la gabbianella, si chiama Ardecore. Il gruppo che ha fatto della canzone popolare romana il suo punto di partenza – oggi alla Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma e il 19 alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano per uno showcase gratuito -propone il  nuovo “San Cadoco”, doppio cd che rappresenta un passo in avanti nel loro volo. Ne parla Giampaolo Felici  (polistrumentista e voce) anima della band composta in questa formazione da Sarah Dietrich, Ludovica Valori, Fabiano Marcucci, Marco di Gasparro.
Vi è andata bene: sul web si cerca “San Cadoco” e si trova “Ardecore”.
Non l’abbiamo fatto apposta! Il fatto è che la storia del personaggio è abbastanza oscura. Uno degli aneddoti che lo riguardano racconta di come  inganni il diavolo mandando al di là di un ponte un gatto nero al posto dell’essere umano. Per noi questo ponte sta ad indicare anche il passaggio da una dimensione all’altra.
Si riferisce al secondo cd?
Sì, l’album è intrecciato. Il primo di inediti (ad eccezione di “Tentazione”) vede in campo  San Cadoco e rappresenta la parte maschile. Il secondo è la parte femminile, rappresentata da Santa Gilda – che aiuterà Cadoco a ritrovare l’Eneide e la fede -  ed è più lunare.
Fabris su Rolling Stones l’ha  definita un’opera “bipolare”.
È il Bignami di quello che ho detto fin qui! Il primo è il passato, il pragmatismo, l’uso di arrangiamenti  hard core anni ‘60-‘80. Il secondo è l’innovazione, per quanto poi noi facciamo partire l’evoluzione dalla tradizione stessa, quindi…
Il parallelo con il Canzoniere del Lazio vi sta stretto ?
È un’operazione che va contestualizzata  ed ha avuto una sua logica nell’ambito del folk tradizionale all’epoca.
Per voi non sarà una passeggiata portare avanti certe scelte musicali.
Prendo come esempio Tenco, perché abbiamo registrato un disco di suoi brani. Attingeva già alle canzoni di guerra, parlava degli emigranti.. e i discografici di quel periodo non apprezzarono. Poi la storia la conosciamo tutti. Ecco, dopo 40 anni io riscontro ancora difficoltà in chi come noi guarda alla tradizione, che non ha niente a vedere con chi crede che dall’Italia venga fuori solo tricche e ballacche e che quello meriti di andare all’estero.
Parla del pop?
C’è del provincialismo a riguardo, perché in realtà anche molto punk italiano è andato all’estero. Anche il rock è musica popolare, da anni, solo che qui sembra che si tratti di un’operazione intellettuale. Le cose sono cambiate, ma non lo accettiamo.

(DNews, 13/1/11)

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