Pino Daniele, Boogie boogie man: ‘Non sono più quello di una volta’

Posted by Diletta Parlangeli on nov 23, 2010 in Senza categoria |

PINOCOVER201010

Diletta Parlangeli>Roma
Io dico quello che voglio, dico quello che voglio”. Schitarrata blues. Così inizia “Boogie Boogie man”, titolo del nuovo singolo di Pino Daniele e dell’omonimo album in uscita oggi per Sony Music che contiene due inediti (c’è anche It’s a beautiful day) e una serie di vecchi successi quattro dei quali interpretati al fianco di nomi come Mina (Napul è), J Ax (Siente fa’ accussi’), Mario Biondi (Je so’ pazzo) e Franco Battiato (Chi tene o’ mare). E Pino, dice quello che vuole sul serio:  «Bisogna farsi trasportare dall’istinto – spiega – alle volte c’è questo pregiudizio per il quale serve per forza fare la cosa particolare e io per primo mi sono ritrovato negli ultimi anni a ragionare troppo su quello che volevo realizzare. Non mi è piaciuto, e allora mi sono lasciato andare».
Il risultato è un disco che non si vergogna di palesarsi per quello che è: un omaggio alle belle cose fatte (anche se la mancanza di “Quando” pesa) senza troppi fronzoli interpretativi sul perché e sul per come non sia diverso da così. Perché lui lo sa, che il suo passato è pieno di buona musica: «Io non so più scriverle quelle cose lì, non ci riuscirei più». Viva la sincerità. «È un fatto di vita, non di incapacità. Non c’è la socialità emotiva di un tempo. Prima con la musica si costruiva un cambiamento, questo oggi non esiste più». Quindi tanto vale non mettercisi nemmeno, a fare canzoni impegnate. «Massì, perché dovrei fare quello tutto preso, dire che mi sono ispirato a chissà che: io faccio quello che c… mi pare e mi andrebbe bene se qualcuno venisse a dirmi “oh, fa proprio sschifo ssta canzone!”». Non volendo né fare quello che «scrive brani come fosse un telegiornale», né «il poeta o il profeta», e avendo ricevuto  il no della casa discografica al progetto Acoustic Jam («Un tempo litigavo con tutti, ora non voglio litigare con nessuno» dice pacato), ha dato vita a questo «progetto diverso, che si ispira agli anni Settanta». Quelli, per capirsi, dai quali ha attinto a piene mani quando imparò a unire la musica napoletana al blues. E anche il titolo voleva essere volontariamente scanzonato: «Il “boogie man” riporta ad un tipo di sonorità specifiche, ma indica anche l’uomo nero che arriva se i bambini non fanno i buoni.  Mi sono concentrato per restituire l’atmosfera di quei tempi, mantenendo dei testi non troppo complessi. Sono molto semplice nell’uso delle cose». Dice di non aver scelto i duetti per cercare le vendite («Chi non vorrebbe un brano cantato da Mina? Per quanto nemmeno ci siamo visti, ma solo inviati i file»), ma piuttosto per rintracciare «un suono specifico». Si racconta e racconta tutto con l’aplomb a tratti indolente e scanzonato di  chi ha fatto un percorso di cui si ritiene soddisfatto, compreso il «sogno» che ha vissuto l’estate scorsa    sul palco di Crossroads Guitar Festival, organizzato da Eric Clapton (unico italiano). E con quell’aria di chi è partito da molto lontano: «Io in mezzo alla camorra ci sono nato – spiega a chi gli chiede se che “lista” presenterebbe a “Vieni via con me” – Falcone e Borsellino li hanno  fatti fuori perché erano a un passo dalla verità. Mi chiedo: se Saviano fosse davvero pericoloso non lo avrebbero già fatto? È una domanda, io lo apprezzo per quello che fa, perché è attraverso l’informazione che si può guarire da questo cancro».

(DNews, 23/11/2010)

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