Bentornata, tesoro

Evidentemente mi stava aspettando. Come si attende qualcuno a cui vuoi bene che te l’ha fatta grossa: sorrisetto malizioso e braccia non proprio aperte. Roma non deve avermi perdonato i miei ritorni dalla ex (Firenze), nonostante la nostra pressoché stabile relazione da quasi 3 anni (o forse, a pensarci, proprio per quello). Eppure con il tempo gliel’ho fatto capire, che la amo. Nonostante le sue difficoltà, le sue continue scenate, tutto compreso e senza tre per due. Dopo tutto lo sapeva che non avrei potuto cancellare una storia così lunga e intensa. E che benché la mia vita sia con lei, non posso certo tagliare i ponti (vecchi, per giunta).
Vaglielo a spiegare. Ha comunque deciso di farmela pagare. Da brava figlia di buona donna mi ha sorriso da lontano, quando ero ad Arezzo, con un solicino indeciso, ma ancora caldo. Già verso l’Umbria inoltrata m’ha fatto capire l’andazzo: “Ciccia, torna, ma sappi che t’aspetta ‘na bella serata di chiarimenti”. E quando le donne partono con la paternale, si salvi chi può. Difatti. Arrivo al casello nord speranzosa, e ancora non aveva cominciato a prendermi a parolacce. Mi ha inchiodato sul Grande Raccordo Anulare, la bastarda. In fila fino all’uscita 14, a passo d’uomo.

tang

Ha continuato nella strada di casa, dove nonostante l’orario erano occupati perfino i posti “di sgamo”, quei paio di passi carrabili dove almeno per scaricare si riesce a sostare, e quel posto davanti ai cassonetti dove c’era una familiare più grande di tutta la mia, di famiglia (compresa la versione allargata). Decido che non è il caso di provocarla, e scelgo di parcheggiare relativamente lontano: “Farò due viaggi con i bagagli” penso. Scesa dalla macchina con trolley, borsa di varietà, borsa ufficiale e busta scarpe, mi rendo conto che sta cominciando a piovere, proprio in quel momento, abbastanza forte. Giusto quei sette minuti necessari per arrivare al portone mentre l’acqua caduta sulla borsa di carta la spezzetta rompendola e facendo cadere TUTTE le calzature in mezzo alla strada. All’incrocio. Riesco a raccattarle tutte e procedo, fermandomi in bilico davanti al cancelletto con uno stivale in una mano e uno appoggiato al trolley. Porto su la prima roba, e ricomincio. Quando torno con le ultime cose davanti a casa si sono liberati tre posti, tre. Il che per la zona è come dire che hai incontrato nel giro di due km due botti d’acqua leggermente frizzante nel deserto libico. Il trolley è bagnato e sporco dallo strusciare per strada, ma lo devo pur appoggiare a terra.
Deciso: la prossima volta che la tradisco mi invento un viaggio di lavoro.


Lina, viaggio