Paolo Benvegnù: ‘Emergente a cinquant’anni per la legge della supposta’

Posted by Diletta Parlangeli on ago 6, 2010 in Senza categoria |

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Diletta Parlangeli>Roma

Dietro le profondità più ampie c’è sempre una grande ironia. Sembra avercelo scritto in faccia, Paolo Benvegnù, mentre davanti ad un caffè, seduto al bar che fu di Pasolini (Necci, quartiere Pigneto di Roma, lo stesso dove gli tocca creare nuovi pezzi in cuffia anche alle 4 del pomeriggio per non disturbare). Spiega la fase che segue quella chicca musicale che è stata il suo penultimo “500” tra una mimica accesa e qualche definizione che lascia intravedere tutta una filosofia del soggetto. Lontano dalle chilometriche etichette che tanto piacciono a chi scrive di musica, lui si definisce «uno che scrive canzoni e le canta».

Semplice. “Dissolution”, è ilsuo live registrato a Roma lo scorso dicembre, quando sul palco ha trovato una sezione di fiati e archi ad arricchire la formazione.

È anche un the best of?
Ma no, uno come me non può fare un the best of! Abbiamo registrato in questo caso perché abbiamo avuto a disposizione un’orchestra… Sarà una cosa da ricordare quando ci troveremo tra qualcheanno davantiad una birra con le barbe alla ZZ Top.

Beh, non che non ci fosse, il materiale per una raccolta.Lo interpreto come un disco che spieghi come i testi di Paolo Benvegnù abbiano sempre parlato di una ricerca personale e dell’amore: “Io contro di te, tu contro di te, e io contro di me”.

Tutti contro tutti.

Eheh no, da qui in poi si supera la fine dell’educazione sentimentale e si comincia con atmosfere più rilassate, leggere.

Come in “500”, giusto?

Sono molto affezionato a quel disco perché è stato un trovare il nucleo, la radice. Finché non risolvi la questione tra te e il vuoto, non riesci mai a stare al centro.

E il prossimo disco?
Arriverà in primavera, sono a metà scrittura e sono contento. Mi fermerò spesso su riferimenti storici, parlerò proprio del vuoto, e di come l’uomo ci è arrivato.

Alla faccia della leggerezza.
(Ride, ndr) Beh esiste un’auto censura. Forse è una cosa che non tange Venditti, ma me sì.

Guardi che lo scrivo.
Ok. Come in tutti i lavori, c’è un’etica. L’importante per noi è trasmettere, ma non tornare mai indietro nel percorso, no usare sempre la stessa formula, studiare soluzioni spiazzanti.

Anche musicalmente?
No, da quel punto di vista resta la voglia di ambire al triangolo magico
melodia- armonia- testo”. Io non l’ho toccato, ma ho trovato una chiave per “rasentare il rasentare”. Tendere è già nobile,  dopotutto.

Mina che canta la sua “Io e te” che effetto fa?
Mina è brava.

Quanto entusiasmo…
Intendo dire che è come ilmare: stai lì e lo contempli perché è meraviglioso. Lei ha tutta la grazia e la forza di una donna espressa, che ha vissuto. Poi l’arrrangiamento lo puoi fare come vuoi, ma io vedo il mare.

E delle reunion che pensa?
Ce ne sono di importanti, vedi i Pixies. L’altro giorno sono stato al concerto dei Litfiba.

Ah, com’e r a?
Pelù aveva un’energia enorme, la gente impazzita: toccava parcheggiare in Casentino.

Quindi il revival pagano?
Perché in Italia funzionano due cose: la nostalgia, e la legge della supposta.

Alla prima ci arrivo, la seconda andrebbe spiegata.
La suppostafa unpercorso strano, fa passare del tempo prima di funzionare. Questo spiega certi meccanismistrani dell’Italia, in cui io a 50 anni sono un “cantautore emergente”, così come Mazzacurati lo è come regista, ecimancapocoancheScola!

(DNews 28/07/2010)

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