Radiodervish: la nostra musica in cerca di un senso (di responsabilità)

Posted by Diletta Parlangeli on giu 25, 2010 in Senza categoria |

copertina

Diletta Parlangeli>Roma
Gli istanti in cui Nabil  comincia ad intonare un pezzo di “Amara terra mia”  ai bordi del laghetto di Villa Ada a Roma, poco prima del concerto (mercoledì sera), il tempo sembra fermarsi. Come in un’immagine, una foto scattata nell’esatto momento in cui doveva essere scattata. Non a caso i Radiodervish (Nabil Salameh voce e Michele Lobaccaro chitarre e basso) da più di dieci anni  attraverso la loro musica cantata in più lingue – dall’italiano all’arabo passando per inglese e francese – sono la fotografia di un Paese che non tutti riescono a inquadrare, e che loro prevedono. Esce oggi il loro nuovo album “Bandervish” (ilmanifestocd) , al fianco della Banda di Sannicandro di Bari. Dodici brani  che includono i loro migliori successi  arrangiati  da Livio Minafra (28 anni, Miglior nuovo talento per  Top Jazz 2009).
Suonare accompagnati da una banda:  il “gioco”  si fa sempre più difficile.
(Michele, ndr) Come l’immagine della copertina, che ci vede un po’ alla “Cast away”, ci siamo lanciati letteralmente in questo arrangiamento con il “capitan Livio”.  Ci sono due concetti di banda: quella un po’ parodistica, alla “zumpa-zumpa”, per capirsi, e quella più raffinata ed allargata, alla Bregovic. Noi però, con tutto il rispetto, non volevamo ‘bregovicizzarci’.
E qui è intervenuto lei, Livio.
La banda all’italiana tende ad essere chiusa, io ho cercato di lasciarla andare, ed è così che si sono creati questi nuovi mondi ed è nata una banda mediterranea. Ho studiato su manualetti di inizio Novecento, addirittura su marce funebri incredibili. Ho cercato di farla funzionare prima senza di loro, ad esempio usando un sax contralto al posto della voce di Nabil.
Ecco, Nabil: qual è la musica che meglio racconta l’Italia? Potrebbe sempre rispondere che è la sua.
Eheh, sì, ma ci sono anche altre esperienze in realtà che possono raccontare questa futura musica italiana. Il nostro esperimento, anche all’inizio, non ha mai  avuto l’intento di una sovrapposizione. Ci sono due mondi che si incontrano, dialogano e insieme si spingono verso una direzione altra, che non c’entra niente con le singoli mete di partenza.  E così, come il codice genetico della società italiana cambia, così anche la cultura cambia.
In un momento in cui artisti di ogni settore urlano di non voler mandare messaggi, voi ne cercate sempre uno.
(Michele, ndr) Non è uno scopo, ma la prima regola della comunicazione è che non si può non comunicare. I messaggi li lanci comunque, dipende solo se poi ti assumi la responsabilità di quello che dici, o meno. Il nostro lavoro è sempre stato quello di creare un senso, per noi stessi in primis.

(DNews, 25/06/2010)

Le mie foto del concerto su Flickr

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2 Comments

  • Antonia scrive:

    che coinvolgenti i radiodervish.
    ricordo un concerto dei Al Dervish a Lecce, come eravamo giovani!
    Antonia

  • Diletta scrive:

    sì Antonia =) Per altro io li ho scoperti grazie ad amici pugliesi, ed è un peccato che il loro nome giri meno altrove. Io ci metto del mio =)
    grazie del commento

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