Intervista a Luca Jurman: Spegniamo la tv e torniamo nei locali (DNews, 12/05/2010)

Diletta Parlangeli>Roma
A 7 anni i suoi genitori lo portarono da uno psichiatra perché diceva di sentire la musica in testa, persino la notte. Quando capì che il medico avrebbe fatto qualcosa per interrompere quel processo, iniziò a fingere dicendo di essere guarito. Che avesse del carattere, Luca Jurman, era cosa nota. Un po’ meno che la sua passione avesse radici così profonde. Il vocal coach noto ai più per aver insegnato in talent show come Operazione Trionfo (2002) e Amici di Maria De Filippi, ma musicista da sempre, presenta il suo primo libro( «una liberazione») Vocal Classes® – L’evoluzione nel canto (DeAgostini).
“Il talento resterà sempre una risorsa limitata e limitante”: che intende?
In questo caso voglio dire che il talento non è così vasto come si pensa. È limitante per chi crede di averne e scopre che non è così.
Sta al vocal coach scoprirlo?
No, nessuno è un giudice in grado di dirlo, si deve essere umili abbastanza da capirlo soli.
Dov’è nata l’esigenza di fare un libro?
A dire il vero doveva uscire tre anni fa, poi gli eventi televisivi hanno fatto slittare tutto. Questo mi ha fornito ulteriori spunti ed è stato un bene perché negli ultimi anni nel settore c’è stato un caos che tuttora regna.
“Gli unici a guadagnarci -scrive – sono i discografici delle multinazionali”.
L’ho sempre detto che non condivido molte idee, l’uso che fanno della loro esperienza e delle loro conoscenze. Mi rammarica che la discografia lavori in una certa direzione e l’artista ne faccia le spese.
E cosa dovrebbero fare?
Non mischiare le carte in tavola, semplicemente. Quando vedono i ragazzi dei talent e son lì che dicono “ah! Bravi! Bravissimi! Disco di platino! Di disco di diamante!», questi si sentono Dio sceso in terra e nessuno si rende conto che non hanno la maturità giusta per reggere un’eventuale batosta. “Umiltà” dovrebbe essere il Leitmotiv.
I talenti sopravvalutati non me li dirà mai, ma quelli sottovalutati?
I grandi sono sempre venuti fuori: Alex Baroni, Giorgia, ma persino uno Stevie Wonder. In Italia ce ne sono tanti: usciamo dalla tv e usiamo parametri diversi. La televisione va benissimo, ma ma la musica e nata molto prima. Andiamo nei locali.
Lei lo fa?
Sì, di mestiere, sono un musicista e avevo la mia vita prima della tv.
Il libro è anche per il pubblico: lo sa vero che l’anno prossimo le faranno obiezioni con termini tecnici, grazie a questo?
(Ride, ndr) Non ho mai pensato che il pubblico fosse stupido come vogliono far credere e tutte le volte che ho cercato di spostare la discussione su altri piani, è stato ben recepito.
Ok, a suo rischio e pericolo.
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Grazie mille per la bella intervista...molto interessante. Sono molto contenta che questo libro stia suscitando tanto interesse sul modo di Luca di "fare musica", di "essere Artista"...
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Grazie a te del commento, a me è sembrato che abbia detto cose vere, o comunque un rispettabile punto di vista. Poi si può anche dire che la tv a lui ha dato molto, ma non mi pare che lo rinneghi, ecco.
Salve!
Bella e interessante intervista di un’Artista vero, umile, semplice, che dice le cose come stanno…
Forse a ragione Luca quando dice:” spegnamo la tv andiamo nei locali”oggi si guarda sempre e solo la tv senza lasciare spazio ad altro;
Questo “potente mezzo tecnologico” avrà anche i suoi pregi(l’informazione), ma molti aspetti negativi( certi modelli negativi che impone, poca capacità critica…).
E allora utiliziamo si la tv ma con moderazione non lasciamoci travolgere!!!
Grazie Maestro Jurman per avermi dato lo spunto per questa breve riflessione;
Grazie per aver regalato questo tuo libro cosi speciale;
Grazie per il tuo essere Artista unico, inimitabile,fantastico;
E un Grazie a questo blog che ha inserito l’intervista.
Buona Giornata
Ausilia
Salve a lei, piacere di aver fornito un “servizio” utile e che ha trovato interessante. Concordo sulla gentilezza dell’artista in questione. Non mi è costato fatica inserire l’intervista, visto che è mia :) Grazie del riscontro