Edoardo Winspeare: mentre penso ad una commedia, vi racconto gli eroi quotidiani (DNews, 3/05/2010)

Posted by Diletta Parlangeli on mag 3, 2010 in dnews |

celio

Diletta Parlangeli>Roma

Tutto il mondo è paese, peccato che sia piccolo, pigro e con poca voglia (o con troppa paura) di aprirsi all’altro. Per questo Edoardo Winspeare, regista del film documentario Sotto il Celio Azzurro (fino a mercoledì al cinema Aquila di Roma e fino al 13 – con proiezioni pomeridiane – allo Spazio Oberdan di Milano) aveva bisogno di trovare, spiega, degli «eroi quotidiani». Così il cineasta di Pizzicata, Sangue vivo, Il Miracolo e Galantuomini, torna al documentario con la storia della scuola materna multiculturale (Celio Azzurro)  nel cuore di Roma.
Come ha scovato questo progetto?
L’idea è stata del direttore della fotografia, che ha i suoi bimbi iscritti alla scuola. Era da lungo tempo che cercavamo di fare un film sugli italiani che fanno bene il proprio lavoro, con più storie. Mi disse: “Perché non facciamo qualcosa sui maestri del Celio”?. Io non ero convinto, ma dopo essere stato due settimane con loro non ho avuto più dubbi.
“Un lavoro sugli italiani che fanno bene il proprio lavoro”: quindi sono pochi.
L’Italia è un Paese in grande decadenza, non crede più in niente, politici compresi (a ragion veduta). Cercavamo persone che avessero la luce negli occhi. Parafrasando Borges cercavo gli eroi quotidiani, perché sono loro che salvano il mondo.
Quanto è durato il lavoro?
Un anno di riprese e cinque mesi di montaggio. Sono stato con loro in tutti i momenti, e non è stata sempre una passeggiata. Ma come mi spiegava Massimo Guidotti “non è così difficile, basta metterci della passione”. E se lavori con i bambini, la passione la devi avere.
Non solo nell’ambito di esperimenti multiculturali, per altro.
Purtroppo la scuola ha creato dei burocrati dell’educazione. È questa la differenza e il bello del Celio Azzurro: fanno uso di  un misto di metodi, da Steiner a Montessori, ma soprattutto lì si insegna a  non aver paura dell’altro, ma a conoscerlo. È importate farlo sin da piccoli, altrimenti si cresce con preconcetti.
Stereotipi che esistono ancora anche tra italiani, tra nord e sud.
Eccome, ma non solo dei settentrionali nei confronti dei meridionali. Io ho un cognome straniero (nato a Klagenfurt, vive da sempre a Depressa di Tricase, Lecce, ndr) e ancora, dopo 10 generazioni, mi tocca spiegare tutto. La mia “salentinità” me la sono guadagnata sul campo.
E dire che in Puglia ha lavorato molto. Sarà lì anche il suo prossimo film?
Ne ho girati quattro nella mia regione e ne farò un quinto.
Di che si tratta?
Una commedia, c’è già  la sceneggiatura.
Bene, quindi a breve?
No, mi servirà la primavera

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