Le mie prigioni (sul pianerottolo): del rimanere chiusi fuori casa
“Accidenti, ma cos’è quest’odore? Sarà mica il gatto che ha battezzato il mio zerbino?”. E’ inseguendo questo ameno pensiero che ho creduto di aver chiuso la porta con in mano le chiavi per chiuderla, come da logica. Peccato che le chiavi fossero attaccate alla porta sì, ma dentro. Ciò che avevo in mano mi sarebbe servito tutt’al più ad aprire l’auto, ma il mio cervello – che nel contempo stava appresso all’idea del micio piscione – aveva registrato “presenza di portachiavi nella mano” e non ha generato l’impulso “controllare il genere di chiavi di cui è in possesso la grandissima idiota che sta uscendo”. Quello che si è limitato a fare è stato demandare alla mano una spinta sufficiente a far sbattere la porta nonostante sul braccio gravasse il peso delle consuete due borse che mi porto appresso.

“Cazzo”.
Un microcentesimodiscecondo (esiste?) dopo lo “stonc” della chiusura, ho realizzato, senza nemmeno guardarmi le mani, di aver fatto il danno. Ho fissato la serratura sperando nell’apparizione di San Pietro, ma l’unica cosa che riuscivo a visualizzare sotto l’ottolino era l’ologramma del gatto che aveva generato il corto cirtuito mentale (di solito succede anche per molto meno, ma non era quella la sede adeguata per porsi il problema).
Ri fisso la porta. Ri spero nell’apparizione. Ri penso al gatto.
Moviola: guardo la grata infondo alle scale. ‘No ma figurati se l’hanno chiusa, non lo fanno MAI. Da gennaio sto in questo condominio e non l’ho mai trovata chiusa di giorno. Impossibile’. Corro veloce lasciando le borse accanto alla porta. Ogni gradino mi separa dalla verità, ma cerco di far finta che non mi sembri essere davvero irrimediabilmente chiusa. ‘No vabbè, ma figurati’.
Sì, è chiusa. Sbarrata-blindata-bloccata. Avranno anche dato due mandate anziché una.
Non sono solo chiusa fuori casa dunque, ma sono prigioniera di due metri quadrati tra pianerottolo e scala. Chiusa tra una porta e l’altra, come in quegli indovinelli strani in cui ti prospettano una serie di portoni e scegli quello giusto da aprire. Eh, da aprire. ‘Dile, porca eva, cosa vuoi aprire che sei chiusa tra una grata di metallo e una porta di legno?’
Calma. Vabbè, suonerò ai vicini, cercherò di passare dal terrazzo sperando di aver lasciato qualche finestra aperta. Oppure suono e gli chiedo un cacciavite, smonto tutto. SantoMacGyver pensaci tu. Suono ai dirimpettai. Prima uno, poi l’altro. Poi zompetto dall’uno all’altro sperando che mi vedano volare giuliva dallo spioncino suonando la Nona di Beethoven attraverso campanelli. Nessuno. Non.risponde.Nessuno. Vabbè, saranno fuori no? Sì, ma per quanto?
Cellulare, voce “Mut”. E’ in treno per venire a trovarmi, sarà il caso di avvertire che la mattinata (durante la quale avevo giusto fissato quelle tre quattro cose da fare) si preannuncia difficile: “Ma’, mi sono appena chiusa fuori di casa”. “Hai fatto questo hai fatto quello?” “Sì, non c’è nessuno. Ok, non ho molta batteria al cellulare ora chiudo poi vedo. [...] Sì…sì…chiudo, ciao”.
‘Dai, alla fine guarda un po’ che cosa buffa. No? No Dile, in effetti no. Ok’.
Piano b: chiamo la padrona di casa. Non risponde. Chiamo l’altra vicina, quella che sta nel portone accando. Tututututtutu. ‘UUUUind’. Riprovo con la padrona. Libero, non risponde. Riprovo la vicina: ‘UUUUind’.
Calma. Sms “ciao sono Diletta sono rimasta fuori casa, mica hai il doppione della grata sotto”? Niente. “Sempre io, mica hai il numero di S., la dirimpettaia?” Niente.
Chiamo l’amica che sta a Roma: si fa dieci minuti di risata in diretta (e dalle torto). Lancio status Facebook, così mi espongo al pubblico ludibrio e se famo du’ risate. Tutto sommato la situazione è surreale. Mi attacco alla grata e accendo una sigaretta come una prigioniera nell’ora d’aria. Solo che le ore d’aria qua rischiano di essere parecchie. ‘Io posso pure aspettare, ma metti che sono andati tutti via per il ponte del primo maggio? No, i pompieri no, che poi la grata sai quanto costa? Vabbè io aspetto. Eh, ma fino a sera avrò anche bisogno di un bagno o che so, di bere’.
Chiamata: la padrona di casa. Le spiego tutto, dice che mi cerca il numero di S. Arriva il numero, chiamo. Lei è dall’altra parte di Roma bloccata, ma parte il giro di chiamate a tutti i vicini. Una non c’è, l’altra non può…però aspetta, mi dice che forse ce n’è uno che sta a casa e potrebbe essere rintracciabile. ‘Il mio salvatore’, penso. Comincio con doti di telepatia a invocare il suo nome, che scopro per la prima volta al telefono (ma chiamatele anche “preghiere al Signore affinché esista qualche anima pia che mi liberi”). Attimi di attesa, la vicina attacca dicendo che mi farà sapere. Risquilla il cellulare, abbiamo il nome. Sì è lui, è proprio lui (ma lui chi? Dio, che figura davanti a TUTTO il vicinato). ‘Richiamalo anche tu così gli spieghi per bene’. Chiamo, spiego. Scopro anche di averlo buttato giù dal letto (‘Brava Dile, brava’). ‘Vabbè, almeno se mi libera da qui vado a cercare qualcuno che mi apra la porta’.
In tutto ciò, dall’ameno pensiero, sarà passata un’ora e mezzo. Il salvatore arriva e mi libera dalle mie prigioni fatte di scale e grate. Empatico davanti alla tragedia, mi aiuta anche a cercare gli attrezzi per aprire, la porta che poi si incarneranno in un giovane fabbro che fa aspettare i consueti “dieci minuti” alla romana (leggi un’ora e quaranta).
Guardiamo il lato positivo: ho conosciuto un po’ di vicini. No Dile, è diverso: ti sei fatta riconoscere anche questa volta.
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Diletta's A Series of Unfortunate Events :P
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ahahah, ora che è tutto finito una sana risata ci sta! in quanti ti hanno detto "ma dove hai la testa?" (per me è un classico)
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ma invece lo sai che in questo caso l'unica che si è data addosso son stata io? ovviamente non l'ho ancora raccontata a mio padre però :D
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dile, sono cose che capitano. tranquilla. :*
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sì, quello che non capita è di avvertire tutto il vicinato :D
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invitali a cena ;-) (no eh?)
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sìsì, ora ho mamma in visita, ma appena attrezzo il terrazzo (che santa donna mi sta aiutando a ripulire), mi sdebito :)
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Fighissimo il racconto, una domanda sorge spontanea: "Dove hai la testa?" Ahahahaha :-)
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ehm, si, dunque.... stavo dando retta al gatto!
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oddio, quella scaletta a chiocciola! :)
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:D
poteva andar peggio: potevi star senza sigarette
assolutamente :)
Vorrei spezzare una lancia a favore del micio, ingiustamente incolpato di essere un piscione via web! :-)
PS: Diciamo, dieci nanosecondi?
Prima di spegenre tutto e andare a dormire,niente tv,ma sana lettura e 4 risate?dai facciamo anche 4 x 4.;-) http://www.youtube.com/watch?v=NklJvnExvas
povera pischellina :)
dottore, non mi faccia mettere di mezzo l’anagrafe, che proprio non le conviene ;)