Gioele Dix: Tra un automobilista e un professore, omaggio Walter Chiari (DNews, 2/4/2010)

Diletta Parlangeli>Roma
E pensare che il suo automobilista è sempre incazzato. Cordiale nonostante i molti caffè bevuti in una giornata frenetica, Gioele Dix (David Ottolenghi per l’anagrafe) racconta quel che sarà sul palco con Dixplay, al Teatro Ventaglio Smeraldo dall’8 all’11 aprile e dal 19 al 24 al Teatro Olimpico di Roma. Lo spettacolo ripercorre i suoi personaggi più riusciti, tra cui il conducente con cui è tornato all’appena finita stagione di Zelig e che si presenta sempre con “Io sono un automobilista. Ed essendo un automobilista sono sempre, costantemente, incazzato come una bestia”.
Ritorna al teatro comico con i migliori.
È uno spettacolo nel quale alterno vari personaggi semplicemente cambiando occhiali o indossando un impermiabile. Tra gli altri il professore argentino che in un italiano stentato parla male dello sport – presa in giro dell’eccessivo salutismo e degli esperti- e il viaggiatore che si diverte a leggere le targhette dei treni e vede come gli stessi messaggi cambino a seconda della lingua usata.
Interessante.
È un’idea che mi ha dato mio padre e mette in luce l’idiosincrasia di noi italiani con i divieti. È solo un dettaglio, ma ti apre dei mondi. È sempre fondamentale cambiare il punto di vista. Un “pezzetto” semiologico: lavoro con grande gusto sul linguaggio.
È l’ironia più divertente, anche perché i comici che narrano di vizi e virtù degli italiani avrebbero stancato.
Ah, io quando sento qualcuno che comincia con “Mia moglie…” penso “Oh mio dio no!”. Per carità, la comicità è soggettiva, ma le scelte di fondo sono importanti.
E cos’è che funziona con il pubblico?
Bisogna diventare lo specchio della cattiveria altrui sporcandosi le mani, far capire che il personaggio ha le stesse nostre sfighe e fa i nostri stessi errori. Penso all’automobilista.
Ecco, ma come fa a trovare ancora idee? Per capirsi, lei gira in macchina?
(Sorride) Beh sì, quello sicuramente. Di cose da osservare ce ne sono, ma è un bell’esercizio sicuramente: bisogna stare attenti e prendere appunti. È che si tratta di una realtà piena di costrizioni e regole a fronte di un lassismo generale e scarso senso della collettività. Per noi le regole son sempre degli altri. Cioè, ci fosse un equivalente in Svizzera, dopo il terzo monologo andrebbe a casa (solo a Zelig quest’anno ne ha fatti 25, ndr).
E l’omaggio a Walter Chiari, nello show?
Ho avuto un grande amore per lui, mio nonno lo considerava un “benefattore”, che se ci pensi è proprio quello che dovrebbe fare un comico, del bene. Quanto raccontava le barzellette si faceva prendere dal godimento del racconto e apriva 12 parentesi per poi richiuderle tutte. Ecco, io cerco di raccontare una storia a suo modo.