Omaggio a Fabrizio De André: viaggio nell’esistenza dei testi (DNews, 24/02/10)

Diletta Parlangeli>Roma
Credo che la musica debba essere balsamo, riposo, rilassamento, liberazione, catarsi”. La sua sicuramente lo è stata, anche mentre descriveva quello che gli occhi comuni non riuscivano a vedere precorrendo i tempi. Fabrizio De Andrè. La mostra è l’omaggio al maestro della musica che la città di Roma (Museo dell’Ara Pacis, da oggi al 30 maggio) rende seguendo la scia di Genova e Nuoro.
Il percorso espositivo, non troppo lungo perché bisognoso di tempo (per leggere, osservare e ascoltare), è innegabilmente suggestivo. Leggere nella scrittura a penna i testi dell’autore, scarabocchiati e corretti di volta in volta, riescono a coinvolgere anche chi fan di Faber non era. O meglio, chi non lo è ancora diventato. Curata da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia e ideata da Studio Azzurro, la mostra si articola in quattro aree (La poetica, La musica, I personaggi/I tarocchi, La vita). Cala il buio e il visitatore non ha che da destreggiarsi in un allestimento multimediale. Interattivo, senz’altro, come ogni buona musica che si rispetti. Nella prima sala la trascrizione dei testi (sia fissa in pannelli, che mobile su schermi trasparenti allineati in prospettiva ottica), rimbalza dalla terra al soffitto. Anche in questo caso, come in ogni buona musica che si rispetti, avvolge. Su “Creuza de ma” non è facile frenare un sussulto. Nel secondo ambiente invece si passa alla produzione discografica, e anche in questo caso una serie di piccoli pannelli possono essere posizionati su tavoli multimediali attivando una serie di proiezioni. Nella terza i protagonisti sono i personaggi delle canzoni di Fabrizio – poco distante, il suo pianoforte – mentre la quarta è dedicata alla vita, con fotografie e anche in questo caso immagini che si attiveranno in modo multimediale.
«Alle volte mi è difficile parlare della nostra storia – ha commentato la compagna di vita Dori Ghezzi – ma si tratta davvero di una mostra che regala grandi sorprese. Va preso del tempo per vederla almeno in parte». Ciò che esce, dal percorso è «un De André umano, disponibile e molto severo con se stesso più che con gli altri».
«È come se fosse ancora in tourneé – ha detto Vincenzo Mollica – e tutto quello che non si poteva fare quando c’era, si può fare adesso». Già, come dare una sbirciata alla sua pagella di seconda liceo del 1957-58 sorridendo davanti alla sfilza di 5, oppure sgranare gli occhi davanti agli appunti sulla canzone “Disamistade” presi a margine del libro “Perché leggere i classici di Italo Calvino”. O come impressionarsi davanti ad una mente che ha letto oltre il tempo e il luogo. In proposito, c’è chi coglie l’occasione per accostarlo ad un altro artista in mostra nella Capitale in questi giorni. «Caravaggio è come De André – ha detto l’assessore comunale alla cultura Umberto Croppi - entrambi, uno nell’arte e l’altro nel mondo della musica, hanno pescato nell’umanità, nei bassi fondi, nella vita, pur essendo circondati da un ambiente asettico e idealizzato». Non è stato d’accordo l’ideatore dell’esposizione alle Scuderie Strinati, ma questa è un’altra storia. Ora c’è Fabrizio De André. La mostra.
Vista a Genova giusto un anno fa…ancora rimpiango di non aver avuto l’occasione di vederlo esibirsi live. Amore che vai da me tornerai…