Ventiquattro opere autentiche: a Roma il ‘Caravaggio “pop”‘ (DNews, 22/02/10)
Diletta Parlangeli>Roma
Caravaggio torna nella città che lo accolse affamato alla fine del Cinquecento e che conserva molte delle sue opere in chiese e musei (quindici sul territorio). La mostra a lui dedicata alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 13 giugno però, ha uno spirito che trascende l’autoreferenzialità troppo spesso accentuata di curatori e strutture del mondo dell’arte, spesso intenti a osannare il proprio operato perdendo di vista il pubblico. «Questa è una mostra ‘pop’, popolare – dice Antonio Paolucci, presidente del comitato scientifico delle Scuderie e direttore dei Musei Vaticani – prima di discutere delle varianti d’autore, volevamo vedere un po’ come fosse questo Caravaggio». ‘Caravaggio’ è appunto il titolo secco ed esemplificativo del percorso espositivo in questione: ventiquattro opere scelte in base all’assoluta certificazione di autografia dell’artista. Non ci sono quelle ‘riconducibili a’ o ‘della scuola di’: solo i capolavori autentici di Michelangelo Merisi. Una mostra che ha registrato 2.500 prenotazioni solo per sabato scorso, giornata in cui è stata aperta. Si è attenzione internazionale – molti i titoli della stampa estera – sull’evento che si inserisce nelle celebrazioni dei quattrocento anni dalla morte. «Siamo stanchi delle mostre capziose e complicate -continua Paolucci – questa è una mostra per la gente che espone un Caravaggio che conosciamo sin dai manuali del liceo». Un’idea «semplice e geniale» che tuttavia non è stata di altrettanto facile realizzazione. Sì, la strada è stata spianata per l’arrivo di qualche opera (Paolucci, come egli stesso ricorda, era sovrintendente del Polo Museale Fiorentino, così come è attuale direttore dei Musei Vaticani), ma questo non ha evitato riunioni notturne per sbloccare le situazioni più difficili. «Ci dicevamo ‘la Fiscella non la mollano facilmente – scherza Claudio Strinati riferendosi a Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana che esce per la prima volta dalla struttura – ma alla fine l’hanno mollata’».
Così, nel percorso curato da Rossella Vodret e Francesco Buranelli compaiono i Musici del Metropolitan Museum of Art di New York, Il suonatore di liuto del Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Bacco degli Uffizi – che però lo riprendono il 17 maggio - Giuditta che taglia la testa a Oloferne della Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Barberini, Riposo durante la fuga in Egitto della Galleria Doria Pamphilij, I bari della Kimbell Art Museum (Texas), la Conversione di Saulo (collezione privata), il San Giovanni Battista della Pinacoteca Capitolina, quello di Galleria Corsini e il terzo di Kansas City, la Cattura di Cristo nell’orto della National Gallery di Dublino, nella quale Caravaggio si ritrae come uno dei personaggi. E ancora, senza elencarli tutti, la Deposizione dei Musei Vaticani, l’Incoronazione di spine di Vienna. Da Galleria borghese invece arriva Davide con la testa di Golia, da Messina l’Adorazione dei pastori, da Nancy l’Annunciazione. Berlino invece presta l’irriverente volto di Eros nel sublime Amor Vincit omnia. Avvertenze per l’uso: un funzionario della sovrintendenza, proprio davanti a quest’ultimo capolavoro, è già stato colto dalla Sindrome di Stendhal, si prega di fare attenzione.
- cartaphilus,
- Beatrice Bruni,
- La Rejna
-
socia la vieni a vedere?
-
eh
-
eh (?)
-
"eh" sta per "sì, mostra notevole, andrebbe vista. chissà se ce la faccio. difficile".
-
beh hia tempo fino a giugno, un po' di mesi ci sono