Al via il Festival di Sanremo: fuori Pupo, D’Angelo e Cutugno (DNews, 17/02/2010)
Diletta Parlangeli>Roma
E via, si parte. Luci accese sulla sessantesima edizione del Festival di Sanremo la cui giuria demoscopica ha già fatto fuori i primi tre tra i big che ieri sera hanno sfilato: Pupo, Toto Cutugno e Nino D’Angelo. La serata si è aperta su Raiuno con un siparietto della coppia Bonolis- De Laurenti intenta a metter su una scena già vista a ‘Il senso della vita’ (chi si ricorda le classifiche in coda al programma avrà colto). Scambio di battute, sigla e poi, alla buonora, introduzione della conduttrice Antonella Clerici. Entra di rosso vestita mentre rompe gli indugi Irene Grandi con La cometa di Halley scritta da Bianconi dei Baustelle – lei co-autrice – di cui si sente l’influenza. Per la serie ‘quelli che i talent show’ il primo a farsi avanti è Valerio Scanu - Amici di Maria De Filippi 2009 – con Per tutte le volte che seguita da Aeroplani di Toto Cutugno, ballata d’amore il cui testo (‘Amore mio, stringimi forte le mani’ e via di seguito) non tradisce la tradizione dell’Ariston, che però tradisce lui . Arisa presenta Malamorenò con le Sorelle Marinetti, un incrocio tra un charleston e una sigla dei cartoni che rimarca un’identità ben definita e tutto sommato innovativa. Jammo jà di Nino D’Angelo e Maria Nazionale ripercorre un po’ il suo nuovo stile ‘mediterraneo’, ma piace (non alla giuria, evidentemente). Per la seconda puntata di ‘quelli che i talent show’ Marco Mengoni, vincitore di X Factor convince con la sua Credimi ancora, sound rockeggiante con sferzata di archi finale che strappa applausi al pubblico in platea sul finire tra acuti e falsetti. Simone Cristicchi dopo aver preso di mira Biagio Antonacci anni fa, questa volta in Meno male se la prende con Carla Bruni, emblema di una fantomatica società attaccata con un brano che ricorda Vengo dalla luna di Caparezza. Malika Ayane offre la particolare voce a Ricomincio da qui che vanta Pacifico tra gli autori. ‘Tu non potevi tornare, pur non avendo fatto niente’ canta invece un Pupo contrito guardando Emanuele Filiberto, sul palco con lui insieme a Luca Canonici per Italia amore mio: il trio fa ingresso sul palco tra i fischi e lo lascia con lo sventolare di bandiere tricolore. E poi, il momento più atteso della serata, diciamocelo: l’attimo in cui Morgan entra in scena senza esserci. «La mia unica droga è la mia famiglia, un caffè macchiato caldo la mattina… – inizia la Clerici – ma avrei voluto fare sentire la sua canzone. La Rai ha deciso diversamente, quindi leggo solo un pezzo del suo testo». Dopo la parentesi – lui risponde da casa «Ora basta parlare di me» - il secondo ingresso sul palco di Cassano e si ricomincia. Da riascoltare La notte delle fate di Enrico Ruggeri – 1.734esima canzone in 60 anni di Festival – a cui segue la sfilacciata Baby dei Sonhora. La verità di Povia ispirata alla storia di Eluana Englaro corre sul pericoloso filo dello ‘sfruttamento’ di un tema d’impatto – d’altronde sembra quasi che ci provi gusto, visti i precedenti - ma gioca bene con la musica e l’interpretazione. Niente di particolarmente incisivo Il mondo piange di Irene Fornaciari e Nomadi, mentre graffia la voce di Noemi in Per tutta la vita. Stupisce con un suono inizialmente reggae la critica sociale di Fabrizio Moro in Non è una canzone . Hanno condito il tutto l’esibizione burlesque di Dita Von Teese e l’ospitata di Susan Boyle. Mescolare bene e mettere in forno: stasera si ricomincia.